Da una settimana il Partito Democratico americano discute di Hasan Piker, 35 anni, il commentatore politico più seguito di Twitch, la piattaforma di streaming video nata per i videogiochi. Il 20 agosto, durante una diretta, Piker ha avvertito che "se gli ebrei in America continuano a diffondere l'idea di essere interessati soltanto a Israele, prima o poi qualcuno passerà all'azione, non contro lo stato di Israele, ma contro gli ebrei americani". Mentre parlava, sullo schermo c'era la foto di Jeremy Moss, senatore dello stato del Michigan, ebreo e candidato democratico alla Camera.
Piker stava commentando una polemica nata da un audio circolato online in cui Moss avrebbe detto che l'"intero scopo" della sua campagna era garantire il sostegno americano a Israele. Moss lo ha definito un audio manipolato, con "cose che non ho mai detto e non direi mai". Allo streamer ha poi risposto: "Non mi farò fare la lezione da un podcaster californiano su cosa la comunità ebraica della contea di Oakland, in Michigan, debba o non debba credere. E di certo non ci lasceremo convincere che siamo noi i responsabili dei danni antisemiti che subiamo".
Le condanne sono arrivate da tutto il partito. Hakeem Jeffries, il capo dei democratici alla Camera, in un'intervista alla CNN ha definito le parole di Piker "pericolose, maliziose e antisemite", aggiungendo che "non dovrebbero essere tollerate da nessuno nella sfera pubblica". La deputata del Michigan Hillary Scholten lo ha descritto come "un mestierante che prospera su odio, shock e clamore perché non ha sostanza". La senatrice Elissa Slotkin ha scritto che "nessuna comunità dovrebbe subire la minaccia della violenza per le proprie posizioni politiche" e che dare la colpa alle vittime le mette ancora più in pericolo. Piker ha respinto le accuse. "Questo non è un appello alla violenza", ha scritto su X.
Il caso pesa su una delle corse più importanti delle elezioni di metà mandato (midterm) di novembre, quella per il seggio del Michigan al Senato. Le polemiche stanno complicando i tentativi dei democratici di ricompattarsi dopo le primarie. All'inizio di agosto Abdul El-Sayed, esponente della sinistra del partito, ha vinto la nomination battendo la deputata moderata Haley Stevens con un margine più stretto del previsto. A novembre affronterà il repubblicano Mike Rogers. Piker lo ha accompagnato per tutta la campagna: in aprile ha partecipato con lui a due comizi nei campus universitari dello stato ed era presente anche la sera della vittoria alle primarie.
El-Sayed ha preso le distanze senza mai nominarlo: "l'antisemitismo è una piaga e dobbiamo affrontarlo in tutte le sue forme", ha scritto in un comunicato, precisando che "nessuno parla per questa campagna oltre a me e ai miei portavoce". Non è bastato. Scholten ha detto a Politico che non farà campagna con El-Sayed finché continuerà a frequentare Piker, Moss non ha ancora annunciato il proprio sostegno al candidato e Rogers lo ha accusato di non avere "il coraggio" di sconfessare del tutto lo streamer. El-Sayed prova a spostare la discussione. "La gente non riesce a pagare la spesa, la benzina, il medico. Ed è di questo che Mike vuole parlare: di uno streamer di Twitch", ha risposto su X. Piker, dal canto suo, ha definito "neutrale" il comunicato del candidato e ha detto che così si finisce per legittimare "la diffamazione".
Nato nel 1991 in New Jersey da genitori turchi e cresciuto in Turchia, Piker viene da una famiglia benestante: secondo una ricostruzione della rivista conservatrice National Review, il padre ha lavorato per 24 anni in Sabancı Holding, uno dei più grandi gruppi industriali turchi, arrivando fino al consiglio di amministrazione. Lo zio è Cenk Uygur, fondatore della rete progressista The Young Turks, dove Piker è entrato come stagista nel 2013 dopo la laurea alla Rutgers University; lui stesso si è definito un "nepo baby", cioè un raccomandato di famiglia. Nel 2018 ha aperto il proprio canale su Twitch e dal 2020 lo streaming è il suo lavoro a tempo pieno. Trasmette sette-otto ore al giorno per sette giorni alla settimana e il suo è il primo canale della piattaforma nella categoria dedicata a politica e attualità.
