In più di sei Stati americani, tra cui alcuni di quelli decisivi alle presidenziali, i candidati repubblicani alla carica di procuratore generale hanno sostenuto più volte che le elezioni del 2020 furono rubate a Donald Trump. Lo ha ricostruito un'inchiesta di Wired, che ha esaminato le corse in Arizona, Georgia, Kansas, Michigan e Nevada. Diversi di questi candidati hanno detto di essere pronti, se eletti a novembre, a riaprire le indagini su quel voto. Tutti potrebbero avere un ruolo importante nelle presidenziali del 2028.
Il procuratore generale (attorney general) è il capo dell'ufficio legale di uno Stato. I suoi compiti in materia elettorale cambiano da Stato a Stato, ma in generale deve fare da contrappeso sia al governatore sia al governo federale. Negli ultimi mesi questa carica è diventata più visibile, perché molti procuratori generali si sono opposti ai tentativi dell'amministrazione Trump, che ha rilanciato le teorie sui brogli del 2020, di prendere il controllo delle elezioni, sequestrare le schede e ottenere le liste elettorali con i dati sensibili dei cittadini. Christina Beeler, avvocata del Chicago Lawyers' Committee for Civil Rights, un'organizzazione per i diritti civili, ha detto a Wired che quella del procuratore generale "è una carica potente" e che chi la ricopre deve rispettare lo stato di diritto e i risultati delle elezioni.
In Arizona il candidato repubblicano è Warren Petersen, senatore statale e tra i sostenitori più convinti della tesi del voto rubato. Negli Stati Uniti il presidente viene scelto dai grandi elettori che ogni Stato assegna a chi vince il voto popolare: nel 2020 in Arizona aveva vinto Joe Biden. Petersen firmò allora un documento che chiedeva al Congresso di accettare 11 voti elettorali alternativi a favore di Trump e poi un altro che chiedeva al Senato di respingere i grandi elettori dell'Arizona.
Petersen fu anche tra i principali promotori del riesame dei voti della contea di Maricopa, affidato a una società privata chiamata Cyber Ninjas. Il riesame non trovò alcuna prova di brogli, anzi mostrò che Biden aveva vinto con più voti di quanto risultasse in origine. L'operazione costò ai contribuenti dell'Arizona 4 milioni di dollari. A marzo di quest'anno Petersen ha consegnato i documenti su quel riesame all'FBI, la polizia federale, rispondendo a un ordine di un gran giurì, l'organo che decide se ci sono elementi per un processo, nell'ambito di un'indagine federale sul voto del 2020 a Maricopa.
Se eletto, Petersen vuole ampliare l'unità per l'integrità elettorale dell'ufficio del procuratore generale. "La gente saprà che facciamo sul serio", ha detto a luglio durante la campagna per le primarie. "Proprio come sa che il dipartimento di Giustizia di Trump fa sul serio adesso". I sondaggi lo danno in parità con la candidata democratica Kris Mayes.
In Georgia, lo Stato al centro di molte delle teorie del complotto diffuse dal mondo trumpiano, il candidato repubblicano è Brian Strickland. Nel 2020, quando era senatore statale, Strickland diffuse un comunicato che chiedeva di valutare un'indagine sulle "attività fraudolente" nelle elezioni, un riesame tecnico del voto in Georgia e nuove leggi elettorali. Quest'anno l'FBI ha perquisito gli uffici elettorali della contea di Fulton e sequestrato le schede del 2020: Strickland ha definito l'operazione una misura di "trasparenza". "La contea di Fulton non è in grado di gestire le elezioni", ha scritto su X a febbraio. "È la semplice verità. Ogni cittadino della Georgia, di qualunque partito, dovrebbe avere fiducia nel nostro sistema elettorale". Un sondaggio dell'Atlanta Journal-Constitution pubblicato questa settimana lo dà in parità con la democratica Tanya Miller.
