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Nuovi Patriot nel Golfo: Washington si prepara a riprendere la guerra con l'Iran
Un missile Patriot viene lanciato durante l’esercitazione congiunta statunitense e giapponese Shining Star 26, a Fort Bliss, in New Mexico, il 19 settembre 2026. Credito: David Poe / U.S. Army, Fort Bliss Public Affairs Office / DVIDS — pubblico dominio.
Sicurezza e Difesa 28 min di lettura

Nuovi Patriot nel Golfo: Washington si prepara a riprendere la guerra con l'Iran

Il Pentagono ha inviato due batterie a protezione degli impianti energetici di Arabia Saudita e Qatar, Paesi che ad agosto avevano convinto Trump a non attaccare. Verso il Medio Oriente partono anche la portaerei Theodore Roosevelt e migliaia di altri Marines.

Nelle ultime settimane le Forze Armate americane hanno inviato altre due batterie di missili Patriot per proteggere gli impianti petroliferi e del gas in Arabia Saudita e Qatar. Lo ha rivelato Axios, che cita due funzionari americani e una fonte nella regione. Una batteria è stata schierata a settembre in Arabia Saudita, a difesa di un importante impianto petrolifero, mentre l'altra in Qatar, per proteggere un impianto del gas.

Washington vuole rassicurare in questo modo i due alleati sulla protezione delle loro infrastrutture energetiche nel caso in cui Donald Trump decida di riprendere le operazioni militari su larga scala contro l'Iran. Giovedì, parlando con i giornalisti alla Casa Bianca prima di partire per un comizio in Oklahoma, il presidente ha detto di star valutando l'inizio di una nuova campagna di bombardamenti nelle prossime settimane. "Ora devo prendere una decisione", ha dichiarato, aggiungendo che gli iraniani "o firmeranno un accordo o non esisteranno più". In un'intervista a TIME, Trump aveva già aperto alla possibilità di riprendere i bombardamenti dopo le elezioni di metà mandato.

In realtà, anche all'inizio di agosto il presidente stava valutando un attacco massiccio che avrebbe colpito anche le infrastrutture energetiche iraniane. I leader di Arabia Saudita e Qatar lo avevano però esortato a rinunciare, temendo ritorsioni contro i propri impianti di petrolio e gas, già duramente colpiti a marzo dagli attacchi iraniani al polo del gas qatariota di Ras Laffan e alla raffineria saudita di Ras Tanura. Secondo funzionari americani, quelle pressioni furono una delle ragioni principali per cui Trump scelse alla fine di non attaccare e di puntare invece sulla pressione economica.

Se le operazioni militari dovessero riprendere, gli Stati Uniti avrebbero bisogno di utilizzare lo spazio aereo saudita. Difficilmente, però, Riyadh darebbe il suo assenso senza nuove garanzie sulla protezione dei propri impianti. Già a gennaio il principe ereditario Mohammed bin Salman aveva fatto sapere che il territorio e lo spazio aereo del regno non sarebbero stati messi a disposizione per attaccare l'Iran per lo stesso motivo. Il portavoce del Comando Centrale americano, il capitano Tim Hawkins, ha declinato ogni commento.

