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Trump difende i datacenter, mentre i Repubblicani cambiano idea
Molly Riley, White House, 2025, Flickr, Opera del governo USA
Politica interna 4 min di lettura

Trump difende i datacenter, mentre i Repubblicani cambiano idea

In pochi mesi i repubblicani sono passati dall'entusiasmo agli attacchi contro i data center, spinti dalle bollette in salita. Il presidente invece continua a difenderli.

Fino a due anni fa i politici americani facevano a gara per celebrare l'arrivo di un data center nei loro territori, tra promesse di posti di lavoro e investimenti. Oggi molti fanno a gara per attaccarli. Il presidente Donald Trump resta tra i pochi a difenderli apertamente: in un'intervista con il suo ex avvocato personale Michael Cohen, andata in onda domenica, ha difeso l'espansione di questi impianti sostenendo che creano "enormi quantità di posti di lavoro e denaro" e che "le comunità che non accettano un data center commettono un errore".

Negli ultimi sei mesi le dichiarazioni pubbliche dei repubblicani sui data center sono diventate nettamente negative. Lo mostra un'analisi del Washington Post su circa 4.300 post sui social e newsletter di centinaia di politici dei due partiti, pubblicati tra luglio 2024 e metà agosto 2026. È lo stesso percorso già compiuto dai democratici, critici verso questi impianti fin dall'inizio del 2025. I messaggi sono stati classificati come positivi o negativi da un modello di intelligenza artificiale, che su un campione di 200 testi controllati a mano ha raggiunto un'accuratezza del 90 per cento.

I data center sono enormi strutture piene di server che fanno funzionare internet e i servizi di intelligenza artificiale. Consumano grandi quantità di elettricità e acqua. La critica più diffusa è che facciano salire le bollette della luce: è l'accusa più ricorrente tra i democratici ed è diventata centrale anche tra i repubblicani a febbraio 2026, quando più della metà dei loro messaggi ha citato il rincaro delle bollette. Altri hanno puntato sui sussidi e sugli sgravi fiscali concessi agli impianti o li hanno descritti come una minaccia all'agricoltura. La protesta pubblica contro questi consumi è cresciuta al punto da attraversare entrambi i partiti.

Molti repubblicani hanno citato casi in cui i data center, o le infrastrutture elettriche costruite per servirli, hanno portato all'esproprio di case e terreni. L'esproprio è la possibilità per lo Stato di requisire proprietà private per opere di pubblica utilità. "L'esproprio è un furto di Stato. Non lascerò che le Big Tech ci rubino le case per i loro brutti data center", ha scritto a giugno la deputata Nancy Mace.

Due anni fa i parlamentari nominavano di rado i data center e quando lo facevano era per festeggiare l'arrivo di un impianto tra promesse di posti di lavoro e investimenti. Dopo il ritorno di Trump alla Casa Bianca, sostenuto anche da grandi investitori dell'intelligenza artificiale, il numero di repubblicani che ne parlavano sui social è più che raddoppiato nella prima metà dell'anno e oltre il 90 per cento dei loro messaggi era positivo. I democratici erano già passati alla linea critica nel giugno 2025, pochi giorni dopo un ordine esecutivo di Trump, cioè un decreto presidenziale, sull'intelligenza artificiale. "I data center si stanno divorando la nostra elettricità", scrisse allora il senatore Ed Markey. Entro gennaio 2026 più di ottanta politici democratici ne avevano parlato online, quasi sempre in modo critico.

I candidati repubblicani hanno cominciato a rivendicare il tema in vista delle elezioni di midterm, il voto di metà mandato che a novembre rinnoverà il Congresso, attaccando gli avversari democratici come troppo morbidi. Il senatore dell'Ohio Jon Husted, che nel 2024 definiva i data center "essenziali per la nostra vita digitale", questa primavera ha presentato una proposta di legge per "proteggere gli americani dal pagare il conto dei nuovi data center", mentre si avvicina a una rielezione che si annuncia in bilico. Il comitato che finanzia le campagne dei senatori repubblicani lo ha avvertito, in un promemoria interno, che "i data center sono l'ancora appesa al collo di Husted" e potrebbero costargli il seggio.

Lo scontro è aperto anche nelle corse per i governatori. In Wisconsin il candidato repubblicano Tom Tiffany ha pubblicato in una sola settimana più di una decina di messaggi in cui accusa l'avversario democratico David Crowley di essere troppo indulgente verso questi impianti. A marzo aveva già scritto "NO ai sussidi per i data center sui terreni agricoli del Wisconsin". In Pennsylvania la candidata repubblicana Stacy Garrity ha definito il governatore in carica Josh Shapiro "il più grande sostenitore dei data center del paese".

Il governatore repubblicano del Texas Greg Abbott ha chiesto restrizioni dopo anni passati a promuovere gli impianti. Ha detto che le aziende del settore "si sono scavate la fossa da sole" e ha ordinato ai regolatori dello Stato di far pagare loro l'intero costo delle infrastrutture elettriche. Il governatore in carica della Pennsylvania Josh Shapiro ha imposto nuove restrizioni, mentre la governatrice di New York Kathy Hochul ha disposto per un anno una moratoria, cioè una sospensione, sui grandi data center. Anche il governatore dell'Illinois JB Pritzker, un tempo tra i sostenitori più convinti, ha rivisto la sua posizione.

Nell'intervista il presidente ha detto che gli Stati Uniti sono in vantaggio sulla Cina nell'intelligenza artificiale "di molto" e che i data center non tolgono energia alla rete elettrica perché "si stanno costruendo le loro centrali". In realtà alcuni impianti sviluppano centrali dedicate che li alimentano direttamente senza passare dalla rete pubblica, ma altri continueranno a prelevare elettricità dalla rete comune.

La sua amministrazione ha allentato alcuni obblighi ambientali per i data center e ha spinto le aziende tecnologiche a farsi carico dei costi dell'elettricità. Il mese scorso l'EPA, l'agenzia federale per la protezione dell'ambiente, ha stabilito che le centrali non collegate alla rete pubblica non ricadono in una parte delle norme contro l'inquinamento atmosferico, una scelta che secondo l'agenzia amplierà gli spazi per realizzare centrali dedicate agli impianti. Con un programma battezzato Ratepayer Protection Pledge, un impegno a tutela di chi paga le bollette, il presidente ha chiesto agli operatori di procurarsi da soli l'energia che consumano e di coprire i costi delle infrastrutture collegate.

Il senatore repubblicano della Louisiana Bill Cassidy continua a elogiare il data center di Meta nel nord-est del suo Stato, ricordando che ha fatto crescere il gettito fiscale e ha finanziato bonus fino a 50.000 dollari per gli insegnanti. Altri insistono sulla necessità di competere con la Cina: "Chiedetevi chi ci guadagna quando gli americani si rivoltano contro i data center. La Cina", ha scritto a giugno il deputato del Missouri Eric Burlison. Il governatore della California Gavin Newsom ha tenuto una linea intermedia, prendendo in giro il presidente ma difendendo i posti di lavoro creati dai cantieri.

Un sondaggio condotto a giugno e luglio da un centro di ricerca sull'opinione pubblica, l'Annenberg Public Policy Center, ha trovato che quasi metà degli americani è nettamente contraria a qualsiasi costruzione di data center nella propria zona. David Karol, politologo dell'Università del Maryland e autore di un libro su come i partiti cambiano posizione, ha detto al Washington Post che questi voltafaccia sono più comuni di quanto si creda: i politici puntano a stare dalla parte più popolare e finiscono per adeguarsi.

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