Il progressista del Michigan Abdul El-Sayed, che ha scritto un libro sul Medicare for All, si candida al Senato con una versione del programma che lascerebbe agli americani la possibilità di tenere l'assicurazione sanitaria privata. Bernie Sanders e Alexandria Ocasio-Cortez, i due politici più identificati con quella battaglia, lo sostengono lo stesso. È il segnale che la guerra sulla sanità che ha spaccato il Partito Democratico nel 2020 potrebbe non ripetersi.
La sanità è tornata in cima alle preoccupazioni degli americani. I costi crescono. I tagli federali al Medicaid, il programma pubblico per chi ha redditi bassi, e ai sussidi dell'Obamacare, il mercato di polizze sovvenzionate creato dalla riforma sanitaria del 2010, rischiano di lasciare senza copertura milioni di persone in più. I candidati progressisti che hanno vinto le primarie principali di questo ciclo elettorale hanno offerto il Medicare for All come risposta e l'idea raccoglie consensi ampi, anche se la maggior parte degli elettori non sa che cosa comporti in pratica.
Il Medicare for All è la proposta di estendere a tutti il Medicare, il programma pubblico che oggi assicura gli over 65. Il testo depositato da Sanders, senatore del Vermont e due volte candidato alle primarie presidenziali, iscriverebbe quasi ogni americano a un unico piano nazionale e cancellerebbe in gran parte le assicurazioni private. È il modello del pagatore unico: lo Stato raccoglie i contributi e paga le cure, senza compagnie in mezzo.
El-Sayed ha detto in una recente intervista che il metodo conta meno del risultato: "se riduce il potere delle aziende sanitarie, amplia l'accesso alle cure e lo fa con lo strumento pubblico, io sono favorevole". La sua corsa per il Senato in Michigan resta incerta nei sondaggi.
Il litigio sulla sanità dura da dieci anni dentro il Partito Democratico e ha toccato il punto più aspro nelle primarie presidenziali del 2020. Il nodo era sempre lo stesso, cioè se sostituire le assicurazioni private o costruire sopra quelle che ci sono. Kamala Harris appoggiò all'inizio il testo di Sanders, poi ritirò il sostegno quando le chiesero se fosse d'accordo con l'abolizione dei piani privati.
Gli elettori non hanno mai avuto un'idea univoca di che cosa significhi quello slogan. Un sondaggio di marzo 2026 del Searchlight Institute, un centro studi di centrosinistra, e della società progressista Impact Research ha rilevato che il 60% degli americani ritiene che il Medicare for All creerebbe un sistema a pagatore unico, mentre il 61% pensa anche che permetterebbe di tenere la propria assicurazione privata. La stessa confusione c'era nel 2019, quando più della metà degli intervistati diceva che il programma avrebbe lasciato in piedi i piani privati.
Il sostegno all'assicurazione pubblica scende quando la domanda include l'eliminazione dei piani privati e di quelli aziendali, con cui è coperta la maggior parte dei lavoratori americani, e il finanziamento tramite un aumento delle tasse federali. Lo mostra un'altra rilevazione condotta dal Searchlight Institute con la società di sondaggi democratica Tavern Research e il sito progressista Zeteo. Alla domanda diretta il 70% ha detto di preferire la copertura che ha oggi a un piano federale simile al Medicare. Nei focus group organizzati la scorsa primavera negli Stati in bilico dalla società di ricerca democratica Navigator quasi tutti i partecipanti dicevano di volere un sistema sanitario "universale" e "accessibile", ma pochi sapevano distinguere un'etichetta di riforma dall'altra.
I democratici hanno intanto messo insieme un magazzino di proposte nuove, che circolano tra i parlamentari e i possibili candidati alla presidenza del 2028. Si va dallo spezzare i monopoli della sanità e dall'allargare la produzione pubblica di farmaci alla regolazione degli ospedali e a nuove public option, cioè piani assicurativi gestiti dallo Stato che i cittadini possono comprare al posto di quelli privati.
"Le persone hanno superato la fase della comunicazione, non prendono più posizioni estreme per spostare i confini del dibattito", ha detto a Vox Neale Mahoney, economista sanitario di Stanford che sta esaminando molte delle nuove proposte e consiglia il Kitchen Table Project, uno dei gruppi che le stanno elaborando. "Siamo nella fase in cui ci si chiede che cosa potrebbe davvero funzionare".
