L'amministrazione di Zohran Mamdani ha pubblicato più di 170.000 pagine di documenti comunali sulla qualità dell'aria a New York dopo l'11 settembre 2001, che mostrano come i funzionari della città sapessero che intorno a Ground Zero non era sicuro respirare mentre rassicuravano pubblicamente i cittadini. Il sindaco ha annunciato la pubblicazione martedì, tre giorni prima del venticinquesimo anniversario degli attacchi.
Il documento più rilevante è il cosiddetto Harding Memo, inviato all'allora vicesindaco Robert Harding. Il testo cita una stima dell'ufficio legale del Comune secondo cui gli attacchi avrebbero prodotto circa 35.000 potenziali ricorrenti, di cui circa 10.000 destinati a presentare davvero una richiesta di risarcimento e passa in rassegna le opzioni legislative per limitare la responsabilità della città. "Una preoccupazione importante è che, se questi casi arrivassero in tribunale, i giudici e le giurie sarebbero prevenuti a favore dei ricorrenti (anche se la città sembra avere una difesa solida) e quindi assegnerebbero risarcimenti sostanziosi", si legge nel memo. Tra i possibili motivi di causa il documento elencava il fatto che "gli avvisi sanitari hanno spinto le persone a tornare nell'area troppo presto (causando esposizione a sostanze tossiche o danni emotivi) oppure troppo tardi (causando difficoltà economiche)".
Tra i documenti ci sono anche note interne di funzionari che tra ottobre e novembre 2001 lanciavano allarmi sui test ambientali, che rilevavano regolarmente livelli elevati di sostanze tossiche, tra cui amianto e composti chimici difficili da individuare. Le carte diffuse contengono comunque solo una parte dei rilevamenti effettuati sulla qualità dell'aria a Ground Zero.
Un'altra parte dei documenti riguarda il lavoro del deputato Jerry Nadler, che nel febbraio 2002 mandò all'ufficio dell'allora sindaco Michael Bloomberg un memo in cui sosteneva che l'Environmental Protection Agency, l'agenzia federale per la tutela dell'ambiente, aveva "trascurato la propria responsabilità di monitorare la qualità dell'aria negli ambienti chiusi intorno a Ground Zero". Nadler scrisse che l'allora capo dell'agenzia, Christine Todd Whitman, aveva ingannato l'opinione pubblica dichiarando che l'aria era "sicura da respirare", perché quella frase arrivò prima che il governo avesse condotto un solo test sull'aria negli interni. Nello stesso memo il deputato riportava i risultati di alcuni scienziati dell'Università della California a Davis, secondo i quali l'aria conteneva "concentrazioni sorprendenti" di particolato ultrafine capace di penetrare "in profondità nei polmoni".
Bloomberg, che era succeduto a Rudy Giuliani, disse nel febbraio 2002 che "ogni test che è stato fatto dice che la qualità dell'aria era entro limiti accettabili" e aggiunse che alcune persone non ci avrebbero creduto mai. Un suo portavoce ha rifiutato di commentare la pubblicazione dei documenti.
Whitman ha risposto martedì che le sue parole sulla qualità dell'aria "si basavano interamente sull'analisi fatta dagli scienziati dell'agenzia" e che nel giro di pochi giorni l'agenzia mise online tutti i dati disponibili, aggiornandoli di continuo. Ha aggiunto che i suoi funzionari distinguevano tra le condizioni del cantiere e l'aria nel resto della città, che l'agenzia non controllava il sito, gestito dal Comune di New York, e che non aveva alcuna autorità per regolare la qualità dell'aria negli ambienti chiusi. Dieci anni fa aveva detto al Guardian di avere sbagliato ad assicurare ai newyorkesi che l'aria era sicura.
Gli attacchi uccisero quasi 3.000 persone tra New York, Washington e la Pennsylvania, ma le vittime delle malattie legate all'esposizione alle polveri sono ormai più numerose: oltre 9.400 secondo il programma sanitario federale che segue le persone coinvolte. Almeno 140.000 persone provenienti da tutti i 50 Stati sono iscritte a quel programma e 49.000 hanno ricevuto una diagnosi di tumore riconosciuta come collegata al World Trade Center, secondo i dati del memoriale dell'11 settembre. Nel dipartimento dei vigili del fuoco di New York le morti per malattie legate agli attacchi hanno superato i 343 caduti del giorno stesso. I tumori non erano coperti quando il Congresso creò il programma sanitario nel 2011 e furono aggiunti solo l'anno successivo, dopo la battaglia delle associazioni e uno studio che mostrava tassi di tumore più alti tra i pompieri impiegati a Ground Zero. Il fondo federale di risarcimento per le vittime ha erogato più di 16,8 miliardi di dollari a oltre 71.000 richiedenti dalla sua riapertura nel 2011.
La pubblicazione chiude due cause promosse da 9/11 Health Watch, l'associazione che da anni si batteva per ottenere i documenti. I materiali provengono da 68 scatole ritrovate l'anno scorso in un ufficio comunale e dagli archivi dell'ufficio di Giuliani e sono consultabili in un portale pubblico che è costato alla città oltre 34 milioni di dollari. Tutti i documenti si possono leggere e scaricare gratuitamente, il caricamento proseguirà a ondate nei prossimi dodici mesi e l'accordo prevede che il Comune destini personale specifico a raccogliere le carte che servono ai malati per accedere ai benefici sanitari federali.
Ben Chevat, direttore esecutivo di 9/11 Health Watch, ha ringraziato Mamdani per essere "il sindaco che, dopo 25 anni, comincia finalmente a rispondere alla domanda: che cosa sapeva la città dei pericoli della nube tossica a Ground Zero e quando lo ha saputo?". Chevat ha ricordato che per un quarto di secolo quattro diverse amministrazioni comunali hanno tenuto quei documenti lontani dal pubblico, dal Congresso e dal consiglio comunale, mentre i funzionari continuavano a dire che l'aria era "sicura e accettabile".
Alla conferenza stampa era presente anche Jon Stewart, che da anni si batte per la trasparenza e per le cure ai soccorritori. "C'era veleno nell'aria, sul terreno, sui davanzali delle finestre, nei condizionatori, addosso ai vostri animali e sui vostri vestiti, ed è rimasto lì per mesi. Lo sapevano tutti. Adesso è molto chiaro che lo sapeva anche la città", ha detto. Secondo Stewart l'amministrazione comunale cominciò a coprirsi le spalle tre settimane dopo gli attacchi.
Nadler ha detto che i suoi avvertimenti sui rischi sanitari, lanciati subito alle autorità locali e federali, non furono ascoltati e che ora è pubblico il fatto che il Comune guidato da Giuliani prevedeva conseguenze sanitarie gravi e durature per migliaia di soccorritori e residenti. Alla domanda se il ritardo di venticinque anni fosse un insabbiamento, Mamdani ha risposto che si è trattato di "più amministrazioni comunali che si sono rifiutate di pubblicare documenti che erano dovuti ai newyorkesi". Il sindaco ha aggiunto che le persone si sono ammalate perché i dirigenti di cui si fidavano hanno mentito, dicendo loro che potevano respirare senza pericolo un'aria tossica.
