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Che fine ha fatto al-Qaeda 25 anni dopo l'11 settembre
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Sicurezza e Difesa 26 min di lettura

Che fine ha fatto al-Qaeda 25 anni dopo l'11 settembre

Dal 2001 al-Qaeda ha compiuto un solo attentato mortale negli Stati Uniti. Per alcuni analisti è un marchio ormai vuoto, per altri sta ricostruendo le forze per tornare a colpire

Dall'11 settembre 2001 al-Qaeda è riuscita a compiere un solo attentato mortale negli Stati Uniti. Il 6 dicembre 2019 un ufficiale dell'aeronautica saudita in addestramento nella base aeronavale di Pensacola, in Florida, uccise tre marinai con una pistola acquistata legalmente. L'attentatore, poi ucciso dalla polizia, era legato al ramo yemenita dell'organizzazione.

Venticinque anni dopo gli attacchi che uccisero 2.977 persone, gli esperti di terrorismo continuano a dividersi sulla stessa domanda: al-Qaeda è un'organizzazione ormai quasi estinta o è più pericolosa che mai? Un lungo articolo di Graeme Wood pubblicato sull'Atlantic mette a confronto le due tesi. Chi da 25 anni annuncia il grande ritorno del gruppo, conclude Wood, finora ha sempre avuto torto.

Prima di Pensacola, il gruppo aveva provato a colpire il territorio americano soltanto tre volte, sempre fallendo. Nel dicembre 2001 Richard Reid tentò di far esplodere un volo diretto a Miami con una bomba nascosta nelle scarpe, ma non riuscì ad accendere la miccia, inumidita dal sudore e dalla pioggia. Nel 2009 un passeggero con una carica esplosiva cucita negli slip provò a farla detonare su un aereo in discesa verso Detroit, ustionandosi senza danneggiare il velivolo. Nel 2010 al-Qaeda spedì bombe nascoste in stampanti su aerei cargo diretti negli Stati Uniti, ma i pacchi furono intercettati.

Un'organizzazione decapitata, ma non scomparsa

Nel frattempo Washington eliminava sistematicamente i vertici dell'organizzazione. Secondo Anne Likuski, ricercatrice dell'Istituto norvegese di ricerca sulla difesa, entro il 2012 i piani alti di al-Qaeda erano stati "sradicati" dai droni americani. Osama bin Laden fu ucciso dalle forze speciali ad Abbottabad, in Pakistan, nel maggio 2011, mentre il suo successore, il medico egiziano Ayman al-Zawahiri, fu colpito da un missile sul balcone della sua abitazione a Kabul nel 2022.

Eppure una parte autorevole degli analisti considera ancora al-Qaeda la più scaltra ed efficace organizzazione terroristica di sempre. Bruce Hoffman, del Council on Foreign Relations, ha detto all'Atlantic che i suoi militanti sono "sopravvissuti alla più grande offensiva militare della storia mai diretta contro un gruppo terroristico". A suo giudizio starebbe funzionando la strategia enunciata da bin Laden in un video del 2004: "dissanguare" gli Stati Uniti fino a portarli alla bancarotta. Un rapporto della Brown University del 2021 ha stimato in oltre 8.000 miliardi di dollari il costo della guerra al terrorismo.

I piccoli campi che il gruppo controllava in Afghanistan sono stati sostituiti da santuari molto più estesi nel Corno d'Africa, in Yemen e nel Sahel, la fascia arida dell'Africa occidentale a sud del Sahara. La filiale dell'Africa orientale schiera una forza stimata in 10.000 uomini e incassa circa 100 milioni di dollari all'anno: preleva una quota su quasi tutto il commercio della Somalia e si finanzia anche attraverso il contrabbando e i furti.

Nel Sahel, Jama'at Nusrat al-Islam wal-Muslimin (JNIM) quest'anno è arrivato vicino a far cadere il governo del Mali. I suoi miliziani hanno ucciso il ministro della Difesa nella sua abitazione, ad aprile hanno fatto irruzione nella capitale Bamako e controllano gran parte del nord del Paese. "Sul terreno questi gruppi non stanno solo ottenendo vittorie militari, ma esercitano anche sovranità e governo", ha detto Hoffman. Il suo timore è che il nucleo storico stia "conservando le risorse per fare qualcosa negli Stati Uniti", con l'aiuto delle filiali.

