Un pensionato di 85 anni di Oxford, in Ohio, ha fatto più di 7.800 donazioni a cause democratiche, per oltre 648mila dollari, più del doppio del valore stimato della sua casa. Una donna di 91 anni che vive in una residenza per anziani a Indianapolis ha donato oltre 25mila volte, per più di 250mila dollari, bruciando soldi che potrebbero servirle per l'assistenza. I due casi emergono dai rendiconti federali dei finanziamenti elettorali e sono l'estremo di un fenomeno che tiene in piedi una parte consistente della raccolta fondi del Partito Democratico.
L'analisi è di Adam Bonica, politologo che studia il ruolo del denaro in politica e da sempre elettore democratico, che l'ha pubblicata sulla propria newsletter dopo che il New York Times e il Bulwark hanno rinunciato a farla uscire. Bonica ha incrociato i dati sui contributi della Federal Election Commission, l'autorità federale che raccoglie i rendiconti dei finanziamenti elettorali, con l'archivio nazionale delle liste elettorali della società L2, che permette di stimare l'età di chi versa i soldi. In tutto ha esaminato più di 300 milioni di donazioni tra il 2017 e il 2025. Il metodo per risalire all'età dei donatori è descritto in uno studio scritto con Jake Grumbach e uscito nel 2025 sul Journal of Public Economics. Dati e codice li ha caricati in un archivio pubblico, così che chiunque possa rifare i conti.
I PAC sono i comitati di azione politica, organizzazioni che raccolgono denaro dai privati per sostenere candidati e cause. Bonica ne ha identificati 145 di area democratica che chiama "spam PAC": si affidano ad agenzie specializzate in raccolta fondi digitale ad alto volume e reinvestono in nuova raccolta fondi una quota sproporzionata di quello che incassano.
Meno dell'1% dei donatori democratici copre quasi metà degli 1,4 miliardi di dollari che questi comitati hanno raccolto dal 2017. Sono circa 138mila persone, con un'età media di 75 anni, che hanno versato soldi cento volte o più. Bonica le chiama "captive spam donors" (donatori prigionieri dello spam). Il modello, sostiene, non è quello di bruciare donatori usa e getta ma di agganciarli e spremerli.
I messaggi arrivano a ogni ora e ripetono sempre gli stessi schemi: un "ultimo tentativo" stampato in cima all'email, la scadenza che manca poche ore, l'avviso che gli assegni della previdenza sociale saranno "tagliati di 500 dollari al mese" (l'email di due giorni prima diceva 460), la promessa che la donazione verrà moltiplicata per quattro solo se arriva subito, la frase che dice al destinatario di essere "l'unico democratico della tua città che non ha risposto". Un messaggio annunciava perfino la "nomina al consiglio consultivo della previdenza sociale" sopra l'immagine di una tessera della Social Security.
Sono le stesse leve psicologiche che l'FBI e le associazioni per la tutela dei consumatori indicano come segnali dello sfruttamento finanziario degli anziani: urgenza costruita a tavolino, appelli che puntano a suscitare senso di colpa o paura, finta esclusività, avvisi che imitano comunicazioni ufficiali e pressione a decidere prima di avere il tempo di pensarci. Già nel 2021 il New York Times aveva raccontato che le maiuscole e il panico costruito di questi messaggi funzionano come un filtro che allontana i donatori più smaliziati e fa leva sulle stesse fragilità che rendono gli anziani un bersaglio delle truffe online.
Negli annunci di raccolta fondi dei principali spam PAC, tra il 70 e l'85% delle visualizzazioni va a utenti dai 65 anni in su, che sono il 14% degli utenti adulti americani di Meta. Il dato arriva dalla libreria pubblica degli annunci dell'azienda.
Una delle agenzie più note è Mothership Strategies, fondata nel 2014 da tre ex del Democratic Congressional Campaign Committee, il comitato che finanzia le campagne democratiche per la Camera. I suoi soci hanno poi co-fondato un proprio comitato, End Citizens United, diventando allo stesso tempo clienti e fornitori: tra il 2015 e il 2023 quel comitato ha speso circa 20 milioni di dollari per i servizi dell'agenzia. Interpellato da Bonica, End Citizens United ha confermato che Mothership "ha aiutato a lanciare" il comitato e ne ha gestito la raccolta fondi digitale, precisando che l'agenzia non ha più potere decisionale dal 2016 e che il rapporto commerciale è finito da oltre tre anni. Nel frattempo erano nate agenzie concorrenti e il comitato ha semplicemente cambiato fornitore.
