Dan Driscoll ha rassegnato ieri le dimissioni da Segretario dell'Esercito, dopo mesi di contrasti con il Segretario alla Difesa Pete Hegseth sui licenziamenti degli alti ufficiali e sulle priorità delle Forze Armate. La Casa Bianca ha confermato la sua uscita, che dovrebbe diventare effettiva nei prossimi giorni. La notizia è stata data per prima dal Wall Street Journal.
Pochi giorni prima Driscoll aveva portato le sue preoccupazioni direttamente al presidente Donald Trump durante un incontro alla Casa Bianca. Secondo la ricostruzione dell'Atlantic, che ha parlato con quattro persone informate della conversazione, Trump si è mostrato sorpreso dal numero di generali e altri alti ufficiali licenziati, spinti al ritiro o scavalcati nelle promozioni sotto Hegseth. Driscoll gli ha spiegato che quelle uscite stavano ostacolando la trasformazione dell'Esercito e gli ha poi comunicato l'intenzione di lasciare anche lui l'incarico nonostante nelle settimane precedenti avesse dichiarato pubblicamente di non avere alcun piano di dimissioni.
Con la sua uscita l'Esercito, la branca più numerosa delle Forze Armate degli Stati Uniti, resterà senza un Segretario confermato dal Senato e senza un capo di Stato Maggiore titolare. Anche altri incarichi di vertice, compreso il comando delle forze terrestri americane in Europa e Africa, sono al momento affidati ad interim o in attesa di una conferma definitiva. L'Esercito conta circa 450.000 militari in servizio attivo e, secondo l'Atlantic, il numero dei generali è sceso ai minimi della storia recente. La riduzione dei vertici risponde anche a una linea dichiarata: nel maggio 2025 Hegseth ha ordinato un taglio di almeno il 20% dei posti da generale a quattro stelle nella componente attiva, del 20% degli ufficiali generali della Guardia Nazionale e un'ulteriore riduzione di almeno il 10% dei generali e ammiragli nell'ambito della riorganizzazione dei comandi unificati.
La portavoce della Casa Bianca Anna Kelly ha definito Driscoll “molto efficace” nel portare avanti l'agenda del presidente al Dipartimento dell'Esercito e gli ha riconosciuto la guida durante importanti operazioni militari, il ritorno dell'attenzione su prontezza e capacità combattiva e il contributo ai negoziati tra Russia e Ucraina. L'Esercito è più potente che mai grazie al suo lavoro accanto al comandante in capo e al Segretario alla Difesa, ha aggiunto Kelly.
Lo scontro sulle nomine
Le nomine sono state il principale terreno di scontro. Il 2 aprile Hegseth ha rimosso il capo di Stato Maggiore dell'Esercito statunitense Randy George, generale pluridecorato che il Senato aveva confermato nel 2023, chiedendogli di ritirarsi con oltre un anno di anticipo rispetto alla scadenza del mandato. Driscoll si era speso in sua difesa e, durante un'audizione al Congresso, ha detto di non conoscere le ragioni della decisione. Secondo l'Atlantic, due mesi prima Hegseth gli aveva ordinato di rimuovere anche il colonnello Dave Butler, responsabile delle relazioni pubbliche dell'Esercito e consigliere di Driscoll, mentre quest'ultimo si trovava a Ginevra nella squadra impegnata nei negoziati sull'Ucraina.
Il 2 luglio ha abbandonato il comando anche Christopher Donahue, generale a quattro stelle alla guida delle forze dell'Esercito in Europa e Africa e figura centrale nel sostegno all'Ucraina, dopo appena diciotto mesi. La sua uscita è arrivata dopo che Hegseth aveva bloccato i tentativi di prolungarne la permanenza in servizio. E' stato sostituito ad interim dal maggior generale Christopher Norrie. In precedenza aveva lasciato il suo incarico anche il vice capo di Stato Maggiore James Mingus.
A Mingus è subentrato Christopher LaNeve. Nell'aprile 2025 aveva lasciato il comando dell'Ottava Armata in Corea del Sud per diventare consigliere militare di Hegseth e nel febbraio 2026 il Senato lo ha confermato all'unanimità vice capo di Stato Maggiore e due mesi dopo ha assunto anche le funzioni di capo di Stato Maggiore dopo l'uscita di George.
Il Pentagono non ha però ancora trasmesso formalmente al Senato la nomina di LaNeve a capo di Stato Maggiore, una scelta che incontra resistenze anche tra i repubblicani. Il presidente della Commissione Forze Armate del Senato, il repubblicano Roger Wicker, ha riconosciuto l'esistenza di opposizioni nel partito, dopo che la senatrice repubblicana Joni Ernst ha sollevato dubbi sulla rapidità della sua ascesa al grado di generale a quattro stelle. Secondo Politico, LaNeve ha inoltre interrotto di recente un programma di addestramento congiunto tra militari americani e ucraini sulla guerra con i droni.
Il canale con Vance e la missione a Kyiv
Driscoll, veterano della guerra in Iraq e proveniente da una famiglia con tre generazioni di servizio militare, era arrivato al Pentagono nel febbraio 2025. È un amico stretto del vicepresidente JD Vance, con cui ha studiato alla facoltà di legge di Yale, e secondo l'Atlantic era considerato una figura destinata ad avere un ruolo nell'eventuale campagna presidenziale di Vance nel 2028.
Driscoll aveva coltivato rapporti con la stampa e con parlamentari di entrambi i partiti, ottenendo nel corso del mandato anche incarichi ulteriori: la direzione ad interim dell'ATF, l'agenzia federale che si occupa di alcol, tabacco, armi da fuoco ed esplosivi, e poi un ruolo diplomatico nei negoziati sulla guerra in Ucraina. Nel novembre 2025 era volato a Kyiv per presentare il piano di pace americano, diventando il più alto funzionario del Pentagono noto per aver visitato l'Ucraina dall'inizio del secondo mandato di Trump. Dopo l'incontro Volodymyr Zelensky si era detto disposto a negoziare sulla proposta americana.
È atteso ora alle dimissioni anche Dave Fitzgerald, vice Sottosegretario dell'Esercito e tra i promotori dell'ingresso di capitali privati e piccole aziende tecnologiche nei programmi di modernizzazione delle Forze Armate. Un ex funzionario della Difesa ha detto a Politico che il progetto di trasformazione promosso da Driscoll e George, se non era già nato morto, adesso può considerarsi finito.
Con l'uscita effettiva di Driscoll, il Sottosegretario Michael Obadal, ex colonnello e pilota dell'aviazione dell'Esercito con esperienza nelle forze speciali, diventerà il più alto dirigente civile del Dipartimento dell'Esercito e potrebbe assumere le funzioni di Segretario ad interim. Secondo l'Atlantic, tra i possibili successori viene indicato anche Sean Parnell, portavoce del Pentagono e veterano dell'Esercito, politicamente vicino a Hegseth e senza precedenti esperienze alla guida di un'organizzazione delle dimensioni dell'Esercito.
