Un attacco coordinato e quasi simultaneo ai lati opposti del pianeta, con la Russia che colpisce un Paese della NATO nell’Europa orientale mentre la Cina si muove contro Taiwan: è questo l’incubo principali dei pianificatori militari occidentali. In quel caso gli Stati Uniti dovrebbero reagire su due fronti contemporaneamente, che salgono a tre se fossero ancora impegnati nella guerra in Medio Oriente. Simon Shuster ha chiesto a diversi esperti e strateghi militari che cosa farebbe l’Occidente in una situazione simile e, in un’inchiesta pubblicata sull’Atlantic, ha raccolto risposte perlopiù vaghe, accompagnate dall’imbarazzo per quanto poco sia stato fatto negli ultimi anni per studiare nel dettaglio un rischio del genere.
“Diciamo che è lo scenario per il quale al momento siamo preparati”, ha dichiarato all’Atlantic Florence Gaub, direttrice della divisione di ricerca del NATO Defense College di Roma, una delle principali accademie militari dell’Alleanza. Gli strateghi militari sono “pienamente consapevoli” di questa lacuna nella pianificazione, ha detto Gaub, specializzata nella previsione e nell’analisi delle minacce future, ma non hanno ancora fatto nulla per colmarla. Nel luglio 2025 il generale Alexus Grynkewich, Comandante Supremo alleato in Europa, aveva lanciato un raro avvertimento pubblico sul rischio di una guerra su due fronti contro Russia e Cina, chiedendo agli alleati europei di aiutare Washington a prepararsi.
Fino a poco tempo fa, l’ipotesi si collocava tra le minacce più stravaganti immaginabili, da qualche parte tra una testata nucleare smarrita e un’invasione aliena. Un attacco sincronizzato richiederebbe infatti una cospirazione troppo vasta perché Mosca e Pechino riescano a nasconderla: i satelliti vedrebbero le forze schierarsi, lasciando agli Stati Uniti e ai loro alleati il tempo di organizzare la difesa. Mark Montgomery, contrammiraglio in congedo della Marina statunitense e oggi dirigente della Foundation for Defense of Democracies, centro studi di Washington, ha però raccontato di aver esaminato per l’ultima volta uno scenario simile insieme ai suoi colleghi circa quindici anni fa. “Non andò bene”, ha detto.
Se Russia e Cina attaccassero insieme, l’Europa resterebbe sola
Gli strateghi occidentali chiamano «scenario peggiore» un attacco simultaneo ai due capi del pianeta. Le poche simulazioni esistenti arrivano quasi sempre alla stessa conclusione, e per l’Europa non è una buona notizia.
Washington difende Taiwan. L’Europa si difende da sola.
Dal 2024 l’European Values Center for Security Policy di Praga ha condotto una ventina di esercitazioni su una guerra combattuta su due teatri. In quasi tutte, gli Stati Uniti concentrano le forze contro la Cina e assottigliano quelle schierate in Europa.
Schema dell’esito ricorrente delle simulazioni di Praga: le proporzioni illustrano la direzione dello spostamento, non misurano quantità reali di uomini e mezzi.
L’arsenale che protegge le basi si è svuotato in cinque mesi
La guerra con l’Iran, cominciata il 28 febbraio, ha bruciato gli intercettori Patriot più in fretta di quanto l’industria americana riesca a produrne. Sono le stesse munizioni che servirebbero a difendere Taiwan o la Polonia.
Restava circa un terzo delle scorte iniziali, stimate in 2.330 intercettori. I THAAD sono scesi da 452 a circa 248. Il CSIS calcola almeno tre anni per tornare ai livelli precedenti; il Pentagono contesta le stime più pessimistiche.
Pechino ha superato Washington per numero di scafi e di missili a lungo raggio. Il vantaggio americano resta qualitativo: undici portaerei contro tre, più esperienza e più alleati.
In una delle simulazioni di Praga la Cina si limita a bloccare l’export verso l’Europa delle materie prime che servono all’industria della difesa. Dopo cinque mesi le fabbriche europee esauriscono le forniture e fermano la produzione di armi. Solo allora la Russia, che continua ad avere pieno accesso alle risorse cinesi, invade un Paese della NATO.
Quattro anni di avvertimenti, nessuna esercitazione dedicata
In quattro anni gli avvertimenti pubblici si sono moltiplicati e qualcuno ha cominciato a studiare lo scenario. Nessun grande centro studi americano o europeo ha però mai organizzato un’esercitazione dedicata: la terza corsia resta vuota. Tocca un punto del grafico per leggere che cosa è successo.
Tocca un punto del grafico per leggere l’episodio corrispondente.
«Non andò bene»
Così Mark Montgomery, contrammiraglio in congedo della Marina statunitense oggi alla Foundation for Defense of Democracies, ricorda l’ultima volta che gli americani hanno provato a simulare una guerra su due fronti: una quindicina d’anni fa. Gli Stati Uniti non avevano né le scorte né la capacità industriale per reggere più teatri, e non potevano contare sugli alleati per colmare il divario. Da allora, dice, ciascuno di quei parametri è peggiorato e nessuno è migliorato.
