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L'eredità dei padri fondatori che ha reso ricca l'America è a rischio
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L'eredità dei padri fondatori che ha reso ricca l'America è a rischio

Per Greg Ip, capo commentatore economico del Wall Street Journal, la prosperità americana nasce dalle istituzioni dei padri fondatori, che Trump sta indebolendo con l'assist della Corte Suprema

Nel giorno in cui gli Stati Uniti compiono 250 anni, il Paese è la più grande e dinamica economia del mondo e una delle più ricche. Secondo Greg Ip, capo commentatore economico del Wall Street Journal, quella prosperità si deve soprattutto alla democrazia e alle istituzioni costruite dai padri fondatori. Ma "guardando da vicino si possono scorgere crepe in quelle fondamenta politiche", scrive Ip nella sua analisi: il presidente sta accentrando su di sé sempre più autorità economica e proprio questa settimana la Corte Suprema gli ha fornito "un aiuto enorme".

Nel 1831 Alexis de Tocqueville, allora venticinquenne, girò i giovani Stati Uniti e rimase colpito dall'appetito sconfinato degli americani per il commercio, l'industria e la ricchezza. "Nulla frena lo spirito d'impresa", raccontò poi in "La democrazia in America", attribuendo "la prodigiosa attività commerciale" del Paese proprio alle sue "istituzioni democratiche".

Gli economisti sanno da tempo che la democrazia da sola non genera crescita: contano le istituzioni, ricorda Ip. Nel libro "Why Nations Fail" i premi Nobel Daron Acemoglu e James Robinson hanno scritto che le istituzioni "estrattive" concentrano il potere nelle mani di un'élite che confisca la ricchezza al resto della società: è il motivo per cui tanti Paesi emergenti restano poveri. Le istituzioni "inclusive" invece limitano il potere e lo distribuiscono. L'Inghilterra le conquistò con la Gloriosa Rivoluzione del 1688-89, dopo la quale il re non poté più sospendere le leggi, alzare le tasse senza il consenso del Parlamento o confiscare arbitrariamente la proprietà privata. I coloni americani ereditarono proprio quelle istituzioni.

La Costituzione trasformò quell'eredità in un ordine economico: stabilì controlli e contrappesi tra i poteri, divise le responsabilità tra Stati e governo federale ed elencò diritti individuali che il governo non poteva violare. L'economista Jesús Fernández-Villaverde dell'Università della Pennsylvania la definisce un "meccanismo di impegno" con cui il governo assicura alle generazioni future che manterrà le promesse fatte oggi. Le prime prassi rafforzarono quell'impegno: il ritiro di George Washington dopo due mandati diventò un esempio che i successori si sentirono obbligati a seguire, l'assunzione dei debiti degli Stati voluta da Alexander Hamilton fondò l'affidabilità creditizia nazionale e le prime sentenze della Corte Suprema resero intoccabili i contratti.

Non tutte le istituzioni erano inclusive, riconosce Ip: la più famigerata era la schiavitù. Una parte significativa della produzione economica delle origini venne dal lavoro degli schiavi, mentre neri e donne furono esclusi dai benefici dell'uguaglianza fino a Novecento inoltrato. Il Paese crebbe comunque rapidamente grazie all'immigrazione, alla frontiera in espansione e all'energia imprenditoriale che aveva colpito Tocqueville. Alla fine dell'Ottocento gli Stati Uniti avevano superato la Gran Bretagna come prima potenza economica mondiale.

Con il passaggio da società agraria a potenza industriale servirono istituzioni nuove e i riformatori le vollero al riparo dalla politica. Per porre fine alle ricorrenti crisi bancarie nel 1913 nacque la Federal Reserve, la banca centrale americana, con un sistema di governo misto pubblico-privato; l'anno dopo arrivò la Federal Trade Commission (FTC), l'agenzia che protegge l'economia da concorrenza sleale e monopoli. Le sue decisioni dovevano essere "imparziali e ben ponderate", libere da "direzione partigiana": non più di tre dei cinque commissari potevano venire dallo stesso partito e nessuno poteva essere licenziato senza giusta causa. Quando nel 1935 Franklin D. Roosevelt provò a rimuovere un commissario senza motivo, la Corte Suprema glielo impedì.

Quel precedente è caduto questa settimana. Trump, che già nel primo mandato aveva rivendicato "il diritto di fare tutto ciò che voglio come presidente", poco dopo il ritorno alla Casa Bianca ha licenziato i commissari democratici di diverse agenzie indipendenti, tra cui la FTC, e ha provato a rimuovere una governatrice della Federal Reserve per portare la politica monetaria sotto il suo controllo. La Corte Suprema ha bloccato il licenziamento alla Fed, citando lo "status storico e il ruolo unici" della banca centrale, ma ha convalidato le rimozioni alla FTC, stabilendo che le agenzie indipendenti e il precedente del 1935 violavano il controllo del presidente sul potere esecutivo previsto dalla Costituzione. È l'ultima di una serie di decisioni con cui la Corte ha ampliato come mai prima i poteri della presidenza.

Finché la FTC era indipendente il presidente ne sceglieva la guida, ma non poteva dettarne le decisioni, che passavano da un dibattito interno con voci dissenzienti. Quando la commissione guidata da Lina Khan, nominata da Joe Biden, propose di aumentare di molto le informazioni richieste alle aziende intenzionate a fondersi, il commissario repubblicano Andrew Ferguson si oppose giudicando i requisiti eccessivi e illegittimi: la proposta fu ridimensionata e nel 2024 tutti i commissari, Ferguson compreso, votarono a favore. Oggi Ferguson presiede la FTC senza commissari democratici e senza protezione dal licenziamento, di fatto come un dipendente rimovibile a piacimento dal presidente, con cui si consulta regolarmente sui casi più importanti secondo quanto il Wall Street Journal ha riportato.

Il giudice Neil Gorsuch, pur avendo votato con la maggioranza, si è detto preoccupato delle conseguenze: "Il potere di scrivere nuovi reati regolatori esiste ancora, ma ora la penna è in ultima analisi nella mano del presidente", ha scritto, chiedendosi se un'azienda invisa alla Casa Bianca potrebbe "sopravvivere a una successiva norma della FTC che dichiari illegale una delle sue pratiche commerciali di lunga data". Per la giudice dissenziente Sonia Sotomayor la sentenza "crea un potere esecutivo che il Congresso non ha mai sognato di istituire e che ora ha poche speranze di riuscire a contenere".

Le ripercussioni, avverte Ip, potrebbero durare più di Trump. Il socialismo si è radicato in una parte del Partito Democratico, spinto a sinistra da progressisti decisi a colpire la ricchezza e il potere delle grandi aziende: grazie alla strada aperta da Trump, un futuro presidente democratico troverà meno controlli e contrappesi sul percorso di quell'agenda. Ip chiude però ricordando che in 250 anni gli Stati Uniti hanno affrontato più volte sfide simili e ne sono sempre usciti "con le loro fondamenta democratiche ed economiche più forti".

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