Se tra pochi giorni i democratici riconquistassero la maggioranza in almeno una delle due camere del Congresso, le indagini sull'accordo tra Donald Trump e Vladimir Putin sul diesel russo non si fermeranno alla Casa Bianca. Sabato 24 ottobre, infatti, cinque senatori democratici, il senatore repubblicano Thom Tillis e il deputato democratico Gregory Meeks hanno scritto a sei grandi banche di Wall Street e alle autorità di quattro porti, chiedendo loro di conservare tutti i documenti relativi a possibili operazioni sul gasolio russo.
I destinatari delle richieste sono JPMorgan Chase, Bank of America, Citi, Wells Fargo, Goldman Sachs e Morgan Stanley, oltre alle autorità portuali di Houston, Beaumont e Corpus Christi, in Texas, e di New York e New Jersey. "Qualsiasi importazione di diesel russo negli Stati Uniti solleva gravi questioni legali e potrebbe essere oggetto di azioni legali, oltre che di indagini del Congresso", si legge nella lettera ottenuta da Axios.
Tra i firmatari figurano alcuni esponenti democratici che potrebbero assumere la guida di commissioni decisive in caso di vittoria democratica. Al Senato Chris Coons, Elizabeth Warren, Ron Wyden e Sheldon Whitehouse sono in posizione per presiedere, rispettivamente, le Commissioni Esteri, Banche, Finanze e Giustizia, mentre alla Camera Meeks potrebbe tornare alla presidenza della Commissione Esteri. A guidare l'iniziativa è stata Jeanne Shaheen, la principale esponente democratica della Commissione Esteri del Senato, che però non si è ricandidata. Anche Tillis lascerà il Senato al termine della legislatura.
Il 9 ottobre Trump aveva annunciato un accordo con Mosca per immettere quantità crescenti di gasolio russo sui mercati internazionali, compreso quello statunitense. Per consentire queste operazioni, il Dipartimento del Tesoro ha allentato le sanzioni con una licenza valida fino al 7 aprile 2027. Secondo i firmatari della lettera e altri critici, l'intesa viola una legge approvata nel 2022 con il sostegno di entrambi i partiti, che vieta le importazioni di petrolio, gas e prodotti petroliferi russi. Il Tesoro sostiene invece che l'accordo sia legale. Meeks aveva già presentato una proposta di legge per bloccarlo.
Gli esponenti democratici chiedono ora a banche e porti di non agevolare "l'acquisto, il trasporto, l'importazione, lo scarico, lo stoccaggio, il finanziamento o la distribuzione" di gasolio russo negli Stati Uniti, né le altre operazioni autorizzate dalla licenza, comprese quelle destinate a mercati diversi da quello americano. Avvertono inoltre che le imprese coinvolte in importazioni contrarie alla legge statunitense potrebbero incorrere in responsabilità civili e penali. Secondo i firmatari, queste forniture sollevano anche gravi preoccupazioni per la sicurezza nazionale, perché finanzierebbero la guerra della Russia contro l'Ucraina.
In previsione di ulteriori controlli del Congresso, la lettera chiede di conservare contratti, documenti di spedizione, registri delle navi e comunicazioni con fornitori, intermediari e funzionari statunitensi. I destinatari sono invitati a confermare entro mercoledì 28 ottobre di aver adottato le misure necessarie e a segnalare eventuali operazioni, già avviate o soltanto proposte. "I democratici stanno già facendo capire che, ancora una volta, non hanno alcun programma per migliorare la vita degli americani e che continueranno invece la loro ossessione decennale di indagare sul presidente Trump", ha risposto la portavoce della Casa Bianca Taylor Rogers.
Non è ancora chiaro quanto gasolio russo arriverà effettivamente negli Stati Uniti, ammesso che le consegne si concretizzino davvero. La prima petroliera segnalata, la Agioi Fanendes, battente bandiera maltese, ha caricato circa 40.000 tonnellate di gasolio il 22 ottobre nel porto baltico di Primorsk. Inizialmente aveva indicato New York come destinazione, poi ha aggiornato il segnale comunicando di essere in attesa di istruzioni. L'arrivo era stimato per il 7 novembre, dopo le elezioni del 3 novembre. Secondo la società di monitoraggio navale TankerTrackers, venerdì tre petroliere cariche di diesel russo indicavano ancora destinazioni statunitensi, ma le rotte dichiarate possono cambiare come abbiamo appena visto.
Le Big Tech si preparano alle indagini
Le possibili inchieste non riguardano soltanto banche e porti. Secondo il Washington Post, infatti, anche le aziende della Silicon Valley che negli ultimi due anni hanno coltivato rapporti con l'Amministrazione Trump si preparano all'eventualità di una maggioranza democratica e a indagini sui loro affari con il presidente e il suo governo.
Cooper Teboe, uno stratega democratico attivo nella Silicon Valley, ha raccontato al quotidiano della capitale statunitense di ricevere continue telefonate da aziende tecnologiche e del settore della difesa che, in preda al panico, gli chiedono a quali democratici fare donazioni o chi coinvolgere nei propri Consigli di Amministrazione. "Hanno commesso il peccato capitale di dimenticare che il pendolo, quasi sempre, torna indietro", ha detto. "Li aspettano un paio d'anni molto difficili".
