Steve Witkoff e Jared Kushner, gli inviati speciali del presidente Donald Trump, hanno proposto ai rappresentanti dell'Unione Europea di aumentare gli acquisti di gas russo, drasticamente ridotti dopo l'invasione dell'Ucraina, e hanno chiesto a Kyiv di ripristinarne il transito verso l'Europa. Lo ha rivelato il New York Times, secondo cui gli europei hanno però subito respinto l'idea. Per i due inviati, la ripresa delle forniture dovrebbe far parte di un accordo di pace e offrirebbe vantaggi a tutte le parti: l'Ucraina tornerebbe a incassare i diritti di transito, mentre i governi europei potrebbero rispondere al malcontento degli elettori per il caro energia.
Alcuni funzionari europei e ucraini sospettano, però, che Washington punti anche a ottenere una quota dei profitti delle esportazioni russe. Il sospetto si lega ad altri contatti degli inviati di Trump con Mosca: secondo quanto emerso a inizio ottobre, Kushner aveva discusso con Kirill Dmitriev, inviato di Vladimir Putin, il possibile ingresso di un investitore americano nella società che gestisce Nord Stream.
- Russia: oltre 150 nel 2021, 36,0 nel 2025
- Norvegia: 79,5 nel 2021, 89,3 nel 2025
- Stati Uniti: 18,9 nel 2021, 75,6 nel 2025
L'opposizione europea
Secondo il Kyiv Post, tra i Paesi più nettamente contrari a questa ipotesi c'è la Germania, che prima dell'invasione su larga scala era il principale acquirente europeo di gas russo. Durante le consultazioni in Florida, Günter Sautter, consigliere per la politica estera e la sicurezza del cancelliere Friedrich Merz, avrebbe respinto con fermezza la proposta. Un portavoce della Casa Bianca ha confermato al giornale ucraino che le proposte di pace prevedono incentivi economici sia per Mosca sia per Kyiv.
Non è la prima proposta dei due inviati a incontrare l'opposizione delle capitali europee: pochi giorni fa i leader dell'Unione avevano respinto anche la loro idea di sbloccare una parte dei beni russi congelati. L'Unione Europea continua attualmente a importare gas dalla Russia, ma in quantità molto inferiori rispetto al passato: la quota russa sul totale delle importazioni di gas dell'UE è scesa dal 45% nel 2021 al 13% nel 2025. Dal 1° gennaio 2025 l'Ucraina ha invece interrotto il transito del gas russo verso l'Europa, rinunciando a circa un miliardo di dollari l'anno di entrate.
Le intese energetiche con Mosca
La proposta si inserisce in una fase di crescente apertura di Washington agli accordi energetici con Mosca. Nelle ultime settimane Trump ha raggiunto un'intesa con Putin per immettere gasolio russo sul mercato mondiale e ha fatto pressione sull'Ucraina perché smettesse di colpire le raffinerie russe. Il 16 ottobre il presidente ha inoltre firmato un ordine esecutivo che blocca l'applicazione di nuove sanzioni e dazi previsti dal Graham Act, la legge approvata dal Congresso per aumentare la pressione economica su Mosca.
Il provvedimento concede deroghe che resteranno in vigore fino a una successiva decisione dell'Amministrazione: non si tratta, dunque, di una rinuncia definitiva alle cosiddette "sanzioni infernali". Secondo il Segretario di Stato Marco Rubio, Washington si prenderà fino a 60 giorni per valutarne gli effetti sull'economia americana e mondiale. Trump sostiene infatti che gli attacchi ucraini alle raffinerie facciano aumentare il prezzo del gasolio in tutto il mondo, Stati Uniti compresi.
I rincari risentono però anche e soprattutto della guerra con l'Iran, dei danni alle raffinerie mediorientali e delle difficoltà nel trasporto dei carburanti attraverso lo Stretto di Hormuz. Secondo il Wall Street Journal, anche se il traffico di greggio nello stretto è tornato vicino ai livelli precedenti alla guerra, le spedizioni di prodotti raffinati, tra cui il gasolio, restano fortemente ridotte.
