Il presidente Donald Trump ha proposto di cambiare il nome del lago Ontario in "lago America" e ha accusato il primo ministro canadese Mark Carney di aver mentito sulle pressioni statunitensi contro le tutele della lingua francese. Secondo Trump, Carney avrebbe inventato la vicenda per recuperare consensi in Quebec. I due messaggi sono apparsi su Truth Social, quattro giorni dopo la rottura dei negoziati commerciali tra Washington e Ottawa.
"Gli Stati Uniti stanno seriamente valutando di cambiare il nome del lago Ontario in lago America, visto che non ci aspettiamo di fare ancora molti affari con l'Ontario", ha scritto Trump. In mattinata il presidente aveva pubblicato anche una mappa dello specchio d'acqua, con la scritta "Lake Ontario" cancellata e sostituita da "Lake America" in caratteri dorati. Nel gennaio 2025 Trump aveva già firmato un ordine esecutivo per ribattezzare unilateralmente il Golfo del Messico "Golfo d'America" nella nomenclatura ufficiale statunitense. Il lago Ontario, il più piccolo e orientale dei Grandi Laghi, segna parte del confine tra lo Stato di New York e l'Ontario, la provincia più popolosa del Canada e il cuore della sua industria automobilistica.
Lo scontro sulle tutele del francese
Carney ha ordinato ai negoziatori canadesi di abbandonare i colloqui sostenendo che l'intesa proposta da Washington avrebbe indebolito le tutele della lingua francese. "Lingua e cultura non sono irritanti commerciali: sono diritti", ha affermato il primo ministro. Trump ha replicato assicurando che non interferirebbe mai con i canadesi francofoni e di non averci "nemmeno mai pensato". Ha quindi accusato Carney di avere diffuso una menzogna per riconquistare l'appoggio degli elettori del Quebec. Secondo Reuters, entrambe le parti si attribuiscono la responsabilità del fallimento dei tre giorni di trattative.
Anche il rappresentante statunitense per il Commercio, Jamieson Greer, ha definito alla CNBC "una storia inventata e divertente" l'idea che la lingua francese fosse il vero ostacolo all'accordo. Il problema, ha sostenuto, sono le norme canadesi che impongono alle piattaforme statunitensi di destinare una parte dei ricavi al finanziamento dei contenuti locali.
Le misure contestate sono principalmente due. L’Online Streaming Act federale ha attribuito all'ente regolatore canadese delle comunicazioni il potere di imporre contributi e investimenti obbligatori alle grandi piattaforme di streaming. La legge 109, approvata dal Quebec nel dicembre 2025, consente invece al governo provinciale di stabilire quote e obblighi per favorire la visibilità dei contenuti culturali originali in francese sulle piattaforme digitali e sui dispositivi connessi. Washington ha inserito queste disposizioni tra le barriere commerciali contestate al Canada.
I dazi e la risposta canadese
Dopo la rottura dei colloqui, sabato sono entrati in vigore dazi statunitensi del 50% su circa 20 miliardi di dollari di merci canadesi. Lunedì Trump ha minacciato di portare al 50% anche quelli su automobili, componenti e acciaio a partire dal 1° gennaio 2027. Fino a pochi giorni prima aveva lasciato intendere che un accordo fosse vicino.
Martedì Ottawa ha annunciato la risposta: dal prossimo 8 settembre applicherà tariffe comprese tra il 15% e il 50% a oltre 700 categorie di prodotti statunitensi, per un valore complessivo di 27,6 miliardi di dollari canadesi, pari a circa 20 miliardi di dollari statunitensi. L’elenco comprende acciaio, alluminio, mobili, abbigliamento, formaggi, prodotti ittici, elettrodomestici ed elettronica. Il governo canadese ha inoltre predisposto aiuti per 7,5 miliardi di dollari canadesi a favore delle imprese e dei lavoratori colpiti.
Il confronto resta durissimo anche fuori dal tavolo negoziale. Il premier dell’Ontario Doug Ford ha definito Trump un "perdente", un "bullo" e un "dittatore", dopo che il presidente aveva intimato ai dirigenti canadesi di "mettersi in riga". Lo stesso giorno il vicepresidente JD Vance, intervenendo nel Maine, ha accusato Ottawa di riservare alle merci cinesi un trattamento migliore di quello concesso ai prodotti statunitensi. Da parte sua, Carney ha dichiarato che il Canada tornerà "ovviamente" a negoziare, ma soltanto se gli Stati Uniti si presenteranno con "l’atteggiamento giusto" e rispetteranno la sovranità economica del Paese.
