Alexandria Ocasio-Cortez è di nuovo al centro della conversazione politica americana. Nel giro di pochi giorni la deputata democratica di New York ha raccontato pubblicamente il suo percorso per congelare gli ovuli e ha detto in un'intervista televisiva che "Woke 1 was crazy", cioè che la prima stagione delle battaglie identitarie è stata una follia. La frase ha acceso un ampio dibattito a sinistra, tra chi la accusa di rinnegare il movimento che l'ha lanciata e chi ci vede una lettura lucida di come funzionano oggi l'attenzione e il potere.
Lo scrittore Anand Giridharadas ha scelto questo momento per ripubblicare sulla sua newsletter The Ink, in cinque puntate, il lungo ritratto della deputata che aveva scritto per il suo libro The Persuaders, basato anche su diverse interviste con lei. La prima puntata ricostruisce le origini di quella che l'autore considera forse la matricola più significativa nella storia del Congresso americano.
Il racconto parte da un comizio dell'ottobre 2019 in un parco del Queens, a New York, quando Ocasio-Cortez annunciò il suo sostegno a Bernie Sanders nelle primarie democratiche. Davanti alla folla ricordò il periodo in cui serviva ai tavoli di una taqueria, un locale messicano di Manhattan, fianco a fianco con lavoratori senza documenti, con turni di 12 ore, un'assicurazione sanitaria da 200 dollari al mese con una franchigia da 8.000 e una paga insufficiente per vivere: "È stato solo quando ho sentito parlare di un uomo di nome Bernie Sanders che ho cominciato a mettere in discussione, rivendicare e riconoscere il mio valore intrinseco di essere umano". Nei mesi successivi, con la spinta di quel sostegno, Sanders rivendicò la vittoria nelle prime tre gare e diventò per la prima volta il favorito.
Dentro la campagna, però, Ocasio-Cortez avvertì che il movimento che le aveva fatto scoprire la propria umanità appariva a molte altre persone ostile e giudicante, tutt'altro che accogliente. L'attore John Cusack, che ogni tanto viaggiava al seguito del candidato, chiedeva ai dirigenti una struttura dedicata a chi non si definiva progressista pur avendo idee vicine a quelle di Sanders. Il consiglio della deputata riguardava invece la postura. Temeva che il tono aggressivo di una parte dei sostenitori, soprattutto su Twitter, allontanasse gli scettici che la campagna avrebbe dovuto conquistare. Perfino David Sirota, ex collaboratore di Sanders associato proprio allo stile più combattivo, ha riconosciuto parlando con Giridharadas che quel consiglio era fondato.
Secondo Faiz Shakir, uno dei responsabili della campagna, Ocasio-Cortez insisteva anche sulla necessità di costruire consenso tra gli elettori neri e di aggiornare il linguaggio del candidato. Alcune sue raccomandazioni specifiche, ha detto Shakir, furono seguite. Un giorno la deputata disse direttamente a Sanders che la campagna doveva dare alle persone l'opportunità di vedere i valori del movimento, quelli di una società migliore e più avanzata per tutti. Cambiare però era difficile: la rabbia percepita nel movimento era radicata nell'identità del candidato e in decenni di torti subiti dalla classe lavoratrice. Shakir ammise di non poter controllare i tweet di tutti e ricordò che i sostenitori più aggressivi erano stati arruolati apposta, perché Sanders voleva gente capace di combattere. Alla fine del 2019 cominciò comunque a fare dirette con gli aggiornamenti della campagna ripetendo una formula precisa: "Siamo un movimento accogliente".
Dopo la sconfitta in South Carolina, alla vigilia delle primarie del Michigan, Ocasio-Cortez portò quel messaggio in pubblico. "Non siamo divisi; siamo disconnessi", disse citando la deputata Rashida Tlaib. La risposta, aggiunse, era "connettersi, lottare per qualcuno che non conosci, amare il prossimo, portare le persone dentro la causa. Ascoltare, adattarsi, aprire una postura di accettazione".
A Giridharadas spiegò poi che non parlava di tutto il movimento progressista ma di "un settore molto rumoroso e piccolo", capace di pesare molto più dei suoi numeri e più interessato, riprendendo una formula del giornalista Michael Kinsley, a trovare eretici che convertiti. "Non si tratta di rinunciare ai propri principi né di cambiare posizione, ma di aprire la propria postura", disse. E citò la lezione del suo mentore, quella che chiamava "la porta d'oro della ritirata", cioè aprire una strada a chi ha cominciato la conversazione in disaccordo con te.
Chi la incontra di persona, scrive Giridharadas, trova una donna quieta, quasi timida, mentre nell'immaginario pubblico è diventata la regina della replica tagliente, un'immagine costruita su tratti reali ma che non corrisponde alla persona che lei sa di essere. Quando parlava a Sanders e ai suoi sostenitori, parlava quindi anche a sé stessa, chiedendosi se sia possibile cambiare le cose grandi trovando l'umiltà e la pazienza per spostare i singoli esseri umani.
Ocasio-Cortez è nata nell'ottobre del 1989 a Parkchester, un complesso da circa 12mila appartamenti nel Bronx, costruito alla fine degli anni Trenta dall'assicurazione MetLife e riservato ai soli bianchi dal 1940 al 1968, quando la città ne ordinò l'integrazione e MetLife lo vendette al magnate immobiliare Harry Helmsley. Due mesi prima della sua nascita la moglie di Helmsley, Leona, era stata condannata per frode fiscale al termine del processo reso celebre da una frase riferita da un'ex domestica: "Noi non paghiamo le tasse; le tasse le paga solo la gente comune". I genitori chiamarono la figlia Alexandria, che in greco significa "difensore del genere umano".
