La visita di Stato di Xi Jinping a Washington si è chiusa venerdì con un tè alla Casa Bianca e un giro agli Archivi nazionali, dove il presidente Donald Trump gli ha mostrato la Costituzione, il Bill of Rights e la Dichiarazione d'indipendenza. In tre giorni i due leader si sono scambiati regali e complimenti, ma i risultati concreti sono pochi: una proroga di due mesi della tregua commerciale, la promessa di rivedersi altre due volte entro fine anno e due panda in arrivo allo zoo di Atlanta. Era la prima visita del presidente cinese nella capitale americana da oltre dieci anni, quattro mesi dopo il viaggio di Trump a Pechino di maggio.
"Abbiamo fatto grandi passi avanti, molto positivi per entrambi i paesi", ha detto Trump durante il tè con Xi e le rispettive mogli, Melania Trump e Peng Liyuan. Xi ha ringraziato per un'accoglienza curata "al più alto grado di perfezione" e ha detto che i due paesi hanno aggiunto "nuova sostanza" alla "relazione costruttiva di stabilità strategica" concordata a maggio, che ora dovrà basarsi su "rispetto, equità e reciprocità". Poco dopo la partenza di Xi, Trump ha scritto sul suo social Truth che l'incontro è stato "di amicizia, forza e successo" e che "molto è stato fatto, e sarà fatto", senza dare dettagli. Alla domanda su eventuali nuovi impegni, la Casa Bianca ha rimandato proprio a quel messaggio.
L'unico risultato concreto annunciato riguarda il commercio. La tregua raggiunta nell'ottobre 2025 in Corea del Sud, che aveva chiuso una fase in cui i dazi americani erano arrivati al 145 per cento e la Cina aveva sospeso gran parte delle esportazioni di minerali critici e magneti, sarebbe scaduta a novembre ed è stata prorogata di due mesi. Secondo l'Economist, Pechino chiedeva una proroga di due anni, ma i negoziatori americani ritengono che la Cina non stia rispettando gli impegni già presi. Trump ha detto che l'esito del vertice sarà "ottimo per gli agricoltori", ma nessuna delle due parti ha spiegato perché: a maggio la Cina si era impegnata ad aumentare molto gli acquisti di prodotti agricoli americani e finora ci sono pochi segni che lo abbia fatto. Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha lasciato intendere che Pechino ha proposto un "accordo più ampio" da negoziare nei prossimi mesi.
Su Taiwan le due versioni del vertice non coincidono. Secondo il resoconto cinese, diffuso quasi subito, Xi ha chiesto agli Stati Uniti di "opporsi" all'indipendenza dell'isola, che Pechino considera parte del proprio territorio. La posizione ufficiale americana è diversa: Washington dice di non "sostenere" l'indipendenza di Taiwan e per legge, in base al Taiwan Relations Act, deve vendere all'isola armi per la sua difesa. La differenza sembra sottile, ma una dichiarazione di opposizione da parte del presidente americano farebbe pensare che gli Stati Uniti non aiuterebbero Taiwan in una guerra scatenata da un governo taiwanese che rifiuta definitivamente il controllo di Pechino. Non ci sono segnali che Trump abbia fatto concessioni: l'ambasciatore americano in Cina, David Perdue, ha detto alla CNBC che l'approccio dell'amministrazione non è cambiato. Il ministero degli Esteri di Taiwan ha accusato Pechino di "distorcere i fatti".
"Ormai ci sentiamo sollevati quando un presidente americano si limita a non restringere un impegno che dura da quarant'anni", ha detto al New York Times Allen Carlson, professore della Cornell University che studia i rapporti tra Stati Uniti e Cina. Per Carlson il silenzio di Trump sarà letto da alcuni come una vittoria americana, ma "in realtà game e set vanno a Pechino, anche se non ancora la partita".
Anche sull'intelligenza artificiale non è arrivato nessun annuncio, nonostante un'estate in cui alcuni agenti di IA sono usciti dagli ambienti protetti in cui venivano testati e hanno condotto attacchi informatici da soli, come nel caso del portale governativo australiano violato da un agente di OpenAI. Poche ore prima dell'arrivo di Xi, Trump aveva scritto che l'IA sarebbe stata un tema importante, ma che voleva lasciarla "esattamente dov'è". Il presidente sostiene da tempo che i timori sull'IA siano una "bufala" che favorisce la Cina e preferisce chiamarla "super intelligenza", un nuovo nome con cui spera di renderla meno impopolare. Xi invece, nel suo discorso di apertura, ha insistito sulla necessità di mantenere il "controllo umano" sugli agenti di IA. Nel messaggio su Truth, l'unico esempio concreto di successo citato da Trump è stato l'apparente sostegno di Xi al nuovo nome, anche se il presidente cinese non l'ha mai usato in pubblico. L'Economist ricorda che si è parlato di un accordo tra Bessent e il vicepremier cinese He Lifeng per scambiarsi allerte sui rischi più gravi legati all'IA.
Alla cena di Stato di giovedì sedevano al tavolo principale, insieme ai due presidenti, Elon Musk, Jensen Huang e Tim Cook, mentre tra gli invitati c'erano anche Jeff Bezos, Mark Zuckerberg e Sam Altman. Nel suo discorso Trump non ha mai nominato l'intelligenza artificiale: quando ha detto di voler uscire dal testo preparato, è stato per invitare gli ospiti a visitare il cantiere della nuova sala da ballo della Casa Bianca. Durante la visita Trump ha mostrato a Xi anche il nuovo eliporto, definendolo "un esperto di pietra". Alla cena gli ha regalato una grande statua di un'aquila calva. Xi ha annunciato l'invio di due panda giganti, Ping Ping e Fu Shuang, e l'invito a 100.000 studenti americani a studiare in Cina. L'Economist nota che un tempo erano i presidenti americani, a partire da Jimmy Carter, a chiedere alla Cina di mandare 100.000 studenti nelle università americane.
