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I repubblicani hanno frainteso il cambio di vibe: gli americani volevano scontri, non altri
Molly Riley, White House, 2026, Flickr, Opera del governo USA
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I repubblicani hanno frainteso il cambio di vibe: gli americani volevano scontri, non altri

Secondo Jesse Walker di Reason, Trump e i suoi hanno scambiato la stanchezza degli americani per le guerre culturali per un mandato a combatterle dall'altra parte. Le midterm li hanno smentiti.

Gli americani che nel 2024 hanno riportato Donald Trump alla Casa Bianca non chiedevano una nuova guerra culturale, ma la fine di quelle passate. Secondo un'analisi di Jesse Walker pubblicata su Reason, è questo l'errore che ha lasciato i repubblicani impreparati alla sconfitta di martedì alle midterm: il presidente e i suoi sostenitori hanno letto quella vittoria come un mandato a ribaltare il fronte delle battaglie sui temi identitari, mentre la maggioranza degli elettori voleva solo smettere di combatterle.

L'espressione al centro del ragionamento è vibe shift, cioè "cambio di atmosfera". È entrata nel dibattito politico americano all'inizio del 2022 con un articolo della rivista The Cut dedicato a Sean Monahan, un analista di tendenze che usava spesso la formula. Monahan parlava di cultura più che di politica, di scarpe da ginnastica e di musica più che di candidati. Il termine ha però preso un significato politico mentre si esauriva il Great Awokening, la stagione di forte mobilitazione progressista sui temi dell'identità e del linguaggio, e finivano le restrizioni per il COVID.

Il vibe shift risale quindi al 2022, non al 2024. Molti commentatori lo hanno attribuito alle ultime presidenziali, come se significasse che con Trump di nuovo alla Casa Bianca le cose sarebbero cambiate. Nel 2022 però Trump non era presidente e la sua popolarità era ai minimi. L'espressione non indicava nemmeno il passaggio da un eccesso di sensibilità progressista al suo opposto: descriveva una stanchezza verso le guerre culturali di ogni segno. Ricordava lo slogan con cui Warren Harding si candidò alla presidenza dopo la Prima guerra mondiale, la promessa di un "ritorno alla normalità".

Un anno dopo l'articolo di The Cut, il sociologo Musa al-Gharbi raccolse una serie di indicatori, dalle scelte delle redazioni alle battaglie sulla censura nelle università, secondo cui il Great Awokening stava finendo. Il fenomeno aveva lasciato molte tracce nelle istituzioni del paese, ma aveva superato il suo picco. Secondo al-Gharbi molti giovani trovavano le guerre culturali "insoddisfacenti e ripetitive", erano stanchi di cinismo, paura e catastrofismo e cercavano invece di "divertirsi, rilassarsi e lasciarsi andare un po'", o almeno di smettere di essere "così nevrotici, guardinghi e paranoici".

Quel clima ha aiutato Trump a tornare alla Casa Bianca, ma non grazie ai militanti della destra culturale, che votavano già repubblicano. A fargli superare il traguardo con un margine di 1,5 punti percentuali sono stati gli elettori indipendenti e quelli senza laurea, poco pazienti verso il Great Awokening ma non per questo desiderosi di una crociata uguale e contraria. Una parte consistente di questi elettori non era bianca. Non voleva confini aperti, ma nemmeno squadre per le espulsioni impegnate a realizzare la visione di società di Stephen Miller, uno dei principali consiglieri del presidente.

Secondo Walker solo uno sciocco poteva leggere quel margine come un mandato per altre guerre culturali. Nell'amministrazione e tra i commentatori che la difendono di professione, scrive, gli sciocchi sono molti. Hanno pensato che il vibe shift fosse il passaggio da un fronte all'altro, non la stanchezza verso lo scontro in sé. Hanno scambiato la loro bolla mediatica per l'America di mezzo e hanno proiettato le proprie ossessioni su elettori poco interessati alla politica. Chi aveva votato Trump sperando di potersi finalmente rilassare e smettere di essere nevrotico e guardingo si è dovuto ricredere presto.

Per Walker le cause principali della sconfitta repubblicana sono altre: l'inflazione, la corruzione e una guerra, che definisce stupida, che ha aggravato entrambe. L'errore di lettura del vibe shift spiega però perché tanti repubblicani siano stati colti di sorpresa da quanto poco consenso avessero.

Ken Paxton, il candidato repubblicano al Senato in Texas, era forse destinato a perdere comunque, perché era un candidato poco attraente. Le sue possibilità si sono ridotte ancora quando chi faceva campagna per lui ha puntato su attacchi che alludevano all'omosessualità e all'identità di genere dell'avversario democratico, James Talarico, che alla fine ha vinto. Il messaggio principale della campagna di Paxton era chiamare Talarico "Freako", un soprannome che secondo Walker non sarebbe nemmeno all'altezza di un bullo delle scuole medie.

Questi attacchi convincono gli elettori meno che in passato, compresi quelli repubblicani, diventati più liberali sui temi sociali negli anni di Trump. Molti americani non seguono le continue evoluzioni del linguaggio usato per indicare le minoranze, ma questo non significa che siano ostili alle minoranze stesse. Difficilmente si entusiasmano per una campagna costruita su un insulto.

I repubblicani che avevano frainteso il vibe shift ora sono caduti. Secondo Walker il tempo che resteranno a terra dipenderà anche da quanti democratici commetteranno lo stesso errore, scambiando la vittoria di martedì per un cambio di clima del tipo sbagliato.

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