Se alle midterm i democratici conquisteranno il Congresso, gli elettori repubblicani temono che il partito si sposti troppo a sinistra e adotti politiche socialiste. Se invece i repubblicani manterranno la maggioranza alla Camera e al Senato, i democratici temono che il presidente Donald Trump resti senza contrappesi. Sono i risultati di un nuovo sondaggio di CNBC, l'All-America Economic Survey, realizzato dalle società Hart Research Associates e Public Opinion Strategies tra il 14 e il 18 ottobre su 1.000 elettori registrati.
Il 44 per cento degli intervistati teme che, con un Congresso repubblicano, Trump possa agire oltre i poteri che gli assegna la Costituzione. La quota sale al 74 per cento tra i democratici ed è al 45 per cento tra gli indipendenti. Il 28 per cento teme invece che un Congresso democratico applichi le politiche dei Democratic Socialists of America (DSA), l'organizzazione socialista-democratica che promuove politiche sociali progressiste e misure economiche populiste. Tra i repubblicani questa preoccupazione arriva al 54 per cento, tra gli indipendenti si ferma al 22 per cento. Negli ultimi tempi i DSA hanno vinto elezioni importanti a New York, a Washington e a Denver.
Gli intervistati potevano indicare fino a due preoccupazioni per ciascuno scenario, che non coincidono per forza con le loro priorità al momento del voto. Oltre alle politiche socialiste, i repubblicani temono che un Congresso democratico indebolisca la sicurezza dei confini e alzi le tasse. I democratici, invece, temono che con un Congresso repubblicano continuino le espulsioni dell'ICE, l'agenzia federale che si occupa di immigrazione e rimpatri, e le operazioni militari in Iran.
I prezzi preoccupano meno, ma in modo trasversale. In caso di vittoria democratica, il 22 per cento degli elettori teme che il nuovo Congresso non riesca a farli scendere: lo pensa il 31 per cento dei democratici, il 22 per cento degli indipendenti e il 15 per cento dei repubblicani. Se a vincere saranno i repubblicani, la stessa paura riguarda il 24 per cento degli elettori, con il 32 per cento tra i repubblicani, il 22 per cento tra gli indipendenti e il 17 per cento tra i democratici. In entrambi i casi sono soprattutto gli elettori del partito vincente a dubitare che i propri rappresentanti riescano a ridurre il costo della vita.
In una domanda separata il sondaggio chiedeva quali fossero i problemi più importanti del paese. Il costo della vita è ai primi posti per tutti gli schieramenti. Democratici e indipendenti mettono tra le priorità anche la corruzione nel governo, mentre i repubblicani indicano l'immigrazione e la sicurezza dei confini.
Secondo Ron Bonjean, stratega repubblicano e cofondatore della società di consulenza ROKK Solutions, i dati "mostrano in pieno la polarizzazione" e la paura che una parte cancelli del tutto l'agenda dell'altra. "Quello che preoccupa i repubblicani è che i democratici tornino a come andavano le cose durante l'amministrazione Biden", ha detto a CNBC. Bonjean ritiene però che anche i repubblicani debbano capire che gli elettori oggi vogliono cambiare direzione: "Gli elettori vogliono un cambiamento rispetto a come vanno le cose ora, ma non vogliono nemmeno tornare a com'erano quando i democratici governavano Washington. L'immagine dei democratici è pessima e quella dei repubblicani non è un granché".
I risultati possono essere un avvertimento per entrambi i partiti dopo il voto, in un momento in cui tutti e due sono poco apprezzati e la sfiducia verso il governo è diffusa. Lucas Holtz, consigliere politico di Third Way, un centro studi di centrosinistra, ha detto a CNBC che se i democratici si spostassero troppo a sinistra adottando le politiche dei DSA rischierebbero di perdere i progressi che alcune previsioni indicano in molte zone a forte maggioranza repubblicana. "Non dovrebbero fraintendere il loro mandato, se vogliono mantenere i passi avanti che stanno facendo in questa tornata con gli elettori ispanici e con quelli della classe lavoratrice, che perdevano un'elezione dopo l'altra", ha detto Holtz.
Per Alex Jacquez, vicepresidente di Groundwork Collaborative, un centro studi progressista, le paure degli elettori ricalcano i messaggi degli spot elettorali che stanno invadendo gran parte del paese negli ultimi giorni di campagna. I democratici hanno attaccato Trump soprattutto sulla presunta corruzione, mentre i repubblicani hanno cercato di dipingere gli avversari come troppo progressisti. "Gli spot contro i democratici hanno riguardato soprattutto i DSA e i temi culturali con cui i repubblicani provano a legarli a un movimento di estrema sinistra o radicale", ha detto Jacquez a CNBC. "Ma il clima di questa elezione riguarda prima di tutto l'economia: le persone tendono a dare la colpa dei prezzi al presidente e al Congresso che glielo permette".
