I democratici hanno circa tre possibilità su quattro di conquistare il Senato alle midterm del 3 novembre, ma uno dei rischi per loro arriva da uno Stato che sulla carta dovrebbe essere tranquillo: il Minnesota. Qui la vicegovernatrice Peggy Flanagan ha solo 3,5 punti di vantaggio su Michele Tafoya, ex giornalista sportiva che raccontava le partite di football americano da bordo campo. Secondo Nate Silver il motivo è la sfiducia degli elettori verso il modo in cui i democratici hanno governato lo Stato negli ultimi anni.
L'analisi è uscita sul Silver Bulletin, la newsletter di Silver, e si basa su FLIPR, il suo modello previsionale per le midterm. Il modello assegna ai repubblicani circa una possibilità su quattro di mantenere la maggioranza al Senato. Le strade per riuscirci sono due: impedire ai democratici di conquistare i quattro seggi in più che servono loro oppure strappare uno o più seggi oggi in mano ai democratici. Al contrario, i democratici potrebbero vincere il Senato anche perdendo qualche seggio, a patto di conquistarne più di quattro tra quelli repubblicani.
Un tempo era normale che alle midterm i seggi del Senato passassero di mano in entrambe le direzioni. Il caso più estremo è quello del 1978, quando i repubblicani strapparono otto seggi ai democratici e i democratici ne conquistarono cinque ai repubblicani, con un saldo di tre seggi a favore dei repubblicani. Nelle ultime cinque midterm questo doppio passaggio è successo una sola volta, nel 2018. Quell'anno i democratici vinsero il voto popolare per la Camera con più di 8 punti di margine e guadagnarono 41 deputati. Al Senato conquistarono Arizona e Nevada, ma persero North Dakota, Missouri, Indiana e Florida, chiudendo con due seggi in meno.
Il risultato del 2018 era stato previsto dai modelli. I senatori restano in carica sei anni e quelli in scadenza nel 2018 erano stati eletti nel 2012, un anno molto buono per i democratici. Nel mezzo c'era stata la vittoria di Donald Trump, che aveva accelerato la polarizzazione e in particolare la divisione tra elettori laureati delle città ed elettori bianchi della classe operaia delle zone rurali. In Indiana, North Dakota e Missouri lo spostamento a destra dei bianchi delle campagne pesò più del clima favorevole ai democratici nel resto del paese.
Oggi i doppi passaggi sono più rari perché la polarizzazione continua a crescere. Gli Stati davvero contendibili sono meno numerosi, il voto disgiunto, cioè la scelta di votare per partiti diversi nelle diverse elezioni che si tengono lo stesso giorno, è sempre più raro e il risultato delle elezioni per il Congresso segue da vicino quello delle presidenziali. Contano meno anche le qualità personali dei candidati, compreso il vantaggio di chi è già in carica.
Che i democratici conquistino almeno un seggio repubblicano è quasi certo. Sono alla pari o in vantaggio nei sondaggi in più sfide di quante ne servano per ribaltare il Senato, ma poche sono sicure. Sherrod Brown ha 73 possibilità su 100 di vincere in Ohio, Mary Peltola 61 in Alaska. In Maine, il seggio più democratico tra quelli che il partito cerca di strappare, un sondaggio del Washington Post ha dato Troy Jackson avanti di 4 punti sulla senatrice repubblicana Susan Collins, che però in passato ha ottenuto risultati migliori di quanto indicassero i sondaggi. Queste sfide inoltre non sono indipendenti: un errore dei sondaggi che sopravvaluta i democratici ovunque potrebbe fargliele perdere tutte insieme.
L'eccezione è il North Carolina. Trump lo ha vinto tre volte, ma nel 2024 Kamala Harris ha perso lo Stato di soli 3,2 punti, in un'elezione persa a livello nazionale di 1,5 punti. I democratici candidano l'ex governatore Roy Cooper, che è in vantaggio di 9,1 punti nella media dei sondaggi di FLIPR e ha 95 possibilità su 100 di vincere. I repubblicani hanno sospeso la pubblicità elettorale e sembrano aver rinunciato allo Stato.
Le migliori occasioni dei repubblicani per strappare un seggio ai democratici sono il Michigan, con 19 possibilità su 100, il Minnesota con 10, il New Hampshire con 8 e la Georgia con 3. Le probabilità non si possono sommare, perché sono in parte collegate: un risultato deludente nel Midwest o una reazione contro i candidati progressisti potrebbe costare ai democratici sia il Michigan sia il Minnesota. Tenendo conto di questi legami, FLIPR calcola 32 possibilità su 100 che i repubblicani conquistino almeno un seggio democratico. La probabilità che entrambi i partiti strappino almeno un seggio all'altro è di 31 su 100.