In Kansas il candidato repubblicano è Kris Kobach, che a differenza degli altri è già procuratore generale: aveva vinto la carica nel 2022. Kobach diffonde da anni teorie infondate sulle frodi elettorali. Dal 2011 al 2019 è stato segretario di Stato del Kansas, il funzionario che in molti Stati sovrintende all'organizzazione delle elezioni. In quel periodo sostenne che circa 18.000 non cittadini fossero iscritti alle liste elettorali dello Stato, basandosi su una ricerca mai sottoposta a revisione scientifica che all'inizio aveva individuato appena sei persone che avevano tentato di registrarsi o si erano registrate. Nel 2017 Trump lo nominò in una commissione sull'"integrità elettorale" che durò poco e non trovò prove di frodi diffuse.
Dopo le elezioni del 2020 Kobach fece da consulente al tentativo del Texas di ribaltare i risultati e aiutò un membro della commissione del Michigan che certifica i risultati elettorali, che aveva cercato di ritirare il proprio voto a favore della certificazione. Nel 2022 fu annunciato come ospite principale di un comizio in Kansas insieme a Mike Lindell, il fondatore dell'azienda di cuscini MyPillow e tra i principali finanziatori delle campagne sui presunti brogli. Un recente sondaggio indica una sfida serrata con il democratico Chris Mann.
In Michigan la nomination repubblicana è andata a Doug Lloyd, procuratore della contea di Eaton. Alle primarie aveva partecipato per un periodo anche Matt DePerno, un avvocato accusato di possesso illecito di una macchina per il voto e di cospirazione per fatti legati alle elezioni del 2020. (DePerno si è dichiarato non colpevole e il processo è ancora in corso.) Lloyd di solito non viene considerato un negazionista del voto e si presenta come più moderato del suo avversario democratico, Eli Savit. In una recente intervista, però, gli è stato chiesto delle "preoccupazioni credibili sollevate dagli elettori sulle elezioni del 2020" e si è detto disponibile a tornare sulla questione.
"Credo che il procuratore generale abbia la possibilità di usare gli investigatori del suo ufficio o la polizia di Stato del Michigan per tornare a esaminare quelle questioni", ha detto Lloyd al podcast MI True Red. "E quindi, per come la vedo io, voglio prenderle in considerazione". I sondaggi lo danno in parità con Savit.
In Nevada Trump ha dato il suo sostegno all'avvocata Adriana Guzmán Fralick, che ha promesso di portare nello Stato una versione del SAVE Act, la legge che il presidente non è riuscito a far approvare dal Congresso a livello federale. La legge obbligherebbe chi si iscrive alle liste elettorali a presentare un passaporto o un certificato di nascita, documenti che decine di milioni di americani non hanno a disposizione. Secondo diversi esperti, toglierebbe il diritto di voto a milioni di persone.
"Il presidente Trump si batte per elezioni sicure, ma Washington continua a temporeggiare", ha scritto Guzmán Fralick su Facebook quest'anno. "Il Nevada non dovrebbe aspettare. Come vostro procuratore generale spingerò per il SAVE Nevada Act, per togliere i non cittadini dalle nostre liste elettorali, contare tutte le schede il giorno delle elezioni e mettere fine al voto per posta universale. Quello che Washington non porterà a termine, lo farà il Nevada".
Guzmán Fralick ha anche messo in evidenza il sostegno di Joey Gilbert, un ex pugile di estrema destra diventato influencer del movimento MAGA, noto per aver diffuso teorie del complotto sul Covid-19. Gilbert la definisce un'"amica" e il 6 gennaio 2021 era alla manifestazione davanti al Congresso: non entrò nell'edificio, ma fu ripreso vicino al complottista Alex Jones mentre gridava "1776", l'anno della Dichiarazione d'indipendenza. Guzmán Fralick è l'unica dei cinque candidati a essere chiaramente indietro: i sondaggi la danno 8 punti sotto la democratica Nicole Cannizzaro.
