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I Paesi baltici si prepara alla guerra: la Russia fa paura, Trump non li rassicura più
U.S. Army photo by Sgt. 1st Class Tommie Berry, 196th Mobile Public Affairs Detachment
Sicurezza e Difesa 30 min di lettura

I Paesi baltici si prepara alla guerra: la Russia fa paura, Trump non li rassicura più

Lituania, Lettonia ed Estonia fortificano i propri confini, addestrano volontari e piloti di droni e studiano scenari in cui l'aiuto americano non arriva più. Il loro modello ora è l'Ucraina, racconta l'Atlantic in un lungo reportage.

Lituania, Lettonia ed Estonia si preparano a respingere un attacco russo, con o senza l’aiuto degli Stati Uniti. Lo racconta un lungo reportage di Isaac Stanley-Becker pubblicato sull’Atlantic. Il giornalista ha trascorso un mese nei tre Paesi baltici, incontrando dirigenti politici e militari e assistendo a esercitazioni che simulano un’invasione russa. In uno degli scenari, le forze di difesa lituane hanno già dovuto ripiegare verso nord. A combattere vengono quindi chiamati anche i volontari dell’Unione dei Fucilieri Lituani, un’organizzazione sostenuta dallo Stato e nata alla fine della Prima guerra mondiale.

Dopo l’invasione dell’Ucraina nel 2022, gli iscritti a questa organizzazione sono raddoppiati: oggi sono circa 20.000, compresi i giovani e i membri residenti all’estero. Insegnanti, economisti e studenti di medicina si addestrano a tendere imboscate alle postazioni nemiche e a trasmettere informazioni all’esercito. "Il nemico deve sapere che, se metterà un piede nel nostro territorio, risponderemo", ha detto all’Atlantic il generale Raimundas Vaikšnoras, capo della Difesa lituana.

I tre Paesi, che insieme contano circa 6 milioni di abitanti, sono entrati nella NATO nel 2004 per ancorare la propria sicurezza all'organizzazione guidata dagli Stati Uniti. Ma ora temono che quell'Alleanza si stia sgretolando. Donald Trump ha più volte ipotizzato di far uscire Washington dalla NATO e, durante la campagna elettorale del 2024, aveva persino incoraggiato la Russia a fare "quello che diavolo vuole" con i Paesi membri che spendono troppo poco per la difesa. A gennaio ha minacciato di prendere il controllo della Groenlandia, territorio autonomo della Danimarca, prima di escludere il ricorso alla forza. Ad aprile ha definito la NATO una "tigre di carta", dopo che i Paesi alleati europei avevano rifiutato di partecipare alla guerra contro l’Iran.

Anche un’incursione russa limitata potrebbe avere conseguenze catastrofiche nei Paesi baltici se la NATO non rispondesse: anzitutto, verrebbe meno la promessa di difesa collettiva sancita dall’Articolo 5 del trattato, secondo cui un attacco contro un membro è considerato un attacco contro tutti. Quando Stanley-Becker ha chiesto all’ex Segretario Generale Jens Stoltenberg se fosse sicuro che Trump avrebbe difeso i baltici in caso di attacco russo, la risposta è stata: "Su questo basiamo la nostra sicurezza". Una frase prudente, osserva il giornalista, che enuncia un fatto senza però rispondere direttamente alla domanda.

Nel lontano 2002, a Vilnius, l'allora presidente statunitense George W. Bush aveva promesso che "chiunque scelga la Lituania come nemico si farà nemico anche gli Stati Uniti d’America". Quelle parole sono incise su una targa all’ingresso del municipio della capitale lituana. A giugno di quest’anno, però, i circa mille soldati americani di stanza a Pabradė sono rientrati negli Stati Uniti senza essere sostituiti: si tratta della prima interruzione delle rotazioni avviate nel 2019. Il vuoto dovrebbe essere temporaneo. Il 22 settembre il presidente lituano Gitanas Nausėda ha infatto annunciato che un nuovo contingente è già in viaggio: secondo le autorità lituane, non sarà meno numeroso del precedente e arriverà a fine ottobre. Il governo di Vilnius si è inoltre detto pronto a sostenere i costi di una presenza americana permanente.