Le compagnie assicurative hanno chiesto di alzare i premi dell'Obamacare del 15% mediano nel 2027 (metà delle richieste sta sopra questa soglia e metà sotto), dopo il rincaro di circa il 20% di quest'anno. Da gennaio milioni di iscritti al Medicaid dovranno dimostrare di lavorare per non perdere la copertura. Le due scadenze arrivano proprio mentre parte la prossima campagna presidenziale. I gruppi al lavoro sulle proposte hanno fretta perché le grandi leggi sulla sanità sono rare e la finestra buona potrebbe aprirsi presto.
Mahoney ritiene che i democratici stiano capendo di non dover scegliere tra migliorare la copertura che gli americani hanno adesso e costruire nel tempo qualcosa di meglio, come una public option robusta. Le famiglie sono strette oggi dai costi, ha detto, mentre sotto restano i problemi di fondo: un sistema assicurativo legato al posto di lavoro diventerebbe ancora più fragile se l'intelligenza artificiale provocasse ondate di licenziamenti.
Il Center for American Progress, un centro studi liberal, ha ricavato dalle proprie ricerche sugli elettori la raccomandazione di puntare su soluzioni di breve periodo che abbassino subito i costi. "Candidati ed eletti farebbero un favore a sé stessi e ai loro elettori concentrandosi sui benefici più immediati", ha detto Natasha Murphy, direttrice delle politiche sanitarie del centro, "continuando allo stesso tempo a parlare di copertura universale e di un cambiamento di scala più ampia" che potrebbe richiedere un decennio o più.
Adam Gaffney, tra i sostenitori più noti del pagatore unico ed ex presidente dei Physicians for a National Health Program, l'associazione di medici che si batte per un sistema sanitario nazionale, dice che chi si dichiara favorevole al Medicare for All nei sondaggi appoggia l'idea di un'assicurazione pubblica per tutti, ma non conosce i dettagli dei singoli disegni di legge, che quasi nessuno ha letto. Non è contrario a riforme graduali che portino al pagatore unico, però ritiene che gli elettori intendano il Medicare for All come un unico programma che copre tutti, così come sanno che il Medicare copre chi ha più di 65 anni.
Ocasio-Cortez, che valuta una candidatura alla presidenza nel 2028, sostiene apertamente il Medicare for All ed è vicina a Sanders, eppure ha appoggiato con convinzione El-Sayed e continua a fare campagna per lui. Resta da capire se correrà sul testo di Sanders o su una visione più larga come quella del candidato del Michigan e come gestirà i contrasti con i piani rivali, che nel 2020 diventarono scontri personali. Un'altra incognita è dove i Democratic Socialists of America, l'organizzazione socialista americana, fisseranno l'asticella per concedere il proprio sostegno.
Matt Yglesias, giornalista e cofondatore di Vox, ha scritto sulla sua newsletter Slow Boring che il modo in cui El-Sayed presenta il Medicare for All, più come un obiettivo che come una legge precisa, può dare il via libera a tutti i democratici di centrosinistra che vogliono candidarsi su riforme sanitarie serie. "La cosa più importante che El-Sayed può fare per conquistare il sostegno dei moderati è usare la sua credibilità a sinistra per mettere fine alle distruttive guerre sul Medicare for All che hanno paralizzato il Partito Democratico negli ultimi quindici anni", ha scritto.
Su Jacobin lo scrittore socialista che firma con lo pseudonimo Carl Beijer ha invitato la sinistra a non mollare il pagatore unico. La posizione di El-Sayed, ha scritto, è quasi identica a quella per cui nel 2020 la sinistra attaccò Pete Buttigieg ed Elizabeth Warren: allora l'ala di Sanders sosteneva che nessun piano che lasci spazio alle assicurazioni private ha il diritto di chiamarsi Medicare for All. Il rischio, secondo Beijer, è che la public option non sia un passaggio verso il pagatore unico ma una scorciatoia che consente ai più ricchi di chiamarsi fuori. Chi si chiama fuori poi non si batte per finanziare il sistema che ha lasciato. Un accordo raggiunto così facilmente, avverte, è un accordo su niente.
