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Gli esperti alzano il voto alla democrazia americana, ma resta vicino a un regime illiberale
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Gli esperti alzano il voto alla democrazia americana, ma resta vicino a un regime illiberale

Nella rilevazione di luglio di Bright Line Watch 568 politologi danno 60 su 100, il massimo del secondo mandato di Trump. Ma il 41% dice che le elezioni sono truccate e i controlli sul potere deboli.

Gli esperti di scienze politiche americani danno oggi alla democrazia degli Stati Uniti un voto di 60 su 100, il più alto da quando il presidente Donald Trump è tornato alla Casa Bianca. Resta un giudizio severo, perché quel punteggio è più vicino a quello che gli stessi studiosi assegnano a una democrazia illiberale (47) che a una democrazia solida (93).

Il dato arriva dalla ventinovesima rilevazione di Bright Line Watch, un progetto di ricerca che dal 2017 chiede a centinaia di politologi americani e a un campione della popolazione di valutare lo stato della democrazia su una scala da zero a cento. L'ultima tornata ha coinvolto 568 studiosi tra il 10 e il 27 luglio. I 2.750 cittadini del campione sono stati intervistati tra il 13 e il 27 luglio dall'istituto di sondaggi YouGov.

Il voto medio degli esperti era 67 a novembre 2024, prima dell'insediamento. È sceso a 55 a febbraio 2025 e a 53 ad aprile, il minimo mai registrato dal 2017. Si è fermato a 54 a settembre, è risalito a 58 tra dicembre e gennaio e a 57 tra febbraio e marzo. I 60 punti di luglio valgono tre punti in più, ma restano sotto il minimo dell'era di Joe Biden (66, a novembre 2021). Sono anche statisticamente equivalenti al punto più basso del primo mandato di Trump (61, a ottobre 2020). Il punteggio americano di oggi è vicino a quello che gli stessi esperti hanno assegnato di recente a Polonia (63) e Messico (60) e molto distante da Regno Unito (83) e Canada (88).

Il recupero potrebbe non durare. I previsori umani che partecipano a Metaculus, una piattaforma dove gli utenti stimano in termini di probabilità gli eventi futuri, si aspettano che entro la fine del 2026 gli esperti di Bright Line Watch scendano a 51. Sarebbe un nuovo minimo assoluto. Due sistemi di previsione basati sull'intelligenza artificiale, Mantic e FutureSearch, indicano entrambi 56.

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Per gli esperti la democrazia americana si riprende, per il pubblico molto meno

Valutazione media della democrazia americana su una scala da 0 a 100, misurata a ogni ondata tra i politologi e nel pubblico. All’inizio del secondo mandato di Trump, nel 2025, entrambi i giudizi sono precipitati ai minimi dal 2017, poi risaliti solo in parte.

Esperti · politologi Pubblico · campione della popolazione
TRUMP I BIDEN TRUMP II 50 55 60 65 70 2017 2018 2019 2020 2021 2022 2023 2024 2025 2026 Esperti 60 Pubblico 52
Fonte Bright Line Watch, rilevazioni dal febbraio 2017 al luglio 2026 (29 ondate di esperti, 26 del pubblico). Ogni punto è la valutazione media della democrazia americana su una scala da 0 (per nulla democratica) a 100 (pienamente democratica): le stime degli esperti, politologi accademici, non sono pesate; quelle del pubblico usano i pesi campionari di YouGov. Le fasce colorate sono gli intervalli di confidenza al 95%.

Tra i cittadini il voto medio è fermo a 52, in linea con i punti più bassi delle due presidenze precedenti. Il cambiamento sta nella composizione: i repubblicani sono scesi da 64 a 59 e i democratici sono saliti da 45 a 50, il loro livello più alto del secondo mandato. La distanza tra i due schieramenti si è ridotta a circa otto punti, dai quindici e più registrati alla fine del 2025 e all'inizio del 2026. A parte le elezioni del 2020 e del 2024, quando la presidenza ha cambiato di mano, è la variazione più forte osservata dal 2017.

