Il Senato ha confermato martedì Jay Clayton come nuovo direttore dell'intelligence nazionale degli Stati Uniti, con 51 voti a favore e 47 contrari lungo le linee di partito. Clayton, procuratore federale di Manhattan e alleato di lunga data del presidente Donald Trump, assume la guida dell'Office of the Director of National Intelligence (ODNI), l'ufficio creato dopo gli attentati dell'11 settembre 2001 per coordinare meglio il lavoro delle agenzie di spionaggio americane. L'incarico ha però perso molto peso durante la seconda amministrazione Trump.
La nomina era stata accolta all'inizio con una certa apertura dai democratici, che però hanno ritirato il sostegno dopo l'audizione di conferma di questo mese, quando Clayton si è rifiutato di dire chiaramente che Joe Biden aveva vinto le elezioni presidenziali del 2020. Incalzato dal senatore democratico della Georgia Jon Ossoff, citato tra i possibili candidati alla Casa Bianca nel 2028, Clayton ha risposto che la vittoria di Biden era stata "certificata", senza riconoscerlo in modo esplicito come legittimo vincitore. La sua conferma non è comunque mai stata in discussione, a differenza di quella della sua predecessora Tulsi Gabbard, un'ex deputata democratica che una parte dei repubblicani aveva faticato ad accettare.
Il senatore Mark Warner, il democratico più alto in grado nella commissione Intelligence del Senato, ha detto dopo il voto di essere uscito dal processo di conferma "con serie riserve" sulla disponibilità di Clayton "a resistere alle pressioni politiche quando conta di più" e di sperare che quei timori si rivelino infondati, "perché la comunità dell'intelligence merita una guida più stabile di quella che ha avuto negli ultimi mesi".
Clayton prende il posto di Bill Pulte, direttore ad interim da giugno, un funzionario che dirige anche un'agenzia federale per la casa, non aveva alcuna esperienza di sicurezza nazionale e ha condotto campagne di ritorsione contro i nemici percepiti del presidente. Molti democratici, pur avendo votato contro Clayton, hanno espresso in privato sollievo per il cambio della guardia.
Settimane fa i due partiti stavano anzi lavorando insieme per confermare Clayton in fretta ed evitare che Pulte assumesse l'incarico anche solo per poco: alcuni parlamentari temevano danni irreversibili alla comunità dell'intelligence. Il piano è saltato quando il presidente ha impedito a Clayton di presentarsi all'audizione, per spingere il Congresso ad approvare una legge che limita le modalità di voto. Pulte è così rimasto in carica per settimane.
Pulte ha passato le ultime ore dell'incarico a rivendicare licenziamenti di massa. Dopo avere già annunciato quattro giri di tagli, martedì mattina, poche ore prima del voto, ha scritto su X di stare eseguendo un quinto e "quasi definitivo" giro di licenziamenti e di avere ridotto il personale di circa il 30 per cento in poche settimane. Nel post, che imitava lo stile social del presidente, ha aggiunto che "la comunità dell'intelligence deve proteggere il popolo americano, non i capricci politici di una classe elitaria gonfia e corrotta".
Funzionari ed ex funzionari hanno però detto al New York Times che negli ultimi tempi pochi dipendenti sono stati licenziati davvero. Secondo loro Pulte conteggia come licenziamenti sia gli ufficiali che avevano completato il periodo di servizio e stavano rientrando come previsto nelle agenzie di provenienza, sia posizioni mai occupate in diverse parti dell'ufficio, tra cui il National Counterterrorism Center, il centro dedicato all'antiterrorismo.
Il suo staff non ha fornito spiegazioni nemmeno alla commissione Intelligence del Senato, che ha chiesto senza successo le informazioni necessarie a verificare i numeri.
Quando Gabbard ha annunciato le dimissioni in maggio, dopo la diagnosi di cancro del marito, l'ODNI contava circa 1.700 persone, tra cui 1.300 dipendenti pubblici a tempo pieno e 400 collaboratori esterni. Nei primi giorni Pulte ha messo in congedo amministrativo alcuni stretti collaboratori dell'ex direttrice, lasciando loro il tempo di trovare un altro impiego nel governo. Ha poi rimandato alle agenzie di provenienza, come la CIA e la National Security Agency, circa 75 ufficiali dell'intelligence che lavoravano formalmente per quelle strutture.
Tagli e rientri hanno colpito soprattutto il National Intelligence Council, il gruppo che rivede le conclusioni delle diverse agenzie di spionaggio e produce i giudizi analitici più autorevoli della comunità dell'intelligence, facendo da argine al conformismo delle analisi. Già l'anno scorso Gabbard aveva licenziato il capo del council per un contrasto sull'intelligence relativa a una gang venezuelana. Aveva anche eliminato lo Strategic Futures Group, la squadra dedicata agli scenari di lungo periodo, sostenendo che il suo lavoro fosse in contrasto con le politiche del presidente.
Il peso dell'ODNI è cambiato molto da un'amministrazione all'altra e con quella attuale ha toccato il punto più basso. Per le decisioni di sicurezza nazionale più importanti, dal raid di gennaio in Venezuela alla guerra con l'Iran, il presidente si affida soprattutto al direttore della CIA John Ratcliffe. L'ufficio gli è servito invece per declassificare documenti in modo selettivo e alimentare i suoi vecchi rancori contro il "deep state", l'apparato di funzionari che a suo dire avrebbe cercato di ostacolarlo. È stato proprio Ratcliffe a raccomandare Clayton al presidente e i due dovrebbero essere più allineati di quanto lo fossero lo stesso Ratcliffe e Gabbard.
Nelle settimane da direttore Pulte ha anche contribuito a declassificare documenti legati alle elezioni del 2020, ma i materiali diffusi questo mese dalla Casa Bianca sulle interferenze straniere contenevano in molti casi informazioni già pubbliche. E alla fine non ha licenziato così tante persone come i democratici temevano all'inizio.
Clayton, che durante il primo mandato di Trump ha presieduto la Securities and Exchange Commission, l'autorità di vigilanza sulla borsa americana, arriva all'incarico dalla procura federale di Manhattan. Questo mese il suo ufficio ha notificato delle subpoena (gli atti che obbligano a testimoniare o a consegnare documenti) a diversi giornalisti del New York Times che avevano scritto dei problemi di sicurezza del nuovo Air Force One donato dal Qatar. Il dipartimento di Giustizia le ha ritirate la settimana scorsa.
Julia Curlee, un'ex analista della CIA che ha lasciato l'agenzia quest'anno dopo avere lavorato nel Consiglio per la sicurezza nazionale della Casa Bianca, ha detto al New York Times che i tagli di Pulte sono una recita per compiacere il presidente, destinata a pesare a lungo sulle agenzie di spionaggio americane. "Il conto arriverà sotto forma di morale basso e di americani che non faranno più domanda" per entrare nell'intelligence, ha aggiunto. "Il Congresso dovrebbe pretendere di sapere che cosa si vuole ottenere e quali funzioni di sicurezza nazionale resteranno scoperte".
