Nei sondaggi i democratici sono avanti o alla pari in Iowa, Ohio, Texas e Alaska, quattro stati che nel 2024 hanno votato per il presidente con margini ampi. Secondo il sondaggista G. Elliott Morris, che ne ha scritto sulla sua newsletter Strength In Numbers, quei numeri non sono un'anomalia da correggere: un modello che non usa nessun sondaggio statale e si basa solo sul clima politico nazionale, sui risultati del 2020 e del 2024 e sulla qualità dei candidati arriva quasi agli stessi risultati. A un mese dal voto del 3 novembre, i sondaggi negli stati competitivi per il Senato sono in media solo mezzo punto più favorevoli ai democratici di quanto dicano i cosiddetti "fondamentali".
Lo scetticismo verso i sondaggi parte da un dato vero. Harry Enten, analista della CNN, ha ricordato che in Iowa, Michigan e Ohio i sondaggi hanno sovrastimato i democratici nel 2016, nel 2020 e nel 2024. Due anni fa i repubblicani hanno fatto meglio delle rilevazioni di settembre di 9 punti in Iowa, 6 in Ohio e 5 in Michigan. Morris ha rifatto i conti e ha trovato che dal 2016 le medie di settembre hanno sovrastimato i democratici in tutte le 24 sfide per il Senato, la presidenza e il governatore in quei tre stati, di circa 6 punti in media. A livello nazionale, invece, i sondaggi del 2018 e del 2022 non avevano errori sistematici, anche se in quegli stati del Midwest sbagliavano di nuovo nella stessa direzione.
Il presidente ha ripubblicato il segmento di Enten su Truth Social e il comitato repubblicano per il Senato ha diffuso un comunicato in cui invita i democratici e i donatori repubblicani a non fidarsi di sondaggi che storicamente gonfiano i democratici. Nella stessa settimana, però, il principale comitato di spesa repubblicano per il Senato si è ritirato dalla corsa in North Carolina, una scelta che conferma i sondaggi invece di smentirli.
Il problema dell'argomento degli scettici è che gli errori passati dei sondaggi non prevedono quelli futuri. Morris lo ha verificato sul database di FiftyPlusOne, il sito di dati elettorali che dirige, allargando il confronto dal periodo 2016-2024 a quello 1998-2024: il risultato si ribalta. Tra il 1998 e il 2014 i sondaggi del Midwest sbagliavano nella direzione opposta e sottostimavano i democratici di circa 5 punti in Michigan, 2,5 in Iowa e 1 in Ohio. Chi avesse usato quei valori per correggere le medie del 2016 avrebbe ottenuto previsioni peggiori dei sondaggi stessi. La direzione dell'errore cambia da un'elezione all'altra e sapere cosa hanno fatto i sondaggi nei quattro cicli precedenti non dice quasi nulla sul successivo.
I tentativi di "raddrizzare" i sondaggi hanno una storia di fallimenti. Nel 2022 RealClearPolitics sottrasse dalle sue medie per il Senato la stima dell'errore dei tre cicli precedenti e trasformò una sfida alla pari in Pennsylvania in un vantaggio di 2,2 punti per il repubblicano Mehmet Oz. Il democratico John Fetterman vinse di 4,9. Le medie corrette davano i repubblicani avanti anche in Arizona, in Georgia e in Nevada. La mappa finale prevedeva un Senato repubblicano con 53 seggi, ma dopo i ballottaggi i democratici ne ebbero 51. Nel 2012 il sito UnskewedPolls corresse i sondaggi ipotizzando un vantaggio repubblicano nell'identificazione di partito e annunciò che Mitt Romney stava vincendo. Barack Obama vinse di quasi 4 punti. Nel 2025, infine, i sondaggi per i governatori di New Jersey e Virginia hanno sottostimato i democratici di quasi 10 punti, un errore doppio rispetto a quelli statali del 2016, del 2020 e del 2024.
Il modello per il Senato di FiftyPlusOne parte per ogni sfida da una stima dei "fondamentali", cioè una previsione costruita senza usare alcun sondaggio statale, che ha quattro componenti. La prima è il clima nazionale, misurato con la previsione del voto popolare per la Camera: è ancorata al "generic ballot", il sondaggio in cui si chiede agli elettori se voteranno un candidato democratico o repubblicano per la Camera senza indicare i nomi. Il 3 ottobre dava ai democratici circa 9 punti di vantaggio. Il dato è in linea con gli altri indicatori di un anno favorevole ai democratici, dai risultati delle elezioni speciali al tasso di approvazione del presidente, che convergono su un vantaggio democratico tra 8 e 11 punti nel voto nazionale per la Camera.
