Il vicepresidente JD Vance ha ammesso che alle midterm del 3 novembre i repubblicani affrontano una salita e che il risultato potrebbe pesare sulla sua decisione di candidarsi alla presidenza nel 2028. "Storicamente c'è sempre un po' di salita e credo che la si senta", ha detto giovedì in un'intervista a NBC News. "Penso però che si percepisca anche un cauto ottimismo, nel senso che la gente ha l'impressione che i numeri si stiano muovendo, forse nella nostra direzione". Vance ha aggiunto che "sarà sempre difficile vincere le elezioni di metà mandato quando hai la Casa Bianca, il Senato e la Camera".
Vance ha parlato a bordo dell'Air Force Two, l'aereo del vicepresidente, appena atterrato alla base di Andrews, vicino a Washington. Tornava da Lakeland, in Florida, dove aveva partecipato a un comizio a sostegno della senatrice Ashley Moody e del deputato Byron Donalds, il candidato repubblicano a governatore. È l'ultimo di una serie di eventi con cui il vicepresidente prova a spingere i candidati del partito in un anno che si annuncia difficile per i repubblicani.
Oltre alla tendenza storica, che vede quasi sempre il partito del presidente perdere seggi alle midterm, i sondaggi mostrano che il presidente Donald Trump e la guerra in Iran sono molto impopolari. L'aumento del prezzo della benzina legato al conflitto si è aggiunto alle preoccupazioni sul costo della vita. Gli americani sono poi sempre più scettici verso l'intelligenza artificiale e verso i grandi data center, i centri di calcolo che consumano enormi quantità di energia e che vengono costruiti per far funzionare questa tecnologia. Sono tutti temi che possono influire sul voto per la Camera, il Senato e i governatori.
Vance, che ha 42 anni, ripete da tempo di essere concentrato sul suo lavoro di vicepresidente e sulla campagna per le midterm. Ha sempre detto che una decisione sulla corsa alla successione di Trump arriverà solo dopo il voto. Alla domanda se una sconfitta pesante dei repubblicani entrerà nelle sue valutazioni, ha risposto che queste decisioni si prendono "raccogliendo più informazioni possibili e cercando di fare una scelta saggia". "Qualunque cosa succeda nei prossimi 35 giorni, ci saranno nuove informazioni", ha detto. Non si è sbilanciato invece sull'ipotesi che un cattivo risultato lo convinca a rinunciare: "In questo momento cerco di non pensare troppo alle ipotesi. Gli americani prenderanno la loro decisione e quando lo faranno avrò nuove informazioni da considerare".
Vance è stato molto più diretto su un possibile rivale, il senatore del Texas Ted Cruz. In una recente intervista a MS NOW, Cruz aveva detto che Vance non ha la nomination del 2028 già in tasca e che lui vuole "certamente far parte della discussione". Cruz ha anche descritto il futuro del partito come una scelta tra un "partito conservatore del governo leggero e del libero mercato" e un "partito del governo forte e dello Stato balia". Vance ha detto che i tentativi di Cruz di provocare uno scontro non lo infastidiscono: "Mi è molto chiaro che, in questo momento, Ted Cruz è in corsa per la presidenza. In questo momento io non lo sono. Sto cercando di far eleggere i repubblicani".
Cruz quest'anno non è candidato alla rielezione, ma raccoglie fondi e fa campagna per i candidati repubblicani non solo in Texas. È stato anche in Iowa e in South Carolina, due Stati che per tradizione votano per primi nel calendario delle primarie repubblicane: l'Iowa apre la stagione con i caucus, assemblee locali in cui gli iscritti al partito scelgono il loro candidato, mentre la South Carolina è tra le prime a tenere le primarie. Questo mese Cruz dovrebbe fare campagna anche per il senatore dell'Alaska Dan Sullivan e per due candidati al Senato, Ken Paxton in Texas e Michael Whatley in North Carolina.
Nell'intervista Vance ha ammesso la frustrazione degli elettori per il prezzo della benzina e ha detto di averne parlato con Donalds dietro le quinte del comizio in Florida. Ha poi ripetuto il messaggio che porta da settimane al Congresso e in giro per il paese: i repubblicani non possono fingere che vada tutto bene, ma possono rivendicare i loro successi, accusare la precedente amministrazione democratica di aver lasciato in eredità molti problemi e sostenere che i nuovi democratici sarebbero ancora peggio. "Credo che la gente cominci a recepire il messaggio che stiamo risolvendo problemi creati dai democratici e che i democratici candidano un sacco di gente pazza", ha detto. "Tra circa 35 giorni scopriremo se basterà".
Alla domanda se sia giusto che gli elettori diano la colpa all'amministrazione Trump, in carica da più di un anno e mezzo, Vance ha riconosciuto che la frustrazione può esistere. "Gli elettori sono impazienti e alla fine sono loro a decidere", ha detto. "Penso onestamente che abbiamo ereditato una situazione molto difficile, ma il nostro approccio è vantarci delle vittorie e parlare dei grandi risultati ottenuti".
Sui data center Vance ha scelto una posizione di mezzo. "Certamente ci sono delle preoccupazioni locali", ha detto. "In alcuni casi le aziende che costruiscono i data center hanno fatto un buon lavoro per garantire che la comunità ne condivida i benefici e che i prezzi dell'elettricità non salgano. In altre comunità questo non succede e si vede più opposizione". È un tono diverso da quello di Trump, che ad agosto aveva paragonato i data center a una gallina dalle uova d'oro e aveva scritto su Truth Social che chi si oppone alla loro costruzione vuole "finire arretrato e povero".
Sull'intelligenza artificiale Vance si è mostrato insieme entusiasta e prudente. Di recente aveva espresso preoccupazioni per la sicurezza informatica e per l'uso militare della tecnologia. Nell'intervista ha parlato dell'allarme per la velocità con cui l'intelligenza artificiale sta avanzando e della paura che possa portare alla fine dell'umanità. Ha paragonato questo clima ai primi giorni della pandemia di Covid. "Mi sono sentito un po' come con il Covid, quando sembrava esserci un panico notevole. Il rischio è reale, come lo era con il Covid, ma il rimedio non era necessariamente adeguato al rischio", ha detto.
Vance ha poi criticato le aziende che sviluppano i modelli più avanzati. "Quando vedo persone che hanno letteralmente sviluppato modelli bravissimi a violare i software altrui venire a dire 'mio Dio, abbiamo liberato Frankenstein nel mondo, il governo ci aiuti', allora uno dei modi in cui il governo deve aiutare è assicurarsi che chi libera Frankenstein nel mondo ne subisca le conseguenze". Secondo il vicepresidente, il pericolo è che la politica risponda non imponendo più responsabilità alle aziende che creano questi prodotti, ma con "un sistema di regole che le protegge dalla responsabilità legale e che nel frattempo non affronta il rischio reale".
