I candidati democratici finanziati da AIPAC, l'American Israel Public Affairs Committee che è la principale lobby filoisraeliana del paese, dalle aziende di intelligenza artificiale, dalle società di criptovalute o dall'industria farmaceutica vanno peggio contro un avversario repubblicano di un democratico che rifiuta ogni finanziamento esterno. Lo dice un esperimento dell'istituto di sondaggi Data for Progress, condotto tra il 17 e il 19 luglio su 1.207 probabili elettori americani.
Ogni intervistato ha visto sette confronti tra un candidato A e un candidato B, uno democratico e uno repubblicano, con la fonte di finanziamento assegnata a caso tra undici possibilità: dieci gruppi esterni più l'opzione di un candidato che rinuncia a ogni sostegno di gruppi industriali e PAC. I PAC, i political action committee, sono comitati che raccolgono e spendono denaro per sostenere o attaccare un candidato senza far parte formalmente della sua campagna, mentre i super PAC possono raccogliere somme illimitate a patto di non coordinarsi con lui. Chi rispondeva doveva sceglierne uno e non poteva astenersi.
Ripetendo la scelta molte volte con abbinamenti casuali si isola l'effetto della singola fonte di finanziamento sul voto. La misura si chiama effetto marginale medio e dice quanto una caratteristica del candidato sposta la probabilità che venga scelto, lasciando fermo tutto il resto. Come termine di paragone i ricercatori hanno usato il democratico che rifiuta ogni finanziamento esterno.
Rispetto a quel termine di paragone il democratico sostenuto da AIPAC perde 6,2 punti nella sfida con il repubblicano. Lo stesso calo, statisticamente significativo, colpisce i democratici finanziati dalle aziende di intelligenza artificiale, dalle società di criptovalute e dall'industria farmaceutica.
Nessun effetto misurabile hanno invece i soldi della National Rifle Association, l'associazione americana dei possessori di armi, dell'industria del petrolio e del gas, dei costruttori immobiliari, dei sindacati di polizia, dei sindacati degli infermieri e di Planned Parenthood, l'organizzazione che gestisce le cliniche per la salute riproduttiva. Un democratico appoggiato da questi gruppi non va né meglio né peggio di chi rinuncia del tutto ai finanziamenti esterni.
I ricercatori hanno poi confrontato ogni fonte di finanziamento con tutte le altre, non solo con il candidato che rifiuta i PAC. Un democratico sostenuto da AIPAC va peggio, in modo statisticamente significativo, di un democratico sostenuto da Planned Parenthood o dai sindacati degli infermieri, oltre che di chi rinuncia ai soldi esterni.
La spesa complessiva del ciclo elettorale dovrebbe raggiungere 10,8 miliardi di dollari, il record per elezioni di metà mandato americane, con il voto ormai a meno di quattro mesi. Il denaro dei gruppi esterni è entrato nelle primarie democratiche come mai era successo prima, mentre sul fronte repubblicano i grandi comitati si sono già mossi per spingere l'affluenza.
Nel dodicesimo collegio di New York per la Camera i super PAC dell'intelligenza artificiale hanno riversato più di 27 milioni di dollari nelle primarie del 23 giugno. Nelle primarie per il Senato in Michigan AIPAC e i comitati collegati hanno speso quasi 30 milioni per sostenere Haley Stevens contro Abdul El-Sayed, il più grande investimento della loro storia in una singola corsa.
Le società di criptovalute, quelle di intelligenza artificiale, le grandi aziende tecnologiche e le piattaforme di scommesse online hanno messo insieme 294 milioni di dollari in questo ciclo elettorale, più della metà dei 517 milioni arrivati dalle imprese in totale. Le aziende hanno aumentato i versamenti alla politica americana anche fuori dalla campagna elettorale.
L'analisi si basa su una regressione dei minimi quadrati ponderata con i pesi del sondaggio e tiene conto di istruzione, genere, etnia, orientamento politico, reddito ed età di chi ha risposto, con intervalli di confidenza al 95%. Gli autori avvertono che i risultati non si trasferiscono in modo diretto alla cabina elettorale, dove chi vota considera molti altri fattori: un democratico finanziato da AIPAC non perderà sempre esattamente 6,2 punti contro un repubblicano. Le preferenze degli elettori su chi mette i soldi in una campagna sono comunque abbastanza forti da spostare qualche voto da un partito all'altro.
