La Russia sta già conducendo contro l'Europa una serie coordinata di operazioni cinetiche, condotte cioè con mezzi fisici e militari, nonostante i governi europei continuino a descriverle con un linguaggio che, secondo l'Institute for the Study of War (ISW), finisce per ostacolare una risposta efficace. È la tesi di un nuovo rapporto pubblicato dal think tank di Washington, che segue da anni la guerra in Ucraina e invita l'Alleanza Atlantica a prepararsi anche al rischio di un attacco convenzionale russo limitato in tempi più brevi rispetto alla finestra 2028-2030 su cui stanno ora ragionando molti Stati membri.
Per l'ISW, il punto di svolta è arrivato il 1° settembre, quando il governo tedesco ha attribuito ufficialmente alla Russia l'attacco con droni del 5 agosto all'aeroporto di Lipsia-Halle. Nella notte tra il 4 e il 5 agosto, le autorità tedesche avevano trovato un drone carico di esplosivo vicino a un aereo cargo ucraino Antonov, mentre un secondo drone si era scontrato con un altro velivolo cargo che aveva interrotto l'atterraggio. Il Ministro dell'Interno tedesco Alexander Dobrindt e il Ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul hanno affermato, senza mezzi termini, che la Germania e i suoi partner hanno identificato con chiarezza il coinvolgimento russo. Anche l'intelligence americana aveva concluso che il drone era con ogni probabilità russo.
In risposta, Berlino ha chiuso il consolato russo di Bonn e la Casa Russa di Berlino, innalzando inoltre il livello di allerta nazionale da “generale” ad “alto”. L’Alleanza Atlantica, l’Unione Europea e numerosi governi europei hanno espresso pieno sostegno alla Germania. Il 5 settembre, l’Ambasciatore statunitense presso l’Alleanza Atlantica, Matthew Whitaker, ha dichiarato che, avendo individuato il responsabile, “esprimiamo con forza che tutto ciò è inaccettabile e che non lo tollereremo”. Secondo l’ISW, però, alle dichiarazioni di solidarietà non sono finora seguite, da parte dei Paesi europei, misure di particolare rilievo contro Mosca.
Il rapporto descrive Lipsia come l'episodio più grave di una campagna che si sarebbe intensificata gradualmente dall'estate 2025, a partire dall'incursione di droni russi nello spazio aereo polacco del 9 e 10 settembre di quell'anno, per diventare ancora più aggressiva nell'estate 2026. Attori legati alla Russia hanno tentato di sabotare le ferrovie polacche, appiccare incendi negli stabilimenti che producono armamenti per gli eserciti europei e per l'Ucraina e condurre attacchi informatici. Servizi di intelligence e media europei hanno inoltre riferito di piani per assassinare dirigenti delle grandi aziende della difesa.
Gli aerei militari russi sondano quasi quotidianamente i confini dello spazio aereo dell'Alleanza Atlantica, mentre la marina e i servizi russi minacciano le rotte marittime e i grandi cavi sottomarini delle telecomunicazioni. La "flotta ombra" di navi che operano sotto bandiere di comodo, oltre ad aggirare le sanzioni, potrebbe secondo il rapporto sostenere altre operazioni, compreso il lancio di droni. Il 29 maggio un drone russo ha colpito un condominio a Galați, in Romania, ferendo due persone.
Il 13 settembre, secondo l'ISW, Mosca avrebbe inoltre tentato con elevata probabilità di ferire o uccidere funzionari europei attraverso un attacco di droni apparentemente diretto contro il treno che li stava riportando fuori dall'Ucraina dopo la conferenza Yalta European Strategy di Kyiv. Il drone ha colpito un convoglio vicino al confine polacco. Sul treno, partito in anticipo, viaggiavano tra gli altri l'ex primo ministro britannico Boris Johnson e l'ex premier svedese Carl Bildt, mentre l'ex direttore della CIA David Petraeus si trovava su un altro treno vicino. Le ferrovie ucraine hanno definito "altamente probabile" che il bersaglio fosse il convoglio diplomatico occidentale.
Per l'ISW, tutti questi episodi costituiscono campagne coordinate e reciprocamente funzionali, con obiettivi precisi: ostacolare materialmente il sostegno dell'Alleanza Atlantica all'Ucraina, intimidire gli europei affinché riducano gli aiuti a Kyiv e trattengano le proprie armi, raccogliere informazioni sulle difese dell'Alleanza, abituare i Paesi membri ad attacchi progressivamente più gravi, approfondire le divisioni politiche europee, mostrare al pubblico russo che Mosca può colpire l'Alleanza Atlantica e infine preparare il terreno per future operazioni convenzionali. Il think tank ritiene inoltre che alcune violazioni dello spazio aereo durante i raid contro l'Ucraina siano state intenzionali e che, anche quando non lo fossero state, consentano comunque a Mosca di testare le difese alleate e di erodere progressivamente il significato dell'articolo 5, la clausola di difesa collettiva dell'Alleanza Atlantica.
