La Heritage Foundation, il centro studi conservatore che ha scritto Project 2025, il piano di governo preparato per la seconda amministrazione di Donald Trump, ha perso 293 dipendenti dal 2021. L'ultima ondata di uscite è arrivata dopo che il suo presidente, Kevin Roberts, ha difeso pubblicamente Tucker Carlson, criticato da tutta la destra americana per aver ospitato nel suo programma Nick Fuentes, influencer suprematista bianco e antisemita di 27 anni. La crisi della fondazione è stata ricostruita da un'inchiesta del New York Times, che ha parlato con più di una decina tra dipendenti ed ex dipendenti.
Il video pubblicato da Roberts su X in ottobre denunciava la "coalizione velenosa" che attaccava Carlson. Sosteneva anche che i conservatori non devono sentirsi obbligati a sostenere in modo automatico un governo straniero, per quanto forti siano le pressioni della "classe globalista" e di "chi agisce in malafede al servizio dell'agenda di qualcun altro". Il filosofo israelo-americano Yoram Hazony, uno degli alleati storici di Carlson che hanno rotto con lui, aveva definito quel programma il principale centro di smistamento dell'antisemitismo virulento nella destra politica.
Roberts si è poi scusato con i dipendenti per aver "deluso questa istituzione" e per la scelta delle parole, che alcuni avevano criticato come un richiamo a stereotipi antisemiti. Gli interlocutori abituali della fondazione negli uffici del Congresso, nelle corti d'appello federali e nelle ambasciate straniere hanno smesso di volersi far associare pubblicamente a Heritage.
Josh Blackman, giurista che da anni lavorava alla nuova edizione della "Heritage Guide to the Constitution", ha scritto in una lettera di dimissioni poi diventata pubblica che i coautori del volume si sono sfilati dall'evento di presentazione e hanno rifiutato di firmare le copie. Alcuni giudici che avevano parlato alla fondazione gli hanno detto che non volevano più risultare affiliati.
Decine di dipendenti se ne sono andati e diciotto sono finiti al centro studi dell'ex vicepresidente Mike Pence, Advancing American Freedom (fondato nel 2021 come casa dei conservatori più tradizionali).
Roberts non si è mostrato turbato dalle partenze. Ha detto al New York Times che restavano pochi ex colleghi decisi a guidare la missione di Heritage in una specie di stile anni Ottanta e che è appropriato che siano andati da Pence. Alcuni studiosi, soprattutto nei dipartimenti legale ed economico, erano abituati "a ottenere sempre quello che volevano". Per Roberts "è un bene che se ne siano andati".
Il clima interno era già pesante prima del video. I dipendenti venivano licenziati o si dimettevano senza annunci né spiegazioni, al punto che in ufficio la situazione veniva chiamata "Heritage Hunger Games". Alcuni credevano che i computer aziendali fossero controllati e avevano cominciato a parlarsi su Signal e con telefoni usa e getta.
Andy Olivastro, responsabile della raccolta fondi di Heritage, ha risposto per iscritto che il tentativo degli ex dipendenti di screditare la fondazione dall'esterno dimostra perché non ne fanno più parte. Per un ex analista di alto livello il ricambio era pianificato: un movimento cresciuto nella destra si è infiltrato in diverse istituzioni conservatrici tradizionali e le ha conquistate. A Heritage, dice, è stato un colpo di mano.
Dal 1980 la fondazione pubblica ogni quattro anni un manuale di governo, il "Mandate for Leadership", destinato a una possibile amministrazione repubblicana. Il primo, mille pagine, finì sul tavolo del governo di Ronald Reagan che lo usò come copione. Project 2025 non era una rifondazione ma un cambio di marchio.
Al piano hanno partecipato più di 50 sigle della cosiddetta Nuova destra: tra queste American Compass, organizzazione socialmente conservatrice che chiede politiche economiche a sostegno della classe lavoratrice, la rivista The American Conservative cofondata da Patrick Buchanan, il Claremont Institute e il Center for Renewing America di Russell Vought, oggi direttore dell'Office of Management and Budget, l'ufficio della Casa Bianca che prepara il bilancio federale.
