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Caccia alle talpe al Pentagono: cinquanta alti ufficiali sottoposti al poligrafo
Pete Hegseth e il capo di Stato Maggiore, generale Dan Caine, durante un'audizione dinanzi al Senato a Washington, il 21 luglio 2026. Credito: U.S. Navy Petty Officer 2nd Class Carson Croom / Office of the Secretary of War Public Affairs.
Sicurezza e Difesa 3 min di lettura

Caccia alle talpe al Pentagono: cinquanta alti ufficiali sottoposti al poligrafo

L'inchiesta sulle fughe di notizie riguarda informazioni classificate sulle scorte di munizioni. Crescono intanto le critiche repubblicane alla gestione del Dipartimento della Difesa da parte di Pete Hegseth.

Gli investigatori federali hanno sottoposto al poligrafo una cinquantina di membri dello Stato Maggiore, l'organismo che coordina operazioni, politiche e piani militari con i comandi sul campo. Le sedute si sono svolte ad agosto, come ha rivelato il New York Times, e hanno coinvolto sia alti ufficiali sia dipendenti civili. Le domande riguardavano l'eventuale trasmissione ai giornalisti di informazioni classificate, in particolare quelle sull'assottigliamento delle scorte di munizioni. Lo Stato Maggiore conta tra 1.500 e 2.000 persone: la selezione ha quindi interessato una quota limitata dell'organico, ma generalmente figure collocate a livelli molto alti della catena di comando.

L'iniziativa è arrivata dopo una serie di articoli sulla riduzione delle riserve di missili a lungo raggio e intercettori Patriot, consumate dalla guerra con l'Iran. Secondo persone a conoscenza dell'operazione, l'obiettivo non era soltanto individuare chi avesse parlato con la stampa, ma anche scoraggiare future fughe di notizie. Il portavoce del Pentagono Sean Parnell non ha commentato le procedure interne, limitandosi a dichiarare che il Dipartimento considera gravissima qualsiasi divulgazione di informazioni classificate e che la protezione di questi documenti è essenziale per la sicurezza dei militari impegnati all'estero.

Per ampiezza dell'operazione e grado delle persone coinvolte, il ricorso al poligrafo appare eccezionale. "Non ho mai visto usare il poligrafo su una platea così ampia e a questo livello di anzianità. Nella mia esperienza è qualcosa senza precedenti", ha detto al New York Times il contrammiraglio Donald J. Guter, che tra il 2000 e il 2002 è stato il più alto magistrato militare della Marina. A luglio il Segretario alla Difesa Pete Hegseth aveva già affidato a una task force congiunta del Pentagono e del Dipartimento di Giustizia il compito di identificare e perseguire i responsabili delle divulgazioni non autorizzate.

Trump parla di tradimento, cresce la tensione al Pentagono

Il presidente Donald Trump ha spinto affinché l'Amministrazione andasse fino in fondo alla ricerca di queste talpe, ma non si è limitato a chiedere una stretta sulle fughe di notizie: ha invece definito senza mezzi termini come "tradimento" la copertura giornalistica critica della gestione della guerra con l'Iran e della scarsità di munizioni. All'interno del Pentagono, secondo funzionari ed ex funzionari, si è così consolidato un clima di sospetto alimentato dallo stesso Segretario alla Difesa, sempre più circondato da una cerchia ristretta di fedelissimi.

Hegseth avrebbe rimosso o bloccato la promozione di almeno 80 tra generali, ammiragli e alti funzionari. Dall'inizio del 2025, inoltre, il Dipartimento ha aperto una serie di indagini interne sulle notizie riguardanti la sua gestione. Lo stesso Hegseth è finito sotto accusa per aver condiviso in una chat su Signal dettagli sensibili sui raid in Yemen. In parallelo è peggiorato anche il rapporto con la stampa. Hegseth non tiene una conferenza con i cronisti accreditati al Pentagono sulla guerra in Iran dal lotano 5 maggio e ha limitato l'accesso dei giornalisti agli edifici del dipartimento, una decisione che il New York Times ha impugnato in tribunale.

Ad agosto il Pentagono ha inoltre licenziato tre giornalisti di Stars and Stripes, il quotidiano finanziato dal governo che racconta cosa avviene nelle Forze Armate: l'editore, il direttore e una cronista. Gli interessati hanno parlato di una ritorsione per gli articoli da loro pubblicati sul peggioramento delle condizioni di vita a bordo della portaerei U.S.S. Abraham Lincoln, mentre il Pentagono ha formalmente contestato loro l'insubordinazione per un'intervista concessa senza autorizzazioneì alla CBS. La nave è stata poi sostituita dalla George Washington dopo oltre 250 giorni in mare.

Al Campidoglio emergono le prime crepe

Trump continua a sostenere il suo Segretario alla Difesa, del quale afferma che stia facendo un lavoro straordinario, ma a Capitol Hill cominciano a vedersi le prime crepe. "Non ho mai assistito a una gestione più incapace degli uomini e delle donne che servono il nostro Paese", ha scritto sui social il senatore repubblicano del North Carolina Thom Tillis, membro della Commissione Servizi Armati, chiedendo a Trump di sostituire Hegseth.

Secondo Tillis, il Segretario alla Difesa si sentirebbe minacciato dalle persone competenti e preferirebbe alimentare le guerre culturali anziché occuparsi della difesa e delle condizioni dei militari. All’inizio del 2025, Tillis aveva votato a favore della conferma di Hegseth, nonostante le perplessità iniziali sulla sua nomina. Le critiche di oggi riaprono quei dubbi, alla luce proprio della gestione del Dipartimento da parte di Hegseth.

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