Intanto però, secondo quanto ha rivelato NBC News, il Pentagono sta valutando seriamente di ritirare dall’Europa tra 25.000 e 40.000 soldati, su circa 80.000 complessivamente presenti. I Paesi baltici sono stati anche esclusi dal Bergen Group, il gruppo ristretto di alleati voluto dal sottosegretario alla Difesa Elbridge Colby, come ha già raccontato FocusAmerica. Il Congresso ha cercato di porre dei limiti a questo ritiro: la legge di autorizzazione delle spese per la Difesa per il 2026, approvata nel dicembre 2025, subordina, infatti, a specifiche condizioni una riduzione della presenza americana in Europa sotto i 76.000 militari per più di 45 giorni e autorizza inoltre lo stanziamento di 175 milioni di dollari per un programma di assistenza militare ai Paesi baltici.

Secondo il generale Žilvinas Gaubys, che dirige il comando lituano per l’addestramento e la dottrina, i piani della NATO prevedono che le forze americane in Polonia e Germania si attivino dal "primo minuto" di un’invasione. I militari lituani hanno però già simulato scenari in cui l’aiuto di Washington arriva in ritardo o non arriva affatto. Senza gli Stati Uniti, sarebbe particolarmente difficile sostituire le capacità di intelligence satellitare e i missili a lungo raggio.

Il Comandante Supremo alleato in Europa, il generale americano dell’Aeronautica Alexus Grynkewich, può comunque inviare da subito alcune forze nella regione anche prima che gli alleati raggiungano un consenso politico sull'attivazione dell'Articolo 5. Il generale lituano Remigijus Baltrėnas, direttore dello Stato Maggiore militare internazionale della NATO, si è detto convinto che, in caso di necessità, gli alleati saprebbero superare le restrizioni nazionali. Ha però avvertito che sarebbe un "processo doloroso".

Il fronte baltico
Lituania, Lettonia ed Estonia si preparano a combattere anche senza gli americani
I tre Paesi temono un attacco russo e non sono più sicuri dell’aiuto di Washington. Quattro distanze, misurate sulla mappa, spiegano perché hanno così poco margine.
Le quattro distanze da cui dipende la difesa del Baltico
Tre Paesi, sei milioni di abitanti, nella NATO dal 2004: sono stretti tra la Russia, la Bielorussia e il mar Baltico.
Scegli una misura per vederla da vicino sulla mappa. Distanze approssimate, in linea d’aria.
Stime NATO per il 2026
La Lituania destina alla difesa il 5,33% del PIL: nessun alleato della NATO fa di più
Spesa per la difesa in percentuale del PIL.
Obiettivo NATO per il 2035: 3,5% del PIL
Lituania5,33%
Estonia5,11%
Lettonia4,92%
Polonia4,68%
Grecia3,65%
Media dei 32 Paesi NATO2,86%
Il punto. I tre Paesi baltici occupano i primi tre posti dell’Alleanza. Solo cinque membri su 32 superano già la soglia che la NATO chiede di raggiungere entro il 2035.
Chi difende la Lituania
La Lituania può schierare oltre 80.000 persone. I soldati tedeschi e americani sono poche migliaia
Le forze presenti o attese in Lituania, tutte sulla stessa scala.
Esercito lituano e riservisticirca 60.000
Con i volontari, in caso di emergenzaoltre 80.000
Brigata tedesca, al completo nel 2027circa 4.800
Soldati americani attesi a fine ottobrecirca 1.000
circa 20.000
Gli iscritti all’Unione dei Fucilieri, i volontari sostenuti dallo Stato: sono raddoppiati dopo l’invasione dell’Ucraina.
circa 20
I Paesi alleati che contribuiscono alle forze NATO schierate nei tre Paesi baltici, sotto la guida di Germania, Canada e Regno Unito.
Truppe americane in Europa
I tagli allo studio al Pentagono porterebbero i soldati americani molto al di sotto della soglia fissata dal Congresso
Le due ipotesi di ritiro sono state rivelate da NBC News il 17 settembre. L’ambasciatore americano alla NATO le ha smentite.
Militari che restanoMilitari ritiratiSoglia del Congresso: 76.000
Oggicirca 80.000
Con il ritiro di 25.000 militarine resterebbero 55.000
Con il ritiro di 40.000 militarine resterebbero 40.000
La soglia. La legge sulla Difesa per il 2026 vieta di scendere sotto i 76.000 militari in Europa per più di 45 giorni, se il Pentagono non certifica al Congresso di aver consultato gli alleati.
In Lituania gli americani se ne sono andati a giugno e tornano a fine ottobre
Giugno 2026
Circa 1.000 soldati lasciano la base di Pabradė senza essere sostituiti: è la prima interruzione delle rotazioni dal 2019.
22 settembre
Il presidente lituano Nausėda annuncia che un nuovo contingente è già in viaggio.
Fine ottobre
Arrivo previsto di due battaglioni americani: circa 1.000 soldati, quanti ne erano partiti.
Dal reportage diThe Atlantic
Fonte: The Atlantic (reportage di Isaac Stanley-Becker); NATO, stime 2026 sulla spesa per la difesa; NBC News; legge di autorizzazione delle spese per la Difesa 2026; LRT. Confini e distanze: Natural Earth (1:10m). Dati aggiornati al 2 ottobre 2026.