Venticinque anni dopo

Dall’11 settembre al-Qaeda ha ucciso tre persone negli Stati Uniti

Il gruppo ha provato quattro volte a colpire il territorio americano: tre ordigni non sono esplosi, il quarto tentativo è stato una sparatoria in una base della Florida. Gli analisti restano divisi tra chi considera al-Qaeda quasi estinta e chi la ritiene più pericolosa che mai.

Persone uccise da al-Qaeda sul territorio degli Stati Uniti
11 settembre 2001
2.977
Dal 2002 a oggi
3
Vittime degli attacchi a New York, in Virginia e in Pennsylvania
Marinai uccisi nella base di Pensacola, in Florida, il 6 dicembre 2019

Nei ventiquattro anni successivi agli attentati, al-Qaeda è riuscita a compiere un solo attacco mortale negli Stati Uniti.

Ogni quadratino è una persona uccisa
Un solo giorno: 11 settembre 20012.977
Ventiquattro anni: dal 2002 a oggi3

Alla stessa scala del blocco superiore.

I tentativi

Quattro attacchi in venticinque anni, uno solo riuscito

Tocca ogni tappa per leggere i dettagli.

Richard Reid tenta di far esplodere un volo diretto a Miami. La miccia, inumidita dal sudore e dalla pioggia, non si accende.

Un passeggero prova a far detonare la carica su un aereo in discesa verso Detroit: si ustiona senza danneggiare il velivolo.

Il gruppo spedisce bombe nascoste in stampanti su aerei cargo diretti negli Stati Uniti. I pacchi vengono intercettati prima dell’arrivo.

Un ufficiale dell’aeronautica saudita in addestramento nella base aeronavale uccide tre marinai con una pistola acquistata legalmente. Ucciso dalla polizia, era legato al ramo yemenita dell’organizzazione.

Il calcolo sbagliato

Bin Laden si aspettava un ritiro americano, ottenne un’invasione

Le circa 6.000 pagine di documenti sequestrate nel rifugio di Abbottabad mostrano un piano fondato su un solo presupposto: che gli americani non sopportassero il dolore.

La previsione

Replicare il movimento contro la guerra del Vietnam: gli attentati avrebbero spinto l’opinione pubblica a chiedere il ritiro delle truppe dal Medio Oriente. Secondo Nelly Lahoud, che ha studiato quei documenti, il gruppo non immaginava una risposta militare.

La realtà

Le truppe americane si riversarono nella regione, dove Washington mantiene ancora oggi soldati e alleati dalla Siria al Golfo Persico. Nel 2010 bin Laden ammise in privato che la sua teoria non aveva funzionato.

58.000
Soldati americani morti in Vietnam: la soglia che aveva prodotto il movimento pacifista
circa 500
Soldati americani morti ogni anno in Iraq e Afghanistan: un ritmo troppo basso per far reagire l’opinione pubblica
8.000 miliardi $
Il costo della guerra al terrorismo stimato dal progetto Costs of War della Brown University
L’ultimo piano
Quando capì che la pressione dell’opinione pubblica non sarebbe arrivata, bin Laden propose di colpire l’economia americana, per esempio attaccando le navi nello Stretto di Hormuz. Ci stava ancora lavorando quando fu ucciso ad Abbottabad, nel maggio 2011.
La geografia

Il centro si è svuotato, le filiali si sono ingrossate

Dal 2004 bin Laden, e poi al-Zawahiri, concessero il marchio di al-Qaeda a gruppi già esistenti in cambio di giuramenti di fedeltà. I piccoli campi afghani sono stati sostituiti da santuari molto più estesi.

Afghanistan
I campi del nucleo storico, smantellati dopo l’invasione americana del 2001.
Nucleo storico in Afghanistan Aree delle filiali annunciate
2004Iraq
2007Nord e Ovest dell’Africa
2009Yemen
2012Africa orientale
2014Subcontinente indiano
10.000
Gli uomini schierati dalla filiale dell’Africa orientale
100 milioni $
Le entrate annue del ramo somalo, ricavate da una quota su quasi tutto il commercio del Paese, dal contrabbando e dai furti
Mali
Il JNIM ha ucciso il ministro della Difesa, ad aprile è entrato a Bamako e controlla gran parte del nord del Paese
Il figlio buono e il figlio cattivo
Dalla filiale irachena nacque lo Stato Islamico, che al-Qaeda sconfessò nel 2014 e che l’ha superata come principale gruppo jihadista mondiale. Dalla filiale siriana venne invece Ahmed al-Sharaa, che ha abbandonato la jihad ed è oggi presidente della Siria. La proliferazione doveva dimostrare che il gruppo sapeva durare: ha mostrato che la sua ideologia premia soprattutto chi la rinnega.
Le due tesi

Un gruppo che si nasconde o un gruppo che non conta più nulla?

