La Corte Suprema degli Stati Uniti ha respinto oggi l’ultimo tentativo di Donald Trump di ribaltare la condanna al pagamento di 5,6 milioni di dollari a E. Jean Carroll. Tre anni fa una giuria lo aveva ritenuto civilmente responsabile di abusi sessuali e diffamazione ai danni dell’ex giornalista. La decisione non contiene alcuna motivazione e non registra opinioni dissenzienti. La Corte aveva già respinto un primo ricorso del presidente il 29 giugno. All’inizio di luglio i suoi avvocati avevano quindi presentato un’istanza di riesame, uno strumento ammesso dal regolamento soltanto in presenza di sostanziali "circostanze sopravvenute".
Secondo i legali di Trump, la riapertura del caso era necessaria perché la causa parallela da 83,3 milioni di dollari avrebbe sollevato "questioni fondamentali sull’immunità presidenziale per le dichiarazioni ufficiali". Trump aveva comunque già versato la somma a luglio, in seguito all’ordine di un tribunale di grado inferiore. I 5,6 milioni comprendono il risarcimento stabilito dalla giuria e gli interessi maturati dopo la sentenza. I legali di Carroll avevano comunicato che la loro assistita avrebbe conservato il denaro su un conto fruttifero fino alla decisione sull’istanza di riesame.
"Siamo lieti che la Corte Suprema degli Stati Uniti abbia rifiutato ancora una volta di occuparsi di questo caso", ha dichiarato Roberta Kaplan, l’avvocata di Carroll. "Il verdetto unanime della giuria, secondo cui Donald Trump ha aggredito sessualmente e poi diffamato E. Jean Carroll, è ora definitivo e non può più essere contestato davanti ad alcun tribunale".
La causa più più recente è arrivata per prima al processo
Carroll ha intentato due cause contro Trump. La prima, avviata nel 2019, riguardava esclusivamente la diffamazione. La seconda risale al 2022, quando lo Stato di New York approvò l’Adult Survivors Act, la legge che aprì temporaneamente la possibilità di presentare cause civili per abusi sessuali i cui termini di prescrizione erano già scaduti. Quest’ultima causa comprendeva sia l’accusa di diffamazione sia quella di aggressione sessuale.
Il procedimento avviato nel 2022 è però arrivato per primo davanti a una giuria, che nel maggio del 2023 ha riconosciuto a Carroll un risarcimento di 5 milioni di dollari. La causa del 2019 si è invece conclusa con una condanna da 83,3 milioni di dollari. Anche quest’ultimo caso è arrivato alla Corte Suprema, che deve ancora decidere se esaminare il ricorso. Carroll sostiene che Trump l’abbia aggredita sessualmente a metà degli anni Novanta nei grandi magazzini Bergdorf Goodman di Manhattan e che in seguito l’abbia diffamata, accusandola di essersi inventata tutto per vendere un libro. Il presidente ha sempre negato ogni addebito e contestato la conduzione del processo civile.
Secondo i suoi avvocati, il giudice federale Lewis Kaplan avrebbe commesso numerosi errori, tra cui consentire alla giuria di ascoltare le testimonianze di altre due donne che accusano Trump di averle aggredite sessualmente anni prima. Il giudice, hanno sostenuto, non avrebbe inoltre dovuto mostrare ai giurati il filmato di Access Hollywood, la registrazione del 2005 in cui Trump, senza sapere di avere il microfono aperto, si vantava di baciare e palpare le donne senza chiederne il consenso: "Quando sei una star, te lo lasciano fare".
Alla fine del 2024, la Corte d’Appello federale del secondo circuito aveva confermato il verdetto da 5 milioni di dollari, stabilendo che il giudice non aveva commesso errori tali da giustificare un nuovo processo. Nel giugno 2025 Trump aveva poi fallito anche il tentativo di ottenere un riesame del ricorso da parte di tutti i giudici della corte riuniti in seduta plenaria. Pochi mesi dopo si era rivolto alla Corte Suprema, che aveva inserito più volte il caso all’ordine del giorno delle proprie camere di consiglio, rinviando però ogni volta la decisione senza fornire spiegazioni. Il pronunciamento di oggi chiude definitivamente la vicenda giudiziaria.