Mothership ha risposto tramite i suoi avvocati, sostenendo che lo squilibrio anagrafico è naturale e non costruito: "Gli americani più anziani sono più coinvolti politicamente, più propensi a votare, più propensi a essere registrati e più in grado di fare donazioni". La lettera contestava anche l'affidabilità delle stime sull'età, salvo poi citare, a sostegno della tesi che i donatori sono naturalmente più vecchi, proprio lo studio di Bonica e Grumbach che usa quel metodo. Quello studio calcola che il donatore mediano di un candidato qualsiasi nel 2020 avesse 59 anni, contro i 75 di media dei donatori prigionieri.
Conta più chi risponde che chi riceve, scrive Bonica. Lo stesso appello può finire in un milione di caselle di posta e prendere comunque i soldi da una minoranza fragile. Non serve nessun filtro anagrafico in partenza se è il messaggio a fare la selezione all'arrivo.
La rete più grande individuata dall'analisi fa capo a Harry Pascal, contabile diventato raccoglitore di fondi democratico, tesoriere del Progressive Turnout Project e di altri sette comitati che, essendo affiliati, possono operare come una struttura sola. Fino al 2025 quella rete ha raccolto più di 390 milioni di dollari dai privati. Secondo i conti di Bonica sui rendiconti federali, circa 20 milioni sono andati direttamente ai candidati democratici o a spese indipendenti a loro sostegno, un centinaio di milioni a programmi di mobilitazione al voto e ai relativi stipendi, altri 20 milioni ai costi amministrativi. I restanti 249 milioni, cioè 64 centesimi per ogni dollaro raccolto, sono serviti a raccogliere altri soldi.
Il Progressive Turnout Project non ha voluto commentare, ma i suoi avvocati hanno scritto che la spesa per la raccolta fondi è stata di 177 milioni (72 in meno rispetto alla stima di Bonica) e che più della metà del bilancio è andata al contatto con gli elettori. La differenza sta nelle etichette: circa 48 milioni riguardano inserzioni su Facebook che il comitato classifica come "organizzazione digitale" ma che funzionano quasi sempre come richieste di donazione. Anche con i conti del comitato, comunque, la raccolta fondi si mangia circa 45 centesimi per ogni dollaro raccolto. Pascal non ha risposto alle domande.
Solo il 20% circa dei candidati democratici al Congresso si affida alle agenzie di raccolta fondi ad alto volume usate dagli spam PAC. Quel 20% ha incassato dai donatori prigionieri 570 milioni di dollari, contro i 37 milioni raccolti da tutti gli altri.
Jordan Wood ne è un esempio. L'anno scorso ha corso per il Senato in Maine senza aver mai ricoperto una carica elettiva e restando a percentuali di un punto o due nei sondaggi, ma la sua campagna ha raccolto quasi 4 milioni di dollari prima che si ritirasse, nel novembre 2025, per candidarsi alla Camera. Alla società Sapphire Strategies, concorrente di Mothership che lavora per alcuni dei principali spam PAC, ha versato più di 2 milioni per raccolta fondi e consulenze, ottenendo una base di donatori quasi identica a quella dei comitati dello spam. Wood conosceva bene quel mondo. È stato vicepresidente di End Citizens United, ha co-fondato e diretto DemocracyFirst, un comitato di cui oggi Pascal è tesoriere, ed è sposato con una delle persone che hanno fondato Mothership.
Da quando è diventato leader della minoranza democratica alla Camera, Hakeem Jeffries ha raccolto 14 milioni di dollari da donatori che hanno versato meno di 200 dollari, più di qualsiasi altro democratico alla Camera con l'eccezione di Alexandria Ocasio-Cortez. Il 93% di quelle donazioni arriva però da persone che hanno donato anche agli spam PAC e quasi il 40% dai donatori prigionieri, quelli con almeno cento addebiti da parte di questi comitati. Nello stesso periodo la sua campagna ha pagato più di 6 milioni a Sapphire Strategies per raccolta fondi e pubblicità, mentre il suo comitato di raccolta congiunta è cliente di Mothership.
Nel ciclo elettorale del 2018 Jeffries aveva una delle basi di donatori più giovani tra i democratici della Camera: 54 anni di età media e solo il 21% sopra i 65 anni. Da quando nel 2019 è entrato ai vertici del gruppo parlamentare i numeri hanno iniziato a cambiare e nel ciclo del 2026 l'età media dei suoi donatori è 73 anni, con l'86% sopra i 65. Le sue posizioni politiche non sono cambiate in modo da spiegare lo spostamento, scrive Bonica. Sono cambiati il ruolo nel partito e la strategia di raccolta fondi. Le sue inserzioni su Facebook e Instagram raggiungono una quota di anziani più alta di quella del 94% dei candidati democratici alla Camera. L'ufficio di Jeffries non ha voluto commentare.