Silver ha costruito una griglia con 40.000 simulazioni del modello, incrociando i seggi conquistati da ciascun partito. I guadagni dei due partiti vanno in direzioni opposte: se i democratici fanno meglio dei sondaggi, conquistano più seggi repubblicani e allo stesso tempo rischiano meno di perderne di propri. Nelle simulazioni in cui i repubblicani non strappano nessun seggio, il risultato più probabile per i democratici è di sei o sette seggi conquistati. In quelle in cui i repubblicani ne strappano due, probabilmente Minnesota e Michigan, i democratici si fermano a due o tre, perché vorrebbe dire che i sondaggi hanno sottovalutato i repubblicani.
Dalla griglia escono quattro scenari. Nel primo i democratici conquistano tre seggi o meno e i repubblicani tengono il Senato (19 possibilità su 100). Nel secondo i democratici ne conquistano almeno quattro ma ne perdono abbastanza da restare sotto la soglia. Anche in questo caso il Senato resta repubblicano (7 possibilità su 100). Se le sconfitte arrivassero in Michigan o in Minnesota, la colpa verrebbe data ad Abdul El-Sayed o a Flanagan, i due candidati progressisti. Nel terzo scenario, il più probabile con 62 possibilità su 100, i democratici conquistano almeno quattro seggi senza perderne nessuno. Nel quarto i repubblicani strappano uno o due seggi ma i democratici compensano conquistandone cinque o più (13 possibilità su 100).
Perdere un solo seggio non sarebbe quindi decisivo per i democratici. Il partito punta a sette seggi repubblicani in cui FLIPR lo considera almeno alla pari: North Carolina, Ohio, Texas, Maine, Alaska, Iowa e Kansas, oltre a qualche possibilità in Stati come il Nebraska. Una sola sconfitta a sorpresa potrebbe dipendere da un problema locale, per esempio un candidato troppo di sinistra per il Michigan, o da un errore dei sondaggi contenuto, simile a quello che nel 2024 aveva sopravvalutato di poco i democratici. Con un solo seggio perso la corsa al Senato resterebbe più o meno in parità. Con due o più seggi persi, invece, i democratici sarebbero quasi certamente sconfitti: servirebbero almeno sei conquiste e sarebbe il segnale di un errore dei sondaggi diffuso in molti Stati. Quasi tutto il 13 per cento del quarto scenario riguarda i casi in cui i democratici perdono esattamente un seggio.
La Georgia non è più in discussione. All'inizio del 2025, dopo la vittoria di Trump, si parlava di una svolta conservatrice più che di un'onda democratica e tutte e tre le valutazioni degli esperti usate da FLIPR consideravano in bilico il seggio del senatore democratico Jon Ossoff. Oggi Ossoff è in vantaggio di 8,7 punti e ha 97 possibilità su 100 di essere rieletto. Silver lo considera abbastanza forte da essere uno dei principali candidati alle presidenziali del 2028.
Il New Hampshire è un rischio più concreto. La senatrice democratica Jeanne Shaheen non si ricandida e i repubblicani puntano sull'ex senatore John Sununu, esponente dell'establishment repubblicano dell'epoca di George W. Bush, non proprio un moderato ma nemmeno un sostenitore del movimento MAGA (Make America Great Again), anche se Trump lo ha appoggiato. Il candidato democratico, Chris Pappas, è stato eletto quattro volte alla Camera e rappresenta già metà dello Stato, che ha solo due distretti. Nel 2024 ha vinto con 8 punti di margine in un distretto dove Harris aveva vinto di 2. Sununu era arrivato a pochi punti da Pappas, ma ora il vantaggio del democratico è risalito a 7,3 punti. Il modello resta prudente perché il New Hampshire cambia spesso orientamento.