La domanda che divide gli studiosi da mesi è se gli Stati Uniti abbiano superato la soglia dell'autoritarismo competitivo, un sistema in cui elezioni e istituzioni continuano a esistere ma i controlli sul potere sono deboli e il voto è inclinato a favore di chi governa. Messi davanti a quattro descrizioni possibili, il 55% degli esperti dice che il paese ha elezioni libere e corrette ma controlli soltanto moderati su chi comanda. Il 41% risponde che le elezioni sono truccate e i controlli deboli. Solo il 3% sceglie l'opzione più rassicurante, elezioni libere e controlli forti. Appena l'1% indica quella più drastica, un sistema in cui chi è al potere non può essere rimosso col voto.

Il pubblico si distribuisce in modo simile ma con più risposte estreme: il 36% indica elezioni libere e controlli moderati, il 34% elezioni truccate e controlli deboli, il 16% elezioni libere e controlli forti e il 14% un paese senza elezioni né controlli funzionanti. Le differenze tra i due partiti sono minori di quanto si potrebbe pensare, perché il 32% sia dei repubblicani sia dei democratici dice che il voto è truccato e i controlli deboli. Le posizioni divergono agli estremi. Il 21% dei repubblicani vede elezioni libere e controlli forti, contro l'11% dei democratici, mentre il 16% dei democratici ritiene il paese privo di elezioni e controlli reali, contro il 9% dei repubblicani.

Sul futuro il giudizio degli esperti dipende quasi interamente da chi vincerà le presidenziali del 2028. Se arrivasse alla Casa Bianca un repubblicano sostenuto da Trump, si aspettano che nel 2032 il voto della democrazia americana scenda a 49, sotto qualunque valore rilevato dal 2017. Con un repubblicano senza il sostegno del presidente il punteggio salirebbe a 67, con un democratico a 72. Tra i cittadini le differenze sono molto più contenute (45, 53 e 56). Gli elettori dei due partiti danno invece risposte quasi speculari: i democratici prevedono 30 con un repubblicano trumpiano e 69 con un democratico, i repubblicani rispettivamente 65 e 46.

Sulle elezioni di novembre la fiducia nel conteggio dei voti è alta tra gli esperti, il 94% nel proprio Stato e l'82% a livello nazionale. Tra i cittadini scende al 74% e al 60%. Il dato nuovo è il ribaltamento tra i partiti, perché oggi i democratici sono più fiduciosi dei repubblicani sia sul proprio Stato (81% contro 73%) sia sul conteggio nazionale (66% contro 58%). La quota di repubblicani che si fida del conteggio nazionale è passata dal 70% di febbraio e marzo al 58% di luglio, cancellando tutto il recupero seguito alla vittoria di Trump del 2024. Tra i democratici è salita dal 55% al 66%. Una spiegazione possibile è la crescente probabilità che i democratici riconquistino il Congresso.

Il calo più forte riguarda i brogli. Solo il 25% dei repubblicani intervistati dice che le elezioni americane sono in gran parte o del tutto libere da frodi e manipolazioni diffuse, contro il 50% di febbraio 2025. Nello stesso periodo la quota di repubblicani convinti che tutti i voti abbiano lo stesso peso è passata dal 58% al 39% e quella di chi ritiene le elezioni al riparo da influenze straniere dal 46% al 28%. Il presidente ha continuato a ripetere accuse mai dimostrate secondo cui la frode elettorale sarebbe generalizzata, compreso un discorso alla nazione il 16 luglio. I ricercatori non hanno però trovato variazioni misurabili tra le risposte raccolte prima e dopo quell'intervento.

Sui confini dei collegi elettorali gli esperti sono molto più severi dei cittadini: solo il 4% ritiene che non favoriscano sistematicamente un partito, contro il 13% dei democratici e il 32% dei repubblicani. Sono invece più ottimisti sulla libertà di partiti e candidati di correre senza essere esclusi per le loro idee (81%, contro il 33% dei democratici e il 50% dei repubblicani) e sull'assenza di brogli diffusi (81%, contro il 62% e il 25%).