La minaccia russa e la difesa del territorio

Il dibattito sulle intenzioni della Russia riguarda soprattutto i tempi. L’esercito russo presenta gravi debolezze: costi di reclutamento elevati, scorte di mezzi corazzati sempre più in calo e corruzione diffusa. Grazie all'esperienza in Ucraina ha però migliorato l’impiego di droni e bombe plananti. Molti analisti ritengono ora che Mosca potrebbe mobilitare le proprie forze contro i Paesi baltici soltanto dopo la fine della guerra in Ucraina, dove è impegnata quasi tutta la componente terrestre in grado di combattere. Altri però temono che Vladimir Putin voglia agire prima, approfittando dell’incertezza sull’impegno americano in Europa e del riarmo europeo ancora incompleto.

Alcuni funzionari americani ed europei intervistati dall’Atlantic ritengono che il rapido consumo di munizioni statunitensi nella guerra contro l’Iran possa rendere più allettante, per Mosca, l’idea di mettere alla prova la NATO quantomeno con un attacco terrestre limitato. L’obiettivo sarebbe occupare una porzione di territorio tanto rapidamente da convincere gli alleati che riconquistarla avrebbe un costo troppo alto. Nel 2014, secondo il racconto dell’allora presidente ucraino Petro Poroshenko riportato dalla Süddeutsche Zeitung, Putin si sarebbe vantato in privato di poter portare le proprie truppe nelle capitali baltiche in due giorni.

La Lituania è particolarmente esposta ad una eventuale invasione. Confina con la Bielorussia, alleata di Mosca, a est e a sud, a ovest si affaccia sul Baltico e a sud-ovest confina con l’exclave russa di Kaliningrad, sede della Flotta russa del Baltico e di sistemi missilistici capaci di minacciare ampie aree dell’Europa. Il corridoio di Suwałki, una sessantina di km di confine con la Polonia tra Kaliningrad e la Bielorussia, è l’unico collegamento terrestre diretto tra i tre Paesi baltici e il resto del territorio della NATO. Vilnius dista appena una trentina di km dal confine bielorusso: la Lituania ha quindi pochissimo spazio per cedere terreno e guadagnare tempo. Deve resistere il più a lungo possibile, in attesa degli alleati.

Non meraviglia dunque il fatto che, secondo le stime della NATO, quest’anno la Lituania ha destinato alla difesa il 5,33% del PIL, la quota più alta dell’intera Alleanza. Il suo esercito, il più numeroso dei tre Paesi baltici, conta secondo l’Atlantic circa 60.000 uomini e donne tra personale in servizio e riservisti. In un’emergenza, con il contributo dei volontari, le forze disponibili potrebbero superare anche le 80.000 persone.