Molti dipendenti hanno raccontato che Project 2025 era stato costruito pensando a Ron DeSantis, governatore della Florida. Reuters ha rivelato che tra la fondazione e la campagna presidenziale di DeSantis c'erano telefonate quasi quotidiane e visite mensili a Tallahassee, spesso dello stesso Roberts. Nell'aprile 2023 DeSantis è stato l'ospite principale della conferenza per i 50 anni di Heritage, dove il piano è stato presentato. Il governatore si è ritirato nel gennaio 2024 e la fondazione ha dovuto cambiare bersaglio.
Trump ha negato con forza di conoscere Project 2025, raccontato dai giornali come un programma per smontare lo Stato amministrativo, cancellare le politiche sulla diversità, chiudere i confini e concentrare il potere nell'esecutivo. Secondo diversi ex dipendenti la pubblicità data al piano lo aveva fatto infuriare. I responsabili della sua campagna, Susie Wiles e Chris LaCivita, chiamarono la fondazione per chiedere di smettere di associare il progetto alla futura amministrazione. Alla fine del 2024 Roberts ha ammesso che quel marchio era diventato un problema politico.
Dopo la vittoria del presidente i dirigenti di Heritage si sono trovati a rincorrere per piazzare i propri uomini nella nuova amministrazione. Il primato della fondazione era conteso da organizzazioni nate nel frattempo, a cominciare dall'America First Policy Institute, fondato da funzionari del primo mandato. Ne erano dirigenti tre futuri ministri: Linda McMahon all'Istruzione, Brooke Rollins all'Agricoltura e Pam Bondi alla Giustizia.
Anche quel gruppo aveva il suo manuale, "The America First Agenda", meno appariscente di Project 2025 e in larga parte sovrapposto. Nel libro "Regime Change" i giornalisti Maggie Haberman e Jonathan Swan scrivono che Vought all'inizio era escluso dalla corsa per il bilancio proprio per il suo legame con Project 2025 e che è diventato centrale nella ristrutturazione dello Stato solo grazie a JD Vance e al consigliere Stephen Miller.
Heritage sostiene che 290 suoi ex collaboratori lavorano nell'amministrazione.
Roberts rivendica che delle circa 1.900 raccomandazioni del volume ne siano già state attuate 750, pur ammettendo che molte di quelle idee erano anche di altri.
Gli analisti più anziani, che difendevano il libero scambio, si sono ritrovati contro una generazione più giovane favorevole ai dazi. Andrew Hale, analista di politica commerciale uscito a gennaio e oggi alla fondazione di Pence, ha detto al New York Times che a Heritage di mercati liberi e libero scambio non si occupa più nessuno e che lui era l'ultimo a promuoverli.
Hale era disposto a discutere di politiche economiche, ma non a "stare seduto lì a discutere se l'Olocausto sia avvenuto o no". Tra i nuovi assunti circolavano gli argomenti diffusi da Fuentes, Carlson e dalla podcaster Candace Owens che mettono in dubbio la ricostruzione storica dell'Olocausto o le origini dello Stato di Israele.
Richard Stern, allora direttore del centro sul bilancio di Heritage e oggi anche lui alla fondazione di Pence, ha raccontato che in ufficio si discuteva spesso di chi fossero i buoni e i cattivi nella Seconda guerra mondiale. Diversi nuovi assunti erano ammiratori di Buchanan, autore di un libro secondo cui l'istigatore del conflitto fu Churchill e non Hitler. Tra loro il capo economista della fondazione, E.J. Antoni, 38 anni, che ha elogiato quel libro su X e che Trump ha candidato nel 2025 alla guida del Bureau of Labor Statistics, l'istituto federale che produce le statistiche su lavoro e prezzi (la nomina è stata poi ritirata per i dubbi sulle sue qualifiche).
Un mese prima del caso Carlson, Heritage aveva pubblicato sul suo canale YouTube un video intitolato "Pat Buchanan Was Right About Everything". Fa parte della campagna per fargli assegnare la Presidential Medal of Freedom, la più alta onorificenza civile americana. Buchanan era stato messo ai margini del Partito Repubblicano negli anni Novanta per le sue affermazioni sul controllo ebraico della politica estera americana in Medio Oriente.
