Vi spieghiamo l’America di oggi con i numeri di domani.
Il Dipartimento del Tesoro di Bessent: scatti d'ira, dirigenti in fuga e obiettivi mancati
Abe McNatt, White House, 2026, Flickr, Opera del governo USA
Economia 5 min di lettura

Il Dipartimento del Tesoro di Bessent: scatti d'ira, dirigenti in fuga e obiettivi mancati

Un'inchiesta del Wall Street Journal racconta un Segretario al Tesoro collerico e sette dirigenti confermati dal Senato già usciti. Il piano "3-3-3" è lontano: deficit al 6,2% del PIL e decennale ai massimi dal 2002.

Scott Bessent urla contro i collaboratori, ha visto lasciare il Dipartimento diversi dirigenti di primo piano e fatica a realizzare gli obiettivi economici proposti a Donald Trump. È il ritratto che emerge da un’inchiesta del Wall Street Journal, basata su oltre 30 interviste con funzionari ed ex funzionari del Dipartimento del Tesoro e dell’Amministrazione Trump, persone che hanno lavorato con lui a Wall Street e altri suoi conoscenti. Secondo le fonti del giornale, il carattere di Bessent ha contribuito all’uscita di diversi dirigenti e, in alcuni casi, ne è stato il motivo principale.

A gennaio Trump aveva chiesto a Bessent di indagare sulle accuse di frode nella comunità somala del Minnesota. Convinto che John Hurley, sottosegretario per il terrorismo e l’intelligence finanziaria, stesse rallentando l’indagine, il Segretario lo avrebbe affrontato durante una riunione, urlando e imprecando tanto forte da farsi sentire negli uffici vicini. Qualche settimana dopo avrebbe discusso con i consiglieri la possibilità di trovargli un incarico fuori dal suo Dipartimento. Hurley, poi diventato Ambasciatore statunitense presso l’Ocse, ha dichiarato di aver condiviso la linea di Bessent sull’indagine e lo ha definito "un combattente brillante e senza paura".

Nel 2025, irritato da come era stato organizzato il materiale per il briefing quotidiano, Bessent avrebbe anche scagliato un raccoglitore contro un muro. Il Segretario ha smentito l’episodio al Wall Street Journal. Alla fine di agosto sette dei sedici funzionari del Tesoro nominati da Trump e confermati dal Senato avevano lasciato il dipartimento: quasi la metà, secondo la Partnership for Public Service, un’organizzazione senza scopo di lucro. Nelle quattro Amministrazioni precedenti, compreso il primo mandato di Trump, nello stesso arco di tempo le uscite erano state tra zero e due.

Anche il ruolo di capo di gabinetto ha visto avvicendarsi tre persone prima di Kate Tyrrell, scelta a giugno. Il primo, Dan Katz, si sarebbe scontrato più volte con Bessent prima di diventare, nell’autunno 2025, il numero due del Fondo Monetario Internazionale. Katz ha dichiarato di aver lasciato il Tesoro per una promozione. Secondo il Wall Street Journal, la reputazione di Bessent come capo difficile complica anche il reclutamento: diversi candidati avrebbero rinunciato dopo aver sentito parlare del suo comportamento.

Gli scontri raccontati dal giornale non si limitano al dipartimento. Nell’aprile 2025 Bessent ed Elon Musk dovettero essere separati dopo un’accesa lite nell’Ala Ovest della Casa Bianca sulla guida dell’IRS, l’Agenzia delle Entrate statunitense. Nel settembre dello stesso anno, durante una cena privata, il Segretario avrebbe minacciato di aggredire Bill Pulte, direttore dell’agenzia federale che vigila sul finanziamento dei mutui, perché convinto che lo screditasse agli occhi di Trump. Il Wall Street Journal riferisce anche di attriti con il Segretario al Commercio Howard Lutnick, che ha smentito un episodio di dissidio raccontato dal quotidiano.

Gli scontri con la stampa

Secondo l’inchiesta, Bessent urla contro i collaboratori dell’ufficio stampa quando vengono pubblicati articoli o titoli che non gradisce. Dopo un servizio del Wall Street Journal sui suoi acquisti di titoli di Stato, un giornalista del quotidiano è stato escluso da una conferenza stampa sulle sanzioni all’Iran. A fine agosto il Tesoro ha negato gli accrediti ad alcuni cronisti del Wall Street Journal, del New York Times e di Bloomberg per la riunione dei Ministri delle Finanze del G20 ad Asheville, in North Carolina. Bessent ha dichiarato che la decisione "non ha nulla a che vedere con il punto di vista" dei giornalisti.