Le scorte di armamenti si svuotano
Le simulazioni condotte allora mostrarono che gli Stati Uniti non disponevano né delle scorte di armamenti né della capacità industriale necessarie per sostenere combattimenti prolungati su più fronti e che non potevano contare sugli alleati per compensare queste carenze. Da allora, ha detto Montgomery, “ciascuno di quei parametri è peggiorato, nessuno è migliorato”. Sotto la pressione dell’Amministrazione di Donald Trump, gli alleati hanno finalmente aumentato la spesa militare, ma “le loro forze non hanno ancora mostrato progressi”.
Allo stesso tempo, la Russia chiaramente non ha raggiunto i propri obiettivi in Ucraina, ma è riuscita a convertire la sua vasta base industriale a un’economia di guerra: fabbriche un tempo civili contribuiscono oggi alla produzione di missili e carri armati, mentre l’esperienza maturata sul fronte ucraino ha reso le sue forze decisamente più abili di quelle occidentali nell’impiego dei droni. Da parte sua, la Cina, che produce la maggior parte dei droni del mondo, non combatte una guerra da decenni e soffre di una diffusa corruzione ai vertici militari, ma ha già superato gli Stati Uniti per numero di navi da guerra e di missili a lungo raggio. Le Forze Armate dei due Paesi hanno inoltre consolidato i propri legami nell’ambito di quello che i loro leader definiscono un partenariato “senza limiti”.
Dal punto di vista di Mosca e Pechino, la finestra per attaccare l’Occidente potrebbe non essere mai sembrata così favorevole. Gli Stati Uniti restano, infatti, impantanati in Iran e hanno trasferito molte navi e molti aerei dall’Asia e dall’Europa per rafforzare le proprie forze in Medio Oriente. Circa due terzi delle scorte statunitensi di missili avanzati per la difesa aerea sarebbero stati consumati da febbraio a oggi, mentre i ripetuti insulti e le minacce di Trump nei confronti degli altri Paesi membri della NATO hanno trasformato la frattura con gli alleati in una voragine.
Putin intende mettere alla prova le difese dell’Alleanza
Il dittatore russo Vladimir Putin, che per gran parte della sua presidenza ha puntato a indebolire e smantellare la NATO, ha già cominciato a metterne alla prova le difese. Diversi Paesi membri dell’Alleanza nell’Europa orientale, tra cui Romania, Polonia e Paesi baltici, hanno registrato ripetute violazioni del proprio spazio aereo da parte di droni, missili e caccia russi. Il 5 agosto, inoltre, un drone carico di esplosivo si è posato, senza detonare, vicino all’ala di un aereo cargo ucraino all’aeroporto di Lipsia. Il Ministro dell’Interno tedesco ha parlato di un nuovo scenario di minaccia e gli inquirenti stanno analizzando alcune tracce di DNA, mentre il coinvolgimento della Russia resta ancora un sospetto non accertato.
Allo stesso tempo, secondo le più recenti valutazioni dell’intelligence statunitense riportate dalla stampa, nei prossimi anni la Russia potrebbe mettere alla prova la determinazione della NATO con un attacco informatico su larga scala o un’incursione militare su piccola scala contro uno dei suoi membri. Una mossa del genere avrebbe maggiori probabilità di indebolire l’Alleanza Atlantica se fosse sincronizzata con un attacco cinese a Taiwan, ha spiegato all’Atlantic l’ammiraglio Rob Bauer, che ha presieduto il Comitato Militare della NATO fino al gennaio 2025. Quando ha lasciato l’incarico, ha detto, non era a conoscenza di alcuno sforzo coordinato per elaborare una strategia contro quello che ha definito lo “scenario peggiore”. “Che cosa faremmo in quel caso? A chi assegniamo le varie truppe?”, ha chiesto Bauer. “Penso che sarebbe saggio rifletterci.”
Le simulazioni si fermano prima del caos
Le esercitazioni teoriche, note come tabletop exercises, si svolgono di continuo: due gruppi di esperti seduti attorno a un tavolo rispondono alle rispettive mosse, secondo regole semplici e ben definite. Questi parametri non riproducono il caos della guerra, ma impediscono che la simulazione diventi ingestibile quando vi partecipano ricercatori provenienti da settori diversi. La preferenza per scenari ordinati aiuta a spiegare perché siano stati studiati così poco quelli che gli esperti definiscono “ambienti multi crisi”, per loro natura destinati a diventare rapidamente caotici.
