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I sondaggi al Senato forse sono troppo buoni per i Dem
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Elezioni 10 min di lettura

I sondaggi al Senato forse sono troppo buoni per i Dem

Il vantaggio dei democratici in Texas, Alaska e Iowa è in gran parte un effetto dei sondaggi locali: nel 2018 e nel 2022 in gare simili si è realizzata solo metà della distanza.

Nei sondaggi per il Senato, i democratici risultano in vantaggio in Texas, Alaska e Ohio, mentre in Iowa sono ormai vicini alla parità. Si tratta di quattro Stati che Donald Trump aveva vinto nel 2024 con margini compresi tra 11 e 14 punti. Presi alla lettera, questi dati suggeriscono quindi un clima nazionale molto più favorevole ai democratici di quanto indichi il generic ballot, ovvero il sondaggio che misura le intenzioni di voto per la Camera chiedendo agli elettori quale partito sceglierebbero, senza indicare i nomi dei candidati.

Abbiamo utilizzato i dati del nostro modello per capire se questo scarto sia reale, se si sia ampliato negli ultimi mesi e che cosa sia accaduto, nelle precedenti tornate elettorali, quando invece i sondaggi nei singoli Stati mostravano i democratici molto più forti di quanto suggerissero i fondamentali nazionali.

Il vantaggio che si dissolve nelle sfide più contese

Per ogni sfida al Senato, il nostro modello costruisce una prima stima partendo dai fondamentali: parte dal clima politico nazionale misurato dal generic ballot e lo corregge tenendo conto della storia elettorale dello Stato, del vantaggio insito nella ricandidatura di un senatore in carico e della forza specifica dei candidati. Confrontando questa stima con i sondaggi delle 25 sfide per cui disponiamo di rilevazioni, emerge un dato interessante. Lo scarto medio tra sondaggi e fondamentali corrisponde a un ambiente nazionale implicito di 9,6 punti a favore dei democratici.

La media del generic ballot che pubblichiamo sulla pagina del modello è oggi di 5,9 punti a favore dei democratici. Per stimare le singole gare, però, il modello non la usa così com'è: la corregge per l'errore che il generic ballot ha avuto in passato a questa distanza dal voto, quando ha sovrastimato i democratici di circa 2 punti, e per lo spostamento che di solito avviene nelle ultime settimane, circa un punto a favore del partito all'opposizione. Il risultato è un ambiente nazionale di 4,7 punti a favore dei democratici, ed è questo il valore che entra nei fondamentali di ogni gara. È questa differenza, pari a quasi 5 punti, a creare l'impressione che il quadro del Senato sia molto più favorevole ai democratici di quanto suggeriscano gli indicatori nazionali. Lo scarto, però, non è distribuito in modo uniforme. Gran parte della differenza nasce dalle gare meno competitive, in Stati come Idaho, Arkansas e South Dakota: considerate da sole, implicherebbero addirittura un vantaggio democratico nazionale vicino ai 13 punti.

Restringendo invece l'analisi alle 12 sfide più contese, lo scarto rispetto ai fondamentali scende a 1,6 punti e nelle cinque sfide più in bilico si riduce ulteriormente a 1,3 punti. Si tratta di differenze compatibili con il normale margine di errore statistico. E se si esclude la sola Alaska, che al momento rappresenta l'eccezione più evidente, lo scarto medio nelle gare competitive scende sotto il mezzo punto.

Gare considerateGareAmbiente implicitoScarto
Solo gare sicure13D+12,7+8,0
Tutte le gare con sondaggi25D+9,6+4,9
Gare contese12D+6,3+1,6
Gare molto contese5D+6,0+1,3
Generic ballot, corretto dal modelloD+4,7

Vantaggio nazionale dei democratici, in punti, che si ricava dai sondaggi per il Senato dopo aver tolto i fondamentali di ogni gara. Contese: fondamentali entro 12 punti; molto contese: entro 6. Scarto rispetto all'ambiente nazionale usato dal modello (D+4,7), cioè la media del generic ballot corretta per l'errore storico e per lo spostamento atteso fino al voto. Dati Focus America al 12 settembre.

La spiegazione è un fenomeno ben noto nell’analisi dei sondaggi: le rilevazioni locali tendono a comprimere i margini e a riportare le gare verso la parità. Nei nostri dati, per ogni 10 punti di vantaggio che i fondamentali attribuiscono a un partito, i sondaggi ne rilevano in media circa 6.

