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Ora sono tutti contro i datacenter in America
Torri di raffreddamento e generatori di riserva sul tetto di un data center a Mesa, in Arizona, il 23 novembre 2025. Credito: Rsparks3 / Wikimedia Commons — CC0 1.0.
Elezioni 5 min di lettura

Ora sono tutti contro i datacenter in America

Il governatore del Texas frena i nuovi impianti mentre cresce la protesta pubblica contro i consumi di energia e acqua. Un tema che attraversa entrambi i partiti e pesa sempre di più sulle elezioni di midterm.

A novembre il governatore del Texas Greg Abbott aveva annunciato un investimento da 40 miliardi di dollari da parte di Google e definito il suo Stato "l'epicentro dello sviluppo dell'intelligenza artificiale". Meno di un anno dopo, il 3 agosto, il governatore repubblicano ha ordinato di sospendere gli allacciamenti alla rete elettrica per i nuovi data center: circa 1.800 progetti dal valore complessivo di miliardi di dollari, in attesa di una verifica sui consumi di energia e acqua. La decisione ha irritato pesantemente Donald Trump, che questa settimana ha difeso gli impianti definendoli un motore per l'economia statunitense.

La protesta contro i data center, accusati di prosciugare le risorse e di alimentare una tecnologia capace di sottrarre posti di lavoro agli americani, si sta trasformando in un serio problema elettorale per i repubblicani e per una parte dei democratici in vista del voto autunnale. Abbott, candidato a un quarto mandato da governatore, deve ora affrontare gli attacchi della sua avversaria democratica Gina Hinojosa, deputata dell'Assemblea statale. Il suo vantaggio è sceso dagli 8 punti di gennaio a un solo punto nei sondaggi di luglio e agosto, mentre sei rilevazioni recenti descrivono una corsa sostanzialmente alla pari. "La questione dei data center è soltanto l'ultimo esempio di un governatore che fa gli interessi dei grandi donatori anziché quelli dei texani", ha dichiarato Hinojosa in un'intervista al Wall Street Journal.

Il governatore sostiene invece che le aziende abbiano accettato vincoli capaci di ridurre al minimo gli effetti sui mercati locali dell'acqua e dell'elettricità e presenta l'intesa come la prova che il suo piano funziona e protegge le comunità texane. Hinojosa ribatte che quelle garanzie devono essere sancite per legge. Martedì ha diffuso uno spot nel quale una persona domanda a un chatbot perché la bolletta elettrica continui ad aumentare. Il chatbot attribuisce la responsabilità ai data center approvati da Abbott, che ha ricevuto milioni di dollari in donazioni elettorali da dirigenti e aziende legati all'intelligenza artificiale, compreso Elon Musk.

Dal Michigan all'Ohio, il tema attraversa i due partiti

In Michigan il progressista Abdul El-Sayed, candidato al Senato, accusa il suo avversario, l'ex deputato repubblicano Mike Rogers, di voler piazzare questi impianti nei giardini degli elettori dello Stato. "La gente li odia davvero, i data center", ha detto durante un evento elettorale a luglio. Messo in difficoltà da queste accuse, Rogers ha dichiarato che il settore avrebbe bisogno di una "pausa", dopo avere già sostenuto che le comunità devono poter decidere se accogliere gli impianti ed essere protette dagli aumenti delle bollette.

In Ohio l'ex senatore democratico Sherrod Brown, nuovamente candidato al Senato, ha speso milioni di dollari in una campagna pubblicitaria estiva che presenta il repubblicano Jon Husted come "il volto dei data center" e lo accusa di avere ridimensionato il proprio entusiasmo per l'intelligenza artificiale visto l'aria che tira. Husted nega di avere cambiato posizione e afferma di avere sempre chiesto che le aziende paghino di più per l'energia e versino le imposte locali. Il mese scorso ha presentato al Congresso una proposta di legge che introduce standard più severi per gli impianti di data center.

In un memo riservato diffuso martedì e intitolato "Ohio Data Center Risk", il comitato incaricato di eleggere i senatori repubblicani ha ammesso che "i data center sono il macigno al collo di Husted" e che, se il senatore perderà, la responsabilità ricadrà sul settore, perché i candidati non possono "rimediare alla reputazione tossica di un intero comparto dell'economia". Il documento non era rivolto ai candidati, ma alle aziende dell'intelligenza artificiale, alle quali il partito chiede di intervenire in difesa dei propri data center prima di novembre. Anche in questo caso, si tratta di una posizione opposta a quella del presidente: mercoledì Trump ha detto che, se fosse sindaco o governatore, accoglierebbe volentieri i data center per i benefici economici che producono.