Lungo i confini si stanno scavando fossati anticarro, collocando i cosiddetti "denti di drago", ostacoli piramidali di cemento che bloccano l’avanzata dei mezzi corazzati, e ripristinando paludi e aree boschive per costringere il nemico a seguire percorsi prevedibili. Il terreno è già insidioso: nel marzo 2025, quattro soldati americani sono morti proprio durante un’esercitazione in Lituania, quando il loro mezzo corazzato è affondato in una palude.

I tre Paesi baltici, insieme a Polonia e Finlandia, si sono inoltre ritirati dalla Convenzione di Ottawa del 1997, che vieta l'uso delle mine antiuomo. Lituania, Lettonia ed Estonia hanno tutti ordinato i lanciarazzi americani HIMARS, capaci di impiegare missili con una gittata di circa 300 km: poco meno della distanza in linea d’aria tra Tallinn e San Pietroburgo. Nel 2023 la NATO ha adottato nuovi piani regionali per contrastare un’invasione fin dall’inizio, anziché cedere territorio per riconquistarlo in seguito, come prevedevano i piani precedenti. Oggi circa 20 Paesi contribuiscono alle forze multinazionali nei baltici, guidate da Germania, Canada e Regno Unito. La brigata tedesca in Lituania dovrebbe raggiungere circa 4.800 militari entro il 2027.

Le lezioni dell’Ucraina

Per prepararsi al meglio a qualsiasi eventualità, i Paesi baltici guardano soprattutto all’Ucraina. Gli ufficiali dei tre Paesi visitano spesso il fronte e l’idea che la tecnologia possa compensare l’inferiorità numerica è ormai un punto fermo della loro strategia. Un colonnello lituano stima che, in un eventuale conflitto, i droni FPV, piccoli quadricotteri pilotati attraverso le immagini trasmesse dalla telecamera di bordo, potrebbero causare tra l’80 e il 90% delle perdite russe.

A Kaunas l’esercito lituano ha così aperto un laboratorio di droni in un edificio universitario. Le scuole avviate dal Ministero della Difesa insegnano anche a bambini di 10 anni a montarli e pilotarli. Quando il giornalista gli ha chiesto se stesse imparando anche dagli americani, il maggiore Arnoldas Sadauskas ha risposto: "Non so che cosa abbiano da insegnarmi". L’Estonia punta invece sulla guerra informatica, dopo l’attacco che nel 2007 paralizzò server governativi e commerciali. Il colonnello René Innos, alla guida del comando informatico, riferisce di miliardi di tentativi russi di penetrare nelle reti estoni ogni anno.

Un eventuale conflitto si estenderebbe, comunque, rapidamente al mar Baltico e potrebbe coinvolgere anche Gotland, l’isola svedese a circa 140 km dalle coste baltiche, decisiva per il controllo aereo e navale della regione. Il capo di Stato Maggiore della Difesa svedese Michael Claesson ha detto che, per trasformarla in una base da cui condurre operazioni offensive, basterebbero "giorni, quelli che si contano sulle dita di una mano". La viceammiraglia Ewa Skoog Haslum, responsabile delle operazioni congiunte, ha però ammesso: "Abbiamo troppo poche forze a Gotland".

La Lituania ha intanto avviato una revisione della propria Costituzione per eliminare il divieto di ospitare armi nucleari e basi militari straniere. Dopo il via libera preliminare del Parlamento, il 22 settembre, restano due votazioni, previste per il 6 ottobre 2026 e il 12 gennaio 2027. Il legame con Washington resta profondo: molti generali lituani si sono formati negli Stati Uniti. Eppure, oggi, la bandiera che si vede ovunque a Vilnius è sempre più quella dell’Ucraina, il Paese che tiene impegnato l’esercito russo e sta insegnando ai baltici come resistergli. I militari incontrati nel reportage sono sempre più convinti che la guerra arriverà anche da loro. Sperano di affrontarla con gli americani al proprio fianco, ma si preparano a combattere anche senza se sarà necessario.

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Daniele John Angrisani
Autore

Daniele John Angrisani

Fondatore di Focus America, ex Elezioni USA. "First they ignore you. Then they laugh at you. Then they fight you. Then you win."

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