Una parte di questo effetto è meccanica. Nei sondaggi per il Senato gli indecisi rappresentano in media l’11,4% del campione e nelle gare considerate sicure arrivano al 15%, anche perché molti elettori conoscono poco o per nulla gli sfidanti. Un’altra parte dipende invece dalla qualità delle rilevazioni. Nelle sfide considerate sicure vengono pubblicati in media meno di tre sondaggi per Stato, oltre la metà è commissionata da un partito o da un candidato e i campioni tendono a essere più piccoli. Nelle gare competitive, al contrario, i sondaggi sono in media 13 per Stato e solo circa un quarto proviene da fonti di parte.

A confermare che non si tratta di un’anomalia specifica del Senato è il confronto con la Camera. Nel 2026 sono stati pubblicati 116 sondaggi relativi a 73 singoli collegi e mostrano lo stesso schema: nei collegi sicuri i democratici ottengono oltre 4 punti meglio dei fondamentali, mentre in quelli contesi lo scarto è praticamente nullo, appena 0,14 punti.

Non trova conferma neppure l’idea che questa divergenza si sia ampliata negli ultimi mesi. Confrontando ciascuno Stato con sé stesso nel tempo, così da evitare che il risultato venga distorto dal fatto che in mesi diversi vengono sondati Stati diversi, i sondaggi per il Senato si sono mossi verso i democratici di 0,35 punti al mese. Nello stesso periodo, il generic ballot si è spostato nella stessa direzione di 0,30 punti al mese. Tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026 i sondaggi statali hanno effettivamente guadagnato circa 2 punti rispetto ai fondamentali. Da allora, però, la distanza è rimasta sostanzialmente stabile.

Le sfide che si stanno allontanando dai loro fondamentali

Il fatto che il clima nazionale implicito nei sondaggi per il Senato sia ormai molto vicino a quello indicato dal generic ballot non significa però che le singole sfide non si stiano muovendo. In alcuni Stati tradizionalmente repubblicani, infatti, i candidati democratici stanno facendo nei sondaggi abbastanza meglio dei fondamentali da rendere competitive sfide che, sulla carta, non avrebbero dovuto esserlo.

Il caso più evidente è l’Alaska: i fondamentali danno il senatore repubblicano Dan Sullivan avanti di 10 punti, mentre i sondaggi vedono Mary Peltola in vantaggio di 4. In Iowa, dove i fondamentali assegnano alla repubblicana Ashley Hinson un margine di 6 punti, i sondaggi disponibili mostrano invece una sostanziale parità con il democratico Josh Turek. Ancora più ampio è lo scarto in Nebraska: l’indipendente Dan Osborn è appaiato nei sondaggi al repubblicano Pete Ricketts, nonostante i fondamentali attribuiscano a Ricketts un vantaggio di 17 punti.

A meno di due mesi dal voto, il nostro modello attribuisce un peso molto elevato ai sondaggi nelle gare in cui le rilevazioni sono numerose: in questi casi incidono per oltre il 90% sulla stima finale. È per questo che oggi assegna ai democratici una probabilità di vittoria del 72% in Alaska, del 68% in Texas e del 47% in Iowa.

StatoFondamentaliSondaggiModelloMetà fondamentali,
metà sondaggi
NebraskaR+17pariR+3R+8,5
KansasR+13R+3R+4R+8
FloridaR+12R+5R+5R+8
AlaskaR+10D+4D+3R+3
IowaR+6paripariR+3
TexasR+4D+2,5D+2R+0,6
OhioD+1D+3,5D+3D+2
North CarolinaD+3D+6D+6D+4,5

Margine previsto in punti. Sondaggi: media dei sondaggi della gara. Modello: stima attuale di Focus America. Metà fondamentali, metà sondaggi: la media semplice delle due stime, la regola che ha funzionato meglio nel 2018 e nel 2022. In Nebraska il candidato non repubblicano è l'indipendente Dan Osborn. Nei fondamentali dell'Ohio c'è già un bonus per la forza personale di Sherrod Brown. Dati al 12 settembre.

Che cosa è successo nel 2018 e nel 2022

Per capire quanto sia prudente fidarsi di questi numeri, abbiamo ricostruito le stime del nostro modello come sarebbero apparse a 52 giorni dal voto nelle ultime due elezioni di metà mandato, la stessa distanza che ci separa oggi dalle urne. Nel 2018 e nel 2022 abbiamo individuato 13 sfide in Stati tendenzialmente repubblicani, con fondamentali compresi tra 3 e 20 punti a favore del Partito Repubblicano, e nelle quali invece i sondaggi attribuivano ai democratici almeno 5 punti di miglioramento rispetto a quanto suggerissero i fondamentali.

