Donald Trump chiederà ai Paesi europei di rimborsare agli Stati Uniti le spese sostenute per gli aiuti militari e le munizioni inviate all'Ucraina durante l'Amministrazione Biden. Lo ha scritto su Truth Social: "Centinaia di miliardi di dollari sono stati dati all'Ucraina e alla NATO, gratuitamente, e l'Europa li avrebbe pagati, se solo glielo avessero chiesto. Ma noi quei soldi li chiederemo, anche se con un certo ritardo". Il presidente non ha indicato né una cifra né un possibile meccanismo di rimborso e ha attribuito la responsabilità della situazione all'ex presidente. È l'ultima declinazione di un tema che Trump ripete da anni: gli alleati approfittano di un'America troppo generosa, che paga per la loro difesa e sostiene Kyiv.

I numeri, però, non corrispondono a quelli citati dal presidente. Secondo il Kiel Institute for the World Economy, l'istituto tedesco che tiene la contabilità più completa degli aiuti all'Ucraina, il sostegno complessivo degli Stati Uniti ammonta a 115,38 miliardi di euro, circa 133,8 miliardi di dollari al cambio attuale. Di questi, 64,62 miliardi di euro, circa 75 miliardi di dollari, sono aiuti militari, mentre il resto è costituito da sostegno finanziario e umanitario. In valore assoluto gli Stati Uniti sono il primo Paese donatore, ma in rapporto al prodotto interno lordo scendono al sedicesimo posto. I Paesi europei e le istituzioni dell'Unione Europea hanno già erogato 230,5 miliardi di euro e ne hanno impegnati altri 160,6 miliardi, non ancora versati.
Trump ha più volte indicato cifre molto superiori a quelle disponibili. A giugno, durante un evento dell'aeronautica, aveva sostenuto che sotto Biden gli Stati Uniti avessero fornito all'Ucraina 350 miliardi di dollari in aerei e armi di ogni tipo, aggiungendo che il conto avrebbe dovuto essere pagato dagli europei. Le stime dell'ispettore generale del Pentagono si fermano invece a circa 185 miliardi di dollari stanziati.
350 miliardi? I conti raccontano un'altra storia
Donald Trump continua a citare una cifra molto più alta dei dati disponibili. Il confronto cambia a seconda del perimetro contabile, ma nessuna delle principali fonti arriva a 350 miliardi di dollari.
Come si compongono i €115,38 miliardi del Kiel
Il tracker distingue aiuti militari, finanziari e umanitari. Tocca una voce per evidenziare che cosa misura.
24 gen 2022–30 giu 2026
L'Europa ha già allocato circa il doppio degli Stati Uniti
Il confronto sotto distingue ciò che è già stato allocato da ciò che è ancora un impegno. “Allocato” non significa necessariamente già consegnato fisicamente.
Tre numeri, tre perimetri completamente diversi
Confrontare le cifre senza definire che cosa contano produce risultati fuorvianti. Tocca un numero per leggere il perimetro.
Primi in valore assoluto, molto più indietro rispetto alla dimensione dell'economia
Gli Stati Uniti restano il primo singolo Paese donatore. Il ranking per quota di PIL cambia leggermente in base alla metrica e alla versione del tracker.
Le armi americane ora vengono pagate dagli alleati
Dal ritorno alla Casa Bianca Trump ha interrotto gli aiuti gratuiti a Kyiv e ha impostato il sostegno militare su basi commerciali: le armi statunitensi vengono vendute e a pagarle sono gli alleati. Il meccanismo esiste già ed è la lista delle esigenze prioritarie dell'Ucraina concordata con la NATO. Attraverso questo canale i Paesi europei hanno impegnato circa 6 miliardi di dollari e passa gran parte dei sistemi Patriot destinati a Kyiv.
Nello stesso post Trump ha lasciato intendere che le forniture agli alleati siano per il momento sospese, ma destinate a riprendere: "Le teniamo per noi, per gli Stati Uniti, invece di venderle ad altri, ma le vendite agli alleati ricominceranno presto". Il messaggio si apriva con un duro attacco ai giornalisti, accusati dal presidente di non raccontare correttamente l'operazione militare contro l'Iran, e con l'assicurazione che gli Stati Uniti dispongono di munizioni "praticamente illimitate".
Ad agosto il New York Times aveva infatti scritto che l'operazione contro l'Iran ha portato le riserve statunitensi a livelli critici: al Pentagono resterebbero meno di 1.700 intercettori Patriot e per rimpiazzare gli oltre 1.500 già impiegati potrebbero servire più di due anni. Pochi giorni prima Reuters aveva riferito che l'esercito ha consumato quasi tutti i missili tattici a lungo raggio ATACMS e PrSM e circa metà dei Tomahawk. Il Segretario alla Difesa Pete Hegseth ha smentito l'esistenza di carenze, mentre i generali avevano già avvertito che la guerra sta logorando le forze americane.