Gli esperti di terrorismo si dividono sulla stessa domanda da venticinque anni.

Più pericolosa che mai
Bruce Hoffman, Council on Foreign Relations

I militanti sono sopravvissuti alla più grande offensiva militare mai diretta contro un gruppo terroristico. Sul terreno le filiali non vincono soltanto battaglie: esercitano funzioni di governo.

Sara Harmouch, analista del jihadismo

Il silenzio degli ultimi anni è una strategia deliberata. Il ramo yemenita ha sviluppato capacità di attacco marittimo e programmi di droni, quello del Sahel vive di riscatti e diversi gruppi stanno adottando la stampa 3D.

Il timore condiviso

Che il nucleo storico stia conservando le risorse per tornare a colpire gli Stati Uniti, appoggiandosi alle filiali.

Ormai un guscio vuoto
Cole Bunzel, Università del Texas ad Austin

Non esiste quasi nessuna prova che al-Qaeda funzioni ancora come organizzazione centralizzata. Il nucleo storico assomiglia a un podcast in gran parte defunto, che i jihadisti più giovani non ascoltano.

Daniel Byman, Georgetown University

Il gruppo non ha mai nemmeno annunciato chi sia il proprio capo, un silenzio che scoraggia chiunque voglia arruolarsi. La conclusione più probabile è che il centro sia molto debole.

Il problema di Saif al-Adel

L’uomo a cui è attribuita la guida vive da vent’anni in Iran e non è mai stato proclamato emiro: chi riceve i suoi ordini non può sapere se arrivino da lui o dai servizi di Teheran.

Nessuna delle due ipotesi è lusinghiera per gli Stati Uniti. Se al-Adel comanda davvero, dopo venticinque anni di guerra al terrorismo il terrorismo sta vincendo. Se non comanda nulla, un gruppo di incompetenti ha convinto Washington a bruciare 8.000 miliardi di dollari senza migliorarne la posizione in Medio Oriente.

Un gatto che punta la preda è silenzioso esattamente quanto un gatto tramortito da una palata due settimane prima.Graeme Wood, The Atlantic

Fonte Elaborazione FocusAmerica su The Atlantic (Graeme Wood) e dichiarazioni raccolte dalla rivista. Costo della guerra al terrorismo: Costs of War Project, Brown University, 2021. Vittime dell’11 settembre: bilancio ufficiale, 2.977 persone esclusi i dirottatori.

Il grande errore strategico di bin Laden

La tesi opposta giudica invece al-Qaeda sulla base degli obiettivi che bin Laden stesso si era posto, ricostruibili attraverso le sue numerose interviste e le circa 6.000 pagine di documenti interni sequestrate nel rifugio di Abbottabad. Nel 1998 dichiarò di voler costringere gli eserciti americani ad abbandonare "tutto il territorio dell'Islam". Riteneva gli americani incapaci di sopportare il dolore e prevedeva che agli attentati avrebbero reagito chiedendo al proprio governo di ritirarsi.

Nelly Lahoud, autrice del libro di riferimento su quei documenti e docente dell'Army War College, ha spiegato che il piano era sostanzialmente questo. L'obiettivo consisteva nel "replicare il movimento contro la guerra del Vietnam, spingere l'opinione pubblica americana a fare pressione sul governo perché ritirasse le sue forze dal Medio Oriente". Le carte mostrano però un'organizzazione colta completamente di sorpresa dalla reazione americana. Bin Laden e i suoi collaboratori "non pensavano che gli Stati Uniti avrebbero risposto facendo la guerra".

