Il ridisegno dei collegi elettorali voluto dal presidente Trump per le midterm potrebbe portare ai repubblicani molto meno di quanto sperassero. Gli analisti stimano ora un guadagno netto compreso tra zero e sei seggi alla Camera e il giornalista di dati G. Elliott Morris, a fine settembre, lo ha fissato a due. Lo ricostruisce un'analisi di Jon Allsop pubblicata sul New Yorker, secondo cui però la partita più importante non si gioca a novembre: lo scontro sulle mappe rischia di allargarsi nel 2028 e di cambiare il modo in cui gli americani eleggono i propri deputati.
Negli Stati Uniti ogni Stato disegna i confini dei propri collegi per la Camera, di solito una volta ogni dieci anni dopo il censimento. Quando il partito che controlla il parlamento statale traccia le linee per favorirsi, si parla di gerrymandering. La pratica è vecchia quasi quanto il Paese, ma questa volta è stata avviata a metà decennio. A dare il via è stato il presidente, che nell'estate del 2025 ha spinto i repubblicani del Texas a ridisegnare la mappa per rendere più favorevoli cinque collegi democratici. "Abbiamo diritto a cinque seggi in più", aveva detto. North Carolina e Missouri hanno ricavato un seggio ciascuno per i repubblicani, mentre gli elettori della California hanno sospeso la commissione indipendente che disegna la mappa dello Stato per spostare cinque seggi verso i democratici, come risposta esplicita al Texas.
Nella primavera del 2026 il vantaggio è passato più volte da una parte all'altra. In Indiana un gruppo di senatori statali repubblicani ha bocciato il ridisegno, nonostante minacce di bombe e falsi allarmi per far intervenire la polizia. In Virginia gli elettori hanno approvato con un referendum una mappa che poteva dare fino a quattro seggi ai democratici, che ne guadagnavano un altro in Utah dopo una lunga causa in tribunale. A fine aprile i democratici sembravano in vantaggio. Poco dopo la Florida ha approvato una mappa pensata per strappare quattro seggi ai democratici e all'inizio di maggio la Corte suprema della Virginia ha annullato il ridisegno per motivi procedurali. Nella stessa settimana la maggior parte dei parlamentari dell'Indiana che avevano votato contro il ridisegno ha perso le primarie contro sfidanti sostenuti dal presidente. James Blair, consigliere di Trump e tra i principali promotori dell'operazione, prevedeva allora che i repubblicani potessero tornare a sperare in guadagni a due cifre.
La svolta decisiva è arrivata dalla Corte Suprema. Il Voting Rights Act, la legge del 1965 contro le discriminazioni elettorali, vietava agli Stati di disegnare collegi che togliessero alle minoranze la possibilità di eleggere i candidati preferiti. A fine aprile, con la sentenza Louisiana v. Callais, i giudici hanno svuotato questa tutela con sei voti contro tre: ora un collegio che penalizza gli elettori neri è legale se può essere giustificato con ragioni di partito. E di solito può esserlo, perché nei collegi interessati il voto si divide quasi sempre lungo linee etniche. I repubblicani hanno così ricavato tre nuovi seggi in Louisiana, Alabama e Tennessee. Nel Tennessee il deputato democratico Steve Cohen ha deciso di non ricandidarsi nel nuovo collegio intorno a Memphis, diventato molto più esteso, perché la disabilità causata dalla poliomielite contratta da bambino gli avrebbe reso difficile fare campagna su un territorio così ampio. Georgia e Mississippi invece non hanno ridisegnato le mappe, mentre in South Carolina un gruppo di parlamentari repubblicani si è messo di traverso.