Il quotidiano racconta anche una contestazione avvenuta nel dicembre 2025 in un ristorante di Washington. Alcuni attivisti del gruppo progressista Code Pink avevano protestato contro le politiche di sanzioni dell’Amministrazione Trump. Bessent li aveva definiti ignoranti e se l’era presa con il proprietario perché non li allontanava. Secondo il ristoratore e un altro cliente, prima di andarsene il Segretario avrebbe anche sputato nel proprio piatto.

Gli obiettivi economici e il sostegno di Trump

"Scott non può fallire", ha detto al Wall Street Journal un alto funzionario dell’Amministrazione, sottolineando che sul Segretario ricade gran parte dell’agenda economica del presidente. Bessent aveva proposto a Trump la formula "3-3-3": ridurre il deficit al 3% del PIL entro il 2028, portare la crescita al 3% e aumentare la produzione energetica dell’equivalente di tre milioni di barili di petrolio al giorno. Quest’ultimo obiettivo comprende anche il gas naturale e i liquidi del gas naturale, non soltanto il greggio.

La crescita resta sotto il 3%: nel secondo trimestre del 2026 il PIL è aumentato del 2,2% su base annualizzata, secondo la stima aggiornata del Bureau of Economic Analysis, che ha rivisto al rialzo il precedente dato dell’1,5%. Sul fronte dei conti pubblici, il Committee for a Responsible Federal Budget stima che l’anno fiscale concluso il 30 settembre si sia chiuso con un deficit di circa 2.000 miliardi di dollari, pari al 6,2% del PIL. Ad agosto il debito federale complessivo ha superato i 40.000 miliardi.

Le vendite di titoli di Stato hanno spinto il rendimento del Treasury decennale oltre il 5,3%, ai massimi dal 2002, nonostante il potenziamento dei riacquisti annunciato dal Tesoro in agosto. L’aumento dei rendimenti si traduce in finanziamenti più costosi per famiglie e imprese: un problema politico per i repubblicani a meno di un mese dalle elezioni di metà mandato del 3 novembre.

A fine agosto Bessent ha legato il proprio futuro politico anche alla guerra con l’Iran. Secondo il Wall Street Journal, avrebbe convinto Trump a sostituire i bombardamenti con un piano di sanzioni elaborato da una cerchia ristretta di collaboratori fidati. Un ruolo centrale è affidato a Gene Lange, che aveva lavorato con Bessent al fondo Key Square. Dopo l’uscita di Hurley, il Segretario gli ha assegnato le funzioni del sottosegretario per il terrorismo e l’intelligence finanziaria, senza conferirgli ufficialmente l’incarico, che richiede la conferma del Senato.

Alcuni esperti ritengono che il piano di sanzioni non basti a piegare Teheran, anche perché non colpisce direttamente il governo cinese, il suo principale partner commerciale. Trump ha intanto respinto una proposta di tregua e, secondo funzionari statunitensi, ha detto ai collaboratori di aspettarsi una nuova campagna di bombardamenti dopo le elezioni.

Il Tesoro e la Casa Bianca difendono il Segretario. Un portavoce del Dipartimento ha dichiarato che Bessent lavora "con un profondo senso di responsabilità e urgenza", citando tra i suoi risultati i tagli fiscali, la riforma delle regole bancarie e il programma per isolare l’Iran dal sistema finanziario internazionale. Per la portavoce della Casa Bianca Taylor Rogers, la professionalità e il senso di responsabilità che Bessent ha portato al Tesoro sono "uno dei grandi risultati di questa Amministrazione".

"È una brava persona, ma perde facilmente la pazienza e ha un brutto carattere", ha ammesso Steve Bannon, ex stratega di Trump, che, come altri sostenitori del Segretario, considera quell’intensità un pregio. Secondo le fonti del Wall Street Journal, Trump sente Bessent quasi ogni giorno e ne apprezza l’atteggiamento combattivo. Ad aprile, in Nevada, il presidente ha scherzato: "Ho creato un mostro".

Condividi
Redazione
Autore

Redazione

Seguici anche sui social

Le notizie più importanti dagli Stati Uniti, ogni giorno.