Il New York Times gli ha dedicato nel 2025 un lungo profilo intitolato "Una mente progressista in un corpo fatto per la manosphere", la galassia online degli influencer maschili di destra. Piker è alto un metro e 93, ha un fisico da atleta costruito con anni di pesi, parla di armi, videogiochi e basket, ma si dichiara socialista e non ha problemi a mostrarsi con lo smalto sulle unghie o una collana di perle. Molti lo hanno soprannominato "il Joe Rogan della sinistra", un paragone che lui respinge. Il suo pubblico è giovane e in maggioranza maschile: in un sondaggio tra gli spettatori del 2023, circa il 70 per cento si è dichiarato uomo e più del 60 per cento ha detto di avere meno di 30 anni.
L'Anti-Defamation League, la principale organizzazione ebraica americana contro l'antisemitismo, gli ha dedicato una scheda che gli attribuisce 11,3 milioni di follower complessivi e documenta anni di dichiarazioni: il sostegno espresso a gruppi classificati come terroristici dagli Stati Uniti, tra cui Hamas, Hezbollah e gli Houthi, i dubbi sollevati sulle violenze sessuali commesse da Hamas il 7 ottobre 2023, la definizione del sionismo come "malattia mentale" e il paragone tra i sionisti liberali e i "nazisti liberali". Ad aprile, ospite del podcast progressista Pod Save America, Piker ha confermato una delle sue frasi più contestate: "voterei per Hamas al posto di Israele ogni singola volta". Nel 2019, prima di diventare famoso, aveva detto che l'America "si è meritata" gli attentati dell'11 settembre, una frase che in seguito ha ritrattato. Sul resto non arretra. Quando a marzo Politico gli ha chiesto se avesse mai parlato a sproposito, ha risposto: "Sbagliato? No. Estrapolato dal contesto? Assolutamente".
Piker ha sempre respinto l'accusa di antisemitismo: "trovo l'antisemitismo del tutto inaccettabile", ha detto al New York Times, "e trovo molto pericolosa la sovrapposizione tra antisemitismo e antisionismo". Ad aprile Ezra Klein, editorialista dello stesso giornale, ha scritto che Piker non è un "odiatore di ebrei" ma un antisionista e che il suo successo riflette uno spostamento reale dell'opinione pubblica. Secondo un sondaggio Gallup di febbraio, per la prima volta gli americani che simpatizzano per i palestinesi sono più numerosi di quelli che simpatizzano per gli israeliani e tra i democratici il divario è di 65 contro 17 per cento. Per Klein escludere dal dibattito figure come Piker è controproducente, come lo fu per i democratici evitare i grandi podcast nel 2024, cedendo quegli spazi alla destra.
A maggio 2025, di ritorno da un viaggio a Parigi, Piker è stato trattenuto per circa due ore all'aeroporto di Chicago dagli agenti della Customs and Border Protection, l'agenzia federale che controlla le frontiere, che lo hanno interrogato sulle sue opinioni politiche, sul presidente Donald Trump e su eventuali legami con Hamas, Hezbollah e gli Houthi. Il Dipartimento per la Sicurezza interna ha parlato di un controllo di routine, ma l'episodio ha alimentato i timori di una stretta dell'amministrazione sulle voci critiche verso Israele e verso il presidente.
Nonostante il dossier, una parte del partito continua a cercarlo. Negli anni Piker ha intervistato Bernie Sanders, Alexandria Ocasio-Cortez e Rashida Tlaib e nel 2024 ha trasmesso in diretta dalla convention democratica. Quando a marzo Politico ha domandato ad alcuni possibili candidati alla presidenza del 2028 se parteciperebbero al suo programma, il governatore della California Gavin Newsom e il democratico Rahm Emanuel hanno risposto di sì, i senatori Cory Booker e Ruben Gallego, oltre alla stessa Slotkin, hanno detto di no, mentre il deputato Ro Khanna e Ocasio-Cortez ci erano già stati. El-Sayed ha spiegato all'Associated Press che i comizi con Piker e le interviste ai media conservatori come Fox News servono allo stesso scopo, cioè raggiungere elettori che il partito non intercetta più: "Il Partito Democratico, francamente, ha rinunciato all'idea della persuasione. Se vuoi persuadere sul serio, ti confronti con quel pubblico e passi attraverso quel creator".
La vicenda del Michigan racconta il dilemma dei democratici a poco più di due mesi dal voto: per la sinistra Piker è un megafono capace di parlare a milioni di giovani che il partito ha perso, per i moderati un peso che rischia di costare un seggio decisivo per il controllo del Senato. El-Sayed vorrebbe chiudere la discussione e parlare di prezzi e sanità. Per ora, come ha detto Scholten, "c'è ancora molto lavoro da fare per unire il partito".