Il clima politico, molto sfavorevole ai repubblicani, sta però riducendo i guadagni attesi. Ad agosto il governatore della Florida Ron DeSantis ha ridimensionato l'ipotesi che il partito conquisti tutti e quattro i seggi presi di mira nel suo Stato. In Texas la nuova mappa contava sul sostegno degli elettori latinoamericani passati di recente ai repubblicani e i cinque seggi previsti potrebbero diventare due o tre. I repubblicani rischiano perfino di perdere un collegio ridisegnato che oggi controllano, a favore del cantante tejano Bobby Pulido. "Il ridisegno dei collegi è costruzione, non vendita", ha detto a Politico il consulente che ha disegnato la mappa del Texas. In Alabama il deputato democratico Shomari Figures resta competitivo nel suo nuovo collegio e lo stesso vale per Don Davis in North Carolina. La sua avversaria repubblicana, Laurie Buckhout, era così sicura di vincere da scommettere su sé stessa su Kalshi, una piattaforma di scommesse sugli eventi, che le ha sospeso l'account. Il comitato dei democratici per le elezioni alla Camera sta investendo risorse aggiuntive proprio nel nuovo collegio del Tennessee.
Il caso più caotico è quello del Missouri. A settembre del 2025 i repubblicani, che avevano già sei degli otto seggi dello Stato, hanno approvato una mappa che smembrava il collegio di Kansas City del deputato democratico Emanuel Cleaver, allungandolo nelle aree rurali per più di metà dello Stato. Un gruppo di cittadini chiamato People Not Politicians ha raccolto quasi il triplo delle firme necessarie per sottoporre la mappa a referendum, cosa che ne avrebbe sospeso l'applicazione per il 2026. Il segretario di Stato repubblicano Denny Hoskins, che aveva otto mesi per certificarle, il 4 agosto ha dichiarato illegale il referendum a circa un'ora dalla scadenza. Lo stesso giorno si sono tenute le primarie, con la nuova mappa. Un mese dopo la Corte suprema del Missouri ha stabilito all'unanimità che la richiesta di referendum era valida e che quindi la nuova mappa non era mai entrata in vigore.
Da lì il caso è arrivato tre volte alla Corte Suprema degli Stati Uniti. Il giudice Brett Kavanaugh ha respinto subito il ricorso dello Stato, ma un'ora dopo un tribunale federale ha deciso che la nuova mappa andava usata anche a novembre, visto che era servita per le primarie. La Corte Suprema ha sospeso quella decisione, una corte d'appello ha provato a rimettere in vigore la mappa e i giudici sono dovuti intervenire di nuovo. Nel frattempo era già cominciato il voto anticipato con i vecchi collegi. Con un'ordinanza non firmata e senza voti contrari, la Corte ha avvertito che usare la nuova mappa avrebbe portato al "caos elettorale". Molti elettori, però, hanno votato alle primarie per candidati che non saranno sulla scheda di novembre. "Combattere il fuoco con il fuoco è giusto, in questo caso", ha detto Cleaver al New Yorker, "ma alla fine non resta altro che cenere".
Anche un guadagno di due seggi pesa, in una Camera divisa da pochi voti. I collegi diventati più a rischio per i democratici hanno assorbito soldi che il partito avrebbe potuto usare per attaccare, in un ciclo in cui i repubblicani hanno molta più liquidità. Sam Wang, professore a Princeton, teme che con pochi collegi in bilico sia più facile concentrare in pochi posti i tentativi di scoraggiare il voto, soprattutto perché quelli rimasti in Texas e California hanno molti elettori ispanici. Secondo un rapporto di Protect Democracy, un'organizzazione non profit, un americano su dieci si trova già in un collegio diverso da quello del 2024. "Quello che sta arrivando è un vero Armageddon", ha detto al New Yorker David Daley, autore di tre libri sul gerrymandering.
La battaglia in Missouri non è finita. A novembre gli elettori voteranno nel referendum sulla nuova mappa e, anche se dovessero respingerla, il parlamento statale sembra pronto a riprovarci. Secondo Travis Crum, professore di diritto alla Washington University, la prossima volta i repubblicani potrebbero puntare sul collegio di St. Louis del deputato democratico Wesley Bell, finora protetto dal Voting Rights Act. Gli Stati del Sud che non hanno ridisegnato le mappe dopo la sentenza Callais sembrano pronti a farlo in vista del 2028 e il Texas potrebbe rivedere la propria mappa in modo ancora più aggressivo.