Guerra con l’Iran
Washington protegge petrolio e gas degli alleati e raduna la flotta attorno all’Iran
Due nuove batterie Patriot difendono impianti energetici in Arabia Saudita e Qatar, mentre una terza portaerei è in viaggio verso il Medio Oriente. Ma gli Stati Uniti hanno già consumato circa due terzi dei loro intercettori Patriot.
Due nuove batterie Patriot difendono il petrolio saudita e il gas del Qatar
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Axios, che ha rivelato l’invio delle batterie, non indica quali impianti siano protetti: sulla mappa i simboli dei Patriot segnalano il Paese, non il sito.
Entro fine novembre gli Stati Uniti potrebbero schierare attorno all’Iran fino a tre portaerei e due gruppi anfibi
Già in zona
In arrivo
Portaerei George H.W. Bush. Partita dalla Virginia a fine marzo, opera nella regione da fine aprile.
Portaerei George Washington. Ha lasciato il Giappone a maggio ed è stata dirottata verso il Medio Oriente a metà agosto.
Gruppo anfibio Boxer. Le sue navi, con i Marines a bordo, sono state schierate nella regione negli ultimi mesi.
Portaerei Theodore Roosevelt. Ha lasciato San Diego il 27 settembre ed è attesa intorno a metà novembre. Non è ancora deciso se si aggiungerà alle altre due portaerei o ne sostituirà una.
Gruppo anfibio Makin Island. Tre navi con circa 4.000 militari, tra Marines ed equipaggi, partite da San Diego il 28 settembre. L’arrivo è previsto entro fine novembre.
I rinforzi arriveranno dopo le elezioni di metà mandato
Trump ha detto a TIME che i bombardamenti sull’Iran potrebbero riprendere dopo il voto del 3 novembre.
Sulla mappa le posizioni delle navi e la rotta sono indicative.
Dall’inizio della guerra gli Stati Uniti hanno consumato circa due terzi dei loro intercettori Patriot
−65%
È il calo delle scorte americane di missili intercettori Patriot tra la vigilia della guerra e la fine di luglio, secondo le stime del CSIS.
Fine febbraio, prima della guerra
circa 2.330
Aprile, al cessate il fuoco
circa 1.030−55%
Fine luglio, ultima stima
759–827−65%
Per rifornire il Medio Oriente il Pentagono ha trasferito batterie e missili da altri comandi regionali, alimentando i timori sulla capacità di rispondere a crisi in altre parti del mondo.
Fonte Axios; Center for Strategic and International Studies (stime al 27 luglio 2026); USNI News; Bloomberg; Kpler.

Fino a tre portaerei e migliaia di Marines

Dall'inizio della guerra con l'Iran, la mancanza di disponibilità di batterie Patriot e, soprattutto, dei loro missili intercettori è diventata un problema cruciale. Secondo le stime pubblicate a fine luglio dal Center for Strategic and International Studies (CSIS), un centro studi di Washington, le scorte americane di intercettori Patriot si erano ridotte di circa il 65%. Il Pentagono ha trasferito in Medio Oriente batterie e missili da altri comandi regionali, alimentando timori sulla capacità delle forze americane di rispondere a eventuali crisi in altre parti del mondo.

Nella regione sono però in arrivo anche altre navi, caccia e truppe. Domenica la portaerei Theodore Roosevelt e il suo gruppo d'attacco hanno lasciato San Diego "senza clamore", secondo un funzionario americano, e dovrebbero raggiungere il Medio Oriente intorno alla metà di novembre. Nella regione sono già schierate la George H.W. Bush, partita dalla Virginia a fine marzo e arrivata a fine aprile, e la George Washington, che ha lasciato il Giappone a maggio ed è stata dirottata verso il Medio Oriente a metà agosto.

"Questo significa che in Medio Oriente potrebbero esserci fino a tre gruppi d'attacco di portaerei. È molta potenza di fuoco", ha detto il funzionario. Un altro ha precisato, però, che non è ancora stato deciso se la Roosevelt sostituirà una delle due portaerei già presenti o si aggiungerà a entrambe. Lunedì è partito anche il gruppo anfibio guidato dalla Makin Island: tre navi con a bordo circa 4.000 militari, tra Marines della 13ª unità di spedizione ed equipaggi. Il gruppo dovrebbe arrivare entro la fine di novembre e affiancare un'altra formazione anfibia schierata nella regione negli ultimi mesi.

Intanto, al Congresso sono ripetutamente falliti i tentativi di limitare la libertà d'azione del presidente. Il 24 settembre il Senato ha respinto, con 50 voti contrari e 49 favorevoli, una risoluzione volta proprio a impedire a Trump di proseguire la guerra senza l'autorizzazione del Congresso.

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