Il ridisegno dei collegi fuori dal ciclo decennale perde consensi. Negli Stati Uniti i confini dei distretti che eleggono i deputati vengono normalmente rifatti ogni dieci anni dopo il censimento, ma le assemblee locali possono decidere di riscriverli prima per aumentare i seggi del proprio partito, come hanno fatto il Texas repubblicano nel 2025 e poi la California democratica. L'approvazione tra i cittadini è scesa dal 30% di settembre 2025 al 20% di luglio, trascinata dai repubblicani, passati dal 52% al 34%, che restano comunque i più favorevoli. I democratici sono all'11%, gli esperti al 3%.

La fiducia è molto più bassa dove il ridisegno è stato tentato dall'altro partito. I democratici che vivono in Stati dove i repubblicani hanno provato a riscrivere i collegi giudicano equi i propri distretti nel 33% dei casi, contro il 68% negli Stati senza tentativi e l'80% dove ha agito il loro partito. Tra i repubblicani i valori sono 48%, 76% e 86%. Lo stesso vale per la fiducia nel conteggio dei voti nel proprio Stato, che tra i democratici è 70%, 84% e 90% e tra i repubblicani 48%, 73% e 85%.

Cala anche il gradimento per le tattiche di constitutional hardball, le mosse formalmente consentite dalle regole che però rompono le convenzioni non scritte del sistema politico. Tra i repubblicani il sostegno è calato di 26 punti sull'ipotesi di ampliare il numero dei giudici della Corte Suprema e di 16 punti sul rifiuto del Senato di esaminare le nomine alla Corte. Il calo è di 14 punti sull'uso del Dipartimento di Giustizia per indagare gli avversari politici, un risultato che colpisce dopo i procedimenti aperti dall'Amministrazione contro l'ex direttore dell'FBI James Comey e la procuratrice generale di New York Letitia James. Tra i democratici i cali maggiori riguardano le tattiche che prima piacevano di più, cioè lo status di Stato per Washington DC e Porto Rico (29 punti in meno) e il patto tra Stati per assegnare i grandi elettori al vincitore del voto popolare nazionale (17 punti in meno).

La sentenza più criticata dagli esperti tra quelle recenti della Corte Suprema è Trump v. Slaughter, che ha cancellato le tutele contro la rimozione dei vertici delle agenzie federali indipendenti ribaltando una decisione del 1935. Il 90% la considera una minaccia per la democrazia e il 48% una minaccia grave o straordinaria. Fa peggio soltanto Trump v. Wilcox, l'ordinanza del maggio 2025 che ha esteso il potere del presidente di rimuovere i membri dell'agenzia federale che vigila sui rapporti di lavoro (92%). L'85% considera una minaccia anche Louisiana v. Callais, che ha annullato il secondo collegio a maggioranza afroamericana in Louisiana e ha ristretto il campo del Voting Rights Act, la legge del 1965 che tutela il voto delle minoranze. Il 74% giudica negativamente NRSC v. FEC, che ha eliminato i limiti alla spesa dei partiti coordinata con i candidati.

Tre decisioni recenti sono invece considerate un beneficio per la democrazia. Watson v. RNC consente agli Stati di contare le schede spedite entro il giorno del voto e arrivate dopo (83%), Trump v. Barbara ha confermato la cittadinanza per nascita (80%) e Trump v. Cook ha bloccato il tentativo dell'Amministrazione di rimuovere Lisa Cook dal consiglio della Federal Reserve, la banca centrale americana (74%).