Anche i democratici si preparano. "Non dobbiamo solo eguagliarli, dobbiamo superarli", ha detto al New Yorker il leader della minoranza alla Camera Hakeem Jeffries. In Maryland a novembre si vota un referendum su un emendamento che riduce i rischi legali di un nuovo ridisegno in vista del 2028. A New York i democratici preparano per il 2027 un referendum per indebolire la commissione indipendente che disegna i collegi, mentre un tentativo simile in Colorado è stato fermato in tribunale. Il partito guarda anche a Michigan e Wisconsin, dove oggi non ha le maggioranze necessarie per ridisegnare le mappe ma potrebbe conquistarle alle midterm.
Una corsa al ribasso di questo tipo avrebbe molti effetti. I collegi davvero in bilico, già pochi, potrebbero scendere a meno di venti in tutto il Paese. Negli altri l'elezione vera diventerebbe la primaria, dove votano soprattutto i militanti e vincono più facilmente i candidati più polarizzanti. Il rapporto di Protect Democracy aggiunge che confini sempre diversi renderebbero i deputati meno responsabili verso gli elettori, aumenterebbero il voto di appartenenza perché molti non conoscerebbero i candidati e complicherebbero il lavoro delle associazioni e degli uffici elettorali. Dopo la sentenza della Corte suprema della Virginia, alcuni dirigenti democratici avevano anche discusso di abbassare l'età di pensionamento dei giudici dello Stato per rimuoverli in blocco, un'idea respinta da Jeffries.
A pagare il prezzo più alto potrebbe essere la rappresentanza degli afroamericani, già ridotta dalle mappe repubblicane approvate dopo la sentenza Callais. La sentenza vale anche per gli Stati democratici, che potrebbero distribuire gli elettori delle minoranze tra più collegi per aumentare i propri seggi. Secondo Richard L. Hasen, esperto di diritto elettorale all'Università della California a Los Angeles, i cartografi dei partiti "probabilmente guarderanno ai guadagni di breve periodo" e potrebbero sacrificare un deputato nero se questo serve a vincere più seggi. Le tensioni ci sono già: in Florida, dopo il ridisegno repubblicano, la deputata democratica Debbie Wasserman Schultz si è spostata in un collegio tradizionalmente rappresentato da un afroamericano e ha vinto le primarie contro sfidanti tutti neri.
Le proposte di riforma non mancano. I deputati del Problem Solvers Caucus, un gruppo di parlamentari dei due partiti, hanno presentato quattro proposte di legge che imporrebbero commissioni indipendenti e vieterebbero di ridisegnare i collegi tra un censimento e l'altro. Negli ambienti accademici si discute anche di un sistema proporzionale, con collegi più grandi che eleggono più deputati in base alla percentuale di voti ottenuta. Un sistema simile ridurrebbe le distorsioni che esistono anche dove non c'è gerrymandering: il Massachusetts non ha nessun deputato repubblicano, soprattutto perché gli elettori conservatori sono distribuiti in modo uniforme nello Stato. Morris ricorda che Germania e Nuova Zelanda hanno cambiato sistema elettorale di recente. "L'alternativa è il collasso democratico", ha detto al New Yorker. Diversi osservatori ritengono però che un cambiamento duraturo non sia possibile senza una Corte Suprema diversa da quella attuale, a forte maggioranza conservatrice.
Il Missouri ha già vissuto uno scontro simile un secolo fa. Nel 1920 i repubblicani avevano vinto le elezioni e approvato una mappa smaccatamente di parte. I democratici avevano ottenuto un referendum e, alle elezioni di metà mandato del 1922, più del 60 per cento degli elettori aveva bocciato la mappa.
