Il deputato democratico John Larson ha perso le primarie in Connecticut con quasi venti punti di distacco da Luke Bronin, 47 anni, ex sindaco di Hartford. Larson, 78 anni, è così diventato il settimo deputato democratico uscente sconfitto quest'anno dagli elettori del suo stesso partito. Alla Camera dal 1999, puntava al quindicesimo mandato e, dalla sua prima elezione, non aveva mai dovuto affrontare una primaria.
Nell'ultimo anno era però diventato uno dei bersagli di chi, dentro il Partito democratico, chiede un ricambio generazionale, soprattutto dopo essersi bloccato durante un intervento in aula: un episodio molto ripreso dai media che Larson ha successivamente attribuito a una crisi epilettica parziale complessa.
Sette uscenti sconfitti e una spinta al ricambio
Cinque dei sette deputati battuti hanno superato l'età della pensione. Diana DeGette, 69 anni, del Colorado, Shri Thanedar, 71, del Michigan, e Adriano Espaillat, 71, di New York, sono stati sconfitti da candidati più giovani legati ai Democratic Socialists of America, l'organizzazione della sinistra socialista statunitense: Thanedar ha perso contro il deputato statale Donavan McKinney. In Texas, Al Green, 78 anni, è stato battuto da Christian Menefee, 38 anni, deputato al primo mandato, dopo che il ridisegno dei collegi voluto a metà legislatura dai repubblicani aveva costretto i due a contendersi lo stesso seggio.
Con le sconfitte anche di Julie Johnson in Texas e Dan Goldman a New York, il 2026 eguaglia il 2012 come anno peggiore del secolo per i democratici uscenti nelle primarie. "Gli elettori democratici chiedono una nuova generazione di leader che possa sostenere in modo credibile che si batterà per il cambiamento", ha dichiarato ad Axios Amanda Litman, fondatrice del gruppo progressista Run For Something.
Secondo Litman, la vittoria di Bronin, in una corsa nella quale era Larson a presentarsi come il progressista, dimostra che la stanchezza verso lo status quo "attraversa le linee ideologiche". "Abbiamo una generazione di giovani che ne ha abbastanza", ha detto David Hogg, ex vicepresidente del Comitato Nazionale Democratico e fondatore di Leaders We Deserve, il gruppo che sostiene molte di queste sfide interne. "Il ricambio generazionale e il rovesciamento dello status quo sono la storia di questo ciclo elettorale".
Sette uscenti bocciati alle primarie: i seggi democratici ringiovaniscono di 28 anni
La sconfitta di John Larson in Connecticut porta a sette i deputati democratici battuti quest’anno dagli elettori del loro partito: tanti quanti nel 2012, il record del secolo. Ma l’età da sola non decide chi cade e chi resiste.
Quattordici mandati consecutivi, mai una primaria da affrontare. Il quindicesimo si è fermato l’11 agosto: Luke Bronin, 47 anni, ex sindaco di Hartford, lo ha battuto con quasi venti punti di scarto.
Sette duelli, sette collegi che cambiano mano
Sono tutti collegi sicuri per i democratici: chi vince la primaria è di fatto già eletto. Ogni riga confronta l’età del deputato uscente con quella di chi lo ha battuto. Tocca una riga per la scheda.
Sette sconfitti su circa duecento ricandidati
Brad Sherman, deputato della California, ricorda che quasi tutti i democratici ricandidati avevano di fronte uno sfidante più giovane. Sette hanno perso: il 3,5 per cento.
«Semplicemente non è una gara che si nota.»Brad Sherman, 71 anni, ad Axios
Su un punto Sherman e David Hogg concordano: gli sfidanti che hanno puntato solo sull’anagrafe sono andati peggio di quelli che al ricambio hanno affiancato un programma più spostato a sinistra.
Il conto sarebbe più pesante senza le rinunce
Quattro deputati anziani hanno lasciato la corsa invece di affrontare la primaria. Un quinto, David Scott, era ancora in campagna elettorale quando è morto.
Dal Massachusetts alla California
Il ciclo non è finito: ecco che cosa resta da qui a novembre e che cosa lascia in eredità al 2028. Tocca una data per i dettagli.
È il primo vero test dopo il Connecticut. David Hogg, fondatore di Leaders We Deserve, prevede comunque che il senatore uscente terrà: «Non credo che Seth Moulton vincerà».
Roath è un avvocato specializzato in diritto di voto ed ex collaboratore dell’ex governatore Deval Patrick. È su di lui, più che su Moulton, che punta il gruppo di Hogg.
Vang è consigliera comunale di Sacramento. Nello stesso turno anche Mike Thompson, 75 anni, deve battere uno sfidante democratico più giovane. Un esponente di primo piano del gruppo alla Camera, citato da Axios, è netto: «Matsui deve preoccuparsi».
Secondo Amanda Litman, fondatrice di Run For Something, molti sfidanti sconfitti si ripresenteranno con la struttura organizzativa e la notorietà costruite in questa campagna. La sopravvivenza dei veterani nel 2026 dice poco sul ciclo successivo.
L'età da sola non basta
Brad Sherman, 71 anni, deputato della California, invita però a non sopravvalutare il fenomeno. "Duecento democratici si sono ricandidati alle primarie e quasi tutti si sono trovati di fronte uno sfidante più giovane", ha detto ad Axios. Sherman ha sconfitto senza difficoltà la candidatura, sostenuta da ingenti finanziamenti, di Jake Levine, 42 anni, ex funzionario dell'Amministrazione Biden, e ricorda di avere sempre avuto avversari più giovani: "Semplicemente non è una gara che si nota. Ci si concentra solo sui cinque o dieci casi in cui lo sfidante giovane è andato vicino o ha vinto".
Un esponente di primo piano del gruppo democratico alla Camera riassume la differenza tra i due in termini ancora più netti: Larson "non ha lavorato il territorio", mentre Sherman "il territorio lo ha battuto palmo a palmo". Un altro deputato di rango riconosce che "la gente chiede il cambiamento" e aggiunge: "Personalmente penso che i membri del Congresso dovrebbero ritirarsi a 75 anni". Sia Hogg sia Sherman osservano inoltre che gli sfidanti che hanno puntato soltanto sul ricambio anagrafico sono andati peggio di quelli che hanno affiancato al tema generazionale un programma politico più spostato a sinistra.
Oltre a Sherman, anche Mike Thompson, 75 anni, ed Ed Case, 73, hanno resistito meglio del previsto contro avversari giovani e ben finanziati che si presentavano però come democratici tradizionali. "Presentarsi come candidato del ricambio generazionale dicendo in sostanza 'sono giovane, ma voglio più status quo' non sembra essere un messaggio vincente", ha osservato Hogg.
Ora tocca al Massachusetts
Il bilancio non è stato ancora più pesante soprattutto perché numerosi deputati più anziani hanno preferito ritirarsi anziché affrontare primarie che si annunciavano difficili. Steve Cohen del Tennessee, Jerry Nadler di New York, 79 anni, Lloyd Doggett del Texas, 79, ed Eleanor Holmes Norton, 89, delegata del District of Columbia alla Camera, avevano inizialmente annunciato la ricandidatura prima di cedere alle pressioni e rinunciare. David Scott, deputato della Georgia, si era invece ricandidato, ma è morto a 80 anni un mese prima delle primarie.
L'ala più giovane del partito punta ora ad altre vittorie prima della fine del ciclo elettorale. Il prossimo test arriverà il 1° settembre in Massachusetts, dove il senatore Ed Markey, 80 anni, proverà a resistere al deputato moderato Seth Moulton, 47 anni. Hogg ritiene che Markey riuscirà a prevalere: "Non credo che Seth Moulton vincerà". Il suo gruppo punta soprattutto su Patrick Roath, avvocato di 39 anni specializzato in diritto di voto ed ex collaboratore dell'ex governatore Deval Patrick, che sfida il centrista Stephen Lynch, 71 anni.
In California, invece, Thompson e Doris Matsui, 81 anni, dovranno vincere a novembre contro avversari democratici più giovani. Matsui affronterà la consigliera comunale di Sacramento Mai Vang, 41 anni. Sul suo futuro, l'esponente democratico citato da Axios è netto: "Matsui deve preoccuparsi". E il fatto che alcuni veterani del Congresso siano sopravvissuti nel 2026 dice comunque poco su ciò che potrebbe accadere nel 2028: secondo Litman, molti sfidanti sconfitti potranno ripresentarsi con la struttura organizzativa e la notorietà costruite durante questa campagna.
