Una produzione che gira in Illinois può ottenere un credito d'imposta aggiuntivo del 5% se differenzia i rifiuti sul set, sostituisce le luci con lampade a LED e rinuncia ai generatori diesel. È il primo incentivo di questo tipo negli Stati Uniti e l'ultima arma di una gara tra governi per strappare a Hollywood film, serie televisive e pubblicità, come racconta un reportage di Politico.
In California il fenomeno ha un nome, "runaway production", cioè la fuga delle riprese dal distretto che ospita l'industria da più di un secolo. Tra il 2022 e il 2024 la contea di Los Angeles ha perso oltre 42mila posti di lavoro nel cinema e nella televisione. A maggio nel mondo c'erano 120 programmi di incentivi alle produzioni offerti da Stati, province e governi nazionali, un conteggio che non comprende le agevolazioni locali come quelle delle isole Canarie o il fondo comunale per il cinema di Città del Capo. Programmi simili esistono ormai in tutti i continenti tranne l'Antartide.
L'Illinois ha riscritto il proprio incentivo l'anno scorso, con una legge firmata dal governatore democratico JB Pritzker. Il credito di base è salito dal 30% al 35% della spesa sostenuta nello Stato (salari, noleggio delle attrezzature, alloggi) e si sono aggiunti i bonus per le produzioni ecologiche e per le serie televisive che si trasferiscono in Illinois. Il programma non ha un tetto di spesa, i crediti si possono scalare dalle imposte sul reddito della casa di produzione o dei suoi proprietari e si possono cedere ad altri contribuenti. La scadenza è stata spostata al 2038, così gli studi possono pianificare sul lungo periodo. Sommando tutti i bonus, compreso quello per chi gira fuori dall'area metropolitana di Chicago, una produzione può arrivare a un incentivo pari alla metà della spesa. "Nessuno può eguagliarlo", ha detto Peter Hawley, vicedirettore dell'Illinois Film Office, l'ufficio dello Stato che segue il settore.
Il bonus verde richiede alle produzioni di ottenere almeno 70 punti su 100 in una scheda di valutazione sulla sostenibilità. Alcune misure sono semplici, come donare o compostare il cibo avanzato, usare elettrodomestici certificati Energy Star, passare a software che eliminano la carta e scegliere vernici a basso contenuto di solventi. Altre richiedono investimenti veri e cambiano abitudini radicate sui set, come il passaggio all'illuminazione a LED o l'eliminazione dei generatori diesel. Le produzioni devono anche dimostrare di aver rispettato gli impegni e questo ha creato un mestiere nuovo, quello della verifica ambientale sul set, affidata a società di consulenza che raccolgono le prove durante le riprese. Hawley, che ha ideato il programma dopo anni passati a lavorare nel cinema, ha spiegato che l'idea è nata dalla frustrazione per gli sprechi: "Quello che mi dava fastidio era vedere camion e roulotte tenuti accesi per 14 ore al giorno".
L'anno scorso l'Illinois ha erogato 210 milioni di dollari di incentivi, che hanno contribuito a generare 703 milioni di dollari di spesa per le produzioni. Lo Stato è oggi il sesto in America per volume e spesa delle produzioni cinematografiche e televisive, secondo un'analisi di dati pubblici della Entertainment Partners, una società di servizi per il settore. "Siamo la quinta economia del paese. La California è la prima economia del paese e il mio compito è portarci al quarto posto", ha detto Pritzker. "Il cinema e la televisione sono uno dei campi in cui possiamo fare bene."
Chicago costruiva l'industria cinematografica americana prima ancora che si trasferisse in California. Nel 1914 Charlie Chaplin firmò con la Essanay Studios, una delle prime case di produzione americane, e nei mesi successivi girò in città diversi film muti. Poi passò alla Mutual Film Corporation, che gli offrì un contratto più ricco e uno studio tutto suo a Los Angeles. Anche altre società di Chicago spostarono le riprese a ovest, attratte dal sole e dai paesaggi vari. Nei decenni successivi il sud della California accumulò terreni a basso costo, manodopera abbondante e maestranze specializzate. Dopo la Seconda guerra mondiale la crescita della popolazione moltiplicò infrastrutture e professionisti. Il successo si autoalimentava, perché aziende, lavoratori, fornitori e finanziatori si concentravano tutti nello stesso posto.
Le telecamere digitali a basso costo hanno rotto quel monopolio, perché hanno ridotto la dipendenza dallo sviluppo della pellicola e reso possibile girare lontano dall'ecosistema californiano. Vancouver e Toronto furono le prime a beneficiarne e negli anni Novanta si contendevano il soprannome di "Hollywood del Nord", grazie a costi più bassi favoriti dal cambio e a paesaggi urbani che potevano passare per americani. Gli incentivi delle province canadesi hanno poi ispirato gli Stati americani. La Georgia ha lanciato il suo programma nel 2005 e tre anni dopo ha portato il credito di base al 20%, con un ulteriore 10% per i progetti che rispettano gli obblighi promozionali dello Stato, tra cui mostrare il logo della Georgia nel prodotto finito. Sono arrivati i grandi studi, comprese le produzioni Marvel della Walt Disney.
