Agenti dell'FBI e procuratori federali hanno raccolto materiale su almeno otto scienziati nell'ambito delle inchieste sulle origini della pandemia, tra cui un premio Nobel e personalità di primo piano che hanno ricoperto incarichi nel governo, come Anthony Fauci. Le richieste hanno riguardato tabulati telefonici, corrispondenza elettronica, documenti relativi a sovvenzioni e pagamenti e testimonianze davanti a un gran giurì. La ricostruzione è del New York Times, che si è basato su sei funzionari ed ex funzionari e su documenti esaminati dalla redazione.
L'accelerazione delle indagini risale a una riunione dei primi mesi del 2025. Dan Bongino, allora conduttore radiofonico conservatore da poco nominato vicedirettore dell'FBI, convocò decine di agenti al quartier generale di Washington per chiedere perché l'indagine sulle origini del Covid-19 fosse ferma da anni e perché il ruolo degli scienziati governativi non fosse stato esaminato più a fondo. Durante l'incontro ebbe uno scontro con un funzionario che metteva in dubbio una tesi sostenuta da Bongino e da molti sostenitori del presidente Donald Trump: non soltanto che il virus fosse sfuggito da un laboratorio cinese, ma anche che ricercatori americani, Fauci compreso, avessero orchestrato un insabbiamento.
Il confronto divenne così acceso che Bongino gli chiese di lasciare la stanza. Bongino ha poi lasciato l'FBI a gennaio per tornare a occuparsi del suo podcast, ma le indagini che aveva contribuito a rilanciare sono proseguite. Non è chiaro che cosa abbiano prodotto né a che punto siano. Fauci non è stato incriminato e beneficia del provvedimento di clemenza preventiva concesso da Joseph Biden l'anno scorso, che lo protegge da procedimenti federali per gli atti compiuti nell'esercizio delle sue funzioni tra il 2014 e il 2025.
Le inchieste erano comunque già in corso quando, il mese scorso, parlamentari repubblicani hanno chiesto al Dipartimento di Giustizia di indagare sul suo rifiuto di rispondere davanti a una Commissione del Senato, episodio per il quale la Commissione a guida repubblicana ha poi votato per contestargli l'oltraggio al Congresso.
Il caso Morens e la "piramide" dell'inchiesta
Ad agosto David Morens, per anni consigliere di Fauci al National Institutes of Health (NIH), l'agenzia federale che finanzia la ricerca biomedica, si è dichiarato colpevole di cospirazione per frodare gli Stati Uniti. Morens aveva trasferito parte della corrispondenza di servizio su un account personale per sottrarla agli obblighi federali di conservazione dei documenti. Era stato incriminato ad aprile e rischia fino a 5 anni di carcere.
In quelle e-mail Morens discuteva di come difendere i ricercatori sospettati di aver collaborato con il laboratorio di Wuhan, affermando di volerli proteggere da accuse politiche che riteneva infondate e paragonando la vicenda ai processi alle streghe di Salem. La Commissione parlamentare che aveva scoperto quei messaggi ne aveva trovati altri nei quali Morens spiegava come far sparire le comunicazioni.
Mitchell Benzine, che tra il 2023 e il 2025 ha diretto lo staff della Sottocommissione repubblicana sulla pandemia, ha descritto la strategia dell'inchiesta parlamentare come la costruzione di una piramide: si parte dalla base, raccogliendo documenti e testimonianze, e si procede verso l'alto. Se al vertice c'era Fauci, Morens si trovava vicino alla base.
Un mandato di comparizione del settembre 2025, esaminato dal New York Times, mostra che i procuratori federali del Maryland cercavano materiale anche su Fauci: e-mail inviate da un indirizzo privato a determinati ricercatori e informazioni su eventuali compensi ricevuti per essere intervenuto a favore di soggetti finanziati dal governo. Gli stessi procuratori hanno convocato davanti al gran giurì un ex dipendente di EcoHealth Alliance, l'organizzazione non profit ormai sciolta che, secondo la Casa Bianca, avrebbe utilizzato fondi del NIH per rendere possibili ricerche pericolose nel laboratorio di Wuhan.