In tutte e 13 le gare, alla fine, i sondaggi hanno sovrastimato i democratici, in media di 6,2 punti. I democratici ne hanno vinte soltanto 3: Jon Tester in Montana e Joe Manchin in West Virginia nel 2018, entrambi senatori uscenti con un forte radicamento personale nei rispettivi Stati, e John Fetterman in Pennsylvania nel 2022. Negli altri casi, sfide che a meno di due mesi dal voto apparivano competitive si sono concluse con una vittoria repubblicana, talvolta molto più netta di quanto lasciassero intendere i sondaggi. In Tennessee Phil Bredesen risultava in parità, ma perse di 11 punti, in Ohio Tim Ryan era avanti di un punto e perse di 6 ed in Florida Val Demings era sotto di 5 e finì per perdere di 16.

GaraFondamentaliSondaggiRisultato
Indiana 2018Joe DonnellyR+4D+3R+6
Montana 2018Jon TesterR+6D+6,5D+3,5
North Dakota 2018Heidi HeitkampR+16R+3R+11
Nebraska 2018Jane RaybouldR+20R+14R+19
Tennessee 2018Phil BredesenR+18,5pariR+11
West Virginia 2018Joe ManchinR+16D+10D+3
Florida 2022Val DemingsR+12R+5R+16
Iowa 2022Mike FrankenR+20R+6R+12
Missouri 2022Trudy Busch ValentineR+16R+11R+14
North Carolina 2022Cheri BeasleyR+6pariR+3
Ohio 2022Tim RyanR+12D+1R+6
Pennsylvania 2022John FettermanR+4D+10D+5
Wisconsin 2022Mandela BarnesR+8,5D+1,5R+1

Margine in punti a 52 giorni dal voto, stimato con il modello Focus America usando solo i dati disponibili in quel momento, confrontato con il risultato finale. Sotto la gara, il candidato democratico. Evidenziate le tre gare vinte dai democratici.

Nemmeno i fondamentali, però, avevano sempre ragione. Nelle stesse 13 sfide hanno sottovalutato i democratici in media di 5,5 punti: il risultato finale è finito quasi sempre a metà strada tra le due stime. Lo stesso schema emerge considerando tutte le 54 sfide con presenza di sondaggi nelle elezioni del 2018 e del 2022: in media si è realizzata circa la metà della distanza tra sondaggi e fondamentali.

La proporzione resta sorprendentemente stabile, tra il 50 e il 64%, indipendentemente dalla distanza dal voto. A 52 giorni dalle elezioni, una stima che assegna lo stesso peso a sondaggi e fondamentali avrebbe prodotto un errore medio di 5,6 punti, contro i 7,5 punti ottenuti utilizzando soltanto gli uni o soltanto gli altri.

Applicata alla situazione attuale, questa regola storica ridimensiona alcune delle gare più discusse. In Alaska Sullivan tornerebbe leggermente favorito, con circa 3 punti di vantaggio. Il Texas tornerebbe sostanzialmente in parità, con un margine minimo di vantaggio per Ken Paxton. In Iowa Hinson salirebbe a circa 3 punti di vantaggio. Ohio e North Carolina resterebbero invece favorevoli ai democratici, anche se con margini più contenuti.

La stessa logica funziona anche nella direzione opposta. In Michigan, Maine e New Hampshire, dove i sondaggi sono meno favorevoli ai democratici dei fondamentali, una media tra le due indicazioni migliorerebbe di qualche punto la loro posizione. Naturalmente, però, il campione storico è ridotto: comprende soltanto due elezioni, e il 2022 è stato meno regolare del 2018. Nelle sfide con almeno dieci sondaggi, però, il risultato finale si è avvicinato molto di più alle rilevazioni: in media ha assorbito circa il 71% della distanza tra sondaggi e fondamentali. Le stime di Texas e Iowa, dove i sondaggi sono numerosi, meriterebbero quindi più fiducia di quelle su Nebraska o South Dakota.

Anche Nate Silver ha osservato che i sondaggi di settembre per il Senato sono particolarmente favorevoli ai democratici negli Stati repubblicani. Anche il suo modello, però, come il nostro, ridimensiona questi vantaggi quando incorpora anche i fondamentali. I precedenti del 2018 e del 2022 suggeriscono infatti la stessa cautela.

I sondaggi di oggi sono dunque una buona notizia per i democratici, ma non ancora una prova che Alaska, Texas o Iowa possano davvero cambiare colore a novembre. Negli Stati repubblicani, quando i sondaggi corrono molto più avanti dei fondamentali, la storia suggerisce di prendere sul serio circa metà del movimento previsto. Per Peltola, Talarico e Turek la domanda decisiva è tutta qui: saranno i prossimi Tester, Manchin e Fetterman, oppure i prossimi Bredesen, Ryan e Demings?

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Lorenzo Ruffino
Autore

Lorenzo Ruffino

Scrive regolarmente da anni di politica, elezioni, società e economia con un approccio data-driven. È parte di Focus America dal 2018, ha una newsletter su Substack.

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