Da quando Donald Trump è tornato alla Casa Bianca, il 20 gennaio 2025, i prezzi negli Stati Uniti sono aumentati del 5,4%, contro oltre il 20% accumulato nei 4 anni della presidenza di Joe Biden. L’inflazione procede in maniera decisamente più lenta, ma gli elettori sembrano lo stesso intenzionati a punire il presidente come avevano punito il suo predecessore. Secondo un’analisi di Yahoo Finance, a pesare sono soprattutto alcuni rincari particolarmente evidenti, legati alla guerra in Iran e ai dazi. È il caso, ad esempio, della benzina e del gasolio da riscaldamento, aumentati di oltre il 30% da marzo, dopo l’inizio del conflitto e la chiusura dello Stretto di Hormuz.
Nessun altro tema mette attualmente Trump in difficoltà quanto il prezzo del carburante. Nell'ultimo sondaggio New York Times/Siena, condotto tra il 12 e il 19 ottobre su 3.494 elettori, il 73% disapprova il suo operato sui prezzi della benzina e soltanto il 24% lo approva: è il risultato peggiore tra tutti i temi esaminati. Il malcontento supera ampiamente i confini dell’elettorato democratico: esprimono un giudizio negativo il 77% degli indipendenti, il 42% dei repubblicani e il 43% di chi ha votato Trump nel 2024.
Il 75% degli elettori giudica le condizioni dell’economia mediocri o pessime e una netta maggioranza attribuisce a Trump la responsabilità della situazione. Nella stessa rilevazione, l’approvazione complessiva del presidente è al 34% tra gli elettori registrati e al 36% tra quelli considerati probabili votanti delle elezioni di metà mandato. Secondo Nate Cohn, responsabile dell’analisi politica del New York Times, il 34% è il livello più basso registrato da un presidente alla vigilia delle elezioni di metà mandato dai tempi di Harry Truman, nel 1946.
(3,8 litri)
"Stiamo facendo una fortuna"
Il presidente, intanto, afferma di interessarsi poco dei prezzi del carburante e rivendica invece i guadagni ottenuti dal settore energetico. Sabato 24 ottobre, durante un comizio a Perry, in Georgia, ha sostenuto che il settore petrolifero e del gas statunitense stia incassando "centinaia di miliardi di dollari per quello che è successo in Medio Oriente", perché gli acquirenti "vengono in Texas, in Oklahoma e in Louisiana e si comprano il nostro petrolio".
Trump ha raccontato che i suoi collaboratori gli avevano consigliato di non parlare dei guadagni legati al caro petrolio, mentre gli americani pagano di più per il carburante. Ha detto di immaginare già i titoli dei giornali, pronti ad accusarlo di vantare quegli introiti mentre la popolazione è in difficoltà. “Ma io ho detto: non me ne frega niente, lo dico lo stesso. Stiamo guadagnando un sacco”, ha aggiunto. Il presidente rivendica questi guadagni da settimane, in una serie di comizi quasi quotidiani. Già il 14 ottobre, in Arizona, aveva affermato che, grazie al caro petrolio, il Paese stava guadagnando “più soldi che mai”.
Trump ha anche sostenuto che oggi gli americani stiano oggi pagando la benzina meno che durante le presidenze di Biden e Barack Obama. Ma secondo l’American Automobile Association (AAA), il 25 ottobre un gallone di benzina normale, circa 3,8 litri, costava in media 4,29 dollari: circa venti centesimi in meno rispetto a un mese prima, ma 1,23 dollari in più rispetto a un anno prima, quando il prezzo era di 3,06 dollari. L’aumento è di circa il 40%. Il livello attuale supera il picco di circa 3,98 dollari raggiunto nel maggio 2011, durante la presidenza Obama, pur restando sotto il record di 5,02 dollari toccato con Biden nel giugno 2022. Il gasolio costa invece circa 6,35 dollari al gallone, dopo aver stabilito a settembre il massimo storico. Sono tutti confronti a prezzi correnti, senza correzione per l’inflazione.
Il prezzo medio della benzina durante il secondo mandato di Trump è ormai quasi uguale a quello registrato nei quattro anni della presidenza Biden. Secondo i calcoli di Yahoo Finance, basati sui dati dell’Energy Information Administration, l’agenzia federale che raccoglie le statistiche sull’energia, dal 20 gennaio 2025 la benzina è costata in media 3,449 dollari al gallone, contro i 3,455 dollari del mandato di Biden. In campagna elettorale, Trump aveva invece promesso in quasi ogni discorso di portare il prezzo a 2 dollari al gallone e di mettere fine all’inflazione.
“Congratulazioni alle grandi compagnie petrolifere per la loro presidenza di grande successo e di profitti record”, ha scritto con sarcasmo il governatore democratico della California, Gavin Newsom, commentando questi dati. La senatrice del Massachusetts Elizabeth Warren ha ricordato che Trump “aveva promesso di abbassare i costi dal primo giorno”, ma invece “ha cominciato una guerra che ha fatto salire i prezzi di tutto, dalla benzina alla spesa”.
Caffè, giocattoli e uova
Gli altri rincari che pesano sul giudizio degli elettori riguardano soprattutto i prodotti colpiti dai dazi. Nel secondo mandato di Trump il prezzo del caffè è aumentato di quasi il 23%. Sul rincaro hanno inciso le tariffe doganali, molte delle quali sono state eliminate alla fine del 2025, dopo le proteste dei consumatori. I giocattoli, che durante la presidenza Biden erano scesi di prezzo del 4,6%, sono rincarati del 7,8%. Anche le calzature hanno registrato rapidi aumenti per effetto dei dazi sulle importazioni dalla Cina e da altri paesi asiatici. "Forse i bambini avranno due bambole invece di trenta. E forse le due bambole costeranno un paio di dollari in più del normale", aveva ammesso Trump il 30 aprile 2025.
Altri prezzi si sono mossi nella direzione opposta. Secondo l’analisi di Yahoo Finance, le uova, rincarate in media del 2,57% al mese durante la presidenza Biden, nel secondo mandato di Trump sono scese in media del 3,82% al mese. I dazi restano comunque fortemente impopolari: nella media dei sondaggi raccolti dal Silver Bulletin, il 62,7% degli americani disapprova la gestione del commercio e dei dazi da parte del presidente, mentre il 32,8% la approva.
Negli ultimi giorni la Casa Bianca ha annunciato misure per far fronte al rincaro dei carburanti. Il 19 ottobre Trump ha promesso 8 miliardi di dollari di aiuti agli agricoltori per l’acquisto di gasolio. Giovedì 22 ottobre ha annunciato anche il ricorso al Defense Production Act, una legge del 1950 che permette al presidente di sostenere la produzione di beni ritenuti essenziali per la sicurezza nazionale. Trump continua inoltre a promettere che i prezzi scenderanno con la fine della guerra. Nei giorni scorsi ha accusato l’Iran di fare “tutto il possibile per far salire il prezzo del petrolio prima delle elezioni di metà mandato”.