Il costo della raccolta fondi è intanto esploso. Nell'autunno del 2025 Paul Rivera, incaricato di scrivere il rapporto del partito sulle ragioni della sconfitta del 2024, ha chiesto a Bonica di stimare quanto costa oggi ai democratici raccogliere un dollaro: la quota assorbita dai costi di raccolta è passata da 8 centesimi per dollaro nel 2008 a più di 50 centesimi nel 2024. Le operazioni di spam sono ancora meno efficienti e nel 2025 hanno consumato tra i 70 e i 75 centesimi di ogni dollaro raccolto.
I repubblicani hanno adottato per primi queste tattiche e offrono un precedente. Dopo aver inondato di messaggi i telefoni dei sostenitori hanno visto assottigliarsi la base dei piccoli donatori e nel 2024, anno di elezioni presidenziali, hanno raccolto dai donatori piccoli e medi meno di quanto avessero raccolto alle elezioni di metà mandato del 2022.
I vertici di ActBlue, la piattaforma con cui i democratici raccolgono le donazioni online, hanno contattato Bonica dopo una serie di suoi articoli sulle pratiche ingannevoli e poco dopo hanno annunciato la stretta più significativa finora, vietando di spacciarsi per un candidato e di promettere donazioni raddoppiate senza che ci sia davvero qualcuno a raddoppiarle. Il comitato nazionale del partito, guidato da Ken Martin, ha avviato un'iniziativa contro i comitati che usano il nome democratico senza sostenere davvero i candidati.
Nei quattro mesi successivi alla stretta le donazioni agli spam PAC sono cresciute del 33% rispetto allo stesso periodo del 2023, l'ultimo anno senza elezioni confrontabile. Dalle presidenziali del 2024 hanno iniziato a raccogliere soldi altri 58 comitati democratici che rientrano nei criteri di Bonica e nel solo 2025 i comitati dello spam di area democratica hanno raccolto dai privati più di tutti i candidati democratici al Senato messi insieme.
L'inchiesta era nata per il New York Times, dove è passata per otto mesi di lavoro editoriale, più giri di verifica dei fatti e una replica indipendente della metodologia. Aveva già una data di pubblicazione quando il giornale ha chiesto un commento ai soggetti coinvolti: a quel punto lo studio legale Elias Law Group, che assiste i comitati democratici per la Camera e per il Senato, ha scritto al vicecapo dell'ufficio legale del quotidiano chiedendo di "cessare e desistere dalla pubblicazione". Nella lettera si legge che i due comitati non indirizzano agli anziani le richieste di donazione e che non hanno né la tecnologia né i dati per farlo. Gli avvocati contestano anche a Bonica di essere "un osservatore esterno" senza alcuna conoscenza delle loro procedure. Dopo mesi di attesa il giornale ha rinunciato a pubblicare.
Un portavoce del quotidiano ha detto di non voler commentare la lettera né le discussioni interne, aggiungendo che "non è insolito che questi progetti non arrivino alla pubblicazione" e che il giornale non rinuncia a pubblicare giornalismo verificato solo perché qualcuno esprime disaccordo. Il pezzo è poi passato al Bulwark, dove ha affrontato altre verifiche e un ulteriore vaglio legale. Anche lì sono arrivate le lettere degli avvocati, quelle del Progressive Turnout Project e di Mothership, la pubblicazione è slittata più volte e alla fine è stata condizionata a una riscrittura che, secondo Bonica, toglieva risultati empirici e presentava le difese legali dei soggetti coinvolti come se fossero le sue conclusioni. Lui ha rifiutato e ha pubblicato tutto sulla sua newsletter.
Il sistema si regge su un calcolo che ogni candidato e ogni organizzazione fa per conto proprio: chi rinuncia allo spam rischia di restare indietro rispetto a chi lo usa. Il risultato è che i donatori spremuti sono anziani mentre i democratici più giovani si allontanano, in una fase in cui il partito sta già facendo i conti con il ricambio generazionale. Le agenzie digitali guadagnano che il partito vinca o perda. Riconquistare la Camera alle elezioni di metà mandato di quest'anno, scrive Bonica, non basterebbe a rimettere in piedi un partito che ha bisogno di fiducia oltre che di soldi.
