Gli Stati Uniti non hanno abbastanza navi per continuare a difendere Israele dai missili iraniani senza accettare nuovi rischi per il proprio territorio. Il generale Alexus Grynkewich, comandante delle forze americane in Europa, ha avvertito il Pentagono che, se non riceverà un altro cacciatorpediniere della Marina, dovrà privilegiare la difesa degli Stati Uniti rispetto a quella israeliana. La comunicazione riservata è stata rivelata dal Washington Post.
L'avvertimento mostra quanto i cinque mesi di guerra con l'Iran abbiano ridotto i margini operativi del Pentagono. Gli attacchi quasi quotidiani sono ripresi dopo il fallimento dei colloqui di pace tra Washington e Teheran. L'intensità delle operazioni ha consumato scorte importanti di armi difensive e ha aumentato il carico di lavoro sulle navi, mentre l'amministrazione del presidente Donald Trump mantiene il blocco dei porti iraniani in risposta alla chiusura dello Stretto di Hormuz da parte di Teheran.
I cacciatorpediniere americani nel Mediterraneo orientale partecipano da anni alla protezione di Israele. I loro radar individuano le minacce e i missili imbarcati intercettano i colpi lanciati dall'Iran e dagli Houthi dello Yemen, sostenuti da Teheran. Grynkewich dirige lo United States European Command, il comando militare americano responsabile delle operazioni in Europa e nel Mediterraneo. Questa struttura coordina la difesa di Israele dal mare, ma deve anche mantenere forze sufficienti per reagire a un eventuale attacco russo contro un paese della NATO, l'alleanza militare transatlantica.
La Russia dispone inoltre di missili balistici capaci di raggiungere il territorio continentale degli Stati Uniti. La scelta indicata da Grynkewich non riguarda quindi soltanto la distribuzione di una nave tra due teatri operativi. Il generale ritiene che proseguire la missione a difesa di Israele con le risorse attuali possa ridurre la capacità americana di affrontare una minaccia diretta. La priorità assegnata al territorio nazionale rende esplicito il limite oltre il quale il comando non considera più sostenibile l'impiego delle proprie forze.
La Marina ha cinque cacciatorpediniere dislocati nel porto americano di Rota, in Spagna. Un sesto dovrebbe arrivare entro la fine dell'anno. Il ritmo della guerra ha però accumulato problemi di manutenzione e ha ridotto il numero di unità utilizzabili. Venerdì la USS Paul Ignatius e la USS Roosevelt erano nel Mediterraneo. La USS Arleigh Burke, la USS Bulkeley e la USS Oscar Austin si trovavano a Rota.
Una parte molto più grande della flotta opera vicino all'Iran. Nel Mar Arabico si trovavano due portaerei, la USS George H.W. Bush e la USS Abraham Lincoln, insieme ad almeno altre 15 navi da guerra, tra cui 11 cacciatorpediniere. Queste unità sostengono il blocco dei porti iraniani e partecipano a Project Freedom, l'operazione con cui le forze americane proteggono le navi che attraversano lo Stretto di Hormuz. Il blocco e la chiusura dello stretto hanno ostacolato il passaggio del petrolio e di altre merci dal Medio Oriente, con conseguenze sull'economia mondiale.
Un altro cacciatorpediniere, la USS Gonzalez, opera nel Mar Rosso, dove gli Houthi hanno tentato di imporre un proprio blocco al traffico commerciale per aumentare la pressione economica sugli Stati Uniti e sui loro alleati. L'Arabia Saudita, partner di Washington e avversaria storica del gruppo yemenita, sta cercando di costruire una coalizione militare per garantire la libertà di navigazione. Le esigenze del Pentagono si estendono così dal Mediterraneo al Mar Arabico e al Mar Rosso, mentre il comando europeo deve continuare a sorvegliare anche la Russia.
Le valutazioni condotte dal Pentagono nei primi mesi del conflitto mostravano che le forze americane avevano sostenuto la parte principale della difesa di Israele dai missili balistici iraniani. Gli Stati Uniti avevano usato i propri sistemi molto più spesso di quanto Israele avesse impiegato le sue difese aeree. Le armi americane comprendevano il THAAD, un sistema che intercetta i missili ad alta quota. Gli intercettori navali partivano invece dalle navi nel Mediterraneo orientale.
La richiesta di Grynkewich rientra nel confronto interno al Pentagono per l'assegnazione di armi e mezzi disponibili in quantità limitata. Un funzionario della Difesa ha spiegato che i comandanti presentano questo tipo di avvertimenti quando individuano rischi che richiedono una decisione di Washington. Il Pentagono non ha commentato il caso e neppure il comando europeo ha risposto alle richieste del Washington Post.
La guerra è sempre più impopolare tra gli americani e al Congresso cresce la frustrazione in entrambi i partiti. I principali responsabili dell'amministrazione non hanno ancora indicato un piano chiaro per chiudere il conflitto a condizioni favorevoli agli Stati Uniti. Molti repubblicani temono soprattutto che l'aumento dei prezzi della benzina, degli alimenti e di altri beni danneggi il partito alle elezioni di metà mandato di novembre.
Tom Karako, direttore del Missile Defense Project al Center for Strategic and International Studies, un centro studi di Washington, ha dichiarato al Washington Post che una mobilitazione da tempo di guerra riduce inevitabilmente la prontezza delle forze e le scorte di munizioni. L'avvertimento di Grynkewich traduce questa pressione in una scelta concreta: proteggere Israele, sostenere le operazioni contro l'Iran e conservare una difesa adeguata degli Stati Uniti richiedono ormai più navi di quelle che il comando europeo può impiegare.
