La quota di americani che lavorano o cercano attivamente un impiego è scesa ai livelli più bassi dalla pandemia. A luglio il tasso di partecipazione alla forza lavoro è calato al 61,4%, ha comunicato venerdì il Bureau of Labor Statistics (BLS), l'istituto federale di statistica del lavoro: l'ultima volta che era stato registrato un valore simile risale al febbraio 2021. Nell'ultimo anno la forza lavoro americana si è ridotta di oltre un milione di persone, passando dai 170,4 milioni del luglio 2025 agli attuali 169,1 milioni, con il calo più marcato concentrato negli ultimi due mesi.
Il tasso di partecipazione misura la quota della popolazione potenzialmente disponibile al lavoro che è già occupata oppure sta cercando attivamente un impiego. Lo stesso rapporto ha registrato a luglio una perdita netta di 23.000 posti di lavoro, contro le attese degli economisti, che prevedevano invece un aumento dell'occupazione. Il tasso resta inoltre molto lontano dal 63,3% registrato all'inizio del 2020, prima della pandemia.
"I cali del tasso di partecipazione stanno diventando più preoccupanti, perché il valore è vicino ai minimi storici", ha scritto Dominic Pappalardo, chief multi-asset strategist di Morningstar Wealth. Al netto della parentesi pandemica, ha aggiunto, per ritrovare un dato così basso bisogna tornare indietro di decenni. Una riduzione della quota di persone disponibili a lavorare rappresenta inoltre un problema per la crescita economica di lungo periodo, ha spiegato Cory Stahle, senior economist dell'Indeed Hiring Lab.
La quota di americani che lavora o cerca lavoro non è mai stata così bassa in vent’anni
A luglio il tasso di partecipazione è sceso al 61,4% e in dodici mesi la forza lavoro ha perso 1,3 milioni di persone. La disoccupazione cala al 4,1%, ma solo perché chi non trova lavoro smette di cercarlo.
Era il 62,2% un anno fa. Sotto, la serie mensile dal 2006.
Dal 66,4% del dicembre 2006 la curva scende fino al 62,4% del settembre 2015, risale al 63,3% del gennaio 2020, crolla al 60,1% dell’aprile 2020, recupera fino al 62,8% dell’agosto 2023 e torna a scendere fino al 61,4% del luglio 2026.
In vent’anni di rilevazioni il tasso è sceso a questo punto soltanto cinque volte, tutte comprese tra l’aprile 2020 e il febbraio 2021. Prima della pandemia non era mai andato sotto il 62,4%.
Se la quota fosse rimasta quella di un anno fa, oggi nella forza lavoro ci sarebbero 2,1 milioni di persone in più: 171,2 milioni invece di 169,1.
La discesa si è accentuata negli ultimi due mesi
Tasso di partecipazione mese per mese, dati destagionalizzati. Trascina o tocca il grafico per leggere i singoli mesi.
Luglio 2025: 62,2%. Agosto: 62,3%. Settembre: 62,5%. Novembre: 62,5%. Dicembre: 62,4%. Gennaio 2026: 62,1%. Febbraio: 62,0%. Marzo: 61,9%. Aprile: 61,8%. Maggio: 61,8%. Giugno: 61,5%. Luglio 2026: 61,4%.
Il grafico mostra i dodici mesi disponibili: a ottobre 2025 la rilevazione fu sospesa per lo shutdown federale e quel mese non esiste nella serie.
Il calo si concentra tra chi ha studiato di meno
Ogni linea unisce il tasso di partecipazione del luglio 2025 (cerchio chiaro) a quello del luglio 2026 (cerchio pieno).
Titolo di studio: senza diploma dal 49,0% al 45,5%; diploma superiore dal 56,5% al 56,6%; college non concluso dal 63,0% al 61,4%; laurea dal 71,5% al 70,7%. Gruppi: uomini dal 70,0% al 69,2%; donne dal 58,6% al 57,7%; bianchi dal 62,0% al 60,7%; neri dal 61,7% al 61,3%; ispanici dal 67,0% al 66,4%; asiatici dal 64,9% al 65,0%.
Titolo di studio: popolazione dai 25 anni in su. Uomini e donne: dai 20 anni. Bianchi, neri, asiatici e ispanici: dai 16 anni.
La popolazione cresce, la forza lavoro si svuota
Variazione tra luglio 2025 e luglio 2026, in milioni di persone.
Popolazione adulta: +1,5 milioni. Forza lavoro: −1,3 milioni. Adulti fuori dalla forza lavoro: +2,8 milioni.
Dal massimo del 2000 mancano quasi sei punti
Il tasso di partecipazione nei tre momenti che gli economisti usano come termine di confronto.
Fuori dalla parentesi pandemica, per ritrovare un valore così basso bisogna risalire alla metà del 1976, quando le donne americane erano ancora in larga parte fuori dal mercato del lavoro. Ogni decimo di punto vale oggi circa 275.000 persone.
Pensionamenti e meno giovani per sostituire i boomer
Una parte del fenomeno è strutturale. I baby boomer più giovani hanno ormai superato i sessant'anni e la loro progressiva uscita dal mercato del lavoro è "la costante che spinge il tasso verso il basso, il motivo principale del calo chiaro e prolungato", ha spiegato Stahle. A questo si aggiungono però anche il calo della natalità degli ultimi decenni, le regole più restrittive sull'immigrazione e l'intensificazione dei controlli durante il secondo mandato di Donald Trump, ha osservato Matthew Martin, senior economist di Oxford Economics. Mentre i lavoratori più anziani lasciano in massa il mercato, "non ci sono necessariamente altri lavoratori giovani a prenderne il posto", ha spiegato.
Ma il dato può riflettere anche una crescente difficoltà nel trovare un impiego. Il BLS considera disoccupata e in cerca di lavoro soltanto una persona che abbia cercato attivamente un'occupazione nelle quattro settimane precedenti. In un mercato come quello attuale, tuttavia, quattro settimane possono essere un periodo molto breve: secondo il rapporto di luglio, un disoccupato americano impiega in media quasi 25 settimane per trovare un nuovo posto di lavoro e circa un quarto delle persone in cerca di occupazione è senza lavoro da almeno 6 mesi. È quindi sufficiente che qualcuno, dopo decine di candidature rimaste senza risposta, interrompa la ricerca per un mese perché esca tecnicamente dalla forza lavoro.
A luglio i cosiddetti lavoratori scoraggiati erano 503.000, contro i quasi 460.000 di un anno prima. Si tratta di persone che non hanno cercato lavoro nelle ultime quattro settimane e che, tra le ragioni, indicano anche la convinzione che non vi siano opportunità disponibili. "Non so se sia rumore nei dati o l'inizio di un trend", ha detto Martin. "Sicuramente può essere una parte della spiegazione." Stahle è più netto: "La paura è che si stia arrivando a un punto in cui la gente dice: non cerco più lavoro. Sto un po' rinunciando alla mia ricerca di lavoro", ha spiegato a MarketWatch.