Persino Vivek Ramaswamy, candidato repubblicano alla guida dell'Ohio e abitualmente ostile alla regolamentazione pubblica, questo mese ha promesso di congelare le autorizzazioni alla costruzione di nuovi data center finché il Parlamento statale non approverà una legge che imponga alle aziende standard ambientali, fornitura di elettricità gratuita per i residenti e il pagamento integrale delle imposte sugli immobili. Mercoledì il procuratore generale Aaron Ford, candidato democratico alla guida del Nevada, ha promesso di sospendere le agevolazioni fiscali per i nuovi data center finché una verifica non accerterà che le aziende abbiano rispettato tutti gli impegni assunti. Nel 2015 era stato tra i firmatari della legge che aveva istituito quelle stesse agevolazioni.

Sei americani su dieci non li vogliono vicino a casa

Il 61% degli americani è contrario alla costruzione di nuovi data center nella propria zona, contro il 49% rilevato tra febbraio e marzo, secondo l'Annenberg Public Policy Center della University of Pennsylvania. L'istituto parla del divario più ampio registrato per qualsiasi domanda relativa all'intelligenza artificiale. "Per i democratici non si vedeva da decenni un tema tanto divisivo", ha affermato Brad Carson, ex deputato democratico dell'Oklahoma e oggi presidente di un centro studi che chiede norme più severe sull'intelligenza artificiale.

La pressione investe anche chi ha puntato politicamente su questa tecnologia. Il governatore democratico della Pennsylvania Josh Shapiro, considerato un possibile candidato alla presidenza nel 2028, martedì ha firmato un ordine esecutivo che esclude i progetti legati all'intelligenza artificiale dalla procedura accelerata per il rilascio dei permessi, vieta gli accordi di riservatezza e subordina l'esame delle domande all'approvazione delle amministrazioni locali e all'assunzione di impegni vincolanti su energia, acqua e trasparenza.

Un anno fa Shapiro aveva invece elogiato aziende come Amazon, che si era impegnata a investire 20 miliardi di dollari in almeno due impianti nelle contee di Bucks e Luzerne, durante un vertice al quale avevano partecipato Trump e altri esponenti repubblicani. Ma a giugno un sondaggio Quinnipiac ha rilevato che il 76% degli elettori registrati in Pennsylvania si oppone alla costruzione di un data center nella propria comunità. Come Abbott, anche Shapiro viene ora attaccato dal suo sfidante per le posizioni sostenute allora.

Il deputato repubblicano Tom Tiffany, candidato alla guida del Wisconsin, ha ribattezzato in una serie di messaggi sui social "Data Center David" il suo rivale democratico David Crowley, presidente della contea di Milwaukee, che l'anno scorso aveva sostenuto che lo Stato potesse diventare un polo dell'intelligenza artificiale. Nessuno dei due si è spinto però fino a chiedere la moratoria proposta dalla progressista Francesca Hong, sconfitta da Crowley per circa 4.000 voti alle primarie della settimana scorsa, ma entrambi hanno sostenuto la necessità di introdurre qualche forma di restrizione.

L'industria rincorre una narrazione ormai fuori controllo

Per le aziende dell'intelligenza artificiale la situazione si è trasformata in una vera e propria crisi, con divieti o sospensioni dei nuovi progetti adottati in decine di Stati e amministrazioni locali. Gli analisti della banca d'affari Evercore ISI hanno scritto ai clienti che, considerato il volume delle proposte in discussione, l'opposizione ai data center rappresenta un rischio per gli investitori da qui alle elezioni presidenziali del 2028. Giovedì il finanziere Chamath Palihapitiya ha stimato su X che, se il fenomeno si estendesse, potrebbe sottrarre tra il 2% e il 3% alla crescita economica annua. "Questa è una polveriera", ha scritto.

I dirigenti del settore promettono di pagare di più per l'energia e di consumare meno acqua, ma sui territori la fiducia resta scarsa. "Stiamo cercando di rincorrere questa narrazione, che continua a crescere a passi da gigante", ha dichiarato Dan Diorio, vicepresidente esecutivo per le politiche statali della Data Center Coalition, l'associazione del settore.

Fino a poco tempo fa gli Stati facevano a gara per attrarre i data center, perché custodiscono ogni genere di dati online e garantiscono un gettito fiscale costante. Più di dieci anni fa fu lo stesso Abbott a firmare la legge che concedeva loro agevolazioni per attirare investimenti tecnologici in Texas. Il lancio di ChatGPT nel 2022 e la successiva espansione dell'intelligenza artificiale hanno però colto impreparati gli Stati, moltiplicando i consumi di energia e acqua degli impianti necessari ad alimentarla. Grazie all'abbondanza di terreni e di energia e alla facilità con cui si ottengono i permessi, oggi il solo Texas ospita più di 500 data center, secondo la piattaforma specializzata Data Center Map, ed è secondo soltanto alla Virginia.

A mostrare le dimensioni dello sviluppo ancora atteso sono i dati di ERCOT, il gestore della rete elettrica texana: le richieste di allacciamento raggiungono complessivamente i 474 gigawatt, cinque volte il picco dei consumi dello Stato, e per il 90% provengono proprio dai data center.

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