Vi spieghiamo l’America di oggi con i numeri di domani.
Israele intende creare delle nuove colonie per dividere la Cisgiordania e Trump non intende fermarli
Photo by Cole Keister / Unsplash
Politica estera 5 min di lettura

Israele intende creare delle nuove colonie per dividere la Cisgiordania e Trump non intende fermarli

Il Ministero israeliano dell'Edilizia ha aperto i bandi per la costruzione 1.200 alloggi nella zona che separa la Cisgiordania da Gerusalemme Est. Quattordici governi protestano, l'Amministrazione Trump resta a guardare.

Il Ministero israeliano dell'Edilizia ha aperto questa settimana i bandi per costruire più di 1.200 alloggi nella zona E1 della Cisgiordania, l'area a est di Gerusalemme dove gli insediamenti israeliani sono illegali secondo il diritto internazionale. Le case, se verranno costruite, taglieranno la strada che collega la parte nord e la parte sud del territorio palestinese e lo separeranno da Gerusalemme Est. Lì vivono più di 300 mila palestinesi e lì la diplomazia internazionale ha sempre immaginato la capitale di un futuro Stato palestinese accanto a Israele.

A un funzionario americano che si occupa di politica mediorientale il sito NOTUS ha chiesto quante probabilità ci siano che l'Amministrazione blocchi il piano E1. La risposta è stata una parola sola: "zero". L'ambasciata americana a Gerusalemme, ha detto il funzionario, si muove "in perfetta sintonia" con il governo del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Il Dipartimento di Stato (il ministero degli Esteri americano) non ha risposto alle domande di NOTUS ma ha fatto sapere ad Axios che "gli Stati Uniti non sostengono l'annessione della Cisgiordania da parte di Israele".

Le offerte delle imprese vanno presentate entro il 19 ottobre e chi si oppone spera che la pressione internazionale faccia saltare il piano prima di quella data. "Siamo a sessanta giorni dal punto di non ritorno", ha scritto questa settimana in un rapporto Terrestrial Jerusalem, un'organizzazione israeliana senza scopo di lucro che segue quello che accade a Gerusalemme. Fino a quel giorno Netanyahu può ancora annullare tutto; dopo, "costruttori, banche e istituzioni finanziarie avranno in mano contratti vincolanti".

I ministri degli Esteri di quattordici paesi, tra cui Italia, Regno Unito, Francia, Germania, Spagna e Canada, insieme alla Commissione europea hanno chiesto a Israele di non piantare "un cuneo" nella Cisgiordania. Nel comunicato congiunto definiscono la decisione particolarmente grave in una fase già di forte tensione e citano le violenze dei coloni israeliani contro i civili e le proprietà palestinesi, mai registrate a questi livelli. Il Regno Unito e l'Unione europea starebbero valutando sanzioni contro Israele per la politica degli insediamenti.

Chris Van Hollen, senatore democratico del Maryland che al Congresso ha guidato le verifiche sull'operato israeliano a Gaza, ha scritto in una mail a NOTUS che l'insediamento E1 "è una chiara violazione del diritto internazionale" e chiude deliberatamente la porta alle già scarse prospettive di uno Stato palestinese funzionante. Fino a oggi, ha detto, i presidenti americani di entrambi i partiti hanno lavorato per fermarlo. "Costruirlo condannerà Israele a un futuro da Stato paria e di apartheid", ha aggiunto.

Il presidente si è allineato a Netanyahu su quasi tutto il resto del rapporto tra i due paesi, dalla guerra comune contro l'Iran alla gestione a guida americana del futuro di Gaza. Su Gerusalemme e sulla Cisgiordania la sua squadra ha invece avuto un ruolo minore rispetto ai presidenti che l'hanno preceduto, di entrambi i partiti, e persino rispetto al suo primo mandato. Chi critica questa impostazione la attribuisce alla fedeltà verso la destra israeliana che sostiene gli insediamenti e prevede che l'accettazione silenziosa produrrà altro caos in Medio Oriente, oltre a un malcontento interno, mentre repubblicani e democratici diventano sempre più scettici sul ruolo americano nelle politiche israeliane più controverse.

La posizione americana su Gerusalemme ha iniziato a cambiare durante il primo mandato di Trump, quando il presidente ha riconosciuto la città come capitale di Israele senza riconoscere le rivendicazioni dei palestinesi e ha chiuso il consolato americano che si occupava di loro. Joe Biden aveva promesso di tornare indietro su entrambe le decisioni ma non lo ha fatto. In questo secondo mandato il presidente ha chiuso l'Ufficio per gli Affari palestinesi dentro l'ambasciata a Gerusalemme e ha nominato figure apertamente filoisraeliane, a partire dall'ambasciatore Mike Huckabee.