Nel 2023 David Santoro, presidente e amministratore delegato del Pacific Forum, un istituto di ricerca delle Hawaii specializzato nella sicurezza dell’Indo-Pacifico, ha organizzato una serie di simulazioni nelle quali due alleati degli Stati Uniti chiedevano aiuto nello stesso momento: Taiwan era sotto attacco cinese, mentre la Corea del Nord approfittava della situazione per invadere la Corea del Sud. “Facevamo fatica a stare dietro agli eventi e a dividerci il lavoro”, ha ricordato Santoro. “E non stavamo nemmeno parlando dell’Europa. Posso solo immaginare che cosa succederebbe aggiungendo la Russia all'equazione.”
“È complicato, senza dubbio, ma non credo sia troppo complicato da studiare”, ha dichiarato Eric Heginbotham, esperto di simulazioni militari al Security Studies Program del MIT. “Semplicemente non credo che qualcuno l’abbia fatto.” Non si può escludere, ha aggiunto, che qualche struttura riservata del Pentagono abbia analizzato lo scenario in segreto. Il tema della guerra su due fronti viene sicuramente discusso “più di prima” e l’8 giugno il Center for Strategic and International Studies, centro studi di Washington, ha pubblicato per la prima volta un rapporto intitolato Wartime Footing: A Two-Front Strategy to Confront China and Russia.
Tuttavia, nessuno dei principali istituti di ricerca statunitensi ed europei avrebbe finora organizzato simulazioni dedicate. “Servirebbero due esercitazioni piuttosto grandi ed elaborate, condotte contemporaneamente, con una qualche autorità di comando incaricata di stabilire le priorità”, ha scritto Heginbotham in un’email. “Sembra molto interessante.” A dicembre il Segretario Generale della NATO Mark Rutte ha accennato a questo rischio alla fine di un’intervista alla Bild. “La Cina guarda a Taiwan”, ha detto Rutte. “E sono convinto che, se intraprendesse un’azione militare, farebbe pressione sul suo partner minore, la Russia di Putin, perché ci tenga occupati qui in Europa.”
Nelle simulazioni di Praga l’Europa resta da sola
L’analisi pubblica più dettagliata arriva invece da un piccolo centro studi di Praga, lo European Values Center for Security Policy. Il suo direttore, Jakub Janda, ha raccontato di aver cominciato a esaminare l’ipotesi di una guerra “su due teatri” dopo l’apertura di una sede a Taipei nel gennaio 2022, quando il rischio di un attacco coordinato sembrava ancora remoto. Ma il mese successivo i carri armati russi sono entrati in Ucraina. Putin aveva visitato Pechino meno di tre settimane prima di ordinare l’invasione, da allora è tornato in Cina almeno altre quattro volte e, secondo l’Atlantic, un nuovo viaggio è previsto a novembre. Nello stesso periodo Pechino è diventata la principale fornitrice di tecnologia all’industria bellica russa e ha sostenuto l’economia di Mosca acquistandone petrolio e gas.
I due Paesi non sono legati da un patto di mutua difesa, ma conducono regolarmente esercitazioni militari congiunte. La prima simulazione di un attacco congiunto russo-cinese è stata organizzata dall’istituto di Janda nella primavera del 2024. Trovare esperti con conoscenze sufficientemente ampie si è rivelato difficile: la maggior parte dei centri studi dispone di gruppi separati, ciascuno specializzato in una singola regione. “Lavorano in compartimenti separati, con competenze diverse”, ha spiegato Janda. Da allora l’istituto ha condotto circa venti simulazioni in diversi Paesi, tra cui Giappone e Corea del Sud.
I risultati sono stati particolarmente allarmanti per gli europei: in quasi tutti gli scenari di guerra su due fronti, gli Stati Uniti danno la priorità alla minaccia cinese e trasferiscono risorse militari dall’Europa all’Asia, lasciando i Paesi alleati della NATO a difendersi da soli. In uno degli scenari la Cina espande lentamente il conflitto vietando l’esportazione verso l’Europa delle materie prime necessarie all’industria della difesa. L’embargo dura 5 mesi, abbastanza perché le fabbriche europee esauriscano le proprie forniture e interrompano la produzione di armi. A quel punto la Russia, che continua invece ad avere pieno accesso alle risorse cinesi, invade un Paese alleato della NATO nell’Europa orientale.
In caso di attacco cinese a Taiwan, invece, gli Stati Uniti potrebbero chiedere all’Europa di imporre sanzioni molto severe all’economia di Pechino, interrompendo di fatto gli scambi commerciali. “Ma i governi europei non intendono farlo”, ha detto Janda. “Il problema delle capitali europee è che Taiwan è lontana. Vogliono concentrarsi sulla minaccia russa che è molto più vicina, ed è questo che mi spaventa.” È proprio questa divisione a determinare l’esito delle simulazioni di Praga: se Russia e Cina dovessero agire all’unisono mentre Washington litiga con i propri alleati, le probabilità di una vittoria occidentale su due fronti diventano molto scarse. A prevalere sarebbe, in quel caso, l'altra parte che persegue un obiettivo comune e riuscirebbe a restare unita nel tempo.