Secondo una decina di persone sentite dal quotidiano, tra collaboratori parlamentari, lobbisti, avvocati, investitori e dirigenti, i democratici stanno attivamente preparando indagini su alcune aziende che sviluppano tecnologie militari e su società manifatturiere e minerarie che riforniscono le Forze Armate. A renderle obiettivi particolarmente interessanti sono i legami con l'Amministrazione Trump e la crescente rabbia dell'opinione pubblica per l'intelligenza artificiale priva di regole, le armi autonome e i centri di elaborazione dati. "Ogni Commissione vorrà occuparsene", ha detto Brandon Rios, corresponsabile del gruppo sulle indagini del Congresso dello studio legale DLA Piper. "Le aziende di questo settore dovranno affrontare indagini su più fronti".
La priorità andrebbe comunque alle imprese legate a Donald Trump Jr. che hanno ricevuto fondi dal Pentagono. Tra i primi obiettivi potrebbero esserci anche le società collegate a Elon Musk e al DOGE, la struttura per l'efficienza del governo che Musk ha guidato all'inizio del secondo mandato di Trump. I democratici vogliono accertare se queste aziende abbiano ricavato vantaggi economici dalle informazioni e dai rapporti accessibili a chi lavorava al DOGE. Nel mirino ci sarebbero inoltre le imprese che hanno ottenuto contratti militari senza gara e quelle in cui il Pentagono ha acquisito partecipazioni. Il timore delle inchieste è proprio uno dei motivi per cui Musk è tornato a finanziare i repubblicani.
Palantir, OpenAI e Meta sono da due anni oggetto delle critiche dei democratici. Finché il Congresso resta sotto il controllo repubblicano, però, le iniziative della minoranza hanno effetti limitati: il potere di imporre la consegna di documenti e testimonianze e di convocare audizioni resta, infatti, nelle mani della maggioranza.
Alcuni manager del settore, tra cui il cofondatore di Anduril Palmer Luckey e Shyam Sankar di Palantir, hanno sostenuto pubblicamente il programma del presidente e hanno fatto donazioni alla sua campagna elettorale o al progetto della nuova sala da ballo della Casa Bianca. Il 28 settembre Jim Himes, il principale esponente democratico della Commissione Intelligence della Camera, ha scritto alla National Defense Industrial Association, l'associazione delle imprese del settore della difesa, avvertendo che la Commissione potrebbe chiedere documenti sulle donazioni per la sala da ballo.
Finora i democratici hanno potuto soprattutto inviare richieste di informazioni e sollecitare verifiche. A gennaio i senatori Elizabeth Warren, Richard Blumenthal e Andy Kim avevano già chiesto al Segretario alla Difesa Pete Hegseth chiarimenti sugli accordi con le aziende finanziate da 1789 Capital, il fondo d'investimento di Donald Trump Jr.
Ad agosto un gruppo di parlamentari democratici si è rivolto all'ispettore generale del Pentagono dopo che il Washington Post aveva rivelato che 15 aziende partecipate dai fondi legati ai figli del presidente avevano ottenuto complessivamente 3,2 miliardi di dollari tra contratti, investimenti e prestiti federali, in gran parte dopo il ritorno di Trump alla Casa Bianca. Quasi tutta la somma riguardava SpaceX e Anduril. "Il rischio di corruzione è evidente", avevano scritto gli esponenti del Congresso, lamentando di non aver ricevuto spiegazioni dal Pentagono e dalla Casa Bianca sui criteri e sulle procedure seguiti per le assegnazioni.
Le Commissioni puntano a partire da subito
Nel caso dovessero ottenere la maggioranza alle elezioni di metà mandato, i democratici assumerebbero la presidenza delle Commissioni e avrebbero strumenti nettamente più forti per imporre a queste aziende la consegna di documenti e testimonianze, scegliere chi convocare alle audizioni in aula e finanziare l'assunzione di personale incaricato delle indagini.
Secondo Jamie Bair, responsabile delle indagini del Congresso presso lo studio legale Crowell & Moring, durante il primo mandato di Trump i democratici avevano perso tempo seguendo un protocollo "cortese". Questa volta, a suo giudizio, difficilmente impiegheranno altrettanti mesi per avviare il lavoro. "La situazione diventerà molto intensa in tempi molto brevi", ha detto.
Per Rios, le audizioni potrebbero affrontare temi capaci di attirare consensi anche nelle prossime elezioni. "Stanno cercando di costruire la campagna per il 2028", ha osservato. Nel partito, tuttavia, non tutti concordano su quanto debbano spingersi oltre le indagini. Secondo Politico, il deputato Bill Foster ha invitato a distinguere le imprese che hanno ceduto alle pressioni da quelle che hanno tratto profitto dalla vicinanza al presidente, per evitare che i controlli si trasformino in una vendetta politica.
Ad ogni modo, le aziende si preparano. Alcune società legate al DOGE o finanziate dalla famiglia Trump stanno discutendo in che modo affrontare un Congresso a maggioranza democratica. Tra le ipotesi c'è l'ingresso di esponenti democratici nei consigli di amministrazione o in ruoli dirigenziali, per attenuare la percezione di un legame esclusivo con i repubblicani.
Una persona che ha partecipato a riunioni tra investitori di alcune giovani imprese della difesa ha raccontato che il tema principale è ormai costruire "qualcosa che prosperi con qualsiasi Amministrazione". Secondo Teboe, gli elettori guardano alla Silicon Valley e vedono "degli oppressori": per i democratici, quindi, chiedere conto alle Big Tech del loro operato può essere una scelta politicamente molto vantaggiosa. Ma anche senza accertare illeciti, un'indagine può comunque avere conseguenze pesanti sulle attività di un'impresa.