Il padre, Sergio Ocasio, aveva un piccolo studio di architettura e ristrutturazioni ed era cresciuto nel Bronx degli anni Sessanta e Settanta, quando interi isolati del distretto si perdevano tra incendi e abbandono. Da ragazzo, ha raccontato la figlia, voleva essere una delle persone che aiutavano a tirare di nuovo su gli edifici. La madre, Blanca, cristiana evangelica nata a Porto Rico, puliva le case degli altri per sostenere il bilancio familiare. In casa si parlava soprattutto spagnolo, tanto che la bambina arrivò all'asilo senza sapere una parola di inglese.
Da eletta, Ocasio-Cortez ha raccontato al New Yorker un ricordo di quando aveva cinque anni. Durante un viaggio in auto verso la Florida il padre la portò allo specchio d'acqua del Washington Monument e, indicando i monumenti e il Campidoglio, le disse: "Questo è il nostro governo. Tutto questo ci appartiene. Appartiene a te". Tornata lì da deputata, ha ricordato di aver pensato che non tutto appartiene ancora a tutti e che il senso di andare al Congresso è proprio questo.
Intorno a quella stessa età i genitori misero insieme, con l'aiuto di zii e nonni, l'anticipo per una casa con due camere da letto a Yorktown Heights, un sobborgo tranquillo della contea di Westchester, una delle più ricche del paese, a meno di un'ora di auto dal Bronx, che è tra le più povere. Non fu un salto di ricchezza ma una scelta sulla qualità delle scuole. Il padre restò a lavorare nel Bronx, dove madre e figlia tornavano spesso nel fine settimana, dai cugini cresciuti con lei come fratelli. "L'unica differenza tra i loro risultati e i miei era un viaggio di quaranta minuti in auto", ha detto anni dopo in una conversazione pubblica con lo scrittore Ta-Nehisi Coates.
In seconda elementare la scuola propose di farle ripetere l'anno perché i piccoli segnali si sommavano, dall'essere mancina all'inglese come seconda lingua. I genitori si opposero, lei passò per i corsi di recupero e qualche anno dopo il primo test statale la piazzò nel 99° percentile in ogni categoria. "Ho dovuto davvero imparare a farmi valere da sola", ha detto all'autore. Da bambina che non capiva la lingua imparò a leggere lo stato d'animo delle persone senza bisogno di parole, una capacità che ha affinato da cameriera: "Il 90 per cento di questo lavoro non è nemmeno verbale". Si sentiva comunque incompresa, in una scuola dove i libri di testo e i programmi televisivi riflettevano quasi solo esperienze di persone bianche.
Per Giridharadas è qui la differenza più profonda con Sanders. Il senatore non si è mai preoccupato troppo di essere frainteso, concentrato com'era sul contenuto delle sue accuse al sistema più che sul modo in cui arrivavano alle persone. Lei, la bambina di origini portoricane cresciuta in una cittadina bianca, voleva essere capita ed era disposta a provare in quindici modi diversi a raggiungere il suo interlocutore, senza però cedere sulle posizioni.
La famiglia non era politicamente attiva in senso classico, ma i genitori trovavano sempre le persone in difficoltà della comunità e le invitavano a cena, al punto che la figlia li ha definiti "organizzatori di comunità informali". Alle scuole medie si presentò a una riunione del consiglio comunale per chiedere un aeratore per lo stagno malridotto davanti alla scuola (richiesta respinta). La sua politica di sinistra, ha spiegato in un'intervista, è nata dall'esperienza più che dalla teoria: "Non è che sono cresciuta leggendo Noam Chomsky. Sono cresciuta pulendo i bagni con mia madre".
Al liceo eccelleva nelle scienze e arrivò seconda alla fiera internazionale di scienza e ingegneria di Intel con una ricerca su come gli antiossidanti rallentano l'invecchiamento di alcuni vermi e per quel risultato un gruppo di scienziati le intitolò un asteroide, 23238 Ocasio-Cortez. Appena diplomata fece la volontaria telefonando agli elettori per la campagna di Barack Obama. Nel 2007, mettendo insieme borse di studio e prestiti, si iscrisse alla Boston University con l'obiettivo di diventare ginecologa.
Nell'autunno del secondo anno al padre fu diagnosticato un tumore ai polmoni in fase terminale. "Rendimi orgoglioso", le disse in ospedale. Morì pochi giorni dopo, senza lasciare testamento, mentre il paese scivolava in una crisi finanziaria di proporzioni generazionali. Sulla casa di famiglia arrivò la minaccia del pignoramento e la madre tornò a pulire case e a guidare scuolabus per tenere, come ha detto la figlia, "un tetto sopra le nostre teste". Ocasio-Cortez reagì buttandosi sullo studio, lasciò il percorso di medicina e si laureò in economia e relazioni internazionali. Curare i pazienti caso per caso non le bastava più, "volevo esaminare i problemi su scala più ampia", ha raccontato a Coates.
All'università conobbe Riley Roberts (ancora oggi il suo compagno), fece la volontaria nell'ufficio del senatore Edward Kennedy occupandosi delle richieste di persone con problemi di immigrazione e passò un semestre in Niger, in una clinica per la maternità. Finiti gli studi avrebbe potuto andare in molti posti. Tornò invece nel Bronx, all'inizio del periodo della sua vita che avrebbe poi chiamato "il crogiolo".