Le nuove assunzioni hanno spostato il baricentro della fondazione dalle politiche pubbliche alle guerre culturali. Scott Yenor, professore di scienze politiche alla Boise State University arrivato nel 2025, sostiene che il suffragio femminile sia stato un errore, che le donne non dovrebbero godere di tutele legali contro le discriminazioni sul lavoro e che una società sana richieda il patriarcato.
Dentro Heritage si discuteva apertamente se il voto dovesse spettare solo ai capifamiglia maschi. Un'altra discussione riguardava il rapporto della fondazione sulla famiglia, che secondo alcuni doveva proporre un trasferimento di ricchezza da migliaia di miliardi di dollari l'anno dai single alle coppie sposate con figli attraverso il fisco. L'idea è stata scartata, ma quando il rapporto è uscito quest'anno quasi tutta la squadra di economisti aveva ritirato la propria firma.
Tra i nuovi arrivi c'è anche Mario Enzler, ex guardia svizzera in Vaticano, assunto come consigliere. Enzler si era dimesso dall'Università di St. Thomas di Houston dopo le accuse, riportate dal quotidiano locale, che l'università italiana dove diceva di aver preso il dottorato non rilasciasse dottorati.
All'inizio del 2025 un dipendente ha scritto al consiglio di amministrazione una lettera che descrive un ambiente di lavoro tossico. Roberts, si legge nel testo, aveva ammesso davanti allo staff di avere problemi di gestione della rabbia e le sue insicurezze lo portavano a liquidare i dipendenti storici più esperti di lui come "repubblicani dell'establishment" o gente "che va ai cocktail party di Washington". Chi non era d'accordo con lui veniva spinto fuori dal proprio posto.
Secondo la stessa lettera a Heritage era ormai richiesto di essere contrari alla fecondazione assistita e alla contraccezione, anche per le coppie sposate. Le donne single senza figli venivano considerate delle fallite. Le selezioni competitive per i posti non esistevano più, sostituite dall'assunzione di cattolici allineati alle posizioni del capo della fondazione.
Il tono pubblico è cambiato con l'ascesa dell'Oversight Project, la struttura creata nel 2022 per denunciare presunte frodi dell'amministrazione Biden e guidata dall'avvocato Mike Howell. Dopo l'assassinio di Charlie Kirk nel settembre 2025 e la direttiva del presidente all'FBI di indagare su tutti i partecipanti a presunte cospirazioni criminali e terroristiche interne, Howell ha chiesto al governo di inserire l'"estremismo violento ispirato all'ideologia transgender" tra le categorie del terrorismo interno. Nel documento sosteneva senza fornire dati che metà delle grandi sparatorie nelle scuole dal 2015 sarebbe collegata a quell'ideologia.
Sempre su X, Howell ha risposto a un'analista ebrea di Heritage che sollevava dubbi costituzionali sulla sua proposta di vietare il velo islamico al Congresso dicendole di andare a lavare a secco l'hijab di Ilhan Omar (deputata del Minnesota). Quest'anno la stessa struttura ha assunto Jeffrey Clark, ex funzionario del Dipartimento di Giustizia incriminato per il ruolo avuto nel tentativo di ribaltare il risultato delle elezioni del 2020.
Roberts è arrivato a Heritage nel 2021 dal Texas Public Policy Foundation di Austin, con la promessa al consiglio di amministrazione di unire il nuovo spirito populista del movimento conservatore a un'istituzione tradizionale. Nel 2022, alla conferenza del National Conservatism, disse al pubblico di non essere andato lì per invitare i conservatori nazionali nel movimento conservatore ma per riconoscere che Heritage faceva già parte del loro.
Richard Reinsch, tra le sue prime assunzioni, ha raccontato che la direzione gli fece cancellare un post su X che criticava una legge sostenuta da Vance, allora senatore dell'Ohio. Gli fece togliere anche l'indicazione della propria affiliazione da una lettera aperta in difesa della libertà individuale contro l'autoritarismo di destra e di sinistra. In ufficio, secondo Stern, Roberts aveva smesso di parlare di libertà individuale per parlare di bene comune, cioè non della libertà di fare quello che si vuole ma di quello che si deve. Spingeva per uno Stato più grande e con più poteri di regolazione.