La svolta per l'Illinois è arrivata nel 2012 con Chicago Fire, la serie della NBC prodotta da Dick Wolf, seguita da Chicago P.D. e Chicago Med. Le tre serie si girano ai Cinespace Studios, un complesso ricavato da una vecchia acciaieria in un quartiere operaio nella zona ovest della città, dove sono nate anche Shameless, The Chi e The Bear, quest'ultima chiusa quest'anno dopo cinque stagioni e 21 premi Emmy.
La California resta il primo polo produttivo del paese e i progetti che hanno ottenuto gli incentivi nei primi 14 mesi del programma allargato dovrebbero generare 7,2 miliardi di dollari di spesa diretta nello Stato. L'anno scorso i legislatori avevano più che raddoppiato il Film & Television Tax Credit Program, portandolo a 750 milioni di dollari l'anno. Il programma però esclude interi settori: gli spot pubblicitari non sono ammessi e la post-produzione vale solo per i progetti girati in California. Quest'anno i parlamentari hanno provato a colmare entrambe le lacune con due incentivi autonomi, tra cui uno da 15 milioni di dollari l'anno per la pubblicità, ma le proposte non sono entrate nella manovra del governatore Gavin Newsom e quella sugli spot si è arenata in commissione bilancio.
Una proposta fiscale dello stesso Newsom rischia ora di indebolire l'incentivo appena approvato. La misura limita in modo permanente l'ammontare di crediti che le grandi imprese possono usare per ridurre quanto devono allo Stato, con un tetto fissato a 5 milioni di dollari o a una certa percentuale dell'imposta annuale (si applica il valore più alto tra i due). L'entrata in vigore è prevista per il 2030. Gli studi si troverebbero a rinviare i crediti agli anni successivi oppure ad accettare un rimborso scontato spalmato su cinque anni. "Non è una modifica secondaria della politica di bilancio", ha detto in aula il 30 giugno Rick Chavez Zbur, deputato dell'assemblea statale e tra gli autori della legge che aveva allargato il programma. "Questi cambiamenti provocheranno una perdita significativa di posti di lavoro a favore di altri Stati e non possiamo permettere che questo settore fallisca." Marissa Saldivar, portavoce di Newsom, non ha detto se il governatore intende escludere l'incentivo dal nuovo limite e ha risposto che il tetto ai crediti "fa parte di una proposta di bilancio più ampia per garantire che lo Stato possa continuare a fare investimenti strategici mantenendo la stabilità fiscale di lungo periodo".
Le riprese in esterni nell'area di Los Angeles sono scese del 12,7% rispetto allo stesso trimestre dell'anno precedente, secondo un rapporto di fine luglio della FilmLA, l'organizzazione che monitora le riprese nella regione. Nella sola prima settimana di luglio in Illinois erano in lavorazione o in preparazione più di 25 tra film, serie televisive e spot.
La concorrenza estera ha spinto una parte del settore a chiedere un credito d'imposta federale, un'idea sostenuta da Jon Voight, l'attore nominato dal presidente Donald Trump come suo ambasciatore a Hollywood. La stessa proposta la porta avanti l'amministratore delegato di Paramount Skydance David Ellison insieme a un gruppo di parlamentari di entrambi i partiti. "Se approviamo un credito d'imposta nazionale abbiamo qualche possibilità di restare dominanti in questo settore importante", ha detto la deputata democratica Laura Friedman, che rappresenta il collegio californiano di Burbank, dove hanno sede alcuni studi, e che prima di entrare in politica lavorava come produttrice. "Ma dobbiamo agire. È ora di intervenire a livello nazionale."
Sul settore pesa anche il progetto di acquisizione di Warner Bros. Discovery da parte di Paramount Skydance, contestato dal procuratore generale della California Rob Bonta e destinato secondo molti a produrre licenziamenti di massa. I dirigenti di Paramount hanno inoltre minacciato di spostare la sede della società fuori dalla California per la battaglia antitrust.
La Georgia è il monito che in Illinois hanno bene in mente. Diventata all'inizio degli anni Dieci la "Hollywood del Sud" grazie a un credito senza tetto, ha visto le produzioni migrare altrove, in particolare nel Regno Unito, dove la Marvel gira oggi molti dei suoi progetti principali. La spesa per le produzioni nello Stato è crollata da circa 4,4 miliardi di dollari nell'anno fiscale 2022 a 2,3 miliardi nel 2025, lasciando teatri di posa vuoti e maestranze senza lavoro. Politici e ricercatori hanno rimproverato al programma di aver fatto troppo poco per la manodopera locale, permettendo che molti posti di lavoro andassero a lavoratori di altri Stati. "I loro crediti d'imposta sono regali enormi", ha detto Pritzker. "Ha funzionato benissimo, se l'obiettivo è semplicemente avere più produzioni. Ma per me non ne vale la pena se alla fine lo Stato non ci guadagna."