Quell'ufficio poteva preparare analisi e segnalazioni per chi decide a Washington senza bisogno del via libera dell'ambasciatore, che di solito è concentrato sul tenere stretto il rapporto con Israele, ha detto Mike Casey, ex diplomatico americano che ha lasciato il Dipartimento di Stato nel 2024 per protesta contro la guerra a Gaza dopo quasi quattro anni di servizio a Gerusalemme. Tra le attività che ha citato c'è l'invio di un funzionario musulmano alla spianata delle moschee per registrare come veniva trattato, dopo le denunce dei palestinesi sugli abusi delle guardie israeliane.

La politica americana è oggi influenzata soprattutto da David Milstein, consigliere di Huckabee accusato di promuovere le posizioni israeliane e di mettere a tacere i colleghi, ha detto lo stesso funzionario a NOTUS. Milstein è il figliastro di Mark Levin, conduttore radiofonico conservatore vicino a Netanyahu e consigliere informale del presidente. "Nessun altro se ne occupa o può ribaltare le sue decisioni sulla politica quotidiana", ha detto il funzionario.

Itamar Ben-Gvir, ministro della Sicurezza nazionale israeliano e lui stesso residente in un insediamento in Cisgiordania, il mese scorso ha guidato un gruppo di israeliani di destra dentro il complesso di Haram al-Sharif (la spianata delle moschee) per pregare. È il luogo più delicato di Gerusalemme: un accordo vecchio di decenni, il cosiddetto status quo, vieta lì la preghiera non musulmana e affida la gestione a un'autorità religiosa legata al governo della vicina Giordania. Gli ebrei lo chiamano Monte del Tempio ed è sacro anche per l'ebraismo, ma la preghiera ebraica dovrebbe restare confinata al Muro del Pianto. Lo stesso ministro ad agosto aveva chiesto di uccidere trenta o quaranta persone ogni notte a Gaza e di ricostruire gli insediamenti nella Striscia.

Il 5 agosto la Giordania ha convocato una riunione d'emergenza dei ministri dei paesi arabi e musulmani, parlando di una minaccia "imminente" a quell'accordo. Per anni i diplomatici americani hanno lavorato per tenerlo in piedi, di solito con una mediazione discreta tra Israele e Giordania, un altro alleato di Washington. Nelle discussioni su Gerusalemme gli Stati Uniti sono ormai "evaporati", ha detto Daniel Seidemann, fondatore di Terrestrial Jerusalem.

"Posso indicare probabilmente decine di volte negli ultimi trent'anni in cui Netanyahu stava per fare qualcosa di oltraggioso e io riuscivo a far intervenire gli Stati Uniti spiegando quali argomenti usare con lui. Alla fine faceva marcia indietro", ha detto Seidemann. Oggi, ha aggiunto, "lo status quo è quasi del tutto crollato e gli Stati Uniti non ci sono più". In un messaggio su X pubblicato venerdì si è comunque detto cautamente ottimista sul fatto che il piano E1 possa rivelarsi un passo troppo lungo.

I cristiani palestinesi speravano nella solidarietà di Huckabee, che è un pastore evangelico, e sono rimasti delusi. "Molti credono che questa Amministrazione finga di avere a cuore i cristiani: il risultato delle sue politiche è esattamente l'opposto", ha detto Wadie Abunassar, coordinatore del Forum dei cristiani di Terra Santa, un'organizzazione non governativa. Abunassar ha citato sputi e atti vandalici contro i cristiani e i luoghi della comunità, chiese comprese, per i quali a suo giudizio quasi nessuno paga. Huckabee ha criticato in alcuni casi gli israeliani che prendono di mira i palestinesi e questa settimana ha detto ai coloni di non appropriarsi delle terre di palestinesi con cittadinanza americana, ma i più scettici lo considerano incoerente.

Khaled Al-Qawasmi, ex ministro dell'Autorità nazionale palestinese e oggi vicesindaco di Hebron, ha fatto un paragone tra quello che sta succedendo a Gerusalemme e il controllo israeliano sulla moschea di Ibrahim, nella sua città. I palestinesi ci pregavano regolarmente, ha detto, mentre oggi devono superare almeno tre controlli in una ventina di metri prima di entrare, con la possibilità di essere fermati e rimandati indietro in qualsiasi momento. "Probabilmente faranno lo stesso alla moschea di Al-Aqsa", ha detto Qawasmi. "Stanno rendendo sempre più difficile per i palestinesi avere una vita normale".

Condividi
Redazione
Autore

Redazione

Seguici anche sui social

Le notizie più importanti dagli Stati Uniti, ogni giorno.