Accadde esattamente il contrario: le truppe americane si riversarono nella regione, dove Washington mantiene ancora oggi soldati e alleati dalla Siria al Golfo Persico. Nel 2010, secondo i documenti, bin Laden ammise privatamente che la sua teoria non aveva funzionato. Nella guerra del Vietnam erano morti circa 58.000 soldati americani, mentre in Iraq e Afghanistan ne morivano circa 500 all'anno, un ritmo troppo basso per provocare una rivolta dell'opinione pubblica. Propose allora di colpire l'economia, per esempio attaccando le navi nello Stretto di Hormuz. Stava ancora lavorando a quel piano quando fu ucciso.

Per Lahoud, anche la celebre guerra di logoramento economico fu una giustificazione elaborata a posteriori, non un progetto originario. Chi attribuiva a bin Laden un genio strategico, scrive Wood, era caduto nella sua propaganda. Tra il 2002 e il 2004 il fondatore di al-Qaeda era rimasto quasi completamente isolato dal resto del gruppo: "più Clouseau che Clausewitz", più simile cioè al maldestro ispettore della Pantera Rosa che al grande teorico della guerra.

Per Wood, l'11 settembre fu innanzitutto una catastrofe per la causa jihadista. Due giorni prima degli attentati bin Laden aveva fatto assassinare da due kamikaze tunisini travestiti da giornalisti Ahmad Shah Massoud, il capo dell'Alleanza del Nord, l'ultima coalizione che resisteva ai talebani in Afghanistan. In quel momento i talebani cercavano il riconoscimento internazionale e avevano una possibilità concreta di ottenerlo.

Un'azienda statale cinese aveva inviato ingegneri per valutare l'apertura di un cementificio nel Paese e nel 1999 Pechino aveva accolto la prima delegazione talebana. Alla fine del 2000 una missione cinese aveva incontrato il leader del movimento, il mullah Omar, chiedendo in cambio soltanto di tenere a freno i gruppi musulmani che contestavano il controllo cinese sullo Xinjiang. Rateb Popal, l'imprenditore afghano che accompagnò a Pechino quella prima delegazione, ha raccontato che senza l'11 settembre la Cina avrebbe riconosciuto il governo talebano al più tardi entro il 2003. Con Massoud morto e l'Alleanza del Nord in ginocchio, i talebani avrebbero potuto completare la conquista del Paese.

Il riconoscimento divenne impossibile quando gli Stati Uniti stabilirono che al-Qaeda aveva organizzato gli attentati usando l'Afghanistan come base. Secondo Wood, bin Laden fece così arretrare di 25 anni il più promettente progetto di Stato islamista sunnita nato dalla fine del califfato ottomano, nel 1924.

Le filiali e il dubbio sul vero potere di al-Qaeda

Dal 2004 bin Laden, e poi al-Zawahiri, concessero il marchio di al-Qaeda a gruppi jihadisti fino ad allora indipendenti, in cambio di giuramenti di fedeltà. Le affiliazioni arrivarono in Iraq nel 2004, nel Nord e nell'Ovest dell'Africa nel 2007, in Yemen nel 2009, nell'Africa orientale nel 2012 e nel subcontinente indiano nel 2014. Hoffman considera quella proliferazione una riuscita "strategia di sopravvivenza", ma nei documenti privati bin Laden definiva gli affiliati "un peso per la jihad".

La filiale irachena di Abu Mus'ab al-Zarqawi ignorò le richieste di smettere di massacrare i civili sciiti e già nel 2007 aveva sostanzialmente smesso di ascoltare la casa madre. Da quel ramo nacque lo Stato Islamico (ISIS), che al-Qaeda sconfessò ufficialmente nel 2014. L'ISIS superò la vecchia organizzazione come principale gruppo jihadista mondiale e, con la propria brutalità, allontanò dalla jihad molti musulmani che fino ad allora avevano mantenuto un atteggiamento ambivalente.

Ahmed al-Sharaa, che guidava il Fronte al-Nusra, la filiale siriana rimasta fedele ad al-Zawahiri, è oggi presidente della Siria. Nel giro di pochi anni ha abbandonato la jihad e nel 2023 disse al giornalista di France 24 Wassim Nasr che il movimento jihadista globale aveva "portato solo distruzione e fallimento alle loro comunità". Nel dicembre 2024 i suoi uomini hanno preso Damasco. Da capo dello Stato è stato ricevuto a Londra e Washington e il presidente Trump, incontrandolo, lo ha definito "un ragazzo giovane e attraente".

