Il vaccino terapeutico personalizzato sviluppato da Moderna insieme a Merck ha raggiunto gli obiettivi principali della sperimentazione di fase 3 sui pazienti operati per un melanoma ad alto rischio, hanno annunciato mercoledì le due aziende statunitensi. È il primo studio in fase avanzata a ottenere risultati positivi per una terapia oncologica personalizzata a mRNA e rappresenta un'importante conferma di decenni di ricerche sui trattamenti costruiti in base alle mutazioni del tumore di ciascun paziente.
Il titolo di Moderna, che nella mattinata di mercoledì guadagnava circa il 90% secondo il Wall Street Journal, ha raggiunto i 163 dollari durante la seduta e ha chiuso intorno ai 145 dollari, contro i circa 63 dollari del giorno precedente. Il rialzo, pari a circa il 131%, è stato il maggiore mai registrato in una sola giornata dalla società. Merck ha guadagnato invece circa il 9%. Ai massimi della mattinata, le due aziende erano avviate ad aggiungere complessivamente oltre 50 miliardi di dollari alla propria capitalizzazione, mentre alla chiusura, la sola Moderna ne ha guadagnati circa 32, passando da 24 a 56 miliardi.
Lo studio INTerpath-001 ha coinvolto 1.137 pazienti con un melanoma cutaneo di stadio compreso tra IIB e IV, completamente asportato. I partecipanti sono stati assegnati in modo casuale, con un rapporto di due a uno, a ricevere per circa 56 settimane la combinazione di intismeran autogene e Keytruda oppure il solo Keytruda, un'immunoterapia già impiegata contro questo tumore. Il vaccino è stato somministrato ogni tre settimane, per un massimo di nove dosi, mentre Keytruda è stato somministrato ogni sei settimane, fino a nove cicli.
La combinazione ha raggiunto l'obiettivo principale dello studio, prolungando il periodo senza recidive, e uno dei principali obiettivi secondari, riducendo il rischio di metastasi a distanza. Le aziende non hanno però ancora diffuso i dati completi: l'entità della riduzione del rischio e i risultati sulla sopravvivenza saranno presentati a un congresso medico entro la fine dell'anno. Nello studio di fase 2b KEYNOTE-942, la stessa combinazione aveva ridotto del 49% il rischio di recidiva o morte e del 59% quello di metastasi a distanza o morte rispetto al solo Keytruda. Quanto alla sicurezza, Moderna e Merck hanno dichiarato di non aver rilevato nuovi segnali rispetto agli studi precedenti.
Un vaccino costruito sul tumore di ciascun paziente
Intismeran non previene un'infezione, come fanno i vaccini tradizionali, ma è una terapia realizzata su misura per ogni paziente. Dopo l'intervento chirurgico, i medici inviano un campione di sangue e una biopsia del tumore. Analizzandone il profilo genetico, individuano le mutazioni delle cellule tumorali che hanno maggiori probabilità di essere riconosciute dal sistema immunitario. Queste informazioni vengono codificate nell'mRNA e impiegate per produrre il vaccino.
Il processo richiede circa sei settimane dalla biopsia. Nel frattempo, il paziente si riprende dall'operazione e comincia il trattamento con Keytruda, mentre viene preparata la sua dose personalizzata. Le due aziende collaborano dal 2016 e hanno scelto di cominciare dal melanoma perché questo tipo di tumore presenta generalmente molte mutazioni e offre quindi un maggior numero di possibili bersagli al sistema immunitario.
Sono già in corso sperimentazioni su altri tumori, tra cui quelli della vescica e del rene e una delle forme più comuni di cancro al polmone. Secondo gli analisti, il risultato ottenuto nel melanoma rappresenta un segnale incoraggiante anche per questi studi. "Ho la sensazione che questo sia soltanto l'inizio di un nuovo campo", ha detto Jane Healy, vicepresidente dell'oncologia di Merck, spiegando che l'obiettivo è offrire ai pazienti più tempo libero dalla malattia e dalle terapie.
La scommessa oncologica di Moderna
Per Moderna il risultato apre le porte del mercato dei farmaci oncologici, che vale oltre 240 miliardi di dollari, dopo anni consecutivi di perdite e il calo delle vendite dei vaccini contro il Covid. "Adesso siamo un'azienda oncologica", ha dichiarato l'amministratore delegato Stéphane Bancel. Secondo lei, entro Natale Moderna potrebbe tornare a registrare una crescita delle vendite per la prima volta in quattro anni. La società punta a portare il farmaco sul mercato nel 2027. Nel comunicato ufficiale Bancel ha parlato del "potenziale trasformativo" della tecnologia nel trattamento del melanoma operato.
La capitalizzazione di Moderna resta comunque lontana dal massimo di oltre 180 miliardi di dollari raggiunto nel settembre 2021, dopo il lancio del vaccino contro il Covid. Di recente la società ha ottenuto l'approvazione anche per il suo vaccino antinfluenzale a mRNA, che secondo gli analisti dovrebbe incidere sui conti soprattutto nel lungo periodo. Per Merck la posta in gioco è diversa. Keytruda è uno dei farmaci più venduti al mondo, ma nei prossimi anni perderà la protezione brevettuale: combinarlo con il vaccino personalizzato potrebbe aiutare l'azienda ad attenuare le conseguenze della scadenza.
Geoff Meacham, analista di Citi, ha osservato che, senza conoscere i dati completi, è ancora difficile valutare il potenziale commerciale del vaccino. Un'adozione su larga scala richiederà risultati comparabili anche contro altri tumori e la dimostrazione che un processo produttivo così personalizzato possa essere ampliato in modo sostenibile. Prima dell'annuncio, lo stesso Meacham aveva definito lo studio un possibile "catalizzatore decisivo" per il settore oncologico di Moderna, aggiungendo che risultati solidi avrebbero potuto accelerare l'esame della Food and Drug Administration.
I vaccini oncologici personalizzati restano comunque complessi e costosi da produrre. Non è ancora chiaro quanto potranno essere accessibili in caso di approvazione. Finora, negli Stati Uniti, il principale precedente è Provenge, un'immunoterapia cellulare personalizzata per il tumore della prostata. Insomma, la Borsa ha scommesso decine di miliardi di dollari su un risultato di cui non si conosce ancora l'entità. I dati completi arriveranno solo entro la fine dell'anno e saranno gli stessi sui quali dovrà poi pronunciarsi in via definitiva la Food and Drug Administration.