Il linguaggio che frena la risposta europea
Definire "provocazioni" le violazioni dello spazio aereo e gli attacchi diretti, sostiene l'ISW, non fa altro che respingere la libertà d'azione dell'Alleanza Atlantica, perché presenta ogni eventuale risposta come una reazione a una provocazione e quindi come qualcosa che i governi tendono a evitare. Lo stesso vale, secondo il rapporto, per formule come "sotto la soglia" o "sotto l'articolo 5", che classificano in anticipo quegli attacchi come non meritevoli di una risposta collettiva.
L'espressione più diffusa resta però "attacco ibrido". Il 1° settembre Dobrindt ha affermato che l'attacco di Lipsia è avvenuto "in concomitanza con altre azioni ibride" e che la Germania continuerà a essere bersaglio di operazioni di questo tipo. Per l'ISW, il termine suggerisce che gli attacchi non appartengano a una campagna militare coerente e finisce per giustificare la scelta di non ricorrere alla difesa collettiva. Il Cremlino, avverte il think tank, potrebbe interpretarlo come un segnale della disponibilità europea a tollerare ulteriori attacchi di questo tipo.
L'ISW valuta invece positivamente le dichiarazioni di alcuni governi dell'Europa orientale che utilizzano termini più espliciti. Il Ministro degli Esteri polacco Radosław Sikorski ha detto il 17 agosto che le azioni russe sono "diventate cinetiche", citando i tentativi di assassinio e i sabotaggi ferroviari. Il 2 settembre il suo omologo lituano Kęstutis Budrys ha affermato che gli attacchi "non sono più ibridi, sono altamente cinetici". La presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen ha definito quello di Lipsia "un attacco con materiale di tipo militare condotto da agenti russi sul territorio dell'Unione Europea".
Anche nei Paesi baltici si parla sempre più spesso di terrorismo di Stato russo. A fine agosto, in un'intervista al Telegraph, il direttore dell'intelligence estera estone Kaupo Rosin ha invitato l'Europa ad abbandonare gli eufemismi e a chiamare le campagne russe di sabotaggio con "il loro vero nome di terrorismo sponsorizzato dallo Stato russo". Il 2 settembre l'Alta Rappresentante per la Politica Estera dell'Unione Europea Kaja Kallas ha affermato che l'attacco di Lipsia presentava "tutte le caratteristiche del terrorismo sponsorizzato dallo Stato russo".
Per l'ISW si tratta di un passo nella direzione giusta: il terrorismo, osserva il rapporto, è una forma di guerra e fu proprio un attacco terroristico, quello dell'11 settembre 2001, a portare all'unica invocazione dell'articolo 5 nella storia dell'Alleanza Atlantica. Anche questa definizione, però, rischia secondo il think tank di oscurare il legame tra le campagne oggi in corso e la possibilità di una minaccia convenzionale militare russa nel breve periodo.
Il rischio di un attacco limitato e la mancata preparazione
Secondo l'ISW, la Russia potrebbe lanciare raid aerei, missilistici o con droni, oppure condurre un'incursione terrestre limitata contro uno o più Stati baltici, non con l'obiettivo di sconfiggere militarmente l'Alleanza Atlantica, ma piuttosto di dividerla. Mosca potrebbe puntare a creare una situazione nella quale gli alleati non riescano ad accordarsi su come, o se, rispondere. Se l'Alleanza Atlantica non riuscisse a reagire in modo compatto dopo il ricorso all'articolo 5, oppure se lo Stato attaccato rinunciasse a invocarlo per il timore di non ricevere un sostegno sufficiente, la credibilità e l'unità dell'Alleanza ne uscirebbero gravemente danneggiate.
Secondo il rapporto, Putin raggiungerebbe così uno degli obiettivi strategici perseguiti da tempo. L'ISW mette quindi in guardia dal confondere la difficoltà per Mosca di conquistare rapidamente i Paesi baltici con l'assenza di una minaccia concreta. Un'operazione limitata, volta anche solo a occupare una sottile striscia di territorio con tattiche già impiegate in Ucraina per poi sfidare gli alleati a riconquistarla, potrebbe essere sufficiente a raggiungere gli obiettivi politici iniziali del Cremlino.
A rendere lo scenario più concreto contribuisce il progressivo spostamento dell'attenzione strategica degli Stati Uniti, che intende costringere i Paesi europei a prepararsi a contrastare un'eventuale aggressione russa con un sostegno americano ridotto o assente, soprattutto nelle capacità avanzate e nella potenza aerea che oggi solo Washington garantisce. A maggio il Pentagono ha ordinato il ritiro di circa 5.000 soldati dalla Germania. Trump ha successivamente dichiarato che i tagli andranno "molto oltre".