"Al-Qaeda ha generato un figlio buono e un figlio cattivo", ha detto Thomas Hegghammer, studioso del jihadismo all'Università di Oxford. Il cattivo, l'ISIS, ha rovinato la reputazione dell'intera famiglia, mentre il buono "ha giocato le sue carte così bene da arrivare al potere di uno Stato". Le filiali avrebbero dovuto dimostrare la capacità di al-Qaeda di durare nel tempo; hanno finito invece per mostrare che la sua ideologia premia soprattutto chi la rinnega. Secondo Nasr, che ha intervistato i vertici di JNIM, anche il gruppo del Sahel sta valutando una trasformazione simile e la rimanda soltanto perché è ancora impegnato a combattere l'ISIS nell'Africa occidentale.

Dalla morte di al-Zawahiri, la guida del gruppo è attribuita a Saif al-Adel, un ex ufficiale dell'esercito egiziano che oggi ha superato i 60 anni. Fu lui a sconsigliare a bin Laden l'attacco alle Torri Gemelle, prevedendo correttamente le rappresaglie contro i talebani. Da vent'anni vive in Iran come ospite della Repubblica Islamica, sulla base di un accordo dai termini sconosciuti. Al-Qaeda non lo ha però mai proclamato ufficialmente emiro.

Per Sara Harmouch, esperta di terrorismo che monitora i gruppi jihadisti, le filiali continuano comunque a seguire le sue direttive "alla lettera". Il ramo yemenita, incaricato delle operazioni contro l'Occidente, ha sviluppato capacità di attacco marittimo e programmi di droni. Quello del Sahel si è costruito entrate basate sui riscatti e diversi gruppi stanno adottando la stampa 3D. Il silenzio degli ultimi anni sarebbe dunque "una strategia deliberata" per ricostruire le forze lontano dai riflettori. "La loro capacità attuale è di gran lunga superiore a quella che avevano prima dell'11 settembre", ha detto Harmouch.

Cole Bunzel, storico dell'Università del Texas ad Austin, considera invece "per lo più una sciocchezza" l'idea che al-Qaeda sia un colosso segreto che accumula forze fingendosi debole. "Non vedo praticamente nessuna prova che al-Qaeda abbia una qualche competenza o capacità come organizzazione centralizzata", ha detto, paragonando il nucleo storico a "un podcast in gran parte defunto": un gruppo di anziani che ogni tanto pubblica un comunicato a cui i jihadisti più giovani prestano poca attenzione. Lo stesso soggiorno iraniano di al-Adel renderebbe difficile obbedirgli senza chiedersi se i suoi ordini arrivino in realtà dai servizi segreti di Teheran.

Daniel Byman, della Georgetown University, ha ricordato che al-Qaeda non ha mai nemmeno annunciato chi sia il proprio capo, un silenzio che scoraggia chiunque voglia arruolarsi. La conclusione più probabile, ha detto, è che il nucleo centrale sia "molto, molto debole".

La domanda giusta, secondo Hegghammer, non è se al-Qaeda sia in grado di compiere un singolo attentato, alla portata di quasi qualunque gruppo, ma se possa sostenere una campagna terroristica prolungata come quella dell'ISIS nel 2015. Al momento la risposta sembra essere no. Il risultato più notevole dell'organizzazione, ha detto, è essere riuscita a vivere "senza pagare affitto nella testa dell'apparato di sicurezza nazionale americano per un numero straordinario di anni".

Nessuna delle due ipotesi è comunque lusinghiera per gli Stati Uniti. Se al-Adel comanda davvero, dopo 25 anni di guerra al terrorismo il terrorismo sta vincendo. Se invece non comanda nulla, un gruppo di incompetenti è riuscito a convincere Washington a bruciare una parte enorme del proprio bilancio militare senza migliorare la posizione americana in Medio Oriente. Un gatto che punta la preda, scrive Wood, è silenzioso esattamente quanto un gatto tramortito da una palata due settimane prima. Da 25 anni, chi scommette che al-Qaeda sia il secondo tipo di gatto ha sempre avuto ragione.

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Tag: TerrorismoMedio OrienteStoria
Lorenzo Ruffino
Autore

Lorenzo Ruffino

Scrive regolarmente da anni di politica, elezioni, società e economia con un approccio data-driven. È parte di Focus America dal 2018, ha una newsletter su Substack.

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