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L’ala filoisraeliana dei democratici conquista posti chiave alla Commissione Esteri
Jared Moskowitz, primo da destra, con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu durante una visita in Israele, il 12 novembre 2023. Credito: U.S. Embassy Jerusalem/Flickr, CC BY 2.0.
Politica interna 2 min di lettura

L’ala filoisraeliana dei democratici conquista posti chiave alla Commissione Esteri

Il deputato Jared Moskowitz guiderà il partito nella Sottocommissione sul Medio Oriente e, in caso di vittoria a novembre, potrebbe assumerne la presidenza.

Tre deputati democratici filoisraeliani hanno ottenuto ieri nuovi incarichi chiave nella Commissione Esteri della Camera. Uno di loro guiderà i deputati democratici proprio nella Sottocommissione competente per la politica statunitense in Medio Oriente. Le nomine rappresentano un successo significativo per l'ala filoisraeliana del partito, nonostante una parte crescente della base democratica assuma posizioni sempre più favorevoli ai palestinesi.

Jared Moskowitz, deputato della Florida, sarà il capogruppo democratico nella Sottocommissione per il Medio Oriente e il Nord Africa. Lascerà lo stesso incarico nella Sottocommissione Vigilanza e Intelligence, dove sarà sostituito da Jonathan Jackson.

Se i democratici conquistassero la maggioranza alla Camera dei Rappresentanti nelle elezioni di novembre, Moskowitz sarebbe così nella posizione di assumere la presidenza della Sottocommissione. Il deputato ha già chiarito che intende usare il nuovo ruolo per rafforzare il sostegno statunitense a Israele. "Se i democratici prendessero il controllo della Camera, sarei nella posizione di contribuire a orientare la politica degli Stati Uniti su Israele e sul Medio Oriente", ha dichiarato ad Axios.

Le altre nomine nella Commissione

Nello stesso annuncio, il capogruppo democratico della Commissione, Greg Meeks, ha comunicato l'ingresso di altri 3 nuovi membri. Debbie Wasserman Schultz, anche lei eletta in Florida e filoisraeliana come Moskowitz, entrerà nella Sottocommissione Vigilanza e Intelligence. Wesley Bell, deputato del Missouri e altro sostenitore di Israele, siederà invece in quella per l'Emisfero occidentale.

Mark Pocan, progressista del Wisconsin vicino alle posizioni palestinesi e critico assiduo dell'AIPAC, la potente organizzazione filoisraeliana attiva nel finanziamento della politica statunitense, entrerà invece nella Sottocommissione Africa. Nessuno dei tre nuovi membri siederà dunque in quella sul Medio Oriente.

Meeks ha affermato che "l'esperienza, l'impegno e la competenza" dei nuovi membri "rafforzeranno il nostro lavoro e contribuiranno a guidare la Commissione nell'affrontare sfide urgenti per la sicurezza nazionale e la diplomazia". Si è inoltre detto impaziente di collaborare con tutti i deputati "in questa fase turbolenta, nella quale il controllo esercitato dal Congresso è più necessario che mai". Anche Meeks, che in caso di vittoria democratica sarebbe nella posizione di presiedere la Commissione, è un convinto sostenitore di Israele.

Il peso delle primarie democratiche

Moskowitz e Bell avevano appena vinto le rispettive primarie contro sfidanti di sinistra che li avevano attaccati anche per il loro sostegno a Israele. Il 4 agosto Bell ha sconfitto per la seconda volta Cori Bush, già battuta nel 2024, ottenendo il 59% dei voti contro il 37%. Il 18 agosto Moskowitz ha superato con il 63% Oliver Larkin, sostenuto dai Democratic Socialists of America.

Nello stesso giorno Wasserman Schultz ha vinto le primarie in un distretto ridisegnato e diventato a maggioranza afroamericana. Contro di lei correvano quattro candidati afroamericani e la campagna si è concentrata soprattutto sul tema della rappresentanza.

Le nomine mostrano comunque che, nonostante il cambiamento in corso in una parte dell'elettorato democratico, l'ala filoisraeliana del Partito conserva ancora un peso rilevante negli organismi della Camera competenti per la politica estera. Se il partito conquistasse la maggioranza a novembre, questo equilibrio potrebbe incidere direttamente sull'indirizzo della politica statunitense in Medio Oriente.

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