I dirigenti di EcoHealth però respingono questa ricostruzione, mentre il NIH ha affermato che i virus studiati nel laboratorio con finanziamenti americani non somigliavano a quello che ha provocato la pandemia. Nello stesso mandato si chiedeva di verificare se EcoHealth avesse ricompensato Fauci con denaro, cesti regalo, vino, pasti o viaggi. Tra i ricercatori citati compare Richard J. Roberts, premio Nobel per la medicina, che aveva organizzato una lettera di protesta contro la revoca della sovvenzione a EcoHealth.
La vicenda del vino è entrata anche nel patteggiamento di Morens: oltre alla violazione delle norme sulla conservazione dei documenti, l'ex consigliere di Fauci si è dichiarato colpevole di aver ricevuto regalie illecite, due bottiglie di Prisoner Red Blend della Napa Valley, da Peter Daszak, allora presidente di EcoHealth. Daszak ha spiegato che il regalo era una battuta sulle richieste di incarcerarlo circolate nel 2020. Considera l'intera vicenda una ritorsione: "La destra ha capito presto, durante il Covid-19, che la sanità pubblica è una minaccia per il potere", ha detto al New York Times.
Le due ipotesi sull'origine del virus
L'origine del virus che ha dato via alla pandemia di Covid-19 non è mai stata accertata in via definitiva. Una parte dei ricercatori propende per l'ipotesi di una fuga da un laboratorio, indipendentemente dall'eventuale coinvolgimento di fondi americani, citando anche valutazioni dell'intelligence secondo cui le misure di biosicurezza a Wuhan sarebbero state a tratti inadeguate. La maggioranza degli scienziati sostiene però ancora l'origine naturale, sulla base dei dati pubblicati negli ultimi anni che indicano un passaggio dagli animali all'uomo in un mercato di Wuhan, secondo un meccanismo già osservato per altri virus simili emersi in Cina, come quello della SARS.
I servizi di intelligence americani hanno dichiarato di non avere indicazioni che il laboratorio possedesse il coronavirus responsabile della pandemia "o un suo progenitore prossimo". Un filone separato di indagine, affidato all'ufficio FBI di Cleveland, sta verificando se all'inizio del 2020 Fauci e altri scienziati governativi abbiano esercitato pressioni su un gruppo di virologi affinché ridimensionassero proprio l'ipotesi della fuga dal laboratorio mentre preparavano un articolo sulle origini del virus, e se una sovvenzione federale possa essere stata utilizzata per condizionare la posizione di uno di loro.
Fauci e gli altri ricercatori negano entrambe le accuse e sottolineano che quel finanziamento era già stato approvato prima della discussione. I virologi hanno spiegato che a dissipare i loro sospetti furono invece le successive analisi sui coronavirus di pipistrelli e pangolini, che mostravano come caratteristiche del nuovo virus inizialmente considerate anomale esistessero già in natura.
Il legale di Fauci, David Schertler, sostiene ora che non esista alcuna base per le indagini, siano esse condotte dal Congresso, dalla giustizia federale o dai procuratori generali dei singoli Stati, e che il loro unico risultato sarà sottrarre tempo e risorse a questioni reali. Gli avvocati di Fauci hanno aperto un fondo per sostenere le spese legate a quella che definiscono una raffica di iniziative giudiziarie. Il senatore democratico Richard Blumenthal parla apertamente di maccartismo e di persone demonizzate sulla base di accuse prive di fondamento.
Il mese scorso, nel suo podcast, Bongino ha riconosciuto che la grazia presidenziale renderebbe difficile procedere contro Fauci, rivendicando però l’opera di “pulizia” avviata durante il proprio mandato. Già nel 2024 aveva usato lo stesso podcast per sostenere che gli scienziati avessero nascosto una presunta fuga del virus da un laboratorio. Aveva inoltre attribuito alle misure di distanziamento e al voto per posta un unico scopo: far perdere a Trump le elezioni del 2020 con ogni mezzo.
