Negli Stati Uniti la campagna elettorale comincia per tradizione con il Labor Day, la festa del lavoro che cade il primo lunedì di settembre e chiude l'estate. Da quel giorno gli elettori tornano a seguire la politica, gli spot si moltiplicano e gli istituti di sondaggi intensificano le rilevazioni. Quest'anno il Labor Day era il 7 settembre. Nei dodici giorni successivi il vantaggio dei democratici nella nostra media dei sondaggi nazionali è salito da 5,6 a 6,7 punti, il valore più alto dall'inizio dell'anno.
Lo spostamento si vede in tutti i numeri del modello con cui Focus America segue le elezioni di metà mandato del 3 novembre. Il 7 settembre i democratici vincevano la Camera in 80 simulazioni su 100, oggi in 90. Al Senato, dove la mappa li sfavorisce, sono passati da 57 a 68 su 100. Sono i valori più alti dall'inizio dell'anno.
Dopo il Labor Day il vantaggio democratico sale a 6,7 punti
Vantaggio dei democratici sui repubblicani nel voto per la Camera, in punti percentuali, negli ultimi tre mesi. Il 7 settembre la media era a 5,6 punti, dodici giorni dopo è a 6,7.
Che cosa dicono i sondaggi nazionali
Il dato nazionale di riferimento è il cosiddetto generic ballot: i sondaggisti chiedono agli intervistati se alla Camera voteranno il candidato democratico o quello repubblicano del loro collegio, senza fare nomi. È l'indicatore che meglio riassume il clima politico del paese. Ad agosto i 31 sondaggi del nostro archivio davano ai democratici un vantaggio medio di 5,6 punti e solo tre arrivavano a 8. Dei 19 sondaggi conclusi dal primo settembre a oggi, dieci danno ai democratici almeno 8 punti, con una media di 8,2.
Tra gli istituti più solidi, la Marquette Law School misura un vantaggio democratico di 13 punti, YouGov di 12, la Quinnipiac University di 11, il New York Times con la Siena University di 8,5. Non tutti vedono lo stesso movimento: Morning Consult è fermo a 3,9 punti e ActiVote a 4,6. La nostra media si muove più lentamente dei singoli sondaggi perché pesa ogni rilevazione per qualità e dimensione del campione, corregge gli istituti che tendono sistematicamente verso un partito e non insegue un singolo risultato. Per questo è salita di un punto e non di due e mezzo.
Il guadagno viene quasi tutto da una parte sola. Rispetto a un mese fa i democratici sono passati dal 47,4 al 48,5 per cento delle intenzioni di voto, mentre i repubblicani sono rimasti dov'erano, dal 41,6 al 41,8. A muoversi sono stati gli indecisi, che con l'avvicinarsi del voto stanno scegliendo più spesso i democratici. Un mese fa, il 19 agosto, il vantaggio era di 5,8 punti e fino al Labor Day è rimasto tra 5,5 e 5,8: quasi tutto l'aumento è arrivato nelle ultime due settimane.
Che cosa è cambiato in un mese
Le stime del modello di Focus America pubblicate il 19 agosto e il 19 settembre 2026.
Gli Stati che decidono il Senato
Al Senato si vota in 35 Stati e ai democratici servono 51 seggi per avere la maggioranza. In un mese sono entrati nel nostro archivio più di cento nuovi sondaggi statali, da 165 a 267, e quasi tutti vanno nella stessa direzione di quelli nazionali. In Ohio l'ex senatore Sherrod Brown è passato da 2,7 a 4 punti di vantaggio sul repubblicano Jon Husted, in Texas James Talarico da 1,9 a 3,2 su Ken Paxton, in Michigan Abdul El-Sayed da 0,6 a 2,5 su Mike Rogers. Ohio, Texas e Alaska, che un mese fa il modello classificava come corse alla pari, sono ora leggermente favorevoli ai democratici. In North Carolina, dove il presidente Trump ha aperto la sua campagna per le midterm, l'ex governatore Roy Cooper resta avanti di 6,5 punti.
I movimenti più ampi sono negli Stati repubblicani. In Kansas il vantaggio del senatore Roger Marshall si è ridotto da 7,3 a 1,6 punti e in settimana il vicepresidente JD Vance è andato a fare campagna nello Stato. In Florida Ashley Moody è scesa da 9,4 a 3,9 punti di margine, in Nebraska Pete Ricketts da 4,2 a 1,3 sull'indipendente Dan Osborn, che i democratici sostengono senza presentare un proprio candidato. Anche South Dakota e Arkansas, un mese fa fuori discussione, hanno ora margini repubblicani sotto gli 8 punti. Questi numeri vanno letti con cautela: in Kansas i sondaggi sono cinque, in Nebraska sei, in Florida sette. Con così pochi dati una sola rilevazione sposta molto la stima. Nel grafico dell'andamento, più sotto, si vede dai gradini.
Le corse chiave del Senato, un mese fa e oggi
Vantaggio stimato dal modello di Focus America nelle corse chiave del Senato: il pallino è il valore del 19 agosto, la punta della freccia quello del 19 settembre. A destra della linea nera è avanti il candidato democratico, a sinistra il repubblicano.
Due Stati sono andati nella direzione opposta. In New Hampshire il vantaggio del democratico Chris Pappas è sceso da 11,1 a 5,3 punti, in Minnesota quello di Peggy Flanagan da 6 a 3,5. Nel primo caso non è cambiata l'opinione degli elettori ma l'informazione disponibile: fino alle primarie dell'8 settembre il modello non aveva sondaggi sul confronto tra Pappas e il repubblicano John Sununu e si basava sui soli fondamentali, cioè il voto passato dello Stato e il clima nazionale. Oggi i sondaggi sono 18 e descrivono una corsa più stretta. In Minnesota le rilevazioni sono raddoppiate, da quattro a otto, con lo stesso effetto. In entrambi gli Stati i democratici restano favoriti, con 84 e 76 probabilità su 100.
Come sono cambiati i sondaggi al Senato
Vantaggio stimato dal modello di Focus America dal 19 giugno al 19 settembre 2026. La linea nera orizzontale è la parità: sopra è avanti il candidato democratico e la linea è blu, sotto è avanti il repubblicano ed è rossa. La riga tratteggiata è il Labor Day, 7 settembre. I gradini segnano l'arrivo di nuovi sondaggi o la fine delle primarie, quando il modello comincia a usare i sondaggi sul confronto diretto.
Quanto vale questo vantaggio
Con questi numeri la stima centrale del modello assegna ai democratici 234 seggi su 435 alla Camera, cinque più di un mese fa, dove la maggioranza è a 218. Al Senato la stima centrale è di 52 seggi, uno in più. L'incertezza resta ampia: alla Camera l'intervallo che contiene nove simulazioni su dieci va da 213 a 257 seggi democratici. Al Senato i repubblicani conservano la maggioranza in circa una simulazione su tre.
Mancano 45 giorni al voto e il modello tiene conto di due fonti di errore: i sondaggi possono cambiare ancora e possono sbagliare tutti nella stessa direzione, come è successo nel 2016 e nel 2020 a danno dei repubblicani. Quest'anno ci sono ragioni per pensare che l'errore possa andare nel verso opposto, ma nessuno può saperlo prima del 3 novembre. Il dato certo è che la campagna vera è cominciata e che nelle sue prime due settimane i sondaggi si sono mossi verso i democratici a livello nazionale e in quasi tutti gli Stati contesi.