Undici dei 37 possibili episodi di erosione democratica monitorati nell'indice che Bright Line Watch ha aperto su Metaculus si sono già verificati nel biennio 2025-2026. Tra questi ci sono le grazie o le commutazioni di pena per almeno dieci persone legate al presidente, le direttive della Casa Bianca contro almeno tre critici di primo piano e le indagini federali su almeno cinque delle cinquanta migliori università. Si sono verificati anche il tentativo di revocare la cittadinanza a un naturalizzato per comportamenti successivi alla naturalizzazione, il ramo esecutivo dichiarato in oltraggio da un tribunale federale, i nuovi limiti al voto anticipato e per corrispondenza approvati dal Congresso e due casi di omicidio o tentato omicidio contro giudici o parlamentari. I vertici del Dipartimento di Giustizia hanno inoltre aggirato le procedure ordinarie sia per proteggere il presidente e i suoi alleati sia per accelerare un caso contro un avversario.

Due episodi sono arrivati contro le previsioni. I previsori davano al 13% la probabilità che un'agenzia federale assegnasse un beneficio da almeno 100 milioni di dollari a un'azienda dopo una spesa di un milione a favore di un gruppo legato al presidente. Il Dipartimento della Sicurezza Interna ha poi affidato senza gara un contratto da oltre 100 milioni a GEO Group, che aveva donato un milione al comitato elettorale MAGA Inc., collegato a Trump. La probabilità che un alto ufficiale in servizio entrasse in politica era stimata al 7%, ma Nancy Lacore, ex viceammiraglio e capo della riserva della Marina, ha depositato la candidatura alla Camera il 20 gennaio 2026, meno di sei mesi dopo il congedo dal servizio attivo.

Per il biennio 2027-2028 previsori umani e sistemi di intelligenza artificiale si aspettano che molti di quegli episodi si ripetano, con probabilità tra il 75% e il 95% sulla piattaforma per le grazie di massa agli alleati, gli attacchi ai critici del presidente, le indagini sulle università e le forzature del Dipartimento di Giustizia. Lo scenario giudicato più probabile è quello di un esponente di spicco dell'opposizione che finisce sotto processo. Esperti e sistemi di intelligenza artificiale stimano tra il 46% e il 60% la probabilità che nel 2027-2028 il Dipartimento di Giustizia annunci un'indagine o un procedimento contro una figura di primo piano del partito avversario. Nel primo caso di questo tipo gli esperti danno il 79% di probabilità che le accuse vengano formalizzate, ma solo il 7% che si arrivi a una condanna entro il 2030. Mettendo insieme le stime, il rischio complessivo è del 39% per gli esperti, del 34% per Preseen e del 36% per FutureSearch.

Molto meno probabile è che un candidato sconfitto riesca a rovesciare il risultato. Sulla possibilità che almeno due candidati perdenti a governatore o al Senato in corse competitive rifiutino di riconoscere la sconfitta dopo il voto di novembre, gli esperti ricalibrati stanno al 14% e i previsori di Metaculus al 17%. I sistemi di intelligenza artificiale arrivano tra il 26% e il 42%. La ricalibrazione serve perché i pronostici degli esperti si sono rivelati troppo pessimisti in passato e vengono corretti sulla base degli eventi realmente accaduti. Anche ammesso che il rifiuto arrivi, gli esperti danno solo il 27% di probabilità che a fine gennaio 2027 il vincitore non sia entrato in carica.

Agli scenari più estremi gli esperti assegnano probabilità comprese tra l'1% e il 10%. Sono la sospensione dell'habeas corpus, cioè della garanzia che impedisce di detenere una persona senza il controllo di un giudice, il rifiuto del governo federale di eseguire l'ordine di un tribunale, un vincitore che non entra in carica e l'esclusione dalle schede di un candidato di uno dei due grandi partiti. C'è invece accordo quasi unanime sul fatto che nessuna elezione verrà bloccata in nome di frodi o interferenze straniere.

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Lorenzo Ruffino
Autore

Lorenzo Ruffino

Scrive regolarmente da anni di politica, elezioni, società e economia con un approccio data-driven. È parte di Focus America dal 2018, ha una newsletter su Substack.

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