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Gli americani perdono fiducia nel capitalismo e nella democrazia
Ittmust, 2020, Flickr, CC BY 2.0
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Gli americani perdono fiducia nel capitalismo e nella democrazia

Sondaggio WSJ-NORC: meno della metà pensa che il capitalismo funzioni e solo il 12% dice lo stesso della democrazia. Due terzi vedono un paese in declino nell'anno del 250° anniversario

Gli americani stanno perdendo fiducia in due pilastri della loro società, il capitalismo e la democrazia. Meno della metà pensa che il capitalismo funzioni bene o abbastanza bene, contro il 60% di circa dieci anni fa, secondo un sondaggio realizzato dal Wall Street Journal con l'istituto di ricerca NORC. Il giudizio sul sistema di governo è ancora più severo: solo il 12% dice che la democrazia funziona molto o estremamente bene e appena il 16% ritiene che i cittadini comuni abbiano un'influenza concreta sulla politica.

Nel 2015 il 37% degli americani diceva che il capitalismo non funzionava bene o non funzionava affatto: nella nuova rilevazione gli insoddisfatti sono saliti al 51%. Solo il 35% è almeno abbastanza sicuro che il paese offra la possibilità di trovare un buon lavoro e realizzare il sogno americano. Circa tre quarti degli intervistati pensano che i miliardari e le grandi aziende abbiano troppo potere a Washington e che i lavoratori ne abbiano troppo poco, mentre una maggioranza ristretta, il 52%, ritiene che il potere delle imprese danneggi lavoratori e consumatori e che il governo dovrebbe limitarne l'influenza, arrivando anche a condividere il controllo di alcune aziende.

Il malcontento verso il sistema economico si riflette anche nel voto: nelle ultime settimane gli elettori delle primarie democratiche in Colorado e a New York hanno bocciato dirigenti centristi a favore di candidati che si definiscono socialisti-democratici o che chiedono una sanità universale finanziata tassando i più ricchi. Lo stesso Trump è arrivato al potere con un'agenda populista costruita sull'idea che il sistema economico avesse tradito la classe lavoratrice.

Sondaggio · Stati Uniti
Solo il 35% degli americani crede ancora nel sogno americano
11-18 giugno 2026 · 1.862 adulti (±3,4%) · Wall Street Journal-NORC
50% 40 30 2012 '14 '16 '18 '20 '22 '24 '26 Crede ancora nel sogno americano 2011 44% 53 42 48 36 34 31 Giu 2026 35%
Elaborazione di Focus America su dati Wall Street Journal-NORC (giugno 2026) e PRRI (anni precedenti). Quota di intervistati secondo cui il sogno americano, l'idea che chi lavora sodo riesce ad andare avanti, è ancora valido.

I dati arrivano nell'anno in cui gli Stati Uniti festeggiano i 250 anni dall'indipendenza, un anniversario accolto da celebrazioni piuttosto sottotono. Il 4 luglio il presidente ha tenuto un discorso dedicato alla grandezza americana, ma meno del 40% degli americani si dice molto orgoglioso della storia del proprio paese. Poco più di due terzi pensano che la nazione che ha inventato l'aereo e internet e che ha guidato gli Alleati alla vittoria nella Seconda guerra mondiale sia oggi in declino e circa il 60% ritiene che i giorni migliori del paese siano ormai alle spalle. In entrambi i casi la maggioranza dei repubblicani la pensa come gran parte di democratici e indipendenti. Il 56% che giudica la democrazia mal funzionante o non funzionante è la quota più alta registrata in sondaggi simili dal 2020.

Su altri temi i due partiti restano lontani. Due terzi dei repubblicani si dicono molto orgogliosi della storia americana, il triplo dei democratici. Quasi la metà dei repubblicani crede nell'eccezionalismo americano, l'idea che gli Stati Uniti siano superiori a tutti gli altri paesi del mondo, contro appena l'8% dei democratici e il 13% degli indipendenti. I valori che un tempo univano il paese pesano sempre meno: il 35% degli intervistati considera il patriottismo molto importante nella propria vita, contro oltre il 60% in un sondaggio del 2019, e meno di un terzo dice lo stesso della religione, rispetto a circa la metà di sette anni fa. I più giovani sono molto più pessimisti degli anziani e danno meno importanza a questi valori.

"Molte persone sentono che il contratto sociale americano, il senso informale di un'America che funziona per tutti, non sta funzionando", ha detto al Wall Street Journal Henry Olsen, analista di un centro studi repubblicano di Washington, ricordando che il bicentenario del 1976 fu invece "un'orgia di patriottismo", con monete commemorative e prodotti avvolti nei simboli della ricorrenza. "Le persone non pensano che le istituzioni pubbliche stiano mantenendo la promessa nei loro confronti."

Il sondaggio registra però un sostegno solido ad alcuni principi tradizionali al centro dello scontro politico. Due terzi degli americani considerano la separazione tra Stato e Chiesa estremamente o molto importante per l'identità nazionale, mentre una commissione voluta da Trump sulla libertà religiosa ha sostenuto in un rapporto preliminare che il concetto sarebbe stato ampiamente frainteso. Il 58% sostiene lo ius soli, il principio costituzionale per cui quasi tutti i bambini nati su suolo americano sono cittadini, che la Corte Suprema ha confermato a fine giugno annullando l'ordine esecutivo del presidente. Quasi il 60% pensa che l'immigrazione aiuti il paese più di quanto lo danneggi, un altro segnale che il consenso verso gli immigrati è cresciuto da quando Trump è entrato in politica chiedendo di ridurre gli ingressi legali e illegali.

Le persone che giudicano cattive le relazioni tra le etnie superano di 14 punti quelle che le giudicano buone, un quadro molto meno negativo rispetto al 2020, quando dopo l'uccisione di George Floyd da parte della polizia di Minneapolis il divario era di 45 punti. Su un punto, infine, democratici e repubblicani sono d'accordo: quasi tre quarti degli intervistati pensano che il paese sia ormai così diviso che il governo non riesce più a risolvere i problemi principali e che le divisioni continueranno a crescere.

Il sondaggio ha coinvolto 1.862 americani tra l'11 e il 18 giugno, con un margine di errore di 3,4 punti percentuali.

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