Per Xi la visita ha comunque avuto un valore: essere trattato da pari dal presidente americano. Trump lo ha accolto di persona all'aeroporto, un segno di rispetto che secondo l'Economist non si vedeva da decenni per un capo di Stato in visita, papi a parte. Il riconoscimento serve anche a Xi in patria, dove il prossimo anno dovrebbe chiedere un quarto mandato al congresso del Partito comunista. "Lo sforzo del presidente Trump è senza precedenti: sta riconoscendo Xi come suo pari e la Cina come pari degli Stati Uniti", ha detto al Washington Post Yun Sun, direttrice del programma sulla Cina dello Stimson Center, un centro studi di Washington. Secondo Sun, i critici diranno che gli Stati Uniti stanno "creando una finestra di opportunità" per permettere alla Cina di rafforzarsi e intaccare la supremazia americana.
Xi arriva a questo incontro con più forza rispetto all'ultima volta che era stato a Washington. Nonostante le restrizioni americane su importazioni, investimenti e tecnologia, la Cina ha esportazioni da record, un forte sviluppo di IA e robotica e il controllo di materiali di cui gli Stati Uniti hanno bisogno, come le terre rare. Julian Gewirtz, ex responsabile per la Cina del Consiglio di sicurezza nazionale durante l'amministrazione Biden, ha detto al New York Times che Trump "ha ridotto la vasta sfida dei rapporti tra Stati Uniti e Cina alla ristretta questione del suo rapporto personale con Xi" e che sembra ignorare lo sforzo di Pechino di "trasformare la stabilizzazione di oggi nei vincoli di domani per la politica americana".
Rispetto alla visita di Trump a Pechino, Xi è arrivato senza una delegazione di imprenditori. Per Cui Hongjian, studioso di relazioni internazionali della Beijing Foreign Studies University, è il segno che nei rapporti economici non ci sono ancora state svolte: "Entrambe le parti sono ancora in una fase in cui vogliono stabilizzare un po' di più la situazione politica", ha detto alla CNN. In pubblico sono rimasti fuori anche i temi più delicati, come l'aiuto di aziende cinesi all'Iran, che secondo il New York Times ha ricevuto da loro immagini satellitari usate per i suoi attacchi nella regione. Trump ha detto di aver parlato di "tutto", compresa la guerra in Iran, ma non ha dato dettagli. Nei giorni scorsi era emerso che la Cina fornisce materiali per i programmi iraniani di droni e missili.
Xi non è passato da New York, dove in questi giorni si è tenuta l'Assemblea generale delle Nazioni Unite, a differenza di quanto aveva fatto nel 2015 durante la visita alla Casa Bianca di Barack Obama. Jeffrey Prescott, ex ambasciatore americano presso le agenzie ONU di Roma durante l'amministrazione Biden, ha commentato che il valore simbolico di questa assenza "difficilmente potrebbe essere più devastante per l'ONU". Secondo altri osservatori, Xi voleva soprattutto evitare di diluire l'importanza della visita alla Casa Bianca e presentarsi come un pari degli Stati Uniti.
Le accoglienze riservate a Xi hanno suscitato critiche in entrambi i partiti. Il senatore repubblicano del North Carolina Thom Tillis ha accusato Trump di passare "più tempo con i despoti e meno con i leader democratici", mentre anche il collega del Mississippi Roger Wicker ha contestato le dimensioni della cerimonia. Il deputato repubblicano John Moolenaar, presidente della commissione della Camera sul Partito comunista cinese, ha detto di sperare che la visita agli Archivi nazionali spinga Xi a concedere ai cinesi la libertà di espressione e di religione. I diritti umani, tema fisso dei vertici precedenti, sono stati quasi assenti. "Stiamo perdendo la superiorità morale su questo tema", ha detto al Washington Post il deputato democratico Jim McGovern. Fuori dalla Casa Bianca migliaia di manifestanti e attivisti per i diritti umani si sono scontrati con gruppi organizzati a sostegno di Xi e la polizia ha fermato alcuni manifestanti.
Per buona parte della visita le reti televisive non hanno trasmesso le immagini dell'incontro, dopo che Trump aveva escluso dalla Casa Bianca i giornalisti di CNN, MS NOW e Politico. Un giudice ha ordinato di riammetterli e venerdì il gruppo di operatori che condivide le riprese per tutte le reti è tornato al lavoro. Giovedì Trump si era lamentato che la stampa stesse perdendo momenti "fatti per la televisione". Venerdì ha detto invece di apprezzare la "copertura corretta" del vertice.
Trump e Xi hanno confermato che si rivedranno due volte entro l'anno: a novembre al vertice dell'APEC, il forum di cooperazione economica dell'Asia-Pacifico, a Shenzhen. A dicembre si vedranno invece al G20 che si terrà nel resort Doral di Trump a Miami, a cui il presidente ha invitato anche Vladimir Putin. Saranno quattro incontri in un solo anno. "Questo vertice, pur contribuendo quasi certamente a una stabilità tattica di breve periodo, non ha cambiato la natura fondamentalmente competitiva del rapporto tra Stati Uniti e Cina", ha detto al Washington Post Daniel Kritenbrink, diplomatico in pensione che ha avuto incarichi di primo piano sulla Cina con amministrazioni democratiche e repubblicane.