Il Michigan è una sfida vera. Silver ammette che i candidati progressisti pagano probabilmente un prezzo elettorale e che Haley Stevens, sua avversaria alle primarie, sarebbe forse stata una scelta più sicura. Il modello però stima che il clima elettorale nello Stato sia favorevole ai democratici di 9 o 10 punti, un margine più ampio di qualunque penalità. La candidata democratica a governatrice, Jocelyn Benson, è avanti di 7,8 punti sul repubblicano John James, mentre El-Sayed è avanti di 3,4 punti su Mike Rogers, con cui si è scontrato nel primo dibattito. Una parte degli elettori voterà quindi in modo disgiunto, ma uno scarto di 4 o 5 punti rispetto a Benson probabilmente non basterebbe a farlo perdere. El-Sayed è stabile intorno al 48 per cento nei sondaggi e resta il favorito.
In Minnesota, fino a pochi giorni fa, il vantaggio di Flanagan era addirittura più stretto di quello di El-Sayed. Poi i democratici hanno diffuso un sondaggio commissionato dal partito che la dà avanti di 8 o 9 punti, a seconda che si includano o meno i candidati minori. FLIPR dà meno peso ai sondaggi di parte e li corregge di circa 4 punti per compensare la loro tendenza a favorire chi li commissiona, quindi considera questo sondaggio come un vantaggio di 4 o 5 punti. Visto che in Minnesota ci sono pochi sondaggi di qualità, il modello ne tiene comunque conto e il vantaggio di Flanagan nella media è salito a 3,5 punti.
Il Minnesota non è uno Stato così democratico come si pensa: nel 2016 Trump ci perse di appena 1,5 punti. Flanagan, che alle primarie ha battuto la più moderata Angie Craig, è la vice del governatore Tim Walz. Walz avrebbe dovuto ricandidarsi, ma ha rinunciato dopo una serie di scandali per frodi nei programmi di assistenza sociale gestiti dallo Stato. Secondo i procuratori federali le perdite potrebbero arrivare a miliardi di dollari e Silver ricorda che gli scandali sono reali, non un'invenzione dei repubblicani. Il saldo tra chi approva e chi disapprova l'operato di Walz è sceso a -14 punti. Il Minnesota è stato anche il centro delle proteste progressiste: nel 2020 dopo l'uccisione di George Floyd e quest'anno dopo quella di due abitanti di Minneapolis, Renee Good e Alex Pretti, da parte di agenti dell'immigrazione.
Tafoya ha costruito la campagna proprio su questi temi: i primi due punti del suo programma sono "Stop The Fraud", fermare le frodi, e "Law & Order", legge e ordine. Silver pensa che non funzionerà, perché l'ICE, l'agenzia federale che si occupa dei controlli sull'immigrazione, è impopolare, soprattutto in Minnesota. Tafoya è ferma al 43 per cento nella media dei sondaggi e molti elettori sono ancora indecisi: secondo Silver la maggior parte di loro è vicina ai democratici. Anche qui ci si aspetta un po' di voto disgiunto, visto che Amy Klobuchar, candidata democratica a governatrice, è in vantaggio di 8,2 punti.
Flanagan condivide quasi tutte le posizioni progressiste di El-Sayed, compreso il sostegno a Medicare for All, la proposta di estendere a tutti gli americani l'assicurazione sanitaria pubblica. A differenza sua, però, fa parte dell'establishment democratico di uno Stato che molti considerano governato male e non può presentarsi come una candidata esterna in un anno in cui gli elettori sono stanchi della classe dirigente. Lo stesso fenomeno si vede nelle sfide per i governatori negli Stati democratici dove il partito è accusato di aver amministrato male: in Oregon la governatrice Tina Kotek è avanti di appena 1,5 punti ed è davvero a rischio, mentre a New York Kathy Hochul ha un vantaggio di 12,5 punti, ben sotto quello che ci si aspetterebbe in base all'orientamento dello Stato.
Silver si aspetta comunque che alla fine gli elettori del Minnesota votino Flanagan, anche senza entusiasmo. Con il clima nazionale attuale lo Stato è favorevole ai democratici di 13 o 14 punti, più del Michigan. Gli elettori sanno inoltre che i governatori possono essere indipendenti dal partito, mentre i senatori di entrambi gli schieramenti votano quasi sempre con il proprio gruppo: un voto per Tafoya sarebbe un voto per Trump. Se Flanagan e Tafoya si sfidassero per la carica di governatore, secondo Silver la corsa sarebbe in bilico o al massimo leggermente favorevole ai democratici. Le elezioni in cui un partito è trascinato da un'onda nazionale perdonano molto ai candidati deboli e Flanagan dovrebbe vincere, ma le ragioni del suo risultato deludente nei sondaggi sono abbastanza solide da non poterle ignorare.
