Il vicepresidente JD Vance ha cambiato il modo in cui parla agli elettori di Donald Trump. Nei comizi delle ultime settimane ammette che molti sostenitori del presidente sono frustrati dalla lentezza dei risultati e che a volte lo è anche lui. Subito dopo chiede pazienza e un'altra possibilità, avvertendo che con i democratici al governo andrebbe molto peggio. Lo ha ricostruito Politico, secondo cui questo registro arriva mentre la Casa Bianca deve fare i conti con una serie di sondaggi pessimi e con la possibilità di perdere il controllo della Camera e del Senato alle midterm di novembre, un rischio che ha spinto Trump a fare comizi anche negli Stati considerati sicuri.
"So che ci sono persone frustrate dal ritmo dei progressi mentre usciamo da quel buco", ha detto Vance la settimana scorsa nel sud del Texas, dando la colpa del carovita all'amministrazione di Joe Biden e ai democratici. "Guardate, a volte sono frustrato anch'io". A Dallas ha invitato gli elettori delusi a non "buttare via il bambino con l'acqua sporca". A Greensboro, in North Carolina, ha detto di capire che alcuni sostenitori di Trump possano non essere d'accordo con tutto quello che è successo negli ultimi 20 mesi. A Council Bluffs, in Iowa, ha ricordato che Roma non è stata costruita in un giorno e che l'amministrazione sa di avere "molto lavoro da fare". Pochi giorni fa aveva già ammesso che per i repubblicani il voto di novembre si presenta difficile.
Il messaggio non è sempre così esplicito, ma nella maggior parte dei casi la chiusura dei suoi discorsi riconosce che l'amministrazione non ha mantenuto tutto quello che i suoi elettori volevano e che la loro frustrazione è fondata. È un tono diverso da quello del presidente, che descrive regolarmente gli Stati Uniti come il paese più attraente del mondo, si assegna un A+ "su tutto" e sostiene di aver avuto i due anni di maggior successo di qualsiasi presidente. Trump parla di un'economia più grande e migliore, definisce "una bufala" il problema del costo della vita e ripete che il paese vive una "età dell'oro". Vance prova un approccio più sfumato: sostiene che secondo molti indicatori l'economia va benissimo, ma riconosce che molti elettori trovano la vita ancora troppo cara.
Vance non si allontana molto dalla linea del partito, ma le richieste di pazienza servono a rispondere al malcontento degli elettori per il carovita e per la guerra in Iran. I sondaggi mostrano un forte calo del sostegno al programma dei repubblicani e l'approvazione di Trump è vicina ai minimi storici. Le rilevazioni indicano anche un divario di entusiasmo che penalizza i repubblicani, soprattutto tra gli elettori che votano di rado e che nel 2024 avevano riportato Trump alla Casa Bianca: senza di loro il partito rischia di non portare la sua base alle urne, un dilemma che i repubblicani conoscono bene.
Per Vance l'insistenza sulla delusione condivisa è una novità. Nella sua carriera politica, relativamente breve, si era fatto soprattutto portavoce della rabbia del movimento MAGA, la base più fedele del presidente. Quando l'uccisione di Renee Good aveva scatenato proteste in tutto il paese contro l'ICE, l'agenzia federale che si occupa di immigrazione, l'aveva definita "una tragedia causata da lei stessa". Durante la guerra con l'Iran aveva dato voce all'ostilità verso Israele dell'ala "America First" del partito. Aveva anche liquidato come "battute provocatorie e offensive" i messaggi razzisti scambiati da alcuni dirigenti degli Young Republicans, l'organizzazione giovanile del partito.
Nei comizi Vance collega la sua infanzia in una famiglia operaia dell'Ohio alle difficoltà di oggi. Cita spesso il nonno, saldatore iscritto al sindacato, anche nella tappa di lunedì 5 ottobre a Fairbanks, in Alaska. Dice di sapere cosa significa vivere in una comunità abbandonata da Washington. "È una cosa in cui è molto bravo", ha detto a Politico Terry Schilling, presidente dell'American Principles Project, un gruppo conservatore. "Ha una sincerità che credo venga dalle sue origini". Andrew Kolvet, portavoce di Turning Point USA e alleato di lunga data del vicepresidente, ha descritto il suo atteggiamento come quello di un fratello maggiore che riporta gli altri alla realtà: "Ragazzi, essere frustrati per qualcosa non significa uscire dal sistema, non significa smettere di partecipare".
Nel racconto di Vance anche il fatto che lui e il suo partito controllino Washington da due anni diventa un motivo in più per avere pazienza. Alla Casa Bianca sostengono che il presidente e il vicepresidente si completano a vicenda e che insieme convincono gli elettori che, qualunque cosa pensino dell'amministrazione, una vittoria dei democratici sarebbe molto peggio. "È una scelta precisa ed è efficace", ha detto a Politico un alto funzionario della Casa Bianca, che ha descritto la coppia come un uno-due. Una persona vicina alla Casa Bianca ha definito Trump "il venditore per eccellenza", che spiega sempre perché le cose andranno benissimo, mentre Vance ha un approccio più pragmatico: "Se c'è qualcuno che può dire 'capisco il vostro dolore', è uno la cui famiglia viveva di sussidi, che viene da una famiglia distrutta con una madre tossicodipendente".
Alla compassione Vance affianca sempre un avvertimento. Nei suoi comizi compare spesso lo slogan "Defend Our Future", "difendiamo il nostro futuro", e il vicepresidente spiega agli elettori che con i repubblicani al potere stanno meglio, anche se ancora non lo percepiscono. Danedri Herbert, presidente del Partito Repubblicano del Kansas, che il mese scorso ha assistito a un suo discorso, ha riassunto così la linea: con i democratici "avremo i confini aperti, avremo più criminalità". Secondo Herbert gli elettori repubblicani devono anche ricordare che "non si può essere d'accordo con un politico il 100 per cento delle volte".
Il cambio di tono arriva mentre si parla già delle presidenziali del 2028. Il destino politico di Vance dipende dal risultato dei repubblicani a novembre quanto quello di Trump. Il vicepresidente ripete di essere concentrato sulle midterm, ma il recente scontro con il senatore del Texas Ted Cruz, che lo ha definito "insicuro" ed è un possibile rivale per la candidatura, fa pensare che anche lui guardi oltre il voto di novembre. Alcuni repubblicani vedono nella sua campagna delle ultime settimane un'anticipazione della corsa alla Casa Bianca. "Una parte della sua storia personale lo mette nella posizione di essere più empatico di quanto lo sia Trump per la sua", ha detto un ex funzionario dell'amministrazione Trump.
