A settembre 2026, nei 30 Stati americani che rilevano l’affiliazione politica degli elettori e nella capitale federale, Washington DC, gli elettori registrati come democratici erano 43,87 milioni: 2,22 milioni in meno rispetto a novembre 2024, il mese delle ultime elezioni presidenziali. Secondo i dati sulle registrazioni elettorali raccolti da Michael Pruser, nello stesso periodo i repubblicani sono diminuiti di 543.000 unità, scendendo a 37,39 milioni.
Il vantaggio numerico dei democratici si è così ridotto da 8,16 a circa 6,5 milioni di elettori, un calo di circa un quinto in 22 mesi. È il divario più basso della serie, iniziata a luglio 2024, e arriva a poche settimane dalle elezioni di metà mandato del 3 novembre. Nelle aree considerate, i democratici rappresentavano il 36,3% degli elettori registrati, contro il 37,3% di novembre 2024 e il 37,9% di luglio dello stesso anno. I repubblicani erano al 31%, una quota leggermente superiore al 30,7% del mese delle presidenziali, nonostante la diminuzione del loro numero complessivo.
Che cosa misurano le registrazioni elettorali
Negli Stati Uniti, per votare occorre generalmente essere iscritti nelle liste elettorali: avere i requisiti per farlo, da solo, non basta. La registrazione è la procedura con cui il cittadino comunica alle autorità elettorali i propri dati e la residenza, per essere inserito nell’elenco degli elettori della zona in cui vive. Modalità e scadenze variano da Stato a Stato: ci si può registrare online, per posta o di persona. Il North Dakota è l’unico Stato che non richiede la registrazione per votare.
Negli Stati considerati dal conteggio e a Washington DC, durante questa procedura si può dichiarare anche la propria affiliazione politica. Non equivale al tesseramento in un partito italiano e non vincola la scelta alle elezioni: un elettore registrato come democratico può votare per un candidato repubblicano, e viceversa. L’affiliazione può invece determinare a quali primarie, cioè alle votazioni con cui i partiti scelgono i propri candidati, si può partecipare.
Il confronto riguarda soltanto una parte del Paese, che comprende Pennsylvania, Arizona, Nevada, North Carolina, Florida, California e New York. Gli altri 20 Stati, tra cui Texas, Georgia, Michigan, Ohio e Wisconsin, non raccolgono la dichiarazione di affiliazione al momento della registrazione e restano esclusi. Questi dati non rappresentano quindi l’intero elettorato americano e non sono una previsione dei voti che riceverà ciascun partito.
Il calo più forte dopo le presidenziali
Più della metà della diminuzione degli elettori registrati come democratici si è concentrata nei quattro mesi successivi alle presidenziali. Tra novembre 2024 e marzo 2025, il loro numero è infatti calato di 1,3 milioni, di cui 587.000 nel solo mese di marzo. Nello stesso periodo sono diminuiti anche i repubblicani, con 277.000 elettori registrati in meno, e gli elettori non affiliati ai due maggiori partiti, scesi di 688.000 unità. Nel complesso, nelle aree considerate le liste elettorali hanno perso circa 2,26 milioni di iscritti.
Per interpretare queste diminuzioni bisogna considerare anche la revisione delle liste. Le autorità aggiornano regolarmente gli elenchi: aggiungono i nuovi iscritti, correggono gli indirizzi e cancellano le registrazioni delle persone decedute o trasferite altrove, seguendo le procedure previste dalla legge.
Alcune cancellazioni richiedono un lungo periodo di verifica. Negli Stati soggetti alla normativa federale sulla registrazione, per esempio, se si sospetta che un elettore abbia cambiato residenza senza comunicarlo, le autorità possono inviargli una richiesta di conferma dell’indirizzo. Se non risponde, la cancellazione può avvenire dopo le due successive elezioni federali generali, purché non abbia votato nel frattempo. La sola astensione non basta per essere cancellati. Dopo un’elezione possono quindi concludersi verifiche avviate anni prima, contribuendo a ridurre il numero degli iscritti.
Il calo delle registrazioni democratiche non può dunque essere interpretato automaticamente come un passaggio di quegli elettori ai repubblicani. I dati aggregati mostrano il risultato complessivo di nuove iscrizioni, cancellazioni e cambi di affiliazione, ma non consentono di stabilire quanto abbia pesato ciascun fattore né perché la diminuzione sia stata maggiore tra i democratici.
Nel 2026 il calo è proseguito, ma a un ritmo più lento. Tra dicembre 2024 e dicembre 2025, gli elettori registrati come democratici erano diminuiti di 1,51 milioni e quelli repubblicani di 437.000. Nei primi nove mesi del 2026, le diminuzioni sono state rispettivamente di 345.000 e 118.000.
In primavera, i due partiti hanno registrato variazioni quasi uguali, lasciando pressoché invariato il divario tra loro. Lo scarto tra i rispettivi saldi mensili è stato di appena 1.503 elettori ad aprile, 215 a maggio e 6.152 a giugno. A luglio il vantaggio democratico è aumentato di 24.610 elettori, ma tra agosto e settembre si è nuovamente ridotto, di circa 99.000 unità complessive. In tutti i 26 confronti tra un mese e il successivo, il vantaggio dei democratici sui repubblicani è aumentato soltanto tre volte: a luglio e novembre 2025 e a luglio 2026.
Crescono gli elettori fuori dai due maggiori partiti
Il secondo gruppo più numeroso, dopo quello dei democratici, è costituito dagli elettori non affiliati a nessuno dei due maggiori partiti. Comprende sia chi non dichiara alcuna affiliazione sia chi indica un partito minore: a settembre 2026 erano complessivamente 39,47 milioni, il 32,7% del totale, circa 2,1 milioni in più rispetto ai repubblicani.
È anche l’unica categoria ad aver registrato un aumento complessivo negli ultimi dodici mesi. Tra settembre 2025 e settembre 2026, questo gruppo è cresciuto di 734.000 persone, mentre gli elettori registrati come democratici sono diminuiti di 371.000 e quelli repubblicani di 87.000. Nel solo settembre 2026, gli elettori fuori dai due maggiori partiti sono aumentati di 282.000 unità nette: il terzo incremento mensile più alto della serie, dopo quelli di ottobre e novembre 2024, a ridosso delle presidenziali. Sempre a settembre, i repubblicani sono aumentati di 37.000 elettori registrati, mentre i democratici sono diminuiti di 11.000.
Anche il confronto con l’inizio della serie evidenzia la crescita di questo gruppo. Tra luglio 2024 e settembre 2026, gli elettori non affiliati ai due maggiori partiti sono aumentati di 1,57 milioni e i repubblicani di 1,06 milioni, mentre i democratici sono diminuiti di 1,34 milioni. Rispetto a luglio 2024, quando era di 8,89 milioni, il vantaggio democratico sui repubblicani si è ridotto del 27%. Si è assottigliata anche la distanza tra i democratici e gli elettori fuori dai due maggiori partiti: a novembre 2024 i primi erano 6,6 milioni in più, mentre a settembre 2026 il margine era sceso a 4,4 milioni.