Secondo l'ISW, una Alleanza Atlantica unita, con un pieno coinvolgimento degli Stati Uniti, pronta a colpire obiettivi in Russia e mobilitata per tempo riuscirebbe con ogni probabilità a respingere un tentativo russo di occupare ampie porzioni dei Baltici e della Polonia. L'Alleanza, però, non può prepararsi soltanto a questo scenario. I Paesi di frontiera devono mettere in conto ritardi nella risposta collettiva e la possibilità di dover affrontare le prime fasi di una guerra limitata senza alcune delle capacità militari più avanzate e senza rinforzi immediati. La superiorità complessiva della Alleanza Atlantica in caso di escalation, osserva il think tank, dipende in larga misura dal pieno impegno degli Stati Uniti nella difesa degli alleati europei.
Anche i tempi potrebbero essere più stretti di quanto comunemente si ritenga. Molte valutazioni della Alleanza Atlantica e dei governi europei collocano il possibile aumento del rischio intorno al 2029 o al 2030. Il Ministero della Difesa tedesco, citato dall'ISW, ha scritto che il riarmo di Berlino si concentra "inizialmente sul 2029, il momento in cui la Russia potrebbe prevedibilmente essere in grado di attaccare il territorio della Alleanza Atlantica". Il rapporto annuale sulla strategia di difesa olandese del 2026 sostiene invece che, "nello scenario peggiore", una guerra limitata contro Paesi membri della Alleanza potrebbe diventare possibile già entro un anno dalla fine della guerra in Ucraina.
A maggio 2026 il comandante delle Forze Armate estoni Andrus Merilo ha affermato che l'esercito russo potrebbe recuperare la prontezza al combattimento già nel 2027. Il 4 giugno il comandante delle Forze Armate lettoni Kaspars Pudāns ha spiegato che, se fosse al posto del Cremlino, agirebbe "entro la fine del 2028", perché gran parte dei programmi europei di modernizzazione militare non sarà completata prima del 2029.
Per l'ISW è un errore enorme attendersi che l'esercito russo torni alla "piena forza" precedente al febbraio 2022 prima di poter attaccare: una forza ricostituita anche soltanto in parte potrebbe essere sufficiente, soprattutto se il Cremlino ritenesse improbabile una risposta compatta della Alleanza Atlantica. Sarebbe altrettanto sbagliato, secondo il rapporto, dedurre dalle difficoltà incontrate dalla Russia in Ucraina che Mosca non rappresenti una minaccia per i Paesi europei.
Se le forze russe avanzano lentamente, osserva l'ISW, è solo perché incontrano un esercito ucraino con oltre quattro anni di esperienza di combattimento, posizioni difensive preparate da tempo e un'integrazione tra tecnologia, tattica e industria che nessun singolo Paese della Alleanza può oggi eguagliare. I Paesi baltici dispongono inoltre di una profondità territoriale molto inferiore e non hanno il "muro di droni" sviluppato dall'Ucraina. Anche i concetti operativi concepiti per fermare grandi colonne corazzate potrebbero rivelarsi poco adatti alle tattiche russe basate sull'infiltrazione di piccoli gruppi e sull'impiego sistematico di unità di droni come Rubikon.
Il rapporto invita quindi i governi europei a descrivere apertamente gli attacchi russi, sviluppare un quadro concettuale comune e adottare risposte coordinate. Per l'ISW, reagire a questi attacchi non equivale a provocare un'escalation: abbattere droni russi nello spazio aereo alleato, rafforzare la presenza militare nei Paesi di frontiera e proteggere le infrastrutture critiche sono misure difensive e precauzionali.
Il think tank critica anche Dobrindt, che il 1° settembre aveva dichiarato che la Germania "non è in guerra", pur essendo "bersaglio quotidiano della guerra ibrida". Per l'ISW, se un Paese è bersaglio quotidiano di atti di guerra, il problema non scompare soltanto perché decide di non rispondere. "L'Europa forse non ha bisogno di popolazioni allarmate, ma ha bisogno di popolazioni informate e ha certamente bisogno di governi allarmati", scrive il rapporto.
Sul piano militare, la Alleanza Atlantica dovrebbe essere pronta a "combattere stanotte" con le forze di cui dispone oggi, studiando in profondità i concetti operativi, le strutture e le tattiche russe e prendendo in considerazione scenari di attacco limitato più ravvicinati: dal sostegno con droni a una fantomatica "Repubblica popolare di Narva", nella città estone al confine con la Russia, fino a raid diretti contro obiettivi dell'Alleanza che Mosca accusasse di sostenere gli attacchi ucraini.
I Paesi di frontiera dovrebbero inoltre dotarsi di capacità sufficienti a respingere attacchi di bassa intensità senza dipendere dalla mobilitazione o dal via libera del resto dell'Alleanza. Infine sul riarmo, l'ISW suggerisce agli europei di concentrarsi sulla capacità di aumentare rapidamente la produzione in caso di guerra, invece di accumulare grandi scorte di droni che rischiano di diventare rapidamente obsolete.
