L'Amministrazione di Donald Trump ha escluso diversi importanti alleati da un incontro tra Paesi della NATO in programma a ottobre in Polonia. Lo ha rivelato Politico, che ha parlato con sei diplomatici a conoscenza dei preparativi. La riunione, organizzata da Elbridge Colby, Sottosegretario alla Difesa responsabile delle politiche del Pentagono, servirà anche a discutere il futuro dell'Alleanza Atlantica. Tra i Paesi che non hanno ricevuto l'invito figurano il Regno Unito, la Francia e gli Stati baltici, che destinano risorse consistenti alla difesa e svolgono un ruolo centrale nella NATO.
I loro diplomatici si interrogano ora sui criteri di selezione e temono che i favoritismi di Washington possano accentuare le divisioni in un'Alleanza già alle prese con l'aggressività russa e la riduzione delle scorte di armamenti. "Stiamo facendo tutto quello che ci viene chiesto", ha detto a Politico un funzionario di uno dei Paesi esclusi. "Cerchiamo di capire quali siano i criteri e a cosa servano questi incontri. Finora ci è stato comunicato ben poco". La Casa Bianca non ha risposto alla richiesta di commento, mentre il Pentagono ha rifiutato di commentare.
Giovedì 1 ottobre l'Estonia ha reagito pubblicamente. "Il formato avviato a Bergen su iniziativa degli Stati Uniti non è una riunione della NATO", ha dichiarato il primo ministro Kristen Michal. Il Ministro della Difesa Martin Herem ha aggiunto che i Paesi scandinavi invitati hanno interesse a tutelare anche la sicurezza estone, indispensabile per quella dell'intera regione baltica.
Il Bergen Group e gli obiettivi di spesa
Il nuovo formato, chiamato Bergen Group, ha già tenuto due riunioni con sei Paesi invitati: Norvegia, Svezia, Finlandia, Polonia, Germania e Paesi Bassi. La prima si è svolta a giugno a Bergen, in Norvegia. Dopo quell'incontro, Colby aveva descritto i partecipanti sui social come "i Paesi alleati della NATO che stanno attuando rapidamente gli impegni di spesa dell'Aia, hanno le dimensioni necessarie per contribuire e sono pronti ad affrontare le questioni concrete".
Al vertice dell'Aia del giugno 2025, gli alleati si erano impegnati a destinare entro il 2035 il 5% del PIL alla difesa e alla sicurezza: almeno il 3,5% alla difesa in senso stretto e fino all'1,5% a spese connesse, tra cui infrastrutture e resilienza. L'obiettivo, dunque, non deve essere raggiunto già nel 2026. A settembre, durante una conferenza a Washington, Colby ha spiegato che "l'idea è portare con sé l'intera Alleanza" e che il risultato sarà "una NATO migliore, più forte e più duratura", con maggiori capacità militari in Europa.
I Paesi coinvolti assicurano che il gruppo non intende dividere l'Alleanza, ma elaborare proposte da sottoporre a tutti i membri. "Può essere un motore di trasformazione", ha detto un diplomatico di uno dei Paesi invitati, riconoscendo però la frustrazione dei Paesi esclusi, soprattutto di quelli che hanno già raggiunto o superato gli obiettivi di spesa richiesti dall'Amministrazione americana.
Secondo un'altra persona a conoscenza dei piani, il prossimo Paese a entrare nel gruppo potrebbe essere la Danimarca, dopo l'accordo sulla Groenlandia firmato il 22 settembre da Stati Uniti, Danimarca e governo groenlandese. L'intesa prevede l'ampliamento delle attività americane nella base di Pituffik e la possibilità di istituire ulteriori aree militari sull'isola.
La politica di Trump verso gli alleati
Da quando è tornato al potere, Trump e i suoi collaboratori hanno criticato ripetutamente la NATO, sia per il rifiuto degli alleati di sostenere la guerra contro l'Iran sia perché alcuni Paesi non hanno ancora destinato il 5% del PIL alla difesa. "Ho sempre considerato la NATO, dove spendiamo centinaia di miliardi di dollari l'anno per proteggere questi stessi Paesi, una strada a senso unico: noi li proteggiamo, ma loro non fanno niente per noi, soprattutto nel momento del bisogno", ha scritto il presidente il 17 marzo su Truth Social.
Una verifica della CNN ha contestato dichiarazioni analoghe, spiegando che Trump confonde la spesa militare complessiva degli Stati Uniti con i contributi diretti all'Alleanza. Nel 2026 i fondi comuni della NATO ammontano a circa 6,3 miliardi di dollari: la quota americana è pari a circa il 15%, dunque inferiore a un miliardo. Questi contributi sono distinti dalle spese sostenute dai singoli Paesi per le proprie Forze Armate e le operazioni militari.
Non è la prima volta che Trump si lamenta di un Paese alleato. Ad agosto il presidente ha ridimensionato all'improvviso un'esercitazione militare congiunta con la Corea del Sud, lamentando il rifiuto di Seul di partecipare alla guerra. Ad aprile, secondo quanto aveva rivelato Politico, la Casa Bianca aveva preparato una sorta di elenco degli alleati "buoni" e "cattivi", per penalizzare quelli che non si allineavano alle richieste di Trump.
Già nel dicembre 2025 il Segretario alla Difesa Pete Hegseth aveva promesso un trattamento di favore agli "alleati modello", citando anche i Paesi baltici, e aveva avvertito che chi non avesse fatto la propria parte nella difesa collettiva avrebbe subito conseguenze. Colby invece sostiene da tempo l'utilità di gruppi ristretti tra i Paesi membri della NATO. Negli anni scorsi ha insistito sulla necessità di riportare la Germania al ruolo di potenza militare capace di contenere la Russia, così da concentrare le forze americane sul confronto con la Cina.
A Washington, però, il suo operato sta suscitando sempre più critiche. Il 17 settembre senatori di entrambi i partiti lo avevano contestato dopo una riunione riservata sull'attuazione della strategia di difesa nazionale. Il senatore repubblicano Mike Rounds aveva lamentato di non aver ricevuto il rapporto dovuto, mentre la senatrice democratica Jacky Rosen aveva accusato Colby di non essere stato trasparente e di non aver risposto alle preoccupazioni dei senatori.
Anche tra gli invitati al Gruppo di Bergen c'è ora chi si interroga sulla scelta del Pentagono di lasciare fuori alcune delle maggiori potenze militari europee, come il Regno Unito. "Se cercano di dividere la NATO tra buoni e cattivi, è pericoloso per gli Stati Uniti", ha detto un altro dei sei diplomatici. "Ma per l'Europa diventa una questione esistenziale".