Carlson, il cui primo lavoro dopo l'università fu proprio a Heritage, oggi considera la fondazione irrilevante. Ha detto al New York Times che lì non sanno nemmeno difendere la libertà di parola e che non sanno fare quello che un centro studi dovrebbe fare, cioè pensare. Secondo Carlson la fondazione si limita a fare quello che vogliono i suoi finanziatori, cioè sostegno a Israele e sgravi fiscali.
Alla stessa conclusione arriva da posizioni opposte Sarah Longwell, editrice della testata anti-Trump The Bulwark: il caso Carlson è successo perché Carlson è più potente di Heritage e i centri studi non contano più molto. Longwell ha lavorato in quel mondo dai primi anni Duemila e dice che passare il tempo in quegli ambienti le nascondeva i sentimenti reali degli elettori repubblicani.
Hazony, entrato nel consiglio di amministrazione della fondazione a maggio, difende invece il cambiamento come una necessità pratica. Il conservatorismo americano del dopoguerra è stato attraente per due generazioni, ha detto, ma ha perso la capacità di analizzare e spiegare i fenomeni politici importanti. È uno strumento povero per trovare soluzioni su immigrazione, libero scambio senza limiti e guerre infinite, i tre temi che hanno portato Trump alla vittoria.
Roger Severino, vicepresidente per la politica economica e interna, spiega che il filone populista parla a una parte trascurata dell'elettorato, convinta che dal libero scambio e dalla crescita guadagnassero solo le élite delle coste. La fondazione, dice, vuole evitare che gli obiettivi economici tradizionali sacrifichino "beni superiori come la famiglia, la fede e la sicurezza nazionale". Chiama questa fase Heritage 2.0 e dice che se cambiano le circostanze e non cambi le tattiche hai il piano di gioco degli sciocchi.
Ryan Williams, presidente del Claremont Institute, dice che tutta la destra sta cercando di tenere insieme chi lavora nel movimento dagli anni Novanta e chi ha meno di trent'anni e si è politicizzato con i due mandati di Trump. Nel nuovo ecosistema di podcast e influencer, aggiunge, l'incentivo a discutere di idee convive con quello a fare click e soldi, che ha un legame tenue con l'accuratezza.
Rod Dreher, scrittore conservatore vicino ai conservatori nazionali e ai cattolici post-liberali, dice che ignorare i giovani seguaci di Fuentes sarebbe sciocco e persino crudele. Non riesce però a indicare un solo dirigente della destra che riconosca il disagio di quei ragazzi e indichi loro una strada migliore.
Nel filmato dell'assemblea interna convocata dopo il video, uscito poi in rete, una giovane dipendente dice che tra la Generazione Z è cresciuta l'ostilità verso Israele. Non dipende dall'antisemitismo di milioni di americani, aggiunge, ma dal fatto che molti giovani conservatori sono cattolici e ortodossi e considerano il sionismo cristiano un'eresia moderna. Roberts risponde che la difficoltà del movimento conservatore oggi è capire come rispettare le differenze di opinione.
Heritage non sostiene ufficialmente singoli candidati, ma secondo gli ex dipendenti sta investendo molto nel rapporto con Vance, che parla proprio a quel settore della destra e che da settimane subisce una campagna online ostile dentro il suo stesso partito. In un podcast Hazony ha detto apertamente che Vance è il candidato dato per scontato per il 2028.
Molti di quelli che se ne sono andati considerano perdente la scommessa sugli attivisti online e sui ventenni, perché non rappresentano i politici repubblicani nel resto del paese e restano una parte piccolissima del partito anche a Washington. Dreher aggiunge che essere conservatori dovrebbe significare essere contrari ai cambiamenti radicali e chiede con che cosa questi ragazzi pensino di sostituire quello che vogliono abbattere.
Nelle prime pagine del suo libro del 2024, "Dawn's Early Light: Taking Back Washington to Save America", Roberts costruisce una lunga metafora sulle proprietà produttive della distruzione. Scrive che il fuoco trasforma il marciume e il legno morto in nuovo terreno e che i conservatori devono piantare nuovi alberi, cioè fondare nuove istituzioni. Niente di tutto questo conterà se resteranno restii a compiere il terzo passo: distruggere le istituzioni che non si possono salvare.
