Tra i candidati democratici al Senato si è aperta una divisione sullo stile. Da una parte c'è chi punta a infiammare le folle con discorsi accesi e video virali, dall'altra chi scommette su toni sobri e su un profilo volutamente poco appariscente. La differenza è più visibile negli stati in bilico e in quelli repubblicani, dove si giocano le sfide decisive per il controllo del Senato. Secondo un'analisi della newsletter On Politics del New York Times quello che funzionerà a novembre potrebbe orientare il modo in cui il partito si prepara alle presidenziali del 2028.
Finora le midterm erano state lette soprattutto come una prova di forza tra le due anime ideologiche del Partito Democratico: la sinistra progressista, che ha ottenuto vittorie di grande visibilità alle primarie, e l'area moderata. Con l'avvicinarsi del voto del 3 novembre è emersa però anche questa seconda frattura, che attraversa entrambe le correnti.
Il caso più evidente del primo gruppo è Abdul El-Sayed, il candidato democratico al Senato in Michigan, che riassume così la sua visione: "La politica è l'alchimia di trasformare l'attenzione in potere". Non è chiaro se riuscirà a vincere, ma l'attenzione l'ha ottenuta. El-Sayed ha accettato il ruolo di bersaglio politico, ha criticato il sostegno americano a Israele e ha promesso di dare fastidio ai potenti di Washington, democratici o repubblicani che siano. Diffonde il suo messaggio con video sui social che diventano virali, spesso mentre balla davanti alla telecamera, e con discorsi appassionati. In un comizio a Marquette, in Michigan, ha detto che nessuno capisce il valore di questo paese come chi ci è nato solo per un caso della storia, per poi concludere: "Io conosco l'America". La sfida in Michigan è diventata la più accesa di queste elezioni.
In Florida la deputata statale Angie Nixon conduce una campagna da outsider per il Senato federale. Si era fatta conoscere portando un megafono rosa nell'aula della Camera della Florida per protestare contro il ridisegno dei collegi elettorali. Nei suoi comizi coinvolge il pubblico in botta e risposta e ha promesso di essere "il più grande fastidio" per il presidente Donald Trump.
Non tutti i candidati di questo gruppo sono partiti così. Jon Ossoff, senatore della Georgia, aveva tenuto un profilo piuttosto basso dopo la prima elezione nel 2021. Nella campagna per la rielezione ha invece trovato modi sempre più virali per accusare Trump di corruzione. Un suo discorso di quest'estate ha reso nota al grande pubblico Natalie Harp, un'assistente del presidente fino ad allora sconosciuta ai più. Oggi Ossoff è considerato quasi certo della rielezione.
All'estremo opposto c'è Roy Cooper, candidato democratico al Senato in North Carolina, uno stato che negli ultimi cicli elettorali ha deluso più volte i democratici. Cooper non produce clip virali, eppure ha costruito un vantaggio così solido nei sondaggi sul repubblicano Michael Whatley che la maggior parte dei gruppi repubblicani nazionali ha di fatto rinunciato a investire nella corsa. Ex governatore dello stato, Cooper sfrutta il fatto che gli elettori lo conoscono già per prendere le distanze dall'immagine nazionale del partito. Non è un candidato entusiasmante ma è proprio questo il punto, ha detto al New York Times la senatrice statale Woodson Bradley: "Se riesci a parlare alle persone come a esseri umani, come il Team Normal, funziona". Secondo Bradley "l'80 per cento delle persone vive nel mondo del Team Normal", cioè quello di chi preferisce candidati concreti e senza eccessi.
Nello stesso gruppo c'è Chris Pappas, deputato del New Hampshire e candidato al Senato. Pappas sembra a suo agio lontano dai riflettori e parla poco del fatto che, se eletto, diventerebbe il primo senatore uomo apertamente gay nella storia del paese. Alle preoccupazioni di una parte del partito, secondo cui non riesce a entusiasmare l'elettorato democratico, ha risposto al New York Times che il suo stile consiste nel "capire cosa succede in New Hampshire" e che non gli interessa "quello che bisogna fare per finire sulle televisioni via cavo".
Anche Josh Turek, il candidato democratico al Senato in Iowa, appartiene a questa categoria: il New York Times ha scritto a settembre che gli manca "una certa presenza scenica" e il carisma da oratore. In Iowa la corsa è comunque tornata contendibile. In Kansas Adam Hamilton ha reso sorprendentemente competitiva la sfida per il Senato parlando di terreno comune e della necessità di "guidare dal centro". Tutti questi candidati scommettono sul fatto che uno stile pacato e conciliante li aiuti a vincere in territori difficili per il loro partito.
La stessa strategia spiega la moda di questa campagna: il sostegno più ricercato dai democratici in corsa per il Senato è quello di un repubblicano. James Talarico, candidato in Texas, ha ottenuto l'appoggio di Neil Bush, fratello dell'ex presidente George W. Bush. Annie Andrews, in South Carolina, ha quello di un ex governatore. Hamilton in Kansas ne ha addirittura due, mentre Pappas ha ricevuto il sostegno del candidato repubblicano al Senato del New Hampshire nel 2022.
Questi appoggi mostrano lo sforzo di una parte dei democratici di smussare la propria identità di partito in un momento in cui il Partito Democratico resta impopolare. Ricordano però anche la strategia adottata da Kamala Harris nelle ultime settimane della campagna presidenziale del 2024, quando l'ex vicepresidente cercò il sostegno di esponenti repubblicani senza riuscire a vincere. In un'epoca di forte polarizzazione resta da capire se gli elettori siano ancora disposti a votare per un candidato dell'altro schieramento.
