I democratici stanno preparando una raffica di indagini sull'Amministrazione Trump nel caso conquistino la maggioranza alla Camera dei Rappresentanti alle elezioni di novembre ed anche alla Casa Bianca si aspettano un'ondata di mandati di comparizione. Deputati e collaboratori democratici hanno indicato al Wall Street Journal quasi una decina di obiettivi già individuati: la gestione della guerra con l'Iran, gli affari del presidente e della sua famiglia, la costruzione della sala da ballo alla Casa Bianca, i legami con il finanziere Jeffrey Epstein e l'operato degli agenti federali dell'immigrazione. Un funzionario della Casa Bianca ha replicato che l'Amministrazione è sempre pronta a rispondere alle richieste di controllo, indipendentemente da chi guidi il Congresso.
Ai democratici basta guadagnare una manciata di seggi per ottenere la maggioranza. I repubblicani temono sempre più di perdere la Camera, mentre entrambe le parti considerano contendibile anche il Senato, oggi a maggioranza repubblicana. Se il ribaltone si concretizzasse, il compito di tenere unito il partito spetterebbe al deputato di New York Hakeem Jeffries, probabile candidato a prossimo Speaker della Camera. Jeffries si troverebbe stretto tra i progressisti, favorevoli a indagini a tutto campo, e i moderati, che preferirebbero invece concentrarsi su pochi obiettivi selezionati.
"Non c'è letteralmente nessuna riunione in cui noi democratici parliamo di mettere sotto accusa Donald Trump. Semplicemente non esiste", afferma Pete Aguilar, deputato della California e membro della leadership. Jamie Raskin, capogruppo democratico nella Commissione Giustizia e responsabile dell'accusa nel secondo processo di impeachment seguito all'assalto al Campidoglio del 6 gennaio 2021, la pensa diversamente e definisce un eventuale nuovo impeachment uno strumento a disposizione del Congresso. "Nessuno di noi ne ha paura", sostiene, ricordando che quasi tutti i deputati democratici hanno già votato almeno una volta per mettere Trump sotto accusa.
L'ultimo tentativo risale all'11 dicembre 2025, quando il deputato del Texas Al Green ha imposto un voto su una risoluzione che accusava Trump di avere minacciato di morte alcuni parlamentari democratici. Questi ultimi avevano pubblicato un video in cui invitavano i soldati a rifiutare eventuali ordini illegali. La Camera ha accantonato la risoluzione con 237 voti contro 140: 47 democratici, compresi i vertici del gruppo, hanno votato "presente", mentre 23 si sono schierati con i repubblicani.
Nell'aprile 2026, invece, più di 70 democratici del Congresso — tra deputati e senatori — hanno chiesto di invocare il venticinquesimo emendamento o di avviare una nuova procedura di impeachment contro il presidente. Le richieste erano arrivate dopo che, il 7 aprile, Trump aveva scritto su Truth Social che "un'intera civiltà morirà stanotte, per non tornare mai più" se l'Iran non avesse riaperto lo Stretto di Hormuz entro le 20, ora della costa orientale.
Se riprendono la Camera, i democratici hanno già pronta la lista delle indagini
Quasi dieci fronti d’indagine sull’Amministrazione Trump e un potere di convocazione che scatterebbe a gennaio 2027. Ma non un terzo impeachment: quella strada, al Senato, si è già chiusa due volte.
senatori su cento servono per condannare un presidente. Nei due processi contro Trump quella soglia non è mai stata raggiunta.
Nel 2020 mancavano diciannove voti, nel 2021 dieci. Da qui la scelta di cambiare strumento: non un terzo processo, ma una raffica di mandati di comparizione.
Due binari, nove fronti
Gli obiettivi sono già stati indicati. Una parte del gruppo vuole puntare sulla corruzione, un’altra sulle bollette e sulla spesa. Alexandria Ocasio-Cortez propone di procedere su entrambi i binari.
Fra i primi obiettivi indicati al Wall Street Journal: come è stato gestito il conflitto e quali decisioni sono state prese alla Casa Bianca.
Operazioni in criptovalute, affari immobiliari, contratti della difesa, presunti scambi di favori e la possibile vendita di grazie presidenziali. Trump sostiene di non partecipare alle decisioni dell’azienda, affidata ai figli.
I rapporti fra il presidente e il finanziere. I collaboratori di Robert Garcia, che presiederebbe la Commissione Vigilanza, ci stanno già lavorando.
Costa 400 milioni di dollari, è finanziata con fondi privati e nasce al posto dell’ala est, demolita nel 2025 senza informare il Congresso. Il National Trust for Historic Preservation ha fatto causa, ma il presidente della Corte Suprema John Roberts ha sospeso l’ingiunzione che bloccava i lavori.
L’operato delle agenzie federali che eseguono i fermi e le espulsioni.
Le interruzioni di acqua ed elettricità nelle zone dove sorgono. È il primo dei «problemi molto concreti» indicati da Ocasio-Cortez.
Il modo in cui i monopoli fanno aumentare il costo delle cure.
Quanto le tariffe pesano sui prezzi che gli americani pagano alla cassa.
Sono già previste audizioni sull’aumento dei prezzi dei generi alimentari e dell’assistenza sanitaria.
Il voto che ha fotografato la spaccatura
L’11 dicembre 2025 il deputato del Texas Al Green impone all’aula un voto sulla sua risoluzione, che accusa Trump di avere minacciato di morte alcuni parlamentari democratici. La Camera la accantona.
In tutto settanta deputati democratici non hanno votato contro l’accantonamento. Quattro mesi dopo, oltre settanta parlamentari dello stesso partito chiedevano l’opposto: l’impeachment o il venticinquesimo emendamento.
«Non c’è letteralmente nessuna riunione in cui noi democratici parliamo di mettere sotto accusa Donald Trump»
Pete Aguilar, deputato della California e membro della leadership«Nessuno di noi ne ha paura»
Jamie Raskin, capogruppo democratico nella Commissione GiustiziaCome ci siamo arrivati
Dai due processi al Senato alla vigilia del voto di novembre. Da gennaio 2027, se la Camera cambia colore, cambia anche chi firma le convocazioni.
Se la Casa Bianca farà muro, i democratici puntano sugli alleati esterni del presidente e sulle aziende che lo hanno finanziato. «Questa volta avremo l’opportunità di rivolgerci al settore privato», dice il senatore Adam Schiff.
Ma una parte del gruppo teme il contraccolpo elettorale: «Quel film lo abbiamo già visto due volte e non ha funzionato», obietta Josh Gottheimer.
Gli affari della famiglia e i cantieri della Casa Bianca
Robert Garcia, deputato della California e capogruppo democratico nella Commissione Vigilanza, che finirebbe per presiedere da gennaio 2027 in caso di vittoria alle prossime elezioni, ha indicato come temi prioritari "la corruzione di Trump e della famiglia Trump": dalle operazioni in criptovalute ai presunti scambi di favori, dalla possibile vendita delle grazie presidenziali agli affari immobiliari, fino ai contratti della difesa. I suoi collaboratori stanno già lavorando sui rapporti con Epstein, sugli affari della famiglia Trump e sull'operato delle agenzie per l'immigrazione.
I deputati democratici vogliono accertare se il presidente abbia tratto profitto dalla carica, anche attraverso le attività internazionali della Trump Organization. Trump sostiene di non partecipare direttamente alle decisioni dell'azienda, affidata nella gestione quotidiana ai figli, mentre i suoi collaboratori respingono le accuse di conflitto d'interessi.
Nel mirino figurano anche i contratti assegnati a stretti alleati del presidente e i progetti edilizi voluti da Trump, dalla vasca del Lincoln Memorial alla sala da ballo della Casa Bianca, già al centro di una causa. Il National Trust for Historic Preservation sostiene che il presidente non avesse l'autorità per demolire l'ala est, abbattuta nel 2025 senza informare il Congresso, e costruire al suo posto una sala da ballo da 400 milioni di dollari finanziata con fondi privati. Venerdì il presidente della Corte Suprema John Roberts ha sospeso in via amministrativa l'ingiunzione che bloccava i lavori, consentendo al cantiere di proseguire. Il 14 agosto l'opera risultava completata al 65%.
La strategia contro l'ostruzionismo della Casa Bianca
I dirigenti democratici stanno valutando come reagire se l'Amministrazione rifiutasse di rispettare i mandati di comparizione, li impugnasse in tribunale o impedisse ai funzionari di testimoniare. Secondo il Wall Street Journal, la strategia che si va delineando è quella di concentrarsi sugli alleati politici esterni del presidente e sulle aziende che hanno finanziato Trump e le iniziative a lui vicine. Secondo i suoi sostenitori, indagare sul settore privato potrebbe essere più efficace che sfidare direttamente una Casa Bianca sicuramente pronta a opporre resistenza.
"Devo presumere che alla Casa Bianca proveranno di nuovo a fare muro, ma questa volta avremo l'opportunità di rivolgerci al settore privato", ha dichiarato il senatore della California Adam Schiff, che presiedeva la Commissione Intelligence della Camera nel 2019, durante il primo processo d'impeachment. I democratici vedono un segnale dei preparativi dell'Amministrazione in una nota diffusa questo mese dal Dipartimento della Giustizia, secondo la quale il privilegio dell'esecutivo può proteggere anche "le comunicazioni presidenziali con i propri consiglieri privati", purché riguardino decisioni ufficiali.
Una parte del gruppo democratico teme però che un eccesso di indagini possa provocare un contraccolpo elettorale e oscurare il resto del programma, a partire dalla promessa di ridurre il costo della vita. Da qui l'idea di procedere su due binari, sostenuta anche da Alexandria Ocasio-Cortez, deputata di New York e possibile candidata alla presidenza nel 2028: da una parte la corruzione e i documenti relativi a Epstein, dall'altra i "problemi molto concreti" che riguardano gli americani. "Penso che servano indagini sulle interruzioni dell'acqua e dell'elettricità causate dai data center, sulla sanità e sul modo in cui i monopoli fanno aumentare il costo delle cure, sui dazi e su questioni di questo genere", ha spiegato Ocasio-Cortez. Sono previste anche audizioni sull'aumento dei prezzi dei generi alimentari e dell'assistenza sanitaria.
Trump è già stato sottoposto due volte a impeachment: la prima nel 2019, con l’accusa di avere subordinato gli aiuti militari all’Ucraina all’apertura di un’indagine su Joe Biden; la seconda nel 2021, per il suo ruolo nell’assalto al Campidoglio del 6 gennaio. In entrambi i casi, il Senato lo ha assolto. Dopo la sconfitta alle elezioni del 2020, Trump ha riconquistato la Casa Bianca quattro anni più tardi. Anche per questo, una parte del Partito Democratico è contraria a un nuovo tentativo di impeachment. "Quel film lo abbiamo già visto due volte e non ha funzionato", afferma Josh Gottheimer, deputato del New Jersey, che sostiene la necessità di esercitare un controllo rigoroso sull’Amministrazione ma osserva, con una battuta, che nelle trilogie il terzo film non è quasi mai il migliore.