La seconda componente è l'inclinazione partigiana dello stato, cioè quanto ha votato più a destra o più a sinistra rispetto alla media nazionale nel 2024 e nel 2020, con un peso dell'80 per cento sull'elezione più recente. Questo valore viene moltiplicato per 0,83, perché il modello stima che solo quella quota dell'inclinazione presidenziale si trasferisca a una corsa per il Senato. La terza componente riguarda i candidati: lo status di senatore in carica, l'esperienza politica e la quota di fondi raccolti da ciascuno dei due sfidanti sono fattori che storicamente prevedono il risultato. La quarta è il "voto personale", cioè quanto un senatore in carica ha fatto meglio o peggio, nella sua carriera, di quanto previsto da tutti gli altri fattori.
In Iowa, la sfida su cui gli scettici si concentrano di più, questi calcoli dicono che prima ancora di leggere un sondaggio la corsa è favorevole ai repubblicani di un punto. La media dei sondaggi di FiftyPlusOne dà i democratici avanti di un punto. I fondamentali non sono previsioni perfette e nei test storici il loro errore ha una deviazione standard di 7 punti, quindi una differenza di 2 punti tra sondaggi e modello non è statisticamente significativa. Lo stesso esercizio dà i democratici avanti di 1,5 punti in Ohio e di 2 punti in Texas e in Alaska. Uno stato che ha votato circa 12 punti più a destra del resto del Paese diventa quasi una moneta lanciata in aria in un anno in cui i democratici hanno 9 punti di vantaggio a livello nazionale.
Per misurare la distanza tra sondaggi e fondamentali in ogni sfida competitiva Morris usa lo "Z-score", un indice che esprime quella differenza in rapporto all'incertezza del modello: valori sotto 1 indicano puro rumore statistico. In tutti gli stati repubblicani contestati i sondaggi stanno entro circa mezza deviazione standard da quanto prevede il modello: 0,4 in Ohio, 0,3 in Iowa e in Alaska, 0,2 in Texas, 0,7 in Kansas. Nel 2016, nel 2020 e nel 2024, al contrario, i vantaggi democratici nei sondaggi di Iowa e Ohio erano molto fuori linea rispetto a quel calcolo.
Una parte del vantaggio democratico viene dai candidati. Il termine del modello sul voto personale dice che il senatore repubblicano dell'Alaska Dan Sullivan ha corso in carriera circa 5 punti sotto la linea di base dello stato, un fattore che vale 2,7 punti per la sua sfidante democratica Mary Peltola, e che Roger Marshall in Kansas ha corso circa 2 punti sotto. Susan Collins, in Maine, ha fatto 12 punti meglio della linea di base del suo stato e per questo quella corsa è più combattuta di quanto suggerirebbe l'inclinazione democratica del Maine. Il modello non dà invece alcun bonus a chi lascia il Senato e poi si ricandida: Sherrod Brown, che vinse l'Ohio di 12 punti nel 2006 e di 7 nel 2018 in anni con un clima nazionale favorevole ai democratici di 8 e 9 punti, non riceve nulla per quei risultati. Morris ammette che potrebbe essere un punto cieco del modello: se si restituisce a Brown parte di quel vantaggio, i sondaggi dell'Ohio, 2,8 punti sopra i fondamentali, appaiono corretti.
L'unica sfida in cui sondaggi e modello raccontano storie diverse è il Nebraska, dove l'indipendente Dan Osborn è un punto dietro il senatore repubblicano Pete Ricketts in uno stato che il modello colloca a 11 punti di vantaggio repubblicano. Il modello non crede ai sondaggi e dà a Osborn 18 possibilità su 100 di vincere. Secondo Morris sono i fondamentali a sbagliare in Nebraska, perché pesano troppo il margine del presidente nel 2024.
Morris non esclude un errore dei sondaggi: a trenta giorni dal voto l'errore di misura fa parte di ogni rilevazione e nei propri sondaggi sta testando segnali di mancata risposta da parte degli elettori di un partito che la ponderazione non riesce a correggere, con risultati che definisce preoccupanti. Nessuno però può dire in anticipo in quale direzione andrà l'errore e assumere che i sondaggi non siano distorti è, nella media storica, la scelta empiricamente giusta. L'onda democratica emerge dai fondamentali, dai sondaggi statali e dagli altri indicatori allo